È andata in pensione e si è sentita irrimediabilmente sola: solo in vecchiaia ha capito di aver vissuto male la propria vita

Si era ritirata, e un senso di solitudine travolgente aveva invaso la sua vita. Solo in età avanzata, Anna si rese conto di aver vissuto la propria esistenza nel modo sbagliato.

Molte donne pensano che la solitudine sia la peggior delle condanne. La felicità, dicono, si trova in una grande famiglia, tra mille preoccupazioni e problemi da affrontare insieme. Ma io non ci ho mai creduto. Ho vissuto da sempre per me stessa. Nessuno mi ha mai chiesto nulla. Nessuna responsabilità, nessun vincolo. Nessun gioco di famiglia.

Dopo luniversità, avevo iniziato a lavorare in una grande agenzia di viaggi a Milano che si occupava di turismo internazionale. Nel frattempo, facevo anche la modella per una prestigiosa maison di moda milanese. Guadagnavo molto bene, in euro. Attorno a me solo amiche altrettanto affermate e ricche.

Mi sentivo fortunata, giravo il mondo senza limiti. Nella mia vita cerano uomini che mi piacevano, mi divertivo con loro finché mi stancavano: al primo segno di noia, chiudevo la storia senza rimpianti. Non ho mai pensato davvero di avere figli. Avrei dovuto sacrificare il mio tempo libero? Lasciarmi trasformare da donna elegante e indipendente in una di quelle madri sempre angosciate per ogni sciocchezza? Mi faceva paura la responsabilità.

Gli anni sono volati. Ora sono una pensionata. E la solitudine mi avvolge ogni giorno. Non mi sono mai sposata, non ho avuto figli. Ora, in questa tarda età, il rimorso mi schiaccia: almeno un bambino, avrei dovuto averlo. Allinizio non volevo, poi non avevo voglia, più avanti il tempo non bastava più e alla fine era troppo tardi. Non riuscivo proprio a vedere la maternità come la vera felicità di una donna.

Guardo mia sorella Lucia, con i suoi due figli e tre splendidi nipoti. In passato ero altezzosa, non ascoltavo nessuno. Oggi darei qualsiasi cosa per cambiare la mia vita, ritrovare un rapporto con la famiglia, trascorrere del tempo con i nipotini. Desidero persino incontrare un uomo solo come me, creare finalmente una famiglia vera. Forse, chissà, non è ancora troppo tardiCosì, un pomeriggio dautunno, con le mani che tremano appena, compongo il numero di Lucia. Allinizio la voce mi esce esitante, incerta. Ma lei mi ascolta in silenzio, senza giudicarmi. Vieni a trovarci quando vuoi, dice infine, e nella sua voce cè una dolcezza che mi sorprende e mi commuove.

Mi preparo un tè e dal balcone, guardo le foglie che danzano leggere verso il suolo. Sorrido tristemente alle foto di una giovinezza ormai lontana. Ma dentro sento una piccola scintilla: non tutto è finito. Forse non sarò mai una madre, ma posso ancora essere sorella, zia, amica posso ancora donare e ricevere affetto.

Il giorno seguente, con un vestito semplice e una sciarpa color papavero, mi presento a casa di Lucia. La porta si apre, i nipotini mi corrono incontro, voci e risate riempiono lingresso. E in mezzo a quel caos, mi accorgo che la solitudine si allontana piano, portata via dalla forza discreta dellamore ritrovato. Forse il tempo non si recupera, ma un nuovo inizio quello sì, è sempre possibile.

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