Spostatevi un po’, che qui ci fermiamo una decina danni
La suocera tacque per qualche istante, poi si sfogò:
Oh, Giulia, ma sai comè fatta Valeria Quando si mette in testa una cosa! Devi capirla anche tu: vuole che Antonella studi, abbia unistruzione
Sulle mie spalle? Giulia si fermò davanti allo specchio.
Nel riflesso la fissava una donna pallida, i capelli in disordine.
Signora Teresa, fermali! Devono scendere alla prossima fermata e tornare indietro. Io non li accoglierò, il mio appartamento non glielo do.
Ma come faccio a fermarli? si lamentò la suocera. Sono già in viaggio, Valeria ha pure acceso un prestito per luniversità di Antonella, non hanno un euro per laffitto. Sperava davvero nel tuo aiuto. Giulia, manda via quegli inquilini, che ti costa? Sono pur sempre parenti
Parenti? Antonella lho vista due volte in vita mia! Dovrei buttare fuori degli estranei, privare i miei genitori delle loro cure, negare a mia figlia i suoi corsi solo perché tua sorella ha deciso così?
Dal taschino vibrò il telefono. Giulia, senza togliersi il cappotto, pescò lo smartphone. Era un messaggio proprio da Valeria, la sorella di sua suocera.
«Ciao Giulia! Siamo già in treno. Abbiamo preso i biglietti delle 19:40, domattina siamo a Termini. Vieni a prenderci, io e Antonella.
Mandaci lindirizzo del tuo bilocale, che laltra volta ci è sfuggito. Dove si ritirano le chiavi?»
Giulia rimase pietrificata. Rilesse il messaggio tre volte, sperando in un errore. Quale bilocale? Quale Antonella?
Mamma, che fai ancora lì? Chiara sporse la testa dal corridoio. Ho fame.
Arrivo subito, tesoro, rispose Giulia, accarezzando distrattamente la testa della figlia, gli occhi sempre fissi sullo schermo.
Compose il numero di Valeria. La chiamata venne risposta allistante, un rumore metallico delle ruote del treno e risate in sottofondo.
Ciao Giulietta! La zia aveva la voce squillante, quasi finta. Allora, hai letto il messaggio? Ti volevamo sorprendere, così non ti affanni con la cucina, facciamo tutto noi!
Valeria, aspetta un attimo, la interruppe Giulia. Non ho capito niente, dove state andando?
Come dove? A Roma! Antonella ha passato lesame, te lavevo detto. Non lhanno presa in quella statale ma fa lo stesso, andrà alluniversità privata.
Abbiamo fatto le valigie, andiamo a sistemarci a casa tua!
A casa mia cosa? Giulia si poggiò al muro. Intendi il bilocale che affitto da sei anni? Ma sei seria, Valeria?
Ma dai! Il tono di Valeria si fece subito più duro. Te lo ricordi quando, sei anni fa, la nonna ti ha lasciato il bilocale? Eravamo a tavola, ricordi?
Io dissi: Ecco dove potrà andare Antonella quando verrà a studiare. Tu non dicesti niente! Quindi, per noi era fatto. Ci abbiamo sempre contato.
Non ho risposto perché mi sembrava una battuta senza senso! quasi gridò Giulia. Non ho mai avuto intenzione di cederlo.
Lì ci vive una famiglia con un bambino. Abbiamo un contratto, pagano laffitto puntuali. Con quei soldi aiuto i miei che sono pensionati e Chiara fa danza e piscina.
Cosa pensavate quando avete comprato i biglietti?
Pensavamo che siamo parenti, ruggì Valeria. O a Roma avete perso ogni senso di umanità? Vuoi lasciare tua cugina Antonella in stazione? Hai chiamato tuo marito? Sa che vuoi buttare la sua famiglia per strada?
Paolo è in trasferta a Catania, prende segnale una volta sì e una no. E comunque è casa mia, Valeria. Mia. Mia nonna me la lasciò, Paolo non centra nulla.
Ah, vediamo come ti sei messa! Antonella, hai sentito? La moglie di tuo zio non ci vuole. Va tranquilla, domani appena arriviamo ne parliamo. Ora non si sente bene, ci vediamo sul binario.
La linea si spense bruscamente. Giulia era stordita.
Chiara, vai a scaldarti la parmigiana in frigo, mamma deve fare una chiamata urlò Giulia, poi compose il numero della suocera, con le mani che tremavano.
Teresa rispose solo dopo insistenza.
Sì, Giulia, dimmi.
Sapeva che sua sorella e sua nipote stanno arrivando a Roma per prendere casa mia?!
Ecco Valeria aveva accennato qualcosa Ho pensato laveste già chiarito tra di voi balbettò la suocera.
Chiarito cosa? Giulia iniziò a camminare agitata per il corridoio. Sono sei anni che la affitto! Metà lo mando a mamma e papà per le medicine! Lo sa benissimo. Il resto sono le attività di Chiara.
Perché non ha detto a Valeria che è impossibile?
Non urlarmi contro! la voce della suocera si indurì. Io non centro niente. Sbrigatevela voi. Non rovinare i nervi a Paolo, che già ne ha abbastanza col lavoro
Giulia buttò il telefono sul divano. Paolo aveva sempre evitato le liti familiari, ma con la madre e la zia diventava lo zerbino.
Giulia, sono di provincia, vedono le cose diversamente. Meglio lasciar fare diceva sempre.
Provò a chiamare Paolo. Utente non raggiungibile. Certo. Quando serve, sparisce.
***
Il caso scoppiò allalba. Valeria iniziò a chiamare alle cinque, ordinando a Giulia di andarle a prendere.
Siamo stanche, abbiamo fame! Qui fa freddo, ci siamo gelate. Ma tu ancora dormi? Svegliati, subito! Voglio vederti qui tra un quarto dora!
Giulia, assonnata, non la riconobbe subito. Appena capì chi fosse, sbottò secca:
Lasciatemi in pace! Non vi vengo a prendere né vi faccio entrare. Basta così. Siete insopportabili.
Dopo dieci chiamate il numero di Valeria fu messo in blacklist.
Lei iniziò a telefonare dal cellulare di sua figlia Antonella: bloccato anche quello.
Tutto il giorno Giulia fu assillata da Teresa: pregava, supplicava, minacciava di offendersi e di raccontare tutto a Paolo
Nel tardo pomeriggio, Paolo tornò a casa allimprovviso, anticipando la fine della trasferta.
Giulia, che è successo? chiese appena varcata la soglia. Mamma mi chiama piangendo, dice che hai cacciato Valeria per strada.
Dopo abbracci e baci, Giulia spiegò:
Sono arrivate senza preavviso, pretendendo che io cacciassi gli inquilini e dessi il bilocale ad Antonella gratis per almeno cinque anni! Paolo, ti sembrano modi? E ti informo che ora stanno già comode da tua madre.
E tu perché sei venuto?
Mia madre mi ha assillato, si difese Paolo. E Valeria pure Giulia, ma non potremmo darle il bilocale? Almeno finché non trovano un posto
Giulia scosse il capo:
Non ci sarà nessun posto in residenza, nemmeno ci hanno fatto domanda. Valeria era sicurissima di avere già casa la mia! Renditi conto della loro faccia tosta. Non hanno nemmeno cercato alternative.
Mamma dice che glielavevi promesso anni fa
Sono rimasta in silenzio a un funerale, Paolo. Non ci badavo, li ho lasciati parlare.
Valeria è fuori di sé, dice che non ci vorrà più vedere. Tra laltro, da mamma non restano: troppo lontano dalluniversità. Le ho mandato 500 euro, così si arrangiano
Che Dio ti benedica! esclamò Giulia sbattendo la mano sul tavolo. La miglior notizia di oggi. Nemmeno per questi soldi litigo.
Paolo sospirò e abbassò lo sguardo.
Sono andate a vivere in una stanza di una casa popolare. Valeria urla che ci sono scarafaggi, gente strana.
Fa parte della vita. Se vuoi stare nella Capitale, devi arrangiarti. Non aspettare miracoli da parenti che non vedi da anni e che nemmeno si ricordano il compleanno di Chiara!
Giulia si girò e andò verso la camera, Paolo la seguì.
Ma così sembra proprio che li abbiamo abbandonati e se succede qualcosa? Non ti fa pena Valeria?
Giulia si girò di scatto:
Paolo, io ho una figlia e dei genitori anziani, e una casa che mia nonna ha conquistato con sacrificio. Non accetto che venga sacrificata perché qualcuno, a cinquecento chilometri, ha deciso che gli spetta di diritto.
Perché dovrei compatirli?
Paolo non rispose. Giulia continuò:
Vuoi mangiare? Ti scaldo la cena, e basta discussioni. Se vuoi aiutarle, fallo con i tuoi soldi.
Ma il bilocale resta affittato. Non si discute.
Daccordo. Hai ragione. Del resto, anchio non sarei contento se i tuoi genitori venissero a casa dei miei dicendo: Spostatevi, restiamo dieci anni.
Dopo cena, quando Paolo andò a farsi la doccia, Giulia rispose ai messaggi. Uno, della suocera, restava ancora senza risposta:
«Giulia, non si fa così. Valeria si è ammalata per il nervoso. Portale almeno della spesa, qualcosa per due-tre settimane. Carne, verdura, frutta, cioccolatini, olio doliva, caffè, tè, prodotti per ligiene. Anche del pesce va bene. Ma niente scatolame che Valeria non mangia. Lindirizzo è»
Giulia bloccò anche la suocera. Che stesse qualche giorno nella lista nera.
***
La notte fu tranquilla, nessuna chiamata dai parenti.
Ma Valeria si presentò alle 7 di mattina, bussando allimpazzata.
Giulia, svegliata di soprassalto, aprì la porta.
La sorella della suocera la investì subito:
Tu dormi nel caldo, sotto la coperta, letto pulito e non ti chiedi come siamo stare io e Antonella stanotte?
Un incubo! Scarafaggi sulla testa, stanza gelida, sporcizia ovunque, pavimento ghiacciato!
A destra qualcuno ha cantato O sole mio fino allalba, a sinistra litigavano a squarciagola.
Ma tu ce lhai una coscienza? Come puoi lasciare i parenti in certe condizioni?
Guarda, cara, non voglio litigare: non vuoi cacciare gli inquilini? Va bene! Allora, io e Antonella ci trasferiamo da voi!
Avete un bel trilocale, una stanza la trovate. Magari anche grande, siamo in due!
Staremo poco, tre-quattro mesi, sei mesi al massimo. Dopo torno a casa, quando Antonella si sarà ambientata.
Giulia sbiancò
Dimenticatevi la strada per casa mia! Meglio tagliare subito i ponti. Vuoi che chiamo i carabinieri? Lo faccio, mi è facile.
Ma vi conviene, davvero?
La zia si fece tutta rossa Giulia per un attimo si spaventò.
Tu che ti venga un accidente, romana viziata! Spero tua figlia non studi mai e finisca a pulire per terra!
Vedrai, prima o poi ti servirò e io allora non ti aiuterò mai!
Il mondo è piccolo, e la ruota gira, cara mia!
Giulia chiuse la porta in faccia alla cugina. Valeria urlò ancora qualche minuto nel vano scala, poi se ne andò.
***
La lite con Valeria ruppe anche i rapporti con la suocera Teresa non parla più con la nuora.
Paolo va ancora a trovare la madre e continua ad aiutarla, porta anche ogni tanto Chiara, ma Teresa non mette mai più piede in casa loro.
Giulia, a dire il vero, non ne è dispiaciuta una grana in meno.






