Eravamo seduti in cucina a bere il caffè, mentre il figlio del mio amico guardava i cartoni animati. Qualche minuto dopo, si sentì un rumore terribile

Era il mio giorno libero, finalmente! Stavo facendo le faccende di casa con la calma di chi sa che non deve correre al lavoro. Allimprovviso, squilla il telefono: una conoscente, Antonella, mi avverte senza chiedere che lei e suo figlio Leonardo stanno arrivando a casa mia. Ho provato a dirle che stavo pulendo, ma sembrava parlare al muro: niente, non ascolta.

Dieci minuti dopo, eccoli alla porta. Confesso che la presenza di Leonardo non mi entusiasmava: bambino vivace è dire poco.

Ci siamo sistemati in cucina, sorseggiando un caffè che almeno quello, fra italiani, ci vuole mentre Leonardo guardava i cartoni animati. Passano pochi minuti e un rumore spropositato mi fa sobbalzare. Corro in soggiorno e la scena non è delle migliori: acquario rotto, pesci sparsi sul tappeto, acqua ovunque. Un disastro acquatico!

Antonella corre subito da Leonardo, controllando che sia tutto intero. Io invece parto con stracci e secchio, cercando di limitare il danno prima che il signor Gianni del piano di sotto mi mandi una raccomandata legale. Appena ho finito, Antonella annuncia che se ne vanno.

Mi dai una mano a portare il tappeto in tintoria? Le chiedo.
No, Leonardo è traumatizzato, dobbiamo consolarlo.

Chiedo lumi a Leonardo: Come mai eri vicino allacquario? Mi guarda serio e mi racconta che il suo aeroplanino di carta è finito lì, e lui voleva recuperarlo. Il bello? Di aeroplanini non ce né nemmeno lombra. Leonardo indica la credenza: Lho fatto con quel foglio lì. Realizzo che si riferisce al mio certificato di matrimonio. Ecco, pensavo fosse cartapesta, invece era il mio documento ufficiale.

Farai una copia, no? Non è mica un problema!

Giusto. Che vuoi che sia: compro un nuovo acquario, rifaccio il certificato, pago il danno al vicino, incasso pure la responsabilità morale per aver lasciato quell’acquario troppo in vista, come dice Antonella.

Quando finalmente i miei ospiti se ne vanno, vado dal signor Gianni a sincerarmi che non abbia una piscina in salotto. Pulisco tutto e mi concedo riposo, meritato. Ma la sera, arriva un messaggio geniale da Antonella: Mi devi venti euro, siamo stati dallo psicologo, Leonardo è ancora scosso. Ho deciso di non rispondere e ho bloccato il numero. Ogni tanto, litaliano vero deve proprio staccare la spina.

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Eravamo seduti in cucina a bere il caffè, mentre il figlio del mio amico guardava i cartoni animati. Qualche minuto dopo, si sentì un rumore terribile