Ecco il menù, prepara tutto per le cinque, non devo stare io in cucina al mio cinquantesimo compleanno, ordinò la suocera, poi si rattristò.
Giovanna Bianchi si svegliò quel sabato mattina con la sensazione di una festa imminente. Sessantanni, una data rotonda degna di celebrazione. Da tempo aveva organizzato quel giorno, stilato le liste degli invitati, scelto labito. Nel riflesso dello specchio si leggeva il volto soddisfatto di una donna a cui tutto doveva andare secondo i suoi piani.
Mamma, buon compleanno! fu il primo ad apparire in cucina Luca, con una piccola scatola in mano. È un regalo da me e da Orsola.
Orsola Ricci annuì in silenzio, appoggiata al fornello con una tazza di caffè. Il mattino le vedeva sempre poco loquace, soprattutto quando si trattava delle celebrazioni della suocera.
Ah, Luca, grazie! accettò Giovanna con una gioia appariscente. Avete già fatto colazione?
Sì, mamma, tutto a posto rispose Luca, guardando la moglie.
Orsola posò la tazza nel lavandino, già pronta a quello che lattendeva. Negli ultimi giorni la suocera era di umore eccitato, e questo, stranamente, ne accentuava i toni autoritari. Sembrava credere che latmosfera festiva le concedesse il diritto di dirigere tutti e tutto con più vigore del solito.
Orsola, cara iniziò Giovanna con quellintonazione che non lasciava spazio a dubbi ho un piccolo incarico per te.
Orsola si girò, cercando di mantenere unespressione neutra. Dopo tre anni di convivenza nello stesso appartamento, aveva imparato a leggere le sfumature della suocera come un libro aperto.
Ecco il menù, preparalo tutto entro le cinque, non devo stare io in cucina al mio cinquantesimo compleanno porse Giovanna un foglio piegato a metà, scritto con la sua impeccabile calligrafia.
Orsola sfogliò il foglio, sentendo il peso delle dodici portate racchiuso in quelle righe. Dodici! Dalle semplici bruschette alle complesse insalate e antipasti caldi.
Giovanna, cominciò cauta, ma è unintera giornata di lavoro
Certo! scoppiò la suocera, come se Orsola avesse detto una cosa ovvia. Cosaltro posso fare in una festa così grande? Ovviamente, cucinare per la festeggiata! Sai che gli invitati saranno tanti: le mie amiche, i vicini non possiamo certo farli sentire a disagio.
Luca osservava la scena, percependo la tensione che si faceva più densa.
Mamma, forse possiamo ordinare qualcosa di pronto? propose timidamente.
Che scherzi! sbottò Giovanna. Nutrire gli ospiti con cibo confezionato nel mio compleanno? Che diranno di me! No, tutto deve essere fatto in casa, con il cuore.
Orsola stringé i pugni. Con il cuore, pensò, ma con il cuore di qualcun altro, quello che dovrà passare lintera giornata tra pentole.
Va bene disse brevemente, dirigendosi verso la porta.
Orsola! la ferma Luca. Aspetta.
Si fermò nel corridoio, il respiro affannoso. Luca si avvicinò, gli occhi abbassati per colpa.
Ascolta, ti aiuterei volentieri, ma sai bene che sono un peso in cucina le mie mani non crescono lì.
Certo sorrise Orsola forzatamente. E il fatto che tua madre mi tratti come una domestica, è normale?
Dai sbuffò Luca, scrollando le spalle. Pensa, preparare qualcosa per tua madre nel suo giorno speciale non è difficile. Lei fa tanto per noi: ci dà un tetto, non ci chiede mai soldi per le bollette
Orsola lo guardò a lungo. Potrebbe ricordargli le continue lamentele della suocera sullo stato della casa, le critiche al suo modo di cucinare. Ma a che servirebbe? Luca non capirebbe mai. Per lui la madre rimarrà sempre sacra e le sue pretese, capricci di una moglie viziata.
Daccordo concluse Orsola, tornando in cucina.
Le ore successive corsero in un ritmo frenetico. Orsola affettò, bollì, friggeva, mescolava. Le mani operavano quasi a vuoto, mentre nella sua testa si accavallavano pensieri sempre più insistenti. Improvvisamente, fermandosi davanti al fornello a mescolare una salsa, le venne unidea semplice ma elegante, e un sorriso le sfuggì alle labbra.
Prese da un armadietto una piccola confezione di collutorio leggero, comprata al supermercato un mese prima e mai usata. Sulla scatola cera scritto che leffetto si manifestava entro unora dallassunzione.
Rileggiò il menù: insalate, antipasti elaborati poteva aggiungere qualche goccia di quello collutorio senza che nessuno se ne accorgesse. Il piatto caldo, carne con patate, lo lasciò intatto: doveva nutrire anche lei e Luca.
Alle cinque il tavolo traboccava di cibo. Giovanna, vestita di un nuovo abito e circondata da un pieno di gioielli, osservava la cucina con laria di un comandante pronto alla battaglia.
Non male commentò con un cenno. Però linsalata della capitale potrebbe essere più salata.
Orsola rimase in silenzio, disponendo i piatti. Dentro di lei si udiva un canto di attesa.
Gli ospiti cominciarono ad arrivare puntualmente alle cinque. Giovanna li accoglieva con abbracci spalancati, ricevendo regali e complimenti. Le amiche signore della sua età, vestite altrettanto elegantemente elogiavano lallestimento del tavolo.
Giovannina, non ti sei risparmiata! esclamò Valentina Greco, la vicina del terzo piano. Che meraviglia!
Oh, non fate così, rispose timidamente la festeggiata, è stato tutto grazie a Orsola. In verità, il lavoro principale lho fatto io, ma lei mi ha aiutata.
Orsola, intenta a sistemare i piatti, quasi rise a voce alta. Aiutare, certo.
Luca, sussurrò al marito, non mangiare ancora le insalate. Aspetta il caldo.
Perché? chiese lui, sorpreso.
Solo aspetta, va bene?
Luca alzò le spalle, ma obbedì. Orsola si sedette a lato, osservando gli ospiti assalire gli antipasti. Giovanna, orgogliosa, narrava come aveva scelto il menù, selezionato gli ingredienti, cercato di accontentare tutti i gusti.
Questo è il mio tocco personale proclamò, indicando linsalata capitolina. Ricetta di mia nonna.
Divino! esclamò Tiziana, unaltra invitata. Hai le mani doro, Giovannina!
Passò unora. Orsola guardava lorologio, contando i minuti. Finalmente la prima ospite, Valentina Greco, si afferrò al fianco.
Ahimè, non mi sento bene
Io anchio! intervenne la vicina. Giovannina, sei sicura che tutto fosse fresco?
Giovanna impallidì.
Certo! Lho comprato ieri!
Ma anche lei fu colta da un malore. Si scusò frettolosamente e si diresse verso il bagno. Una fila di ospiti la seguì.
Orsola, sussurrò Luca, cosa sta succedendo?
Non lo so rispose la moglie, impassibile. Probabilmente qualcosa non è andato bene. Per fortuna non abbiamo toccato le insalate.
Il caos si diffuse nellappartamento. Gli invitati, a turno, si ritiravano in bagno, poi tornavano in fretta, mormorando scuse e lamentandosi di un cattivo stato di salute. Giovanna correva fra gli ospiti e il bagno, tentando di salvare la situazione, ma era ormai troppo tardi.
Alle sette di sera solo loro tre rimanevano in casa. Giovanna, pallida e smarrita, sedeva sul divano.
Andate a riposarvi consigliò Orsola, compassionevole. Noi puliremo tutto.
Cosa hai messo nel cibo? chiese la suocera, ancora irritata. Quando ti sei ripresa?
Orsola, con calma, affettò la carne servita con patate.
È stato il collutorio. Lho usato solo in insalate e antipasti. Il piatto caldo è intatto, potete mangiarlo senza timori.
Giovanna voleva rispondere, ma fu colta da un altro attacco e corse di nuovo al bagno.
Orsola! rimproverò Luca, guardandola. Perché lhai fatto?
E come no? ribatté Orsola. Non immagini nemmeno come ti tratti tua madre quando non ci sei. Ti racconto solo la metà delle sue lamentele perché so che, alla fine, la difenderai sempre. Mamma si prende cura di noi, ci accoglie. Il fatto che ti usi come una serva non ti preoccupa.
Luca rimase in silenzio, masticando lentamente la carne.
Forse è stato troppo crudele, continuò Orsola, ma sono stanca. Stanca di sentirmi nessuno in questa casa, di essere sfruttata e poi criticata per non esserla stata grata. Oggi ha preso una lezione. Forse ora penserà due volte prima di scaricare su di me tutto il lavoro e prendersi i meriti.
Ma è ancora esagerato iniziò Luca.
Esagerato che? Nessuno è rimasto ferito. Solo qualche ora in bagno. E la lezione rimarrà a lungo nella memoria.
E così rimase. Dopo quello sgradevole compleanno, Giovanna cambiò modo di parlare con la nuora. Restava ancora un po fredda, ma i toni taglienti si affievolirono. Non più ordini arroganti, né richieste ingiuste di lavoro.
A sei mesi, Luca annunciò improvvisamente che avrebbero lasciato lappartamento per una casa propria.
Abbiamo messo da parte i soldi per il caparra, disse a cena. Credo sia il momento di vivere da soli.
Giovanna lo guardò sorpresa. Non si aspettava una decisione del genere. Ma rimase in silenzio, annuendo.
Probabilmente è il momento giusto, concordò. I giovani hanno bisogno del proprio nido.
Il giorno del trasloco, mentre portavano gli ultimi scatoloni, Giovanna si avvicinò a Orsola.
Sai, sussurrò, forse non sono stata molto giusta con te
Orsola, fermandosi con una scatola di piatti, rispose.
Forse, disse. Ma ormai è irrilevante. Limportante è che abbiamo trovato un modo di capirci.
Sì, annuì Giovanna. E quel compleanno è stato davvero spettacolare.
Si guardarono e scoppiarono a ridere, per la prima volta in anni, sinceramente e senza secondi fini.
Nella nuova casa, Orsola ricordava quel giorno non con rimorso, ma con una strana soddisfazione. A volte, per farsi capire, bisogna parlare nella lingua che gli altri comprendono. Giovanna, a quanto pare, capiva solo il linguaggio della forza.
Il vero insegnamento è stato per tutti: la suocera, il genero e la nuora hanno scoperto che il rispetto reciproco e la comunicazione sinceramente ascoltata sono le basi di una convivenza serena. Quando si smette di comandare e si comincia a parlare, anche i metodi più radicali possono trasformarsi in ponti verso la pace.






