Appena entrata nellappartamento, Olga si fermò di colpo. Lì vicino alla porta, accanto alle sue scarpe e a quelle di Ivan, cerano un paio di décolleté eleganti, dal tacco vertiginoso. Le riconobbe subito: erano di Silvia, la sorella di Ivan. Scarpe costose, che non lasciavano spazio a dubbi. Cosa ci fa qui? pensò, mentre cercava nella memoria un messaggio di Ivan che le avvertisse della visita di Silvia ma niente, non c’era stato alcun avviso.
Olga, tuo marito è di nuovo fuori Milano per lavoro? la voce di Paolo la raggiunse mentre attraversava il cortile diretto alla fermata dellautobus. Il collega le rivolse un sorriso amaro, trattenuto. Che ne dici di fermarci al bar? Ti offro la tua cioccolata calda, parliamo un po, invece di questi saluti al volo ciao, ci vediamo.
Olga scosse la testa, sorridendo con tristezza. Mi dispiace Paolo, oggi proprio non posso. Ivan mi ha promesso che sarebbe rientrato prima da lavoro, dovevamo scegliere insieme la cucina nuova, sai siamo ancora messi male dopo la ristrutturazione. E poi, non è fuori città da un bel po.
E riesce sempre a tornare puntuale a casa? chiese Paolo, con unironia troppo evidente.
Non sempre, no Olga abbozzò un sorriso, Ma in questo periodo abbiamo davvero bisogno di soldi, quindi Ivan deve trattenersi in ufficio fino a tardi. Prima sistemiamo la casa, poi magari sarà sempre puntuale.
Capisco rispose Paolo, e le augurò una buona serata prima di allontanarsi.
Quel pomeriggio Olga fu fortunata: lautobus arrivò subito, cosa rara. Era già riuscita a uscire dallazienda in anticipo, quindi, per una volta, non aspettò tempo inutile sotto la pioggia. Poi, seduta al suo solito posto vicino al finestrino, si perse nei pensieri.
Un tempo lei e Paolo avevano pensato di sposarsi, ma si erano lasciati per motivi che ora neppure ricordava bene. Era stato quasi buffo, e subito dopo era arrivato Ivan, con cui si era precipitata in municipio, più per far vedere a Paolo che ormai aveva voltato pagina, che per reale convinzione. Lui, poi, aveva tentato di riconquistarla, le aveva chiesto scusa, le aveva promesso felicità, fedeltà, dedizione. Ma Olga si era lasciata ormai trascinare da Ivan, convincendosi che Paolo non lavesse mai amata davvero, che fosse stato solo unillusione.
Con il tempo, i pensieri su Paolo si erano fatti sempre più rari, ma da quando era stato trasferito nella filiale dove lavorava Olga, la cosa aveva riacceso una vaga nostalgia. Forse, in fondo, Paolo aveva chiesto di venire apposta, aveva scoperto dove lavorava lei. Però Olga, sotto sotto, era contenta che Paolo fosse ancora solo e la trattasse con quello stesso affetto di sempre.
Lo invidiava un po, pensava che la sua futura compagna sarebbe stata fortunata: era un romantico vero.
Con Ivan, non si poteva dire che fosse andata male, solo che ultimamente lui era sempre preso dal lavoro. Si impegnava per il bene della famiglia, per far sì che non mancasse nulla, ma di tempo per Olga non ne restava mai.
Tra laltro, vivevano nellappartamento di Silvia. Lei e suo marito non avevano problemi economici, Silvia non aveva mai lavorato un giorno in vita sua. Anzi, invece di affittarla, la casa laveva tenuta come investimento, per quando i suoi figli sarebbero cresciuti.
Ivan e Olga avevano rifatto la ristrutturazione a modo loro, Silvia aveva acconsentito, ora stavano anche comprando i mobili. Eppure, Olga spesso pensava che forse sarebbe stato meglio prendere casa in affitto, magari già arredata. Quanti soldi avevano buttato lì? Ci sarebbero bastati per anni di affitto, oppure avremmo potuto fare un piccolo mutuo. Ma Ivan si era illuminato quando Silvia gli aveva offerto la casa.
Scese dallautobus, attraversò precipitosamente via Garibaldi, diretta al portone antico. Si sentiva nellaria quellodore che preannuncia la pioggia imminente, ma quella sera Olga non aveva alcuna voglia di lasciarsi cullare dal fresco.
I pensieri si rincorrevano nella mente, niente riusciva a restare per più di pochi secondi. Da quanto vivevano lì? Un anno? Un anno e mezzo? Non riusciva nemmeno a ricordarlo con precisione, ma la sensazione di provvisorietà non le dava mai pace. Avevano ristrutturato, sistemato tutto, sempre aspettando qualcosa di meglio, prossimi a cominciare la vera vita eppure il momento sembrava non arrivare mai.
Si accorse di procedere lenta, quasi stesse rimandando lingresso in casa. Il portone scattò come sempre, e Olga si addentrò nel corridoio in penombra, salendo lentamente verso il quarto piano.
I gradini scorrevano uno dopo laltro, e la tensione cresceva in lei.
Entrò in casa e di nuovo si fermò. Vicino allingresso, le scarpe di Silvia erano lì, perfettamente allineate. Il cuore le batté più forte. Che ci fa qui Silvia? ripeté dentro di sé. Non aveva avuto nessun preavviso da Ivan.
Fu quasi sul punto di chiamare che era tornata, ma qualcosa le trattenne. Listinto le sussurrava di non interrompere. Rimase in ascolto.
Io e mio marito volevamo fare una vacanza la voce di Silvia le giunse chiara ma lui non riesce mai a prendere ferie. Così ho pensato di regalarti questi biglietti. Però a una condizione, la voce si fece più dura andrai con Federica, non con Olga.
Olga gelò. Federica? Si ricordò che Ivan aveva, tempo fa, accennato vagamente a una certa amica di Silvia. Allepoca non ci aveva dato peso, ma ora sentendo quellunico nome, un presentimento amaro le strinse lo stomaco.
Non ho bisogno di Federica la voce di Ivan era inquieta, Silvia, te lho già detto: ora sono con Olga. Ho una moglie, si chiama Olga! Perché devi sempre insistere?
Olga tirò un sospiro di sollievo. Era chiaro: Silvia stava semplicemente cercando di imporre le sue idee, come faceva da sempre. Si stava quasi convincendo a entrare in soggiorno e annunciare il suo ritorno, quando Silvia riprese:
Vuoi farti prendere in giro ancora? Io lo ricordo bene quanto amavi Federica. Stavate addirittura per sposarvi e poi hai fatto finta di arrabbiarti per nulla. Non essere testardo, so benissimo che Olga non è fatta per te. Federica, sì che sarebbe tutta altra cosa.
Olga rimase immobile, incapace di credere a ciò che stava sentendo. Ivan aveva amato Federica? Aveva voluto sposarla? E a lei aveva sempre detto che non era nulla per lui. Olga fissò il pavimento, cercando disperatamente di restare lucida, mentre le parole della cognata le laceravano la calma.
E allora? rispose Ivan, con tono che tradiva fastidio e insicurezza? È passato tutto, vero. Non nego quello che cè stato. Ma adesso amo mia moglie.
Ah lamore, Ivan! Silvia continuò, pungente. Lo sappiamo entrambi che hai sposato Olga solo per far ingelosire Federica, quando lei ti ha lasciato per un altro. Poi è tornata, pentita, a chiederti scusa. E tu ti sei vendicato: hai fatto tutto solo per ripicca.
Nel cuore di Olga maturò una rabbia sottile. Ripicca? Possibile che Ivan lavesse sposata solo per dimostrare qualcosa a unaltra? Si sentì svuotata. Ripensò a come lei stessa si era affrettata a dire sì a Ivan, appena chiusa la storia con Paolo.
Anche se allinizio Ivan avesse avuto motivazioni discutibili, doveva ormai essere tutto cambiato: ora loro si amavano davvero, no? Olga, col fiato sospeso, aspettava una risposta.
Ormai è passato Ivan parlò finalmente. Sono sposato, ho delle responsabilità verso mia moglie.
Quali responsabilità? sbuffò Silvia. Non hai nemmeno avuto il tempo di farle dei figli, per fortuna. Ricordati dove vivi, Ivan: con Olga continuerai a traslocare di appartamento in appartamento. Invece, Federica si è appena fatta regalare dai genitori un trilocale nuovo, spazioso, luminoso E ti aspetta. Non ha smesso di amarti, spera ancora che tornerai da lei.
Olga si appoggiò alla parete fredda, ormai in balia delle emozioni. Come può Silvia dire cose simili? Ma la risposta di Ivan era ancora più importante. Si paralizzò, attenta a ogni parola.
Silvia, basta la voce di Ivan era ormai insicura. La casa non è tutto. Per ora abbiamo un tetto, poi troveremo il modo di comprarne uno nostro.
Ma Silvia rincarò la dose:
Tu hai paura del cambiamento. Federica, nella tua testa, è sempre stata meglio di Olga, solo che ancora soffri troppo per affrontarla a cuore aperto. Puoi rimediare, Ivan. Con Federica avrai una casa, sicurezza, tutto quello che meriti. Non vedi che con Olga non sarai mai felice davvero?
E poi aggiunse Silvia non posso lasciarvi questa casa per sempre. Ora ho i miei progetti, tra un po dovrete lasciarla.
Ma Federica lo sa che stai organizzando tutto questo? chiese Ivan, di colpo.
Certo che lo sa! rispose Silvia senza esitazione. Anzi, è stata lei a chiedermelo. Sapendo che tu la ami ancora. Lidea dei biglietti è sua, mi ha chiesto di aiutare.
Ora calò il silenzio. Olga sentiva il mondo girarle intorno. Ivan taceva. Stava davvero considerando lofferta di Silvia?
E cosa dico a Olga? chiese infine Ivan sottovoce.
Dì che mi aiuterai alla casa in Riviera. Sto rifacendo il giardino. Silvia sembrava proporre la cosa più ovvia. E tu invece vai al mare con Federica. Riceverai i biglietti tramite me. Facile.
Olga non sopportò più. Uscì silenziosa dallappartamento, si ritrovò per strada senza voltarsi.
I suoi passi la portarono in una piccola caffetteria appartata, quasi deserta. Nellombra, la musica era soffusa, fuori il crepuscolo cedeva il passo alla notte. Stanca e confusa, scelse un tavolo vicino alla vetrina, ordinando in automatico una cioccolata alla vaniglia. I pensieri si accavallavano: le frasi ascoltate dietro la porta non trovavano pace nella sua mente.
Ripensava, una volta dopo laltra, alle parole di Silvia. Come aveva potuto Ivan serbare un segreto simile? Come aveva taciuto sul suo passato con la migliore amica della sorella? Olga si sentiva tradita, ma ancor di più ferita: era possibile che il suo matrimonio fosse stato solo una vendetta contro Federica? Lei aveva creduto che Ivan lavesse voluta davvero, e invece cera ben altro. Sì, forse anche lei aveva sposato Ivan per lasciarsi il passato alle spalle, ma almeno lei non cedeva alle tentazioni. Nemmeno andava a bere una cioccolata in compagnia di Paolo, figurati partire per il mare con lui! Eppure con Ivan aveva amato davvero, con tutta sé stessa.
La notte ormai era calata, e Olga continuava a fissare la pioggia che scivolava sul vetro, le luci di Milano distorte dai riflessi e dalle ombre. Non aveva toccato la sua cioccolata. Il tempo sembrava fermo.
Ivan non aveva nemmeno chiamato, non le aveva chiesto dove fosse. Probabilmente sta già preparando le valigie con Federica, pensò con amarezza, forse non gli importa più neppure di me.
Cercò il telefono per guardare lora, ma si accorse che era scarico.
Olga sbuffò piano, capendo che non aveva senso aspettare oltre: era tempo di tornare. Si strinse nel cappotto e affrontò la notte, lasciandosi sferzare dal vento freddo di giugno. Tornando verso casa, sentiva ogni passo pesante. Era certa che ormai tra lei e Ivan fosse finita. Doveva prepararsi mentalmente alla separazione.
Quando fu sotto casa, il cuore le si strinse ancora. Salì le scale, aprì piano la porta. Avvertì una strana calma: nessun suono di televisore, niente rumore dalla cucina. In soggiorno cerano delle borse, piene di vestiti e cose di Ivan. Ecco, pensavo bene si sta preparando
Cosa fai? chiese in automatico; sapeva già la risposta adesso Ivan le avrebbe detto che andava alla casa di Silvia in Riviera. Ma Ivan la spiazzò:
Olga, andiamo via da qui. Ho trovato un piccolo appartamento. Per ora va bene, poi penseremo a una soluzione stabile, magari un mutuo. Si fermò, la guardò negli occhi, come cercando qualcosa. Perché hai fatto tardi? Ho provato a chiamarti tutta sera, il telefono era spento. Avevi preso un lavoro extra?
Olga non capiva. Le parole che aveva preparato per Ivan in quelle ore di solitudine le sembravano ormai vuote. Si limitò ad annuire.
Andiamo via? ripeté a bassa voce, incredula.
Ivan le si avvicinò per spiegarle:
Ho litigato un po con Silvia, sospirò. Ho deciso: basta. Non voglio dipendere da lei. Ci serve una casa nostra.
Olga sentì finalmente i muscoli rilassarsi. Ma la tensione non era del tutto sparita. Ivan si sedette sul bordo del divano, le fece cenno di avvicinarsi, e ruppe il silenzio:
Avrei dovuto parlarti prima la voce si fece sommessa. Davvero cè stata una storia con Federica. E sì, ho sposato te anche per fare un dispetto a lei. Ma tu devi sapere una cosa: ormai è passato tutto. Sei tu lunica che amo, e non voglio perderti.
Olga lo ascoltava, e in lei la tempesta si placava, lentamente. La ferita del segreto restava, ma era importante che finalmente potessero parlare senza filtri.
Scusami se non ti ho raccontato tutto Ivan abbassò la testa Quando mi dicesti del tuo passato con Paolo, pensavo fosse inutile appesantirti. Poi non volevo tornarci sopra.
Olga respirò, con le lacrime che le velavano gli occhi. Erano lacrime di sollievo.
Daccordo mormorò ormai è passato. Hai detto che hai preso una casa in affitto?
Sì annuì Ivan È provvisoria, ma sarà solo nostra. Senza lingerenza di Silvia. Troveremo il modo, ti prometto. Poi valuteremo un mutuo, una sistemazione definitiva.
Olga lo guardò, sentendo che era la scelta giusta. Finalmente avrebbero ricominciato, senza sovrapposizioni e consigli non richiesti; solo per loro due.
Dai Ivan abbozzò un sorriso aiutami a preparare le valigie?
Olga gli sorrise appena, incapace di parlare. Sapeva solo che ora doveva credere: alla loro nuova vita, al coraggio che serve per chiudere col passato. Tutto il resto, doveva lasciarlo alle spalle.



