È solo colpa tua! La suocera, con le labbra serrate, osservava Giulia mentre lavava i piatti. Dalla stanza accanto si sentiva la tosse insistente della piccola Claudia, che aveva appena compiuto tre anni. Se solo fossi stata più attenta a tua figlia, se ti fossi accorta subito del raffreddore, se non lavessi curata con quelle sciocchezze…
Ho seguito precisamente le indicazioni del pediatra provò a difendersi Giulia.
Ci volevano gli antibiotici, altro che pediatra! Ora dovrai pure darle le iniezioni, visto che sei una madre irresponsabile. Ma che generazione è la tua! Non sapete fare niente, non pensate mai a nulla! Nemmeno i vostri figli. Eh, se solo sapessi come ho cresciuto io tuo marito…
Giulia chiuse il rubinetto in fretta e uscì dalla cucina. Le salivano le lacrime agli occhi. Ormai da cinque anni qualsiasi cosa fosse, era solo colpa sua. Sciocca, incapace, sbagliava sempre. Ma il suo vero errore era stato fidarsi di Luca e accettare di vivere un po di tempo con i suoi genitori finché non avessero avuto una casa loro.
La futura casa era poco più di una buca nel terreno in un lotto preso in affitto. I lavori non andavano avanti, secondo suo marito soprattutto per colpa sua di Giulia che aveva deciso di fare due figli uno dopo laltro, quasi senza nemmeno consultarlo.
Ogni sua proposta di prendere una casa in affitto veniva bocciata subito:
Io dei soldi per laffitto a degli estranei non li do.
Giulia sospirava e avanzava un’altra soluzione:
E se prendessimo una casetta usando il bonus bebè? Cè sia quello statale che quello regionale…
Ma che casa vuoi comprare con quattro soldi? Una catapecchia? Piuttosto investiamo tutto nella costruzione. Vedrai che questestate iniziamo sul serio, e…
Lestate era arrivata, ma i lavori non erano partiti e Giulia ormai faceva fatica a crederci ancora. Così si tiravano avanti…
Luca, stai con Claudia mentre vado a prendere Marco allasilo? chiese andando incontro al marito che, appena rientrato, si toglieva le scarpe con unespressione esasperata.
E se per caso le viene la febbre?
Luca, è questione di mezzora.
No, Giulia, non insistere. Se succede qualcosa?
Il marito fu irremovibile. Giulia vestì la bimba e uscì lo stesso. Lasilo era a un chilometro, non era lontano, e magari Claudia avrebbe preso un po daria.
Te lavevo detto di non mandare Marco allasilo oggi. Poteva restare qui. Ma tu, invece di pensare ai bambini, vuoi solo sbarazzartene sbuffò il marito mentre uscivano.
Sì, certo, sempre colpa mia sospirò amaramente Giulia.
Quella sera sedeva al computer mentre i bambini giocavano tranquilli nella stanza accanto.
Ti metti addirittura a lavorare? E la cena? sbirciò Luca alle sue spalle.
Giulia richiuse il portatile.
Stavi ancora guardando annunci per case in affitto? domandò diffidente Luca. Lascia perdere, vedrai che tra poco la casa la finiamo.
Giulia annuì.
Mamma, la torre non mi si costruisce! Ed è tutta colpa tua! si lamentò Claudia entrando piangendo.
Eh già, la mamma è proprio pigra, non ti aiuta a fare la torre rise Luca, compiaciuto.
Giulia li guardava e sentiva che il vaso era ormai colmo. Ormai, era un peso anche per la figlia: sempre colpa sua, sempre lei linadeguata.
Il giorno dopo non portò Marco allasilo.
La suocera la osservò in silenzio mentre vestiva i bambini dopo colazione, senza far domande.
Oggi andiamo in ambulatorio si sentì in dovere di spiegare Giulia, ormai abituata a rendere conto di tutto.
Tornarono tardi, dicendo che erano stati dallo specialista. I bambini ridevano e si bisbigliavano fra loro, Giulia cercava invano di calmarli con un Sssh.
Papà, lo sai dove siamo stati oggi? corse a raccontare Claudia al padre.
Dove?
Non te lo dico disse la bambina, fermata dallo sguardo serio della madre.
Non lo devi dire, è una sorpresa per il tuo compleanno confermò Marco impettito.
…Il giorno dopo Giulia sparì, portando i bambini via con sé.
Se ne accorsero solo a sera, quando Luca rientrò dal lavoro.
Mamma, che cè per cena?
Chiedilo a tua moglie! Da stamattina è fuori con i bambini e ancora non si sono visti. Ora preparo due uova strapazzate: almeno ti sfami, visto che tua moglie se ne infischia.
Magari sono ancora in ambulatorio si grattò la testa perplesso Luca entrando in camera. Tutto pulito, ordinato Giulia era perfetta come moglie ma mancava qualcosa. Si sedette sul divano, poi si accorse: mancava il peluche gigante di Claudia, il famoso Gattone Panino, che era sempre in mezzo ai piedi sul divano. Non lavrebbe certo portato in ambulatorio e Claudia non lo portava mai fuori dalla camera.
Luca saltò in piedi e si mise a controllare la stanza, aprì l’armadio: rimaneva solo il cappotto invernale di Giulia a penzolare da solo. Gli altri vestiti di Giulia erano spariti. Anche i vestiti dei bambini, i giocattoli.
Mamma! Mamma, Giulia se nè andata! Luca, ancora incredulo, corse dalla madre. Lei scosse la mano, continuando a trafficare ai fornelli:
Ma dove vuoi che vada, poverina? Non ha né arte né parte.
Ma ha portato via anche i vestiti, la stanza è vuota.
E i bambini? Chiamala subito!
La madre, preoccupata, corse in camera e si mise a lagnare della stupidità delle nuore e che solo una fuori di testa lascia un uomo così.
Luca provò a chiamare Giulia, ma il telefono risultava irraggiungibile.
Come hai fatto a non vedere che portava via tutto? la rimproverò Luca.
Sono andata a fare la spesa Giulia devessere impazzita. Bisogna trovarla e riprenderci i bambini.
E come fai, poi? Ci pensi tu a loro?
Ma certo che no, cè lasilo!
Ma la sera? Il weekend? Quando stanno male?
Trovi una tata.
Sai quanto costa una tata?
Allora li mandiamo in collegio. Temporaneamente.
Luca si mise una mano nei capelli.
Le uova strapazzate si bruciarono. Fuori, ormai era buio. Madre e figlio restarono in silenzio seduti in cucina, a chiedersi che fare.
Ma cosa le mancava, eh? Andarsene così, senza dire nulla magari ha trovato un altro uomo?
Chi vuoi che la voglia?
E adesso come fa? Mica ha un lavoro!
Te lavevo detto che i soldi dei figli andavano messi nella casa Ora li sè presi e si comprerà sicuramente un buco dove stare.
Tanto torna, dai. Starà a pane e acqua una settimana, poi torna…
E tu la riprendi? No! Quando si ripresenta, falla soffrire. Che capisca chi comanda. Anzi, i bambini vanno tolti subito, così le passa la voglia…
La madre continuava a borbottare. Luca andò a letto affamato, convinto che Giulia nel giro di qualche giorno sarebbe tornata, magari a chiedere scusa per la scenata. Per cercarla, non ne aveva la minima intenzione.
Invece arrivò una lettera raccomandata. Giulia, ovvero Giulia Benedetta Rinaldi, comunicava che aveva chiesto il divorzio.
Mamma, qui cè scritto che devo andare in tribunale disse Luca.
Non ci andare, senza il tuo consenso non possono separarvi. Ma almeno provaci a chiamarla, no?
No
Cercala! Vai e convinciamola a tornare, altrimenti in paese inizia a girare la voce. Ho detto ai vicini che Giulia è in vacanza coi bambini Se viene fuori così, finiamo in bocca a tutti!
Tornerà…
Se ha fatto domanda, non torna più. Cercala. Le porti dei fiori, le chiedi scusa
Per cosa?! sbottò Luca.
Te lo inventerai
Giulia si fece trovare per caso. Luca la vide mentre tornava dal supermercato, con la lista della spesa che gli aveva dato la madre.
Verso le sei del pomeriggio, Giulia stava camminando tranquilla nel centro città coi bambini. Luca si trattenne a fatica: avrebbe voluto sommergerla di rimproveri, ma per non metterla in allarme, la seguì a distanza.
Giulia non aveva fretta. Passeggiava con i figli nel parco, bevevano una spremuta e ridevano. Lei aveva laria finalmente serena. Tornare piangente, affamata e pentita? Macché.
E dopo il divorzio dovrò pure pagare il mantenimento per due figli, pensò Luca affranto.
La raggiunse allingresso di un condominio. Dovette quasi correre per non perderli di vista.
Marco, Claudia, come state? Vi siete mancati il papà?
I bambini si rifugiarono dietro Giulia. Marco, il maggiore, chiese piano:
Mamma, non è che dobbiamo tornare dalla nonna?
No, tesoro
Gli hai messo i figli contro, eh? si infuriò Luca Sei scappata senza avvertire, cosa ti mancava? Casa pronta, zero problemi! E ti permetti anche il divorzio? Ti sei trovata un altro? Vuoi di nuovo vivere sulle spalle di qualcuno? Sei proprio ingrata. Ti porterò via i bambini!
Giulia sorrise appena:
Aspetta qui, ti porto le loro cose.
C-cosa?
Che fai, li porti via senza i loro vestiti? Claudia senza il Gattone non riesce a dormire, lo sai.
Tu tu mi stai prendendo in giro?! Guarda che
Giulia fece un passo indietro. Alcuni vicini si erano fermati a osservare la scena.
Vieni, Luca, se vuoi, ci vediamo in tribunale disse lei, serena.
Non ti lascerò nulla, chiaro? Né la casa né la villetta. Io ho messo tutti i soldi, tu non hai diritto a niente!
Giulia lo guardava e si chiedeva come avesse potuto non capire subito che persona era Luca. Cinque anni insieme, fidandosi sempre, sperando che sarebbe cambiato
Chiamiamo la polizia? propose solidale una nuova vicina di Giulia, una donna sulla quarantina.
Alla parola polizia, Luca si quietò.
Va come vuoi! Stai pure senza di me! Sempre colpa tua!
Giulia scoppiò a ridere, ma che risata leggera, sincera. Abbracciò forte i bambini e si avviarono verso il portone. Magari era solo un appartamento in affitto, ma per la prima volta in cinque anni si sentiva davvero padrona di casa. Decideva lei, finalmente: cosa mangiare, quando uscire, quando pulire. E il lavoro? Ce laveva già da tempo: Giulia lavorava da casa, realizzando siti web per aziende. Studiava di notte, mentre i bambini dormivano, perché già sospettava che prima o poi sarebbe arrivato il suo momento di dire basta
Poi ci fu il divorzio. Luca non si presentò mai in Tribunale, come consigliato dalla madre. Ludienza fu rimandata più volte e, dopo qualche mese, arrivò la sentenza direttamente a casa.
Per il compleanno di Marco il padre non si fece vedere, giustificandosi dicendo che già pagava gli alimenti.
Pochi mesi più tardi, Giulia riuscì a comprare un piccolo trilocale in periferia e si trasferì lì coi figli.
Dai conoscenti seppe che Luca stava provando a rifarsi una vita sentimentale, ma tutte le donne scappavano dopo poco.
Solo nei suoi sogni peggiori Giulia continuava a sentire la voce di Luca: È sempre colpa tua Ma adesso, finalmente, non aveva più paura.
— È sempre colpa tua! Con le labbra strette, la suocera fissava Elena che lavava i piatti, mentre da…




