È arrivata una cara amica d’infanzia. Non ha mai voluto figli. Scelse di vivere per sé stessa, di non essere madre.
Questa mattina, ho incontrato la mia vecchia amica. Anche lei ha sessantanni, come me. Dopo la laurea, raccolse tutte le sue cose e lasciò subito la nostra città, scomparendo lungo una strada nebbiosa, sotto i portici che si deformavano come in uno specchio d’acqua.
Per qualche anno ci siamo scritte lettere, piegate a origami che volavano via come piccioni viaggiatori, ma poi anche quelle si persero. Solo grazie a conoscenti comuni ho sentito dire che la mia amica non metteva radici, cambiava città come si cambia dabito la domenica, uomini come calici di vino. A cinquantanni era già al terzo marito, una figura svanita nella nebbia come le altre; anche con lui il matrimonio si era dissolto in silenzio. Mai avuto figli. Non riuscivo a farmene una ragione. In genere, pensavo, molte donne almeno hanno dei bambini; se va male con un marito, resta comunque un figlio, e poi magari i nipotini da cullare.
Eppure, allimprovviso, eccola rispuntare nel nostro paesino un borgo dalle case colorate che sembravano affogare in un tramonto troppo grande. Doveva vendere le sue ultime cose, un piccolo appartamento che affittava a qualcuno che dormiva sognando di essere uneccellente cuoco.
Ci siamo incontrate al tavolino di un bar, nelle viuzze dove il tempo si annoda e si scioglie come pasta fresca. Io raccontavo un po della mia vita, lei la sua, piena di treni che partivano senza biglietto e camere dalbergo profumate di gelsomino. Improvvisamente, la domanda mi uscì dal cuore come una bambina capricciosa:
Ma, Loredana, perché la tua vita è andata così? Perché non hai mai voluto figli? Almeno per te, per non restare sola. Chi ti porterà un bicchiere dacqua, quando sarai vecchia?
Lei scoppiò a ridere, una risata che rimbalzava tra i lampioni come una palla da calcio. Disse:
E quale bicchiere dacqua, Lucia? Davvero pensi che i tuoi figli ti porteranno qualcosa? I figli ormai non si curano dei vecchi genitori, sono come rondini che volano via. È meglio risparmiare per tutta una vita e poi pagare una brava badante che chiedere ai figli, fargli pesare il tuo bisogno.
Io non ho avuto figli perché non lo desideravo affatto. Non volevo trascorrere la vita a fare la balia, ad occuparmi di qualcuno, a preoccuparmi ogni notte, a dare euro che poi svaniscono. Ho scelto di vivere il mio tempo per me stessa. Volevo viaggiare, perdermi fra i tetti di Lisbona, bere caffè a Istanbul, lavorare e guadagnare i miei soldi i miei euro, lucidi come monete del duomo di Milano. I miei mariti mi hanno lasciata solo perché io non volevo figli.
Vivo ancora per il piacere di respirare liberamente. Non devo badare ai nipoti, non devo stringere la pensione come un gomitolo che non basta mai per mantenere figli grandi e senza lavoro. Non rimpiango nulla, anzi, quasi provo compassione per chi ne ha fatti tanti e ora si trova da solo, riverso su una poltrona a guardare il soffitto e a biasimare quei figli che si sono dimenticati o sono partiti per Londra a cercare fortuna. Io di questi dolori non ne ho.
Questa è la mia visione.
Ho ascoltato le sue parole come fossero una musica lenta e dolce, mi sono sentita leggera e forse, per un momento, ho pensato che avesse ragione. Ma chi ce lo fa fare di preoccuparci? Perché sperare che un giorno qualcuno, solo perché figlio nostro, ci abbracci e ci dia una mano? A che serve generare, se non lo si desidera dal profondo?
Sprofondo nella poltrona, e le ombre nella piazza si piegano come cartoline sbiadite. E sento che, in fondo, anche questo è un modo di vivere un sogno con le tasche vuote e le mani libere.



