Ieri mi sono seduta su una panchina al parco con la mia vicina, la signora Maria, che piangeva. Mi raccontava, con le lacrime agli occhi, che è un vero peccato finire in una casa di riposo. Mi diceva quanto sia difficile arrendersi di propria volontà, mai, mai lo avrebbe pensato. E tutto per via di alcune parole dette da sua figlia Giovanna.
Maria l’ha cresciuta completamente da sola dopo essere rimasta vedova molto giovane. Ha portato avanti la famiglia sulle sue spalle senza mai lamentarsi. Forse proprio per questo, la figlia è cresciuta un po viziata, abituata a ricevere tutto, ogni suo desiderio esaudito. Maria si privava persino del necessario per offrirle sempre il meglio. La vestiva come una bambolina e per permetterselo lavorava senza sosta, spesso anche facendo turni doppi in fabbrica. In quegli anni bastava essere operaie per ricevere un appartamento dal Comune; era normale, nessuno si preoccupava troppo della casa. Ma oggi è tutta unaltra storia: ora bisogna farsi il mazzo e mettere via ogni euro per potersi permettere una casa propria.
Col tempo Giovanna è cresciuta, si è laureata e si è sposata. I genitori del marito, Stefano, hanno una bella casa grande fuori Milano, ma i ragazzi hanno voluto restare in città. E Maria ha ancora il suo appartamento, ma non va daccordo con il genero. E poi si sa, per i giovani vivere con i genitori non è il massimo: i ragazzi hanno i loro ritmi e idee, gli anziani le loro abitudini. Perché darsi continuamente fastidio a vicenda?
Oggi almeno si può fare un mutuo, basta risparmiare per la caparra e poi si paga a rate. Meglio quello, che passare la vita a girovagare in case daltri. Una volta gli appartamenti li regalavano, ora non più: ora bisogna faticare, punto.
Giovanna e Stefano lavorano entrambi e non guadagnano male. Tutti i loro amici ormai si sono comprati una casa così. Ma loro no, non riescono a mettere via qualcosa. Prima la nascita di una bambina, Beatrice. Poi è arrivato subito il secondo, Matteo. E via a spendere una cifra per pannolini e latte artificiale. I giovani oggi non hanno voglia di sbattersi a lavare i pannolini o cucinare la pappa fresca. Si preferisce roba pronta: un misurino, acqua calda, e via, la pappa è pronta. Idem per i pannolini: si cambiano, si buttano, pulito e asciutto. Più comodo, certo, ma quanto costa?
A volte penso che forse sarebbe stato meglio aspettare. Prima mettere da parte i soldi per una casa tutta loro, poi pensare ai figli. E invece hanno fatto tutto di corsa. Giovanna insomma sogna una famiglia numerosa; lei e Stefano sono figli unici e a quanto sembra vogliono riempire la casa di bambini. Forse non sbagliano: crescendo insieme i fratelli si aiutano, e anche i genitori hanno più sostegno. Magari così non diventano troppo viziati.
I figli sono una gioia, non si discute. Ma la gente fa i figli, poi sembra quasi che cerchi il modo di liberarsene. Non è proprio il mio modo di vedere.
E poi io mi chiedo: se non hanno la casa, perché non risparmiare? Perché non rinunciare a qualche cappotto nuovo, sopportare un inverno con quello vecchio e mettere via quei soldi per una casa? Così abbiamo sempre fatto noi. Ma questi giovani… vogliono tutto e subito, senza rinunciare a nulla, senza nessuna fatica.
Mangiano fuori spesso, si concedono dolci e snack di continuo per i bambini. Non parliamo poi dei giocattoli: ce ne sono talmente tanti, la casa sembra un negozio. Da piccoli noi avevamo magari solo due macchinine e una bambola ciascuno. Ora ogni giorno esce una nuova serie con qualcosa di nuovo, e i genitori comprano sempre tutto.
Anche Giovanna è così: adora i trucchi costosi, si veste solo firmata, compra un sacco di roba che poi neanche fa in tempo a mettere, che già passa di moda. E allora via a comprare il nuovo. Ma che senso ha? Quanti soldi buttati!
E ogni estate in vacanza. Devono sempre portare i bambini al mare, e scelgono la Puglia o la Sicilia, che costano. Va bene prendersi una pausa dal lavoro, ma non basterebbe una bella vacanza in montagna, magari in Abruzzo, che costa meno? Con quello che spendono in una vacanza potrebbero versare la caparra per un bilocale, magari piccolo, ma tutto loro. Invece, niente, corrono di qua e di là, spendono e non costruiscono nulla di stabile.
E così, la mia povera vicina piange di nuovo.
Dopo lennesima discussione sullargomento, Giovanna le ha detto che non ha più senso preoccuparsi di comprare una casa: Stiamo bene in affitto, viviamo, ci divertiamo, ci vestiamo come ci piace. E poi, un giorno, lappartamento arriverà lo stesso. Io e Stefano siamo figli unici, non è che dobbiamo spartire tutto con altri.
Maria cè rimasta male. Le è sembrato come se stessero solo aspettando che lei se ne vada. Giovanna, va detto, poi si è scusata Mamma, non volevo dire così… ma la ferita è rimasta.
In fondo, forse Giovanna ha ragione, a pensarci senza sentimentalismi non ha detto nulla di brutto. Ma il modo in cui è uscita quella frase ora, ogni volta che la figlia la chiama per sapere come sta, Maria non può fare a meno di pensare che forse stanno solo aspettando quel momento in cui lei dovrà davvero fare le valigie e andare in una casa di riposo, o peggio ancora sparire del tutto.





