Echi nella notte
Maria Grazia Bianchi fu ricoverata nel reparto di riabilitazione due settimane prima di Natale. Non aveva potuto andare prima: non cerano posti disponibili.
La salute è una cosa seria, così, ottenuta la lettera di invio, Maria Grazia si sentì davvero sollevata. Tutta Bologna parlava bene del centro medico dove sarebbe andata.
Eppure, dentro di lei, qualcosa si muoveva: il Natale si avvicinava, le tradizioni, il panettone, la tavola da preparare
Maria Grazia amava questa festa fin da bambina. Le piaceva decorare lalbero, addobbare la casa. Amava lagitazione natalizia. E invece ora avrebbe dovuto rinunciare a tutto questo.
Dal primo giorno si ripeteva che non era la fine del mondo, che non sarebbe stato lultimo Natale della sua vita e che, forse, a Capodanno sarebbe già stata a casa.
E piano piano sembrava convincersi.
***
Le assegnarono una camera doppia e accogliente con la televisione, dove già soggiornava una donna molto più giovane. A Maria Grazia prescrissero tutta una serie di procedure, ginnastica riabilitativa e tanta attività utile.
Lei ci mise tutto limpegno possibile. Non saltò nemmeno una seduta. Persino in palestra si iscrisse, anche perché listruttrice di fisioterapia le era proprio simpatica.
I medici la incoraggiavano: la guarigione procedeva bene.
Maria Grazia sorrideva, annuiva entusiasta, ma dentro sentiva un velo di tristezza.
Per la prima volta in vita sua non si preparava al Natale. Non faceva pacchi regalo, non pensava a quale insalata preparare, né quale vestito avrebbe indossato.
Il Natale sembrava passare lì attorno, ma senza sfiorarla.
La salute vale più di tutto, si ripeteva spesso, e festeggerò degnamente con la mia compagna di stanza.
Il 23 dicembre la ragazza fu dimessa. Appena la porta si chiuse dietro di lei, Maria Grazia si ritrovò sola. Completamente sola. In un silenzio assordante.
***
La mattina della Vigilia la chiamarono i figli per farle gli auguri, chiedere come stava e promettere che sarebbero passati a trovarla dopo le feste.
Ovviamente erano impegnati: chi con la propria famiglia, chi con i figli. Messaggi di auguri arrivarono pure da qualche collega…
E poi calò la sera.
***
Maria Grazia sentiva che, dopo il messaggio del Presidente alla nazione, altri ricoverati si erano radunati in corridoio.
Si auguravano con voce squillante: Buon Natale! Felicità e salute a tutti!
Maria Grazia restava seduta, immobile.
Le sembrava ci fosse una barriera invisibile tra lei e la gioia degli altri.
E il pensiero più ricorrente: Non servo più a nessuno
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Maria Grazia prese in mano il telefono: sentiva un forte desiderio di sentire la voce di qualcuno.
Ma a chi telefonare?
Tanti contatti in rubrica
Loredana una compagna delle elementari che non vedeva da anni, ma con cui si scambiavano like su Facebook.
Comodo. Ma vuoto.
Sergio lex marito. Decisamente niente da dire a lui.
Scorse in fretta lelenco.
Paolo il figlio. Certo, risponderebbe, si fermerebbe a parlare Se fosse necessario, mollerebbe tutto e correrebbe da lei.
Ma non voleva apparire debole. Suo figlio era abituato a vederla sempre forte
Il resto dei nomi non la convinse. Maria Grazia non trovò nessuno a cui potesse telefonare in quel momento, neanche solo per fare gli auguri. Il suo saluto le pareva fuori luogo. E se lei lo pensava, figuriamoci gli altri
Ma a chi potrei chiamare? Qualcuno, chiunque mormorò nel silenzio ovattato della stanza.
E scoppiò in lacrime
In fondo aveva tutto: casa, lavoro, esperienza, una marea di conoscenti.
E, simultaneamente, niente Nessuno.
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Quando questa verità le arrivò fino in fondo allanima, Maria Grazia si alzò distinto.
Indossò il cappotto e uscì. Laria gelida le trafisse i polmoni.
Vicino al centro cera un piccolo giardino innevato. Si avviò là, senza sapere bene perché. Sentiva solo il bisogno di andare da qualche parte.
Sulla panchina notò un uomo più o meno della sua età, forse appena più anziano.
Non guardava le luci della città, fissava il vuoto.
Maria Grazia provò una stretta al cuore. Avrebbe voluto dirgli almeno una parola.
Buonasera, sussurrò timidamente.
Luomo alzò lo sguardo. Sorrideva, sinceramente, con quelle piccole rughe agli angoli degli occhi.
Buonasera anche a lei. Auguri di Buon Natale.
Lei rispose con un sorriso. Una frase semplice, ma in quel momento aveva un peso enorme, quasi sciogliesse qualcosa in lei.
Come mai qui?
A casa non cè nessuno con cui parlare, disse pacato luomo. Mia moglie è mancata tre anni fa. La figlia vive in Germania, mi ha chiamato oggi. Ha detto che era impegnata. E così sono venuto qui. Lei è venuta dal centro?
Maria Grazia annuì:
Sì. Sto recuperando dopo una malattia. E sa oggi ho capito che non ho nessuno da chiamare nella notte di Natale. Ho centinaia di contatti sul telefono, ma nessuno a cui dire una parola.
Lui non si stupì.
Sì la solitudine arriva silenziosa. Un giorno ti accorgi che, se dovesse succederti qualcosa, nessuno lo saprebbe. Nessuno ascolterebbe. Nessuno verrebbe, la fissò negli occhi. E allora, per non sparire, bisogna avere il coraggio. Per esempio, quello di salutare per primi. Proprio come ha fatto lei stasera. Questo vuol dire che è forte.
Non mi sento forte
Non importa, disse con dolcezza luomo. Nessuno nasce forte. Lo si diventa quando si affronta la vita a testa alta. Anche quando lei sembra averti voltato le spalle. E sa se domani non dovesse venire, io la aspetterò comunque. Ora so che esiste.
Le sue parole furono così autentiche che Maria Grazia si rese conto di aver sempre cercato qualcuno che la salvasse dalla solitudine e non aveva mai pensato che poteva essere lei stessa a salvare qualcun altro
***
Risalendo in camera, stringeva in tasca un foglietto: il nuovo conoscente, con una grafia attenta e tremula, aveva scritto il suo numero di telefono.
Il vuoto dentro non era scomparso. Ma era nato un piccolo tepore. Leco di una voce amica:
Io ti aspetterò
Per la prima volta dopo tanto, Maria Grazia non pensava a ciò che aveva perso, ma a ciò che poteva accadere domani. Non in senso di nuova vita, ma domani e basta. Al mattino.
Forse potrei chiamare pensava addormentandosi, anche solo per augurare: Buongiorno, Giovanni
Perché la vera gioia delle feste è il coraggio di aprire il cuore, anche solo con una parola, a chi ci sta attorno.






