«E mio figlio ha bisogno di cinquanta mila euro, Stepan. Cinquanta, oltre ai trenta di mantenimento»…

Cinquantamila euro, Stefano. Cinquanta. Oltre ai trentamila di mantenimento.

Valentina ha sbattuto il telefono sul tavolo della cucina: è scivolato sulla superficie e ha quasi rischiato di cadere. Stefano lha preso al volo, proprio sul bordo, e quel gesto mi ha fatto arrabbiare ancora di più.

Federico aveva bisogno delle scarpe da ginnastica e della divisa per il corso sportivo, Stefano ha posato il telefono a faccia in giù, come a nascondere la prova. Cresce, Vale. I bambini, lo si sa, crescono in fretta.
Scarpe da ginnastica da cinquecento euro? Cosa fa, corre per la nazionale?
Cera pure lo zaino. E la giacca. Presto arriva lautunno.

Mi sono girata, non volevo proprio vederlo in faccia. Sapevo di quei bonifici. Ogni mese. Sempre con la stessa spiegazione: figlio, doveri, responsabilità. Parole nobili, dietro cui si nascondono cifre concrete, che svaniscono dal nostro bilancio per finire chissà dove.

Lo amo davvero, Stefano si è avvicinato a me, fermandosi a un passo dalla mia schiena. È mio figlio. Non posso semplicemente
Ma chi ti dice di abbandonare tuo figlio? Io dico: perché spendere così tanto oltre al mantenimento? Trentamila euro ogni mese, non sono mica pochi, vero? Nina non lavora?
Lavora.
Allora qual è il problema?

Stefano è rimasto zitto. E il suo silenzio, ormai lo conosco bene: significa che non ha risposta. Ha solo la solita abitudine di dire sì, di aiutare, di non discutere. Essere il buon ex marito, il bravo padre, la brava persona. Sulle nostre spalle.

Mi sono voltata, appoggiandomi al bordo del lavello.

Tengo il conto, sai? Nella testa. Di quanto se ne va da quella parte ogni mese. Vuoi sapere quanto abbiamo speso in un anno?
Non voglio saperlo.
Quasi seicentomila euro. E senza contare i cinquanta di oggi.

Stefano ha stretto il ponte del naso tra le dita, altro gesto che vuol dire: Lascia perdere. Ma io non posso. Per troppo tempo ho fatto finta di essere la moglie comprensiva.

Avevamo programmato le vacanze, ricordi? Hai promesso: novembre, mare, due settimane. E ora? Dove sono quei soldi?
Vale, ti capisco. Ma Nina ha chiamato, cera urgenza
Nina, sempre lei. Sempre urgente qualcosa.

Stefano si è seduto sullo sgabello, gomiti sulle ginocchia, e in quel momento lho visto: davvero stanco. Non dalla fatica del lavoro dalla guerra muta tra due donne. Per un attimo ho avuto compassione, ma lho soffocata subito.

Vuole comprare casa, ha detto Stefano, senza alzare lo sguardo. Perché Federico abbia una stanza tutta sua.
Aspetta, che casa?
Più grande. Ora stanno in un bilocale, lo sai. Troppe stretto.
Troppo stretto. E chi paga?

Mi ha guardato, negli occhi un lampeggiare colpevole. Mi è preso un freddo nel cuore.

Non vorrai mica
Mi ha chiesto di aiutarla, con lanticipo. Ci sto pensando.
Pensando? Stefano, sono tantissimi soldi! Dove pensi di trovarli?
Qualcosa abbiamo messo da parte. Per la macchina.
NOI abbiamo messo da parte! Per la nostra. La nostra famiglia!

La voce mi è uscita urlata, ho messo la mano sulla bocca per farla rientrare ma era tardi. Ormai era tutto nellaria fra noi.

Stefano si è alzato, si è messo davanti alla finestra, mani in tasca.

Federico è famiglia anche lui. Non posso far finta che non esista.
Nessuno ti chiede di far finta! Ci sono gli alimenti, sono la legge! Il resto sono i tuoi gesti di buona volontà. E anche i miei. Perché sono soldi nostri.
Lo so.
Non è abbastanza però.

Silenzio. Dal muro si sentono le voci della tv del vicino, qualche risata da una commedia. Grottesco, in mezzo a questo momento. Mi sono seduta al solito posto, ho spianato la tovaglia con la mano. Dentro di me erano solo rabbia, offesa, confusione, ma mi sono sforzata di parlare sommessa:

Che cifra ha chiesto?
Due milioni di euro per lanticipo.

Il numero restava lì, tra noi. Ho riso un suono corto, senza alcuna gioia.

Due milioni. Sono TUTTI i nostri risparmi.
Lo so.
E vuoi davvero darle tutto?
È per mio figlio.
Io non ci sto. Sono soldi anche MIEI, se non lo ricordi.

Lui non ha risposto, non cera più niente da dire.

Una settimana dopo ho aperto lapp della banca solo per vedere se era arrivato lo stipendio. Scorrendo, ho controllato il conto dove da tre anni mettevamo via i risparmi.

Saldo: quarantasettemila cinquecentodue euro…

Sono rimasta a fissare, ho aggiornato la pagina. Niente.

Quarantasettemila invece di due milioni

Il telefono mi è scivolato dalle dita, è caduto sul tappeto.

Sono rimasta lì, in piedi in mezzo al soggiorno, incapace di muovermi. Due milioni di euro. Tre anni di sacrifici, vacanze saltate, ogni spesa valutata con il contagocce. E ora quarantasettemila. Briciole del nostro futuro.

Ho ripreso il telefono, ho aperto lo storico. Bonifico effettuato a nome di Nina Sereni.

Neanche ha provato a nasconderlo.

Stefano era sul divano con il portatile quando sono piombata in soggiorno. Ha sollevato il viso, ha tentato un sorriso che si è spento subito guardando la mia faccia.

Hai dato via i nostri risparmi alla tua ex?!

Ho urlato, e non me ne è fregato niente. Che mi sentano i vicini, tutto il palazzo.

Vale, aspetta, ti posso spiegare
SPIGARE?! DUE milioni, Stefano! Erano per noi!

Ha posato il portatile, si è alzato piano. Nei suoi occhi solo una strana ostinazione, nessuna vergogna.

Era per Federico. Gli serve una stanza vera, condizioni migliori. Sono il padre, è il mio dovere
Il tuo dovere è verso la TUA famiglia! Me! Non verso una donna da cui hai divorziato quattro anni fa!
È la madre di mio figlio.
E io chi sono?!
Sei mia moglie. Ti amo. Ma Federico
Basta nasconderti dietro Federico! Mi sono fatta avanti, lui indietreggia. Hai comprato casa a Nina. NON a tuo figlio. La casa sarà intestata a lei, giusto? Ci abiterà lei, deciderà lei, e se vuole, la vende e si mette i soldi in tasca. Che centra il bambino?

Stefano ha provato a dire qualcosa, ha chiuso la bocca. Ambra. Lo sa che ho ragione.

Tu la ami ancora, le parole sono uscite piano, come un soffio. È questo il problema. Non Federico. Non riesci a dirle di no. Mai.
Non è vero.
Allora perché? Perché non hai chiesto a me? Perché hai deciso da solo?

Stefano ha fatto un passo, mi ha allungato le mani:

Vale, ti prego. Parliamone con calma. Capisco che sei arrabbiata, ma tutto questo è per mio figlio

Mi sono scostata dal suo tocco.

Non toccarmi.

Tre parole e fra noi si è alzato un muro. Si è fermato con le mani tese, e finalmente nei suoi occhi ho visto la consapevolezza. Ma era tardi.

Non posso andare avanti così, sono uscita dalla stanza, ho preso la borsa. Non posso stare con chi decide senza di me. Chi dice bugie. Chi
Non ti ho mai mentito!
Non hai detto la verità. È uguale.

Ho buttato in borsa due cambi, i documenti, il caricatore. Stefano resta fermo sulla porta, a guardare la sua vita sgretolarsi.

Dove vai?
Da mamma.
Per quanto?

Ho chiuso la borsa, lho messa in spalla. Lho guardato: questo uomo ormai adulto, con gli occhi persi, che non ha capito che cosa ha fatto.

Non lo so, Stefano. Davvero, non lo so.

Tre giorni a casa di mamma sono stati strani. Il primo ero stesa sul divano, fissavo il soffitto. Lei mi portava tè caldo, niente domande, solo qualche carezza tra i capelli. Al secondo giorno è arrivata la rabbia tagliente, liberatoria. Al terzo la chiarezza.
Ho chiamato un avvocato che conosco.

Voglio divorziare. Sì, sono sicura. No, nessuna riconciliazione.

Stefano mi ha chiamata ogni giorno. Messaggi, lunghi, confusi, pienissimi di spiegazioni e scuse. Li leggevo, ma non rispondevo. Che senso ha parlarne? Ha scelto lui. Ora scelgo io.

A fine mese ho preso una piccola casa in affitto in unaltra zona di Torino. Minuscola, vista sulla fabbrica, però mia. Mia sola. Ho scelto le tende, il mobilio, ho deciso come investire lo stipendio.

Il divorzio è stato veloce: Stefano non ha opposto resistenza, ha firmato tutto, forse sperava in un ripensamento. Io non ho cambiato idea.

A volte, la sera, mi siedo alla finestra e rifletto su quanto sia buffa la vita. Tre anni fa ero sicura di aver trovato la mia persona. Oggi sono sola in una stanza vuota e, stranamente, non mi fa paura.

Ho aperto il quaderno, ho scritto una cifra: zero. Il punto di partenza. E accanto il mio piano per il mese, sei mesi, un anno. Quanto risparmiare, dove investire, quali corsi seguire per migliorare.

Per la prima volta da tanto, il futuro dipende solo da me.

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