Due uomini sul groppone
Basta! Scegli: o me, o tuo fratello e quella sua compagnia di signorine! Ma ti rendi conto? Prima mi hai piazzato qui tutta la tua famiglia, ora anche sconosciute nel mio letto? Comodi, eh, voi due!
Giulia si trovava in mezzo alla camera da letto, agitata come mai prima. Stringeva con disgusto una calza di nylon decisamente non sua, pescata pochi minuti prima da sotto al letto. Non ci aveva messo molto a capire che quella non le apparteneva: lei, nylon color carne non li portava proprio.
Mattia, suo marito, invece di scusarsi o perlomeno fingersi dispiaciuto, fece la faccia come se praticamente fosse stata Giulia a portarsi a casa un amante. Si muoveva impaziente da un piede allaltro, lanciando occhiate allingresso, come se sperasse in una fuga di emergenza.
Giù, smettila di fare la tragediona, sbuffò Mattia con aria scocciata. Esageri sempre. Era una nostra ospite. Mio fratello, che è pure tuo cognato… Avrà portato una ragazza, e allora? Ti pesa?
No, non le pesava. Era ben altro quel che sentiva: un brutto senso di sporco, come quando metti le scarpe nuove in una pozzanghera. Si accorse di come gli occhi di Mattia cercavano complicità, magari proprio dal fratello che negli ultimi sei mesi aveva conquistato il loro divano come se gli spettasse di diritto. E Riccardo il fratello neppure si degnava di muovere un dito.
Questa è casa mia, e non voglio estranei qui dentro, disse Giulia, stringendo i denti. E nemmeno tuo fratello. Vuole una casa? Se la compri! Ma questa, la lasci libera.
Per una volta fu Mattia a restare sorpreso. Ma per Giulia non cera nulla di stupefacente cose che capitano, quando si tirano troppo le corde.
Dai, Matti, andiamocene da qui, bofonchiò Riccardo dal soggiorno. Troviamoci un buco da scapoli, almeno non ci rompono lanima. Donna fuori dai piedi sai come si dice.
Mattia parve cogliere lassist e, platealmente, cominciò a buttare roba a caso in una borsone sportivo: magliette, jeans, caricabatterie, intimo.
Te ne pentirai, Giulia, mugugnò senza guardar torvo la moglie. Chi credi possa volerti, se non me…
Quando i due varcarono la porta dingresso, il colpo violento fece tremare i bicchieri nello stipo.
Giulia rimase sola in una casa che pareva improvvisamente enorme. Seduta sul letto, la calza in mano, si chiese come fosse potuta arrivare a tutto ciò. In quale momento la bella casa della nonna era diventata un ostello?
…Giulia aveva conosciuto Mattia due anni prima. Due mondi opposti. Lei, timida e silenziosa; lui, un turbine di energia, sempre a parlare e fare battute, mattatore anche alluniversità dove sbarcava il lunario come tassista improvvisato. Le portava cioccolatini, le recitava versi perfino qualche cena in trattoria insomma il massimo della galanteria per una ragazza diligente e poco mondana come lei.
La proposta di convivere era spuntata velocissima: dopo appena due mesi da quel colpo di fulmine.
Non posso stare senza di te, piccola le mormorava abbracciandola voglio addormentarmi e svegliarmi soltanto con te accanto.
Giulia si era sciolta come una mozzarella sotto il sole. Solo sei mesi dopo scoprì la verità: Mattia era stato messo alla porta dalla stanza in affitto per troppo chiasso e aveva disperatamente bisogno di una sistemazione. Ma lei ci passò sopra: Capita a tutti, un brutto periodo… si era detta.
Così iniziarono la tranquilla vita a due. Giulia, di giorno alluniversità e la sera a fare ripetizioni per portare a casa qualche euro e riempire il frigo. Mattia, finché durò, contribuiva anche lui. Ma poco dopo arrivò… il terzo incomodo.
Mattia, dicevi che Riccardo sarebbe venuto per luniversità. Lo invitiamo a cena, dai, siete fratelli in fondo… propose Giulia un giorno.
Non sapeva ancora che Riccardo si sarebbe trovato così comodo dagli ospiti. Prima ogni due giorni, poi ogni sera, quindi dritto dritto a dormire sul divano a tempo indeterminato. Giulia, cresciuta tra ospiti e fare bella figura, si ritrovò a servir tavola e lavare montagne di piatti e lenzuola per due uomini adulti. Tutto da sola, che Riccardo non si toglieva neppure il pensiero di dormire troppo dopo pranzo.
Ma Riccardo, non ti spettava il posto letto in studentato? provò a chiedere al terzo mese.
Eh, non sono entrato rispose lui come parlasse del tempo Ritenterò lanno prossimo.
Giulia si sentì svenire. Lo aveva capito: Riccardo non si sarebbe schiodato mai più. Aveva la sala, pasti preparati, abiti puliti, una servitù gratuita. Doveva solo galleggiare.
A complicare il quadro, Mattia mollò in tronco il lavoro al supermercato dove aveva resistito per un anno.
Il capo? Un cretino. Mille pretese, paga da schiavo. Non ti preoccupare, faccio qualche corsa in macchina e cerco altro.
La ricerca di altro andò per le lunghe. Rare erano le volte in cui Mattia si degnava di lavorare. Così, durante il giorno, due uomini distesi in mutande si spartivano il divano, tutta sulle spalle di Giulia.
Il frigorifero sembrava un trucco di magia: riempivi la mattina, sparivano i viveri la sera. Una padella di polpette (pensata per due giorni) evaporava in poche ore. Le bollette salivano mentre Mattia e Riccardo manco si accorgevano di quanto costasse quel vivo incluso.
Giulia tornava a casa stremata, aggredita da torri di piatti zozzi, panni sporchi in giro, gatti di polvere negli angoli.
Quando osò la prima protesta, Mattia la guardò basito:
Ma Giù, che hai? Manco una minestra vuoi offrirgli? Poveraccio, è spaesato qui in città. Sii morbida, tu che sei donna.
Alla fine, da vittima si trasformava puntualmente nella cattiva parsimoniosa, colpevole di lesinare sul cibo agli altri. Così, stringendo i denti, Giulia tornava a cucinare e pulire, sperando di salvare la fragile pace domestica. Tutti hanno periodi difficili, si ripeteva.
Finché, una sera, trovò tre bicchieri sporchi e una bottiglia di vino da discount, aveva già il sospetto. Ma la calza abbandonata fu la goccia.
La prima notte da sola passò inquieta: un silenzio assordante dopo mesi di russate e zampettare di ciabatte in cucina. Ma la mattina dopo, il vuoto lasciò spazio a un senso di pace. Aprì il frigo: il pecorino era ancora al suo posto, il succo pure, il latte non era stato tracannato di nascosto, niente briciole sul tavolo.
Quella sera, per scacciare la malinconia, Giulia andò dallamica Chiara. Una chiacchierata ci voleva proprio.
Sei proprio ingenua, Giuli, disse Chiara, sorniona. Loro stanno già abbordando qualcunaltra che gli tenga pure le chiavi di casa. Forse proprio quella della calza. E magari era il tuo Mattia il gran galante, vai a capire…
Ma secondo te mi tradiva?
E cosa ti cambia ora? Sei stata più generosa del dovuto. Ora ti è andata bene che almeno te ne sei liberata. Senza quella calza, magari stavi ancora a stirare mutande maschili.
Di ritorno a casa, Giulia non fece solo un po di pulizie: fece tabula rasa. Buttò via ogni traccia maschile, anche i regali; lenzuola cambiate, pavimenti disinfettati, aria nuova e finalmente serena.
A fine mese, fece i conti e quasi non ci credette: con uno stipendio solo, riusciva persino a mettere via dei soldi per le emergenze.
Passò un anno e mezzo.
Giulia era diversa. Lavorava ora in una scuola privata, sapeva dire di no senza sentirsi egoista e non faceva più la crocerossina per nessuno. E poi era arrivato Andrea: ingegnere, cinque anni più grande, una casa sua (con tanto di mutuo). Ma niente corsa allaltare: per sei mesi lo osservò, lo testò. Alla fine decisero di vivere insieme a casa sua che era più centrale. Andrea affittò la sua per accelerare il mutuo.
Tutto tranquillo, finché una sera Andrea, posando lo smartphone, le annunciò:
Senti, Giuli, mia mamma avrebbe bisogno di venire a Milano per degli accertamenti. A Pieve non li fanno… può stare qui una settimana, massimo due. Che ne pensi?
A Giulia si congelò il sangue: in testa le sfrecciarono immagini di Riccardo spiaggiato sul divano, la sensazione di non essere padrona in casa propria… Il cuore le rimbalzava in gola.
Guardò Andrea, che attendeva risposta. Sembrava che da quella frase dipendesse il futuro della coppia. Tacere? Accettare per amore? Tornare a essere accogliente per sacrificare sé stessa?
Inspirò profondo, cercando di non tremare.
Andrea, disse calma io voglio molto bene a tua mamma, ma ho una regola: niente ospiti a dormire in casa mia. Né dai miei né dai tuoi. Casa nostra, regole nostre. Senza offese, va bene? Lo so, sono fatta così.
Seguì una pausa pesante: Giulia si preparò mentalmente allaccusa di insensibilità.
Andrea alzò le sopracciglia, schiacciò le spalle con un sorriso e replicò:
Nessun problema. Capisco. Meglio non farci stare in troppi, tanto cè laltra casa: mia mamma può andar lì, e in caso troveremo una soluzione comoda anche per lei.
Per un attimo, Giulia restò senza parole. Poi finalmente si rilassò.
Non sei arrabbiato?
Andrea si avvicinò, la abbracciò.
Perché dovrei? Ognuno ha le proprie preferenze, e si possono trovare alternative e compromessi.
Giulia sorrise, appoggiando la testa sulla sua spalla. Aveva imparato a dire no, ma soprattutto: aveva accanto qualcuno che capiva che no non significava guerre mondiali. Dora in poi, la porta di casa (e del cuore) si sarebbe aperta solo a chi sapeva pulire bene le scarpe prima di entrare.






