Basta! Adesso scegli: o me, o tuo fratello con la sua schiera di ragazzotte! Hai davvero passato ogni limite. Prima hai appeso tutta la tua famiglia al mio collo, ora anche le tue amichette a caso? Vi siete proprio sistemati, eh!
Giulia stava in piedi al centro della camera matrimoniale, tremando di rabbia. Nella sua mano, tenuta ben distante dal corpo con disgusto, stringeva la prova appena trovata: una calza velata che non era certamente la sua. Laveva pescata da sotto il letto, e il sangue le si era gelato nelle vene: chiaro, quella non era sua.
Luca, invece che chiedere scusa o almeno fingersi dispiaciuto, ebbe la sfrontatezza di guardarla storto, come se fosse stata proprio Giulia a portare un altro uomo a casa. Si dondolava nervosamente sui piedi, lanciando rapide occhiate verso il corridoio.
Giuli, smettila di fare tragedie. Ingrandisci tutto allinverosimile, sbuffò Luca seccato. Era solo unospite. Mio fratello, tra laltro tuo cognato, ha portato qui una ragazza. E allora? Ti cambia qualcosa?
A Giulia non mancava certo la generosità. Sentiva però dentro di sé un freddo viscido: schifo. Le sembrava di essere entrata in acqua sporca con le sue scarpe preferite.
Vedeva gli occhi sfuggenti di Luca, in cerca di comprensione da parte di chi, negli ultimi sei mesi, aveva praticamente colonizzato il loro appartamento: suo fratello Matteo, che non si fece né vedere né sentire.
Questa è casa mia e non voglio estranei qui, sussurrò Giulia, trattenendosi a fatica dal gridare. E nemmeno tuo fratello, francamente. Compratevi pure una casa vostra e fateci entrare anche un elefante. Ma questa, la prego di lasciarmela libera.
Fu il turno di Luca di rimanere a bocca aperta, anche se Giulia pensava non ci fosse ormai più nulla da stupirsi. Era solo il logico epilogo.
Dai, Luca, andiamocene va, rise svogliato Matteo dal salotto. Troviamo un appartamentino, almeno senza tutte ste menate. Donna a terra si sa.
Luca fu fulmineo. Aprì larmadio con gran fracasso, e iniziò a gettare alla rinfusa tutto dentro alla borsa da palestra: t-shirt, jeans, caricatore del telefono, biancheria.
Te ne pentirai, Giulia, borbottò senza guardarla. A chi vuoi mai servire, se non a me…
Quando uscirono, la porta sbatté talmente forte che parve vibrare persino il cristallo della vecchia credenza.
Giulia rimase sola, nella quiete improvvisa e quasi irreale. Si sedette sul letto, ancora stringendo quella calza maledetta. Come aveva fatto a ridursi così? Quandè che il piccolo bilocale ereditato dalla nonna era diventato un ostello?
…Due anni prima Giulia aveva conosciuto Luca. Erano completamente diversi. Lei timida, riservata, sempre a disagio tra la gente. Lui chiassoso, brillante, sempre in movimento. Entrambi studenti, ma lui lavorava già come tassista e la corteggiava in maniera sfacciata. Le portava cioccolatini, le recitava poesie, ogni tanto la portava anche al ristorante. Lei, brava ragazza di provincia e secchiona, trovava tutto ciò il massimo della dolcezza.
La proposta di andare a vivere insieme era arrivata sorprendentemente in fretta: nemmeno due mesi.
Non posso stare senza di te neanche un minuto, piccola, le sussurrava abbracciandola. Voglio addormentarmi e svegliarmi accanto a te.
Giulia si sciolse. Poco dopo scoprì la verità: Luca era stato cacciato dallaffitto per troppo baccano e aveva bisogno urgente di un posto dove stare. Ma Giulia, comprensiva, la prese bene: A tutti può capitare un momento difficile, si era detta.
La convivenza procedeva tranquilla, semplice ma serena. Alla mattina Giulia correva alle lezioni, la sera dava ripetizioni per mettere qualcosa in frigo. Luca contribuiva in casa, anche lui. Ma dopo due anni qualcosa si incrinò.
Luca, dicevi che tuo fratello veniva a Milano per luniversità. Perché non lo inviti a trovarci, siete pur sempre fratelli… propose Giulia un giorno.
Non sapeva che Matteo si sarebbe trovato talmente a suo agio che prima avrebbe fatto visita un giorno sì uno no, poi tutte le sere, poi… si sarebbe trasferito. E Giulia, cresciuta in una famiglia dove lospitalità è sacra, cucinava e faceva tutto da sola: lavare piatti, rifare letti, pulire i vestiti altrui. Sempre senza aiuto.
E Matteo delluniversità nemmeno si ricordava più.
Ma Matteo, non dovevi iscriverti? Non ti spetterebbe il posto in studentato? chiese Giulia, al terzo mese di convivenza.
Eh, non ce lho fatta, rispose lui svogliato. Riproverò lanno prossimo.
Giulia strabuzzò gli occhi. Capiva già che Matteo non se ne sarebbe mai andato di sua iniziativa. Perché farlo? Aveva un soggiorno tutto per sé, cibo pronto, faccende fatte. Dormiva fino a mezzogiorno, telefono in mano, la sera fuori con amici nuovi.
Le cose precipitarono quando Luca lasciò il lavoro al supermercato.
Capo cretino, dichiarò lui. Un sacco di richieste, paga da schiavi. Non preoccuparti, nel frattempo faccio qualche corsa in taxi, intanto cerco qualcosaltro.
Naturalmente, quella ricerca si trascinò a lungo. Quando lavorava era una volta la settimana, se andava bene. Così due uomini adulti bighellonavano per giorni sul suo divano e sulle sue spalle.
Far quadrare i conti era diventato impossibile. I cibi sparivano in un lampo. Una teglia di polpette per due giorni svaniva in una sera. Le bollette salivano sempre. Matteo e Luca non muovevano un dito.
Giulia tornava dal lavoro stanca e trovava montagne di piatti sporchi. In bagno, abiti sudici. Nei cantoni, polvere. Quando provò a dir qualcosa, Luca la guardò sinceramente stupito.
Ma Giulia, ora esageri? Ti dispiace due piatti di pasta per lui? È in un periodo difficile, in una città grande. Sei una donna, sii comprensiva.
Ogni volta la dipingevano come una strega tirchia che rimproverava tutti per il cibo. Stringendo i denti, Giulia tornava ai fornelli, puliva di nuovo, e taceva ancora, temendo di rovinare una pace che ormai era solo apparente. Convinta fosse normale, che si passa tutti un periodo complicato.
Finché, rientrando, trovò una bottiglia di vino scadente aperta e tre bicchieri. E poi quella calza di nylon… Allora fu troppo.
La prima notte nella casa vuota fu agitata. Stranamente, il silenzio la schiacciava. Le mancava il russare di Matteo in soggiorno, il borbottio della tv, i passi di Luca in cucina.
Ma al mattino quella paura si trasformò in sollievo. Aprì il frigorifero: il formaggio era al suo posto, il succo intatto, il latte non usato direttamente dal cartone. Nessuna briciola, nessun coltello sporco. Casa sua era finalmente solo sua.
Quella sera la malinconia tornò a mordere. Andò da Chiara, lamica più fidata, per sfogarsi.
Sei proprio ingenua, Giuli… sorrise comprensiva Chiara. Quei due avranno già incantato unaltra tizia. Forse pure quella che era da voi. E comunque, non è detto che labbia portata Matteo: magari era Luca a divertirsi.
Pensi che Luca mi abbia tradita?
E che importa? Si sono approfittati, e basta. Ringrazia quella sprovveduta che ti ha dato il coraggio di cambiare. Altrimenti stavi ancora mantenendo due uomini.
Tornata a casa, Giulia fece pulizia totale: un vero rito daddio. Raccolse calzini abbandonati, cartacce, pacchetti vuoti di sigarette. Tutto, anche i vecchi regali: via nella pattumiera. Cambiò le lenzuola, lavò il pavimento con la candeggina. Solo allora si sentì libera.
A fine mese fece i conti con le spese e capì, stupita, che ora le bastava tutto e poteva addirittura mettere qualcosa da parte per le emergenze.
Passò un anno e mezzo…
Giulia era cambiata. Era entrata in una scuola privata, imparato a dire no, smesso di piacere a tutti. E aveva conosciuto Federico: ingegnere, cinque anni più grande, con un suo appartamento anche se con mutuo. Giulia però si prese tempo. Per sei mesi valutò, prima di accettare la convivenza. Poi scelsero casa sua, molto più vicina al centro. Federico affittò la sua, così da estinguere il mutuo più in fretta.
Andava tutto bene, finché una sera Federico, appoggiato il cellulare, disse:
Senti, Giuli, mi ha chiamato la mamma… Deve fare delle visite. In paese niente da fare, necessariamente deve venire a Milano, magari per una settimana o due. Tu… come la prendi?
A Giulia si fermò il cuore. Flash di ricordi: Matteo mollemente sul divano, russate notturne oltre il muro, sentirsi ospite in casa propria… La paura la paralizzò.
Guardò Federico. Attendeva, il loro futuro le pareva ora sospeso su quella risposta. Tacere? Sopportare per amore? Tornare la donna comoda per tutti tranne che per sé?
Inspirò a fondo, cercando di calmarsi.
Federico, cominciò piano. Ho molto rispetto di tua mamma, davvero, ma… ho una regola sacra. Niente ospiti a dormire, né dalla tua parte né dalla mia. La nostra casa è la nostra roccaforte, solo nostra. Niente offese, ok? Sono fatta così.
Silenzio. Giulia era pronta al peggio: accuse di egoismo, discussioni, porte sbattute. Invece Federico semplicemente alzò un sopracciglio, pacato, poi annuì.
Nessun problema davvero, rispose tornando al telefono. Si trova una soluzione, affitterò qualcosa vicino allospedale. Così lei sta comoda e noi pure.
Giulia rimase di sasso, poi sospirò di sollievo.
Davvero non te la prendi?
Federico, sorridendo, posò lo smartphone, si avvicinò e la abbracciò.
Ma figurati. Preferenze personali: è normale. Basta parlarsi e trovare una soluzione.
Giulia sorrise e si strinse a lui. Aveva imparato a dire di no. Aveva trovato qualcuno che sapeva amare anche quel no. Da quel giorno, la porta di casa sua e del suo cuore si sarebbe aperta solo a chi sapeva pulirsi i piedi prima di entrare.






