‘È tua madre – quindi è tua responsabilità!’ – Lui insisté, ma lei ne aveva abbastanza

**Diario Personale**

“È tua madre, quindi è tua responsabilità!” disse, ma io ne avevo già abbastanza.
Serena abbottonò il giubbotto del figlio, stringendo i denti per non cedere allirritazione crescente. Davanti a lei, unaltra visita obbligata da sua suocera una donna con cui non era mai andata daccordo. Fin dallinizio, il loro rapporto era stato teso.

Elena Rossi aveva deciso da tempo che Serena non fosse la moglie adatta per suo figlio. Qualsiasi cosa facesse, cera sempre una critica, un rimprovero, unaccusa.

“Serena, che cè di nuovo?” sospirò Marco, osservando la sua espressione irritata. “Non hai voglia di andarci, vero?”

Lei sbuffò e scosse la testa.
“Davvero me lo chiedi? E dai, Marco! Sai benissimo perché non voglio andarci!”
I suoi occhi si accesero di rabbia.
“Tornerà a darmi lezioni, a criticarmi, a trovare problemi dove non ci sono! Dirà ancora che sto crescendo male nostro figlio! E non le importa nulla che io lavori, che gestisca la casa, cucini, pulisca e paghi tutte le bollette! Sono io che mantengo questa famiglia, Marco!”

“Ma passi tutto il giorno a casa” replicò lui, alzando le spalle.

Serena socchiuse gli occhi.
“Davvero? Credi che me ne stia a guardare il muro? O che i soldi cadano dal cielo?”

“Anchio lavoro,” borbottò, offeso. “Non è colpa mia se guadagno meno.”

La verità era che Serena, come graphic designer, guadagnava il triplo di lui. Era lei a portare tutto il peso finanziario.

“Potresti andarci da solo?” chiese, speranzosa.

“Serena, oggi è la Festa della Mamma! Non puoi ignorarla così!”

Serena serrò le labbra e finì di vestire il bambino. Due ore dopo, erano a casa di Elena.

In salotto, come sempre, cera già Giulia la nipote di Marco. Serena aveva notato da tempo che Elena la trattava come una principessa, mentre suo nipote quasi non lo guardava. Ma non cera da stupirsi: i genitori di Giulia erano morti cinque anni prima, ed Elena laveva presa con sé.

Intorno a loro, le sorelle di Elena sorseggiavano caffè e ridevano ad alta voce.

E poi, allimprovviso, arrivarono le parole che cambiarono tutto.

“Ho preso una decisione,” annunciò Elena. “Lascio il mio appartamento a Giulia. Marco, tu hai già la tua casa.”

Marco non reagì. Si limitò ad annuire.

Qualche giorno dopo, i documenti erano pronti. Lappartamento ora era di Giulia a patto che vi si trasferisse solo dopo la morte della nonna.

Ma il destino aveva altri piani.

Un ictus colpì Elena, lasciandola completamente indifesa.

“Dobbiamo trasferirci da lei,” disse Marco. “Da sola non ce la fa.”

Serena sentì un nodo allo stomaco. Sapeva già cosa significava.
Sarebbe stata lei a nutrirla, a cambiarle i pannolini, a lavarla tutto mentre lavorava e cresceva loro figlio.

Ma non disse nulla.

Passarono settimane, e Serena non ebbe un attimo di tregua.

Finché, una sera, esplose.

“Marco, lappartamento di tua madre è di Giulia. Forse dovrebbe occuparsene lei?”

“Giulia studia, Serena. E ha un fidanzato. Non può certo portarlo qui!”

Lei rise, amara, incredula.
“Marco, non ce la faccio più!”

Lui incrociò le braccia.
“Ah. Quindi ne hai abbastanza?”

Le sue mani tremarono.
“Mi sto soffocando! Tu, tua madre, nostro figlio, il lavoro È TROPPO!”

“Ma lavori da casa” ribatté con un sorriso sarcastico.

Il suo sguardo divenne gelido.
“E quindi? Pensi che non sia un vero lavoro?”

Il suo cuore batteva allimpazzata.
“Sai cosa? Ora ci penserai TU a tua madre!”

“È mia madre, ma è tua suocera! È tuo dovere! Vuoi che la lavi io?”

Silenzio.

Poi Serena parlò, calma ma glaciale:
“Non ti devo niente.”

Marco sbuffò.
“Allora assumi una badante!”

“Oh, davvero? La pagherai tu?”

“Perché dovrei pagarla io?”

“Allora niente badante.”

Incrociò le braccia.
“Puoi pagarla con la pensione di tua madre. O con il tuo stipendio?”

La faccia di Marco si rabbuiò.
“Allora a che mi servo una moglie?”

E fu quel momento.

Qualcosa dentro di Serena si spezzò per sempre.
Tutto le era chiaro.

Marco aveva approfittato di lei per anni.

E Giulia? Non era mai andata a trovare la nonna.

Quella notte, Serena non chiuse occhio.

La mattina dopo, sapeva cosa fare.

Quando Marco uscì per lavoro, fece le valigie, prese suo figlio e se ne andò.

Lasciò un messaggio, poi bloccò il suo numero:
“Non porterò più questo peso da sola.”

La sera, Marco si presentò furioso.
“Torni indietro, o chiedo il divorzio!”

Serena sorrise leggermente.
“Presenta le carte. Ci stavo già pensando.”

Per la prima volta, Marco rimase senza parole.

Ma lei non aspettò scuse. La decisione era presa.

Un mese dopo, erano divorziati.

Marco non ammise mai i suoi errori.

E Serena?

Non si pentì neanche per un secondo.

Sei mesi dopo

Serena ricevette la notizia.

Elena era morta.

E Giulia?

Senza rimorsi, cacciò Marco fuori di casa.

E solo allora, lui capì.

Aveva perso tutto.

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