Quella donna sta solo manipolando mio marito! si indignava Antonella
Antonella fissava il telefono, sentendo dentro di sé quellirritazione ormai familiare che riprendeva a ribollire.
Matteo aveva già chiamato per la terza volta quella sera.
Antò, scusa davvero la voce stanca, colpevole, tremendamente familiare lo so che avevamo detto che saremmo andati a teatro, ma Insomma, Paola mi ha detto che Marco ha la febbre a quaranta. Non riesce a gestirlo da sola. Tu capisci, vero?
Antonella capiva.
E come se capiva.
Matteo, ma i biglietti li avevamo già presi rispose calma, pur sentendo dentro un tumulto abbiamo aspettato questo spettacolo per più di un mese!
Lo so, amore mio. Prometto che rimedierò. Ma, dai, è il bambino non posso lasciarlo solo così.
Appena chiusa la chiamata, Antonella compose il numero dellamica.
Elena, ma ti rendi conto?! camminava agitata per la stanza, gesticolando. Ancora! La terza volta questo mese! Prima il figlio che si ammala, poi la macchina rotta della ex, poi sempre qualche storia!
Antò, ma magari davvero il figlio non sta bene? azzardò cauta Elena.
Ma certo che sta male! Antonella si lasciò cadere sul divano I bambini, lo sappiamo, si ammalano spesso. Ma cosè mai normale? Quello che non è normale è che la sua ex chiami sempre lui! Non ha dei genitori? Unamica?
Eh, magari
Eh no, Elena! scattò Antonella Quella lo manovra! Matteo è troppo buono, non ci arriva. Sa perfettamente che lui mollerà tutto per correre. E si approfitta!
Elena sospirò dallaltra parte.
Sei sicura che il problema sia lei?
E chi, se no? Antonella si bloccò.
Non so pensaci. Se una donna chiama lex marito e lui molla tutto per lei chi è che manipola chi?
Antonella rimase a bocca aperta. Rimase così, poi sentì un fastidio pungente dentro.
Elena, non dire sciocchezze replicò brusca Matteo è solo un padre responsabile. Non lascerebbe mai il figlio da solo!
Va bene, va bene convenne in fretta Elena Dicevo solo così.
Ma quel così rimase, una piccola spina conficcata.
Matteo tornò tardi. Sfinito, stropicciato, unespressione colpevole sul volto.
Scusami, sono uno scemo la abbracciò da dietro, il viso affondato nel suo collo Ti giuro che ti compro dei nuovi biglietti. I posti migliori. Promesso.
Antonella tacque. Guardava fuori dalla finestra e pensava: quante volte aveva già sentito quelle promesse? Cinque? Dieci? Ventidue?
E sempre la stessa giustificazione: Ma tu capisci.
Certo che capisco, pensava Antonella. Solo, cosa comprendo davvero non si sa.
Poi, pian piano, i dettagli iniziarono ad accumularsi.
Allinizio poco visibili, come la polvere su una mensola sembra nulla, ma basta passarci un dito, e la vedi. Una patina grigia.
Antonella notò che Matteo iniziava a nascondere il telefono. Prima lo lasciava ovunque sul tavolo, in salotto, anche in bagno. Adesso invece lo portava sempre con sé. Anche solo per andare a bere un bicchier dacqua in cucina.
Matteo, ma perché ti porti dietro il telefono pure mentre sei a casa? chiese una sera, cercando di suonare leggera.
Eh? così, abitudine. Sul lavoro chiamano sempre.
Va bene.
Poi Antonella vide per caso il calendario sul cellulare di lui. Lo aprì per annotare la nuova data prevista del loro teatro (quello che avevano saltato), e scoprì: Andare a prendere Marco allasilo ore 16:00, Portare i documenti della macchina a Paola, Chiamare Paola per il vaccino.
P era Paola.
Matteo disse lei a cena, mescolando il tè da così tanto tempo che lo zucchero si era già sciolto sai quando sarà la mia discussione di tesi?
Alzò lo sguardo dal piatto.
La tesi? Eh… a maggio, giusto?
A marzo. Tra due settimane.
Ah, già. Scusami, la testa è sempre altrove.
La testa vuota, forse, ma il calendario di Paola se lo ricorda benissimo.
Poi cera la questione dei soldi.
Antonella trovò casualmente un estratto conto Matteo lo aveva lasciato sulla scrivania. Tre bonifici da mille e cinquecento euro ciascuno. Destinataria: P. Ferraro.
Matteo lo chiamò, tenendo il foglio in mano cosè questo?
Neanche si scompose. Sospirò soltanto.
Aiuto Paola. Sua madre è malata, servivano i soldi per le medicine. Poi per Marco, per il corso di nuoto. Dai, lo sai che è sola con il bambino.
Quattromilacinquecento euro in tre mesi, Matteo.
E allora? È mio figlio quello! Che dovrei fare, voltarmi dallaltra parte?
Antonella rimise lestratto sul tavolo.
No, ovviamente. Solo che è strano tu non avermelo detto.
Non lho dimenticato! Solo che poi avresti cominciato con la solita storia!
Quella solita storia suonava come se Antonella fosse una rompiscatole, una gelosa isterica.
E poi cera quellepisodio in macchina.
Antonella si sedette al posto del passeggero e notò sul sedile posteriore un disegno: una casa, fiori, sole, tre figure. Papà, mamma, Marco.
Lei, esclusa.
Antonella prese il disegno, lo rigirò tra le mani. Sul retro, calligrafia da bambino: Per papà da Marco. La nostra famiglia.
Matteo sussurrò.
Eh?
Questo cosè?
Diede unocchiata.
Ah, Marco lha disegnato. Carino eh? È proprio bravo.
Antonella guardò il disegno. Poi Matteo. Poi di nuovo il foglio.
Matteo. Dice la nostra famiglia.
Ma è piccolo, no? Per lui la famiglia è questa. Io, Paola, lui. Così la vede lui. Normale, no? Psicologia da bambini.
Antonella appoggiò il disegno, si raddrizzò e si allacciò la cintura. Restò in silenzio per tutto il tragitto.
E poi Paola iniziò a presentarsi di persona.
Prima una volta venire a ritirare le cose di Marco che sono rimaste da Matteo. Poi ancora discutere delle vacanze estive di Marco. Poi semplicemente di passaggio, ho pensato di salutare.
Paola era calma, gentile, sempre con il sorriso sulle labbra.
Ciao Antonella! diceva come se fossero amiche. Disturbo? Matteo cè?
Dopo queste visite Matteo diventava strano. Assente. Perso nei suoi pensieri. Rispondeva a monosillabi.
Che hai? domandava Antonella.
Niente, sono solo stanco.
Antonella cominciò a sentirsi di troppo. Quella che sta tra i piedi.
Finché, un giorno, sentì per caso una telefonata.
Matteo era in bagno, convinto che la porta fosse chiusa. Ma era leggermente socchiusa, e Antonella sentì:
Paola, non piangere Ti aiuto io, certo che ti aiuto. Lo sai che per te ci sono sempre.
Voce bassa, quasi tenera. Confidenziale.
Antonella si scostò dalla porta, si sedette sul divano e improvvisamente capì.
Non era lui ad essere manipolato.
Era lui a permetterlo.
Perché gli faceva comodo.
Antonella tenne tutto dentro per tre giorni.
Nessuna scenata. Solo silenzio. Osservava. Come uno scienziato che studia una rara bestiola sotto il microscopio: calma, distaccata.
E scoprì quanto segue.
Matteo conosceva a memoria il calendario di Paola. Sapeva quando Marco era allasilo, quando aveva i corsi, quando Paola aveva le visite. Nel calendario di lui, tutto segnato. Ma si scordava della discussione di Antonella.
Si scambiava messaggi in continuazione. Ogni trillo del telefono, subito a guardare chi era, a rispondere veloce, poi la faccia diventava morbida, come chi fa una cosa un po proibita.
Una sera il telefono squillò mentre Matteo era in doccia. Antonella guardò lo schermo.
Paola.
Istintivamente rispose.
Matteo? la voce di Paola era bassa, piena di pianto. Matteo, puoi venire? Sto proprio male, non so a chi altro rivolgermi.
Silenzio.
Matteo? Mi senti? Non ce la faccio più, da sola. Tu sei sempre stato accanto a me.
Antonella chiuse la chiamata. Rimise il telefono dovera. Si sedette sul divano e dun tratto le venne da ridere.
Santa pazienza. Che sciocca era stata. Una ingenua, cieca sciocca.
Matteo uscì dal bagno, ancora bagnato, lasciugamano sui fianchi, i capelli gocciolanti.
Ha chiamato Paola disse Antonella.
Si bloccò.
Hai risposto tu?!
Sì. Antonella si alzò, lo guardò. Piangeva. Diceva che stava male. Che tu sei sempre stato lì per lei.
Lui taceva. Cercava le parole, rotolava le opzioni nella testa Antonella lo vedeva benissimo.
Senti iniziò Paola ora davvero è in un periodo così. Non ha nessuno. Solo me. Non posso abbandonarla!
Abbandonarla? Antonella ridacchiò amaro. Matteo, vi siete separati quattro anni fa. Non è più tua moglie. È la tua ex. Lhai già lasciata, da un pezzo.
Ma abbiamo un figlio insieme!
E secondo te cosa vuol dire? Antonella si avvicinò Che devi correre ogni volta che dice Marco? Che le mandi soldi di nascosto? Che ricordi il suo calendario minuto per minuto?
Stai esagerando!
Io?!
Antonella sentì qualcosa spezzarsi dentro. Prese la borsa. Iniziò a raccogliere le sue cose.
Vedi, Matteo, ho passato mesi a raccontarmi che fosse colpa sua. Che lei ti manipolava. Che usava il bambino. Che fosse una stronza che non sapeva lasciarti andare.
Si voltò.
Ma no. La verità è che il problema sei tu. Tu le permetti tutto questo. E lo vuoi anche tu, perché ti fa comodo. Due vite. Lex che ha sempre bisogno e lattuale che sopporta. Non scegli mai. Perché così è più facile.
Antonella, non andartene.
Non sto scappando disse lei a bassa voce. Esco semplicemente. Da questo triangolo, dove sono sempre lultima. Non lotto con la tua ex. Smetto di giocare. Esco dalla vostra partita.
Matteo rimase fermo in mezzo alla stanza bagnato, spaesato, patetico.
Antò, aspetta. Parliamone.
Non cè più niente da dire. Antonella indossò il giubbotto. La tua scelta lhai fatta da un pezzo. Ero solo troppo cieca per vedere. Ora vedo. Cristallino.
Aprì la porta.
Addio, Matteo. Saluta Paola. Ora può chiamarti anche di notte, se vuole.
La porta si richiuse leggera.
Un mese dopo, Antonella era seduta in un bar con Elena.
Come ti senti? chiese delicatamente lamica.
Bene. Antonella sorrise. Davvero bene.
Era vero. La prima settimana era stata dura il cuore stretto, il desiderio di chiamare, di tornare indietro. Ma aveva resistito. Aveva trovato un monolocale in affitto, iniziato un lavoretto extra, discusso la tesi.
Matteo aveva chiamato spesso, mandato messaggi lunghi, confusi, pieni di scuse, promesse, lacrime digitali.
Anto, perdonami. Ho capito tutto. Avevi ragione. Ricominciamo da capo.
Antonella non rispondeva. Perché sapeva che non sarebbe servito. Non era Paola il problema. Era Matteo. E finché non lo capiva, niente sarebbe cambiato.
E lui? chiese Elena.
Chi?
Matteo, chi sennò.
Ah. Antonella fece spallucce. Nessuna notizia. Non ci sentiamo più.
Elena tacque un attimo.
Sai, ti dispiace?
Antonella ci pensò. Dispiacere? No. Era altro. Sollievo. Come togliersi uno zaino pesante dopo una lunga salita.
Ho scelto finì il suo caffè per lui e per me.
Elena sorrise.
Sei stata brava.
Su, non esagerare scrollò Antonella ho solo messo la testa a posto.
Matteo rimase solo.
Paola, incredibilmente, smise subito di chiamare. Senza Antonella a fare da pubblico, il gioco si era svuotato. E quando Matteo provò a riavvicinarsi, ricevette solo fredde risposte.
Allora scegliesti lei allepoca disse Paola calma ora vivici pure. Io la mia vita la faccio da sola. Laiuto tua non serve più.
Matteo tentò di riavere Antonella. Si presentava sotto casa, la attendeva fuori dalluniversità, mandava messaggi accorati. Ma lei restava ferma.
Matteo, lasciami andare gli disse lultima volta. E lascia andare anche te stesso. Non siamo fatti luno per laltra. Tu volevi due vite insieme. Io ne voglio solo una. Ma vera.
Antonella camminava sotto le luci di Roma, e pensava a quanto la vita fosse buffa. Aveva temuto tanto di restare sola, di perdere Matteo. E una volta perso, si rese conto di non aver perso niente.
Perché chi non sa scegliere non può donarti nulla di vero.
E lei, di vero, meritava solo quello.




