«E quindi adesso lui vivrà qui con noi?» – chiese, rivolto alla moglie, guardando il figlio…

E quindi, ora vivrà qui con noi? chiese nervoso, rivolgendosi alla moglie e lanciando uno sguardo intenso al figlio…

Vera Antonella tornò a casa e rimase di stucco vedendo suo figlio. Marco ormai da due anni viveva con sua moglie in centro a Bologna e tornava a trovarli giusto qualche weekend, sempre di sabato o domenica. Ma ora era mercoledì.

È successo qualcosa? domandò Vera Antonella, saltando i convenevoli.
Mamma, non sei contenta di vedermi? cercò di ridacchiare Marco, ma lo sguardo severo della madre lo gelò. Sono andato via da Giulia, confessò a bassa voce.

Come sarebbe andato via? esclamò lei, incrociando le braccia e fissandolo.
Il suo carattere era tempra dura: del resto lavorava da anni in una casa famiglia per minori a rischio. Non era tipa da battute.
Abbiamo litigato… balbettò Marco, scocciato dalle domande, palesemente a disagio.
E quindi? Ogni volta che non vai daccordo con tua moglie torni qui a piangere? incalzò lei, non lasciandogli scampo.
Divorzio! sbottò Marco, alzando la voce nel silenzio pesante del corridoio.

Vera Antonella non toglieva gli occhi da lui, chiedendo risposte solo con lo sguardo. Marco sospirò, rassegnato:
Vuole che io mi occupi di più anche dei lavori di casa. Io torno sempre distrutto dal lavoro

Ah, e non puoi proprio aiutare tua moglie? sbottò la madre senza compassione.
Ha detto la stessa cosa anche lei Io le ho fatto notare che la donna è la custode del focolare e quindi le spetta la casa.
E queste sciocchezze dove le hai sentite? sbottò Vera Antonella, furiosa e stanca per la giornata pesante.
Lei sognava solo una doccia, un po di riposo, una cena tranquilla con suo marito Franco. Ora si ritrovava col figlio e le sue idee retrograde e antiquate. Aveva sempre vissuto aiutandosi con Franco: lavoravano entrambi, dividevano le faccende, crescevano insieme i figli senza mai fare differenza tra i compiti. E ora, di punto in bianco, Marco si trasformava nel MASCHIO DI CASA?

Ti ho fatto una domanda! urlò, la voce dura come il metallo, che lo fece impallidire per un attimo. Dove hai preso ste cavolate? Ti sei spezzato le mani a lavorare? Tu e Giulia lavorate entrambi, guadagnate entrambi, allora anche la casa si fa insieme! O forse le hai proposto di licenziarsi e stare solo in casa? No? Allora non prendertela per nulla! Hai mai visto me e tuo padre litigare per chi lava i piatti? Mai! Perché abbiamo abbastanza cervello da tirare il carro insieme.

Proprio in quellistante rientrò Franco, il padre, con le sacche della spesa dalla Conad. Vedendo Marco, fermò la marcia in ingresso:
Tutto bene?
Stessi domande pensò Marco, e disse ad alta voce:
Io e Giulia stiamo per divorziare.
Sciocchezze, tagliò corto Franco, portando le sacche in cucina.

Franco, nostro figlio è un babbeo, disse Vera Antonella, raccontando al marito tutto dal principio.
Quindi, ora lui starà con noi? domandò Franco, guardando la moglie, poi Marco:
Sai che la parola coniuge deriva da con-giogo? E in un giogo si tira insieme, la famiglia è una carrozza che si spinge in due. Se uno lascia il lavoro allaltro, uno si spompa e alla fine non resta che la rottura, o peggio.

Marco ascoltava, colmo di amarezza: sperava che almeno loro lo capissero e invece si sentiva messo sotto processo. I genitori continuarono a parlare di lui, ignorandolo completamente. Franco svuotava la spesa, Vera Antonella sistemava ogni cosa al suo posto, dimostrando che per loro Marco non era altro che un ospite di passaggio.

Marco fissava quella scena familiare, incapace di capire come due persone così dacciaio potessero essere così teneri tra loro.
Allora, che fai qui fermo? Vai a fare pace con tua moglie! gli ordinò Franco, rigido. E smettila con questi discorsi medievali su chi deve cosa! È il rispetto che conta. Aiutarsi, proteggersi, questo dovete fare. Basta, vai, noi abbiamo da fare.

Marco lasciò la casa stravolto, deluso dalla reazione ricevuta. Eppure, si accorse che la rabbia verso Giulia era svanita e riusciva quasi a sorridere pensando a quanto era stato sciocco per così poco. Una cosa però era certa: voleva anche lui un giorno costruire una famiglia felice come quella dei suoi genitori.

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