Eppure da voi non c’è alcun risultato utile.

Allora, non servono a niente da parte vostra dice Marco, alzando gli occhi al cielo.
Verità, aspetti già un bambino? chiede sorpresa Antonella, appoggiando da parte il libro che non aveva finito di leggere.
Marco annuisce lentamente, senza distogliere lo sguardo. Le dita giocherellano nervosamente sul bordo della maglietta, un’abitudine che ha da bambino quando è agitato.

Però avevate deciso di prendere prima un appartamento con il mutuo e solo dopo pensarci ai figli, osserva Antonella, studiando il volto del figlio, cercando di capire il suo umore. Voi stessi avevate detto che bisognava prima mettere i piedi per terra.
Marco alza le spalle, le braccia aperte come a chiedere scusa per le circostanze impreviste. Risponde stanco:

È andata così. Onestamente non ce lo aspettavamo.
Antonella inspira profondamente. La notizia non le porta gioia. I giovani a malapena riescono a far quadrare i conti. Vivono in un monolocale che somiglia più a una stanza. Elena ha un lavoro precario, Marco guadagna poco. Come farebbe una coppia a pensare a un bambino?

Mamma, si avvicina Marco, abbassando la voce, tu affitti quel bilocale che ti ha lasciato la nonna. Possiamo stare lì temporaneamente?
Parla in fretta, quasi temendo che la madre lo interrompa.

Lo so, ho rifiutato di entrare! Ma le cose sono cambiate. Dovremmo risparmiare ora, non spendere laffitto. Almeno avremmo un cuscino di sicurezza quando nasce il bambino.
Nel petto di Antonella qualcosa si stringe. Quellappartamento è lunica fonte di reddito extra dopo il pensionamento. Ristrutturare la sua casa, le medicine, il viaggio da fare da sua sorella tutto dipende dal denaro dellaffitto della vecchia proprietà.

Marco percepisce lincertezza della madre e aggiunge rapidamente:

Capisco che è una decisione importante, mamma. La tua vita cambierebbe. Ma siamo in una situazione disperata. Elena presto non potrà più lavorare.
Va bene, dice alla fine Antonella, lottando con pensieri contraddittori. Però ti chiarisco subito: non intendo trasferire la proprietà. È il mio bene.
Marco alza le mani in segno di difesa.

Dai, mamma! Non pretenderemo nulla. Grazie di cuore! la abbraccia e se ne va di corsa, temendo che la madre cambi idea. Antonella rimane seduta sulla poltrona, pensando a come risolvere la faccenda senza ferire nessuno.

Una settimana più tardi parla con gli inquilini. Non sono contenti, ma il contratto è scaduto e non hanno dove andare. Dopo un mese se ne vanno, lasciando un odore sgradevole e carta da parati scrostata allingresso.

Elena e Marco si trasferiscono silenziosamente nellappartamento, senza fare rumore. Antonella li aiuta con il trasloco, porta conserve fatte in casa, tende nuove per le finestre, per rendere lambiente più accogliente. La nuora non ringrazia, sbuffando qualcosa di incomprensibile prima di rifugiarsi in bagno.

Gli edifici sono vicini; dalla cucina Antonella vede le finestre del nuovo appartamento. Marco a volte passa a prendere il sale o a fare due chiacchiere. Elena, invece, non è mai venuta a trovarla in sette mesi, né per un tè né per una semplice chiacchierata, come se volesse tenersi alla larga dalla suocera.

Finalmente arriva la buona notizia è nato il nipotino! Un ragazzino forte, quasi quattro chili. Antonella, colma di gioia, lo visita portando pannolini, copertine, calzini fatti a mano.

Osserva Elena stanca, con le occhiaie sotto gli occhi e le mani che tremano per la mancanza di sonno.

Hai bisogno di aiuto? Posso badare al piccolo mentre ti riposi.
Elena stringe il bambino più forte e risponde bruscamente:

No. Ce la faremo.
Antonella non insiste. Laiuto forzato non è ben accetto.

Due mesi dopo nota una coppia di anziani nei finestrini dellappartamento di fronte i genitori di Elena.

«Probabilmente sono venuti a trovarci, tutto a posto», pensa, allontanandosi dalla finestra.

Tre giorni dopo torna Marco, con gli occhi gonfi e il viso stanco.

Antonella gli prepara il tè, gli porge un piatto di dolci.

Come sta il bambino? Già sorride?
Sta crescendo, risponde Marco con un sorriso forzato. Cambia così in fretta, lo sai? E già inizia a gattonare.
E i genitori di Elena sono arrivati? chiede casualmente Antonella.
Marco annuisce a malincuore:

Sì, sono qui per dare una mano.
Ma voi avete solo un bilocale! esclama Antonella. Dove vi sistemate tutti?
Marco evita lo sguardo:

Stiamo sopportando gli inconvenienti temporanei. Loro davvero aiutano con Marco, così Elena sta più tranquilla.
Antonella non è felice, ma non preme. È questione di adulti, ognuno deve sistemarsi.

Quando visita il nipote, i suoceri di Elena lo guardano dallalto, come se avessero qualcosa da rimproverare. Antonella gioca con il piccolo Marco, ignorando gli sguardi di biasimo.

Durante una visita nota una cassettiera pieghevole in ingresso. Si avvicina alla sola stanza libera e scopre valigie, scatole, sacchetti appartenenti ai genitori di Elena. Capisce: i genitori hanno occupato la stanza, i giovani dormono nella cucina!

Passano altre due settimane e gli anziani non se ne vanno, iniziando a irritare Antonella. Marco diventa più pallido, si sfrega continuamente collo e schiena. Venerdì, entra a casa sua e crolla sul divano. È la goccia che fa traboccare il vaso.

Antonella, decisa, si reca allappartamento dei suoceri. La porta la apre la madre di Elena, con le labbra serrate.

Fino a quando continuerete a stare qui? Quando uscirà definitvamente questo caos? Perché mio figlio deve soffrire? chiede Antonella senza mezzi termini.
La madre di Elena alza le sopracciglia, sorpresa:

E a te cosa importa? Siamo nella casa di nostra figlia! Che diritto avete di pretendere?
Dal corridoio spunta Elena, ancora assonnata, con il bambino in braccio.

Che succede? domanda.
La suocera prende il nipote e lo culla con un gesto teatrale.

Non siamo qui per caso! Aiutiamo con il piccolo! Ma da voi non riceviamo alcun supporto!
Antonella non si lascia intimidire.

Lappartamento è mio! Non permetterò che viviate qui, né che mio figlio dorma su una cassettiera! Andatevene!
Il padre di Elena, apparso nella porta, sbotta:

Come osi! È colpa tua! Se avessi ceduto la nostra duelocali a loro, avremmo tutti spazio!
Antonella, a malapena trattenuta, replica:

Smettetela! Non siete voi a parlare, ma a muovervi! Pagherò io il matrimonio, ho dato lappartamento, cosa volete ancora?
A quel punto ritorna Marco, fermo sulla soglia, senza capire cosa accade.

Tua madre sta offese i miei genitori! lancia Elena. Li sta cacciando fuori!
O se ne vanno i vostri genitori, o se ne vanno tutti voi! grida Antonella. È la mia casa! Non tollererò più questi sfacciati!
Il silenzio cala nella stanza. Il bebè piange, percependo la tensione.

Scoppiano urla, pianti. Elena crolla in lacrime, sua madre cerca di calmarla lanciando occhiate furiose verso Antonella. Il padre di Elena sbatte le braccia, parlando a Marco. Antonella si gira e chiude la porta di fondo con decisione.

Due giorni passano senza che Antonella torni a casa sua. Non chiama, non entra, anche se il cuore le brucia per il figlio e il nipote. Pensa che possano davvero andarsene, ma non vuole cedere alla pietà.

Il terzo giorno nota movimento alle finestre. I genitori di Elena non sono più lì; i giovani hanno rimesso i loro effetti nella stanza, la cassettiera è stata spostata su un piccolo balconcino.

La sera arriva Marco, visibilmente più riposato, senza occhiaie, lo sguardo più sereno.

Se ne sono andati. Elena è ancora arrabbiata, non mi parla più, dice.
Antonella lo interroga delicatamente:

E tu? Non sei arrabbiata con me?
Finalmente ho dormito, risponde, sorridendo sinceramente. Dormire su una cassettiera in cucina non è comodo, specialmente quando due persone russano nella stessa stanza.
Antonella lo abbraccia. Forse, agli occhi di alcuni, ha agito male, ma ha difeso il suo figlio. E anche se la nuora continuerà a farla arrabbiare, il nipote crescerà adesso in un ambiente normale.

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