Eco nella notte
Mariella Conti è entrata nel reparto di riabilitazione due settimane prima di Capodanno. Prima non era stato possibile: non cerano posti.
La salute è una cosa seria, quindi, appena ha ricevuto limpegnativa, Mariella si è sentita sollevata: tutti a Firenze parlavano benissimo di quel centro medico.
Eppure, in fondo, qualcosa la pungeva: Capodanno era alle porte, le tradizioni, linsalata russa, il pandoro, la casa piena di luci…
Mariella adorava quella festa sin da bambina. Mettere su lalbero, decorare le stanze, latmosfera di festa… tutto le piaceva. Stavolta, però, doveva rinunciare a tutto.
Mariella si ripeteva fin dal primo giorno che andava bene così, che non era lultimo Capodanno della sua vita, e che per lEpifania probabilmente sarebbe stata già a casa.
E in fondo, quasi ci credeva.
***
Le avevano dato una camera doppia, accogliente, con la tv, già condivisa con una donna molto più giovane. Ogni giorno pieno di terapie, ginnastica riabilitativa.
Mariella si impegnava, non saltava mai una seduta. Si era addirittura iscritta in palestra, perché listruttrice le era simpatica.
I medici la incoraggiavano: Brava signora Conti, la riabilitazione procede benissimo.
Mariella sorrideva e annuiva, ma dentro sentiva una tristezza difficile da scrollare.
Per la prima volta non preparava il Capodanno. Niente regali da comprare, niente insalata russa in mente, nessuna scelta di vestito.
Capodanno era uno sfondo lontano, come se questanno non esistesse.
La salute prima di tutto si ripeteva Passerò comunque una bella serata con la mia compagna di stanza.
Il 30 dicembre la compagna è stata dimessa. Quando la porta si è chiusa, Mariella è rimasta sola, nella quiete assoluta.
***
La mattina del 31 lhanno chiamata i figli: auguri, domande su come stava, promesse di passare dopo le feste.
Lo capiva: avevano la loro famiglia, i loro programmi. Nel pomeriggio ha ricevuto qualche messaggio da alcuni colleghi…
Poi è calata la notte.
***
Mariella sentiva dal corridoio le risate degli altri pazienti, appena terminato il discorso del Presidente del Consiglio.
Si sentivano auguri urlati: Buon anno! Felicità a tutti!
Lei non si è mossa.
Le sembrava che tra se stessa e lallegria degli altri ci fosse un muro invisibile.
E che non servisse a nessuno…
***
Mariella ha preso in mano il cellulare, con un desiderio improvviso di sentire una voce familiare.
Ma… chi chiamare?
Così tanti contatti…
Caterina compagna di scuola, non si vedono da una vita, si limitano a mettere dei mi piace su Facebook.
Facile, ma vuoto.
Giulio ex marito. Impossibile.
Ha continuato a scorrere.
Paolo suo figlio. Certo, risponderebbe, parlerebbe con lei, accorrerebbe subito se necessario.
Ma non poteva mostrarsi fragile davanti a lui. Paolo la vedeva sempre forte…
Gli altri numeri non dicevano nulla. Mariella non riusciva a trovare nessuno cui telefonare, almeno per mandare un augurio di buon anno. Temeva di essere inopportuna. Così almeno pensava lei. Figurarsi gli altri.
A chi potrei chiamare? Anche solo uno… mormorò nella stanza sterile e silenziosa.
E si mise a piangere.
Si rendeva conto che, pur avendo una casa, un lavoro, esperienze, tanti conoscenti…
In realtà aveva… nulla. E nessuno.
***
Sentendo questa realtà addosso, Mariella decise di scappare.
Prese il cappotto e uscì nel gelo della sera.
Accanto al centro cera un giardinetto innevato. Si incamminò senza meta, solo per distrarsi.
Su una panchina cera un signore delletà sua, forse poco più grande.
Non guardava le luci della città, guardava il vuoto.
A Mariella si strinse il cuore: sentì il bisogno di dire almeno una parola a quelluomo.
Sussurrò piano:
Buonasera.
Lui sollevò lo sguardo. Le sorrise davvero, con le rughe che si increspavano agli angoli degli occhi.
Buonasera a lei. Buon anno.
Mariella ricambiò il sorriso. Una frase semplice, eppure dentro qualcosa si scaldò.
E lei, perché è qui?
A casa non ho nessuno con cui parlare rispose calmo luomo. Mia moglie non cè più da tre anni. Mia figlia sta in Germania, mi ha chiamato oggi, ma era impegnata. Così sono qui. Lei viene dallospedale?
Mariella annuì:
Sì. Mi sto riprendendo da una brutta malattia. E oggi ho capito che non saprei chi chiamare a mezzanotte. Ho tanti numeri, ma nessuno con cui parlare sul serio.
Lui non si stupì.
Sa… la solitudine arriva piano, senza far rumore. Un giorno capisci che, se dovesse succederti qualcosa, nessuno saprebbe nulla. Nessuno ascolterebbe. Nessuno arriverebbe mi guardò negli occhi. Per non scomparire, bisogna avere il coraggio di parlare per primi. Come ha fatto lei stasera. È stata coraggiosa.
Io non mi sento coraggiosa…
Non è importante disse con dolcezza. Non si nasce forti. Lo si diventa andando incontro alla vita. Anche quando sembra che ti abbia voltato le spalle. Ma vede… se domani non dovesse venire, io comunque laspetterei. Ora so che ci siete.
Quelle parole erano sincere, e Mariella capì allimprovviso: aveva sempre cercato qualcuno che la salvasse dalla sua solitudine… e non si era mai accorta che anche lei poteva essere importante per qualcun altro…
***
Mentre risaliva in camera, in tasca stringeva un foglietto: sopra, con una calligrafia tremante, il nuovo amico aveva scritto il suo numero di telefono.
Il vuoto dentro non era sparito, ma cera come un tepore nuovo. Leco di una voce.
Io aspetto…
Per la prima volta, Mariella pensava non a quello che aveva perso, ma a quello che sarebbe venuto. Non una nuova vita, ma semplicemente… domani. La mattina.
Forse… potrei chiamare pensava, prima di addormentarsi solo per dire: Buongiorno, signor Renato…Allalba, la luce attraversò le tende sottili e la svegliò dolcemente. Mariella si mise a sedere, ascoltò il silenzio ovattato del reparto, poi lasciò scivolare la mano sul comodino, cercando quel foglietto. Esitò solo un momento, poi compose pian piano il numero, trattenendo il respiro.
Dopo due squilli, la voce di Renato, ancora impastata di sonno, rispose con timida speranza:
Pronto?
Mariella si accorse di sorridere. Il cuore le batteva forte, ma la voce era ferma:
Buongiorno, signor Renato. Spero abbia dormito bene.
Un breve silenzio, poi la risposta, vibrante, commossa:
Sì, ora molto meglio. Buongiorno a lei, Mariella.
Fu un istante semplice, colmo di futuro. La solitudine, quella mattina, non ebbe lultima parola.





