E questo barattolo a cosa serve, tesoro mio?
La bambina neanche alzò lo sguardo.
Per comprare una torta al nonno lui non ne ha mai avuta una.
Lo disse con una sincerità così limpida e profonda che un nodo si formò immediatamente in gola alla madre, prima ancora che potesse capire davvero cosa stava ascoltando.
Sul tavolo cerano solo pochi spiccioli e qualche moneta da uno o due euro, che la piccola Caterina sistemava con una delicatezza da veri gioielli, quasi fossero un piccolo tesoro.
Non fu il denaro a commuoverla
Fu il cuore di quella bambina, che ancora non sapeva calcolare il valore delle cose, ma aveva già imparato la gratitudine.
Nonno Vittorio avrebbe compiuto gli anni la domenica successiva.
Un uomo dalle mani segnate, taciturno, abituato a donare senza attendere nulla in cambio.
Non chiedeva mai niente.
Ma un giorno, quasi per scherzo, aveva detto:
Una torta tutta per me non ne ho mai avuta una.
Parole che per un adulto sono soltanto una battuta di passaggio.
Ma per Caterina erano diventate una vera e propria missione.
Da allora:
raccoglieva le monete anziché spenderle;
rinunciava alle caramelle dopo scuola;
aveva venduto due dei suoi disegni ai vicini;
e ogni sera aggiungeva una moneta nel barattolo, che tintinnava di speranza.
Poi arrivò la domenica del compleanno.
Sulla tavola una torta semplice della pasticceria allangolo.
Una candelina messa un po storta.
Una bambina che tremava di emozione.
E un nonno che si sciolse allistante.
Non pianse per il sapore.
Né per la grandezza.
Né per il prezzo.
Pianse perché, per la prima volta nella sua vita
qualcuno aveva pensato a lui
con un amore così piccolo allapparenza,
e così immenso dentro.
Perché a volte il gesto più grande
sta nel salvadanaio più umile.
E a volte il vero amore arriva da chi ha meno
ma sente tutto.






