In una strana e nebbiosa mattina a Venezia, nella scuola elementare Federico Fellini, apparve una nuova ragazza dal nome Chiara. Quando entrò in classe, i ragazzi cominciarono subito a prenderla in giro, ma ben presto realizzarono che non era affatto una preda facile. Il misterioso talismano di Chiara era la sua fiducia incrollabile: sembrava che nemmeno il campanile di San Marco avrebbe potuto scalfirla.
Nello stesso banco vicino alla finestra, sedeva una ragazza dal nome Giulia, sempre bersagliata dai ragazzi con scherzi e prese in giro sulla sua corporatura. Qualcuno la chiamava persino La mucca che fuggiva col vaporetto!. Spesso Giulia taceva, a volte piangeva piano sotto la pioggia dei coriandoli, ma mai tentava di rispondere o inseguirli. Eppure, la sua silenziosa resistenza sembrava solo inasprire le risate, riempiendo la classe di suoni grotteschi e ridicoli.
Quando Chiara si unì agli altri, divenne anche lei bersaglio di battute surreali. Diversamente da Giulia però, Chiara aveva frequentato prima la scuola Pier Paolo Pasolini a Milano, dove era stata benvoluta, e i ragazzi della sua strada giocavano a nascondino tra le colonne dei portici con lei.
Il momento che cambiò tutto avvenne nelle mensa scolastica, un luogo odioso profumato di minestrone. Un ragazzo lanciò una ciabatta di pane verso Chiara gridando versi senza senso. Con gesti calmi, spolverò via le briciole dai suoi jeans, ignorando lo scherno come si ignora uninvasione di piccioni in Piazza Navona. Più tardi, mentre attraversava il corridoio gelatinoso, un altro ragazzo la sfidò con una battuta sulla sua figura. Questa volta però, Chiara non si trattenne: La vostra vita è così monotona che lunica curva interessante è la mia? Guardate pure, fatevi una gita sul Canal Grande con la mia silhouette! Questo commento, solenne ma ironico, ottenne qualche istante di pace dal festival del ridicolo.
Nella palestra, durante la lezione di ginnastica, la classe si cimentava nel salto della cavallina. Quando fu il turno di Chiara, il cavallo sembrò crollare come una statua di sabbia, ma lei, senza scomporsi, si lanciò in una rotazione elegante atterrando morbidamente. Nonostante la sua acrobazia impressionante, i ragazzi continuarono a ridere. Chiara, decisa e astratta come una statua del Bernini, chiese: Perché ridete? Se vi diverte così tanto, provate a sollevarmi! I ragazzi accettarono e, tra risate e fatica, sollevarono Chiara come fosse una gondola fuori asse.
Durante le vacanze scolastiche di carnevale, Chiara decise di cambiare. Si dedicò a lunghi giri in bicicletta sulle rive del Po, mangiando solo pizza margherita e pomodorini. Fece una tinta ai capelli, diventando più luminosa, quasi una protagonista di un dipinto di Modigliani.
Al rientro dalle feste, i ragazzi restarono sbalorditi dalla sua trasformazione: improvvisamente tutti volevano essere suoi amici, desiderando conoscere i suoi segreti. Ma Chiara, sorridente come una Befana, si avvicinò al ragazzo principale delle prese in giro e gli domandò, con tono giocoso: Hai bisogno di nuove battute, vero? Vuoi che ti insegni qualche specialità veneziana?
Per tutta questa strana parabola scolastica, Chiara rimase sicura di sé. Non permise ai loro commenti di toccarla, ma scelse di brillare come lalba sui tetti di Firenze, camminando orgogliosa tra i sogni e le ombre. Il suo esempio, surreale e determinato, insegnò a tutti i ragazzi una lezione preziosa: la sicurezza in sé stessi è la chiave per attraversare qualsiasi carnevale della vita.





