Fai sistemare la sauna per tuo nonno! Non voglio fare brutta figura davanti agli amici!” – ha esclamato la suocera

Fammi il piacere, prepara il letto per tuo nonno in soffitta! Non voglio fare brutta figura con gli amici! sbottò la suocera.
Carlotta, ti ricordi che a breve arrivano i miei amici dalla Grecia? Ti avevo detto che sarebbero rimasti da noi qualche giorno, vero? si avvicinò alla nuora, intenta al computer, con un sorriso tirato.
La giovane donna distolse lo sguardo stanco dallo schermo, annuì con pazienza e sorrise. Era esausta, e non aveva nemmeno finito i bozzetti per la nuova collezione di abiti che stava creando da zero. Il lavoro non le dava tregua, persino a casa ogni minuto libero lo dedicava a quello. Aveva gli occhi che le bruciavano, la vista annebbiata. Avrebbe voluto fare una pausa, uscire in giardino, sedersi sullaltalena e godersi laria fresca. Ma non sapeva che il suo umore sarebbe crollato di lì a pochi minuti.
Certo che mi ricordo. Arrivano domani, giusto?
In realtà, oggi rispose seccata Luisa Maria, alzando il mento con aria di superiorità.
Oddio! Mi sono persa nel lavoro, non so neanche che giorno sia. Posso aiutarti? Preparare qualcosa? Sistemare la casa?
Ho già fatto tutto. Non potevo aspettare il tuo aiuto. Ma non importa, sono qui per unaltra cosa. Metti a posto tuo nonno in soffitta. Ci starà un paio di giorni. Cè il bagno fuori, e tu gli porterai da mangiare, non morirà mica. Che stia lì senza farsi vedere. Possiamo dire che è il giardiniere, labbiamo ospitato per carità. Capisci, arrivano amici importanti, e non voglio fare brutta figura.
Le parole di Luisa Maria non suonavano affatto come una richiesta. Era un ordine, impartito con tono sprezzante. E se Carlotta avesse osato opporsi, le conseguenze sarebbero state spiacevoli.
Luisa Maria, ma cosa dici? Come può mio nonno farti fare brutta figura? ribatté Carlotta, le guance accese dalla rabbia.
Tra la suocera e il nonno, Giosuè, non correva buon sangue. Lui evitava gli scontri con quella che chiamava “la bisbetica”, ma la tensione era palpabile.
Hai sentito bene. Non voglio figure barbine! Quel vecchio è un disastro. Non riesce neanche a mangiare senza tossire o versare tutto sul tavolo.
Perché ha problemi allesofago! E le mani gli tremano per il lavoro in fabbrica. Lo sai benissimo! Nonostante tutto, è una persona meravigliosa, e non capisco perché ti lamenti. Che centra con i tuoi amici?
Carlotta, ma come ti permetti di alzare la voce? Non ti ho fatto niente di male! Ho chiesto una cosa semplice, ma se per te è troppo complicato aiutare la suocera, me lo ricorderò! Io ti ho dato un marito così perfetto, e tu mi tratti così!
Nessuno aveva alzato la voce, ma Luisa Maria aveva la sua versione della realtà. Con un ultimo sguardo di sfida, uscì dalla stanza sbattendo la porta. Che vizio aveva di alzare il naso e di chiudere tutto con fracasso?
Carlotta era furibonda. Come osava chiedere una cosa del genere? Anzi, ordinare. E quel tono sprezzante verso il nonno Ne avrebbe parlato con il marito, Enrico, che sarebbe tornato a pranzo di lì a poco.
Prima di uscire, controllò il nonno e lo rimproverò perché lavorava alle sue scatoline di legno senza abbastanza luce.
Nipote mia, è solo un minuto! Finisco questo dettaglio e faccio un riposino. Sono stanchino oggi sorrise bonario Giosuè.
Una volta ero io al tuo posto, dicevo “solo unultima pagina”, e tu mi sgridavi. Ti ricordi?
Il nonno rise, e per un attimo il cuore di Carlotta si alleggerì.
Enrico tornò per pranzo, ma Luisa Maria gli si appiccicò addosso, insistendo perché lasciasse il lavoro prima per andare a prendere i suoi amici allaeroporto.
Mamma, Carlotta ha la patente. Organizzatevi voi. Io non posso, abbiamo una consegna urgente.
Me lavevi promesso! Raramente ti chiedo qualcosa! Voglio che ci vada mio figlio! tagliò corto Luisa Maria, andandosene con il muso.
Enrico capì dallespressione della moglie che qualcosa non andava.
Che succede, amore?
Tua madre sta diventando insopportabile con questi ospiti. Oggi mi ha ordinato di mandare il nonno in soffitta perché si vergogna di lui. Enrico, è troppo, non credi?
Lui sospirò, grattandosi la nuca. Il comportamento della madre lo infastidiva: oltrepassava sempre i limiti, e ultimamente sembrava godere nel fare prepotenze. Forse era sempre stata così? A volte pensava che il padre se ne fosse andato per un motivo.
E tu che le hai risposto?
Che no, non lo farò. Non è giusto.
Hai ragione. Se ripete una cosa del genere, gliene parlerò io.
Enrico baciò la moglie e corse al lavoro.
Alla fine, toccò a Carlotta accompagnare Luisa Maria allaeroporto. La tensione tra loro era ormai insostenibile. La suocera caricò la nuora di borse, mentre lei e i suoi amici camminavano a mani vuote. Erano insopportabili, con quellaria di superiorità. Carlotta sentiva il sangue bollire.
Più tardi, affacciandosi alla finestra, sentì Luisa Maria vantarsi con gli amici:
Tutto questo è di mio figlio. Guardate quanto ha realizzato! Questestate mi manderà in vacanza al mare. Io faccio tutto in casa, mentre Carlotta sta sempre al computer. Se avranno figli, toccherà a me occuparmene!
Gli amici annuivano compiaciuti, compatendola per la nuora “sfaticata”. Carlotta si sentì morire. La suocera non faceva quasi nulla in casa, passava le giornate davanti alla TV dando ordini. Lei ed Enrico si occupavano di tutto, con laiuto del nonno.
E quel signore che abbiamo visto in casa? chiese unamica.
Quello? Ah, un poveraccio che mio figlio ha ospitato. Fa il giardiniere.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Carlotta chiamò Enrico, dicendogli che non voleva più sopportare né gli ospiti né la suocera. Era ora che tornasse nel suo appartamento, quel “restauro infinito” che non aveva mai intenzione di finire.
Enrico, di ritorno dal lavoro, escogitò un piano.
Sei sicuro? Tua madre non ci perdonerà mai si preoccupò Carlotta.
Non importa. Non ha pensato a te né al nonno. E se lui avesse sentito? È ora di ricordarle che questo è casa nostra.
A cena, Enrico si alzò e aiutò Giosuè ad alzarsi.
Enrico, posso camminare da solo!
Giosuè, siamo noi gli ospiti in casa sua. Lei lha costruita con le sue mani sorrise Enrico.
Luisa Maria impallidì. Quella casa era del nonno, e lei se nera dimenticata.
E ora, venite disse Carlotta agli ospiti vi sistemo in soffitta. Le camere sono occupate.
Come?! Io ho già preparato la stanza degli ospiti! protestò Luisa Maria.
Quella è per un amico di Enrico che ci aiuterà coi lavori.
La suocera sbuffò, umiliata. Aveva mentito spudoratamente, e ora la ver

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