Fate largo, resteremo qui dieci anni
Fu tanto tempo fa, e ancora ricordo il giorno in cui mia suocera Tacita, dopo un lungo silenzio, mi disse:
Eh, Giulietta cara, la tua zia Valeria è una donna spavalda Quando le si fissa unidea in testa, non la smuovi più.
Ma cerca di capirla anche tu: vorrebbe che Angelica studiasse, che si facesse una posizione
A spese mie? risposi, fermandomi davanti allo specchio.
Nel riflesso vidi una donna pallida, con i capelli spettinati.
Signora Tommasina, fermateli. Che scendano alla prossima stazione e tornino a casa. Io non li accoglierò. Non darò loro il mio appartamento.
Come faccio a fermarli? si lamentò la suocera. Sono già in viaggio. Valeria ha persino acceso un prestito per pagare luniversità, non hanno un euro per lalloggio.
Sperava davvero nel tuo aiuto. Giulietta, manda via gli inquilini, che ti costa? Siete parenti di sangue
Parenti di sangue? Angelica, quella vostra nipote, lho vista forse due volte in tutta la vita!
E dovrei cacciare una famiglia di casa e privare i miei genitori di aiuto e mia figlia dei suoi corsi pomeridiani, solo perché vostra sorella ha deciso così?
In tasca vibrò il cellulare. Senza togliermi il cappotto, lessi il messaggio. Veniva proprio da Valeria, la sorella maggiore di Tommasina.
«Ciao Giulietta! Siamo già sul treno. Abbiamo preso i biglietti per le 19:40, domani mattina arriviamo a Termini. Vienici a prendere, io e Angelica.
Mandami lindirizzo del tuo bilocale che laltra volta non labbiamo segnato. Dove prendiamo le chiavi?»
Rimasi come pietrificata. Lessi tre volte. Quale bilocale? Quale Angelica?
Mamma, che succede? sbucò fuori Lucilla dal corridoio. Ho fame.
Arrivo tesoro, la accarezzai meccanicamente sulla testa, senza staccare gli occhi dallo schermo.
Decisi di chiamare Valeria. Rispose subito, nel sottofondo sentivo il frastuono del treno e un riso sguaiato.
Pronto, Giulietta! Che piacere, hai ricevuto il mio messaggio? Volevamo farti una sorpresa, così non ti preoccupi per pranzo, ci pensiamo noi!
Valeria, aspetta. Non ho capito bene. Dove stareste andando?
Ma come dove? A Roma! Angelica è stata presa, te lho detto già a primavera. Non ha superato il test per la borsa, ma va bene lo stesso: pagheremo.
Abbiamo preparato tutto, partiamo per sistemarci in casa tua.
In casa mia? Mi appoggiai al muro. Intendi lappartamento che affitto da sei anni? Valeria, siete impazzite?
Ma dai! cambiò subito tono. Ti ricordi quando sei venuta in possesso del bilocale ereditato da tua nonna, sei anni fa? Ne parlammo a tavola.
Dissi: Ecco dove potrà stare Angelica quando andrà alluniversità. E tu non dicesti nulla! Quindi eri daccordo. Ci abbiamo contato tutti questi anni.
Non dissi niente perché mi sembrò una battuta assurda! quasi urlai. Non ho mai pensato di metterci nessuno.
Lì vive una famiglia con bambino, abbiamo un contratto, pagano in tempo. Son soldi che mando ai miei genitori, che prendono una pensione minima, e grazie al resto Lucilla va ai corsi di danza e piscina.
Vi siete quantomeno chieste cosa sarebbe successo quando avete preso quei biglietti?
Noi abbiamo pensato che siamo parenti! ringhiò Valeria. O a Roma avete perso ogni vergogna?
Vuoi forse lasciare tua cugina alla stazione? Hai chiamato tuo marito? Sa che vuoi lasciare la famiglia per strada?
Lui è in trasferta giù in Calabria, prende la linea una volta sì e tre no. Quella casa è mia, Valeria. Mia. E basta.
La comprò mia nonna e la lasciò a me. Marcello non centra niente.
Ah, è così, eh! Angelica, hai sentito? Tua cognata non ci vuole proprio vedere! Vabbè, tanto vedrai che ne verremo a capo. Oh, la linea è debole, ci vediamo domattina.
E riagganciò. Rimasi completamente allibita.
Lucilla, vai in cucina. Cè la parmigiana in frigo, scaldala da sola, per favore, chiamai mia figlia e con le mani che mi tremavano composi il numero della suocera.
Tommasina rispose lentamente.
Dimmi, Giulietta, che cè?
Sapevi che tua sorella e tua nipote stanno venendo a Roma per insediarsi in casa mia?
Mah Valeria qualcosa aveva detto Pensavo vi foste già messe daccordo, balbettò.
Con chi mi sarei messa daccordo? Sono sei anni che affitto quella casa. La metà dellaffitto va ai miei genitori per le medicine, lo sai benissimo quanto gli pesa vivere solo con la pensione.
Il resto Lucilla lo spende per la danza e il nuoto. Perché non avete spiegato loro che non era possibile?
Non urlare con me, le si spezzò la voce. Io non centro. Ve la vedete tra di voi. Non far preoccupare Marcello però, sono giorni di discussioni, è teso già di suo.
Lasciai cadere il telefono sul divano. Mio marito era sempre rimasto un po in disparte nei litigi di famiglia, ma quando si trattava della madre o della zia, era incredibilmente arrendevole.
Dai, Giulietta, vengono dalla provincia, hanno altre idee sulla vita, diceva sempre. Meglio cedere
Cercai di chiamarlo. Lutente non è raggiungibile. Ma certo. Proprio quando serve, è sempre non raggiungibile.
***
Ne uscì uno scandalo memorabile. Valeria iniziò a tormentarmi alle cinque del mattino, pretendendo che andassi a prenderle subito.
Siamo stanche, abbiamo fame! E cè pure freddo qui fuori, ci siamo congelate. Tu stai ancora dormendo, vero? Alzati! E subito! Tra un quarto dora voglio vederti!
Appena capii chi era, sbottai di brutto:
Basta, lasciami stare! Non arrivo da nessuna parte! E non vi faccio entrare a casa mia. Arrangiatevi. Basta. Mi avete stufata.
Dopo il decimo squillo, bloccai il numero di zia Valeria.
Poi si mise a chiamare con quello della figlia dovetti bloccare anche quello.
Tutto il giorno Tommasina mi assillò: pregare, supplicare, minacciare di offendersi e di raccontare tutto a Marcello
E la sera, allimprovviso, arrivò Marcello di ritorno dalla trasferta, senza preavviso.
Giulietta, che succede? chiese appena entrato La mamma mi telefona disperata, dice che hai buttato zia Valeria per strada.
Dopo un abbraccio e un bacio spiegai:
Sono arrivate senza avvertire. Subito hanno preteso che cacciassi gli inquilini e che mettessi Angelica in casa mia gratis per almeno cinque anni.
Marcello, ma ti sembra una cosa normale? Davvero non hanno alcun ritegno?
E per quel che so, stanno benone a casa di tua madre.
E tu perché sei tornato?
Mi ha chiamato mamma, sospirò. E anche zia Valeria mi ha assediato il telefono
Giulietta, non potremmo lasciarle stare lì? Finché non trovano un posto in dormitorio universitario
Scossi la testa:
Marcello, non lavranno mai un dormitorio. Non hanno neppure fatto domanda, Valeria era convinta che la casa fosse già la loro. La mia!
Capisci la faccia tosta? Neanche si sono informate, venivano a casa loro come se niente fosse.
Mamma mi dice che avevi promesso sei anni fa
Ero alle esequie della nonna, Marcello. Le ho sentite dire quelle assurdità e le ho ignorate completamente, non ero in me da pensarci veramente.
Zia Valeria è furiosa. Ha dichiarato che per lei siamo morti. E comunque, da mamma non sono rimaste troppe ore di viaggio fino alluniversità.
Le ho inviato diecimila euro, sono riuscite a trovare un posto in affitto
Meno male! esultai, battendo la mano sul tavolo. Oggi la miglior notizia. E guardo, per quei soldi non litigo.
Ora basta, almeno ci hanno lasciato stare!
Marcello sospirò lungo e appassito.
Giulietta, hanno affittato una stanza in una casa di ringhiera. Zia Valeria si lamenta dei scarafaggi e dei vicini rumorosi.
Che impari a cavarsela. Chi vuole vivere nella capitale deve abituarsi a darsi da fare, non aspettare il miracolo dai parenti che avrai visto sì e no quattro volte in vita tua e che mai, tra laltro, ti hanno fatto gli auguri di compleanno!
Mi allontanai verso la camera da letto, Marcello mi seguì.
Giulietta, ma non ti senti in colpa? Non è che davvero li abbiamo abbandonati così, al loro destino?
E se capitasse qualcosa? E se i vicini lì fossero pericolosi? Non ti dispiace per zia Valeria?
Mi bloccai e guardai mio marito negli occhi:
Marcello, io ho una figlia, ho i miei genitori di cui sono responsabile. E ho una casa che mia nonna ha guadagnato col duro lavoro.
Non la spreco solo perché qualcuno, seicento chilometri più in là, pensa di averne più diritto di me.
Perché dovrei sentirmi io in colpa? Dimmi!
Marcello rimase in silenzio. Continuai:
Vuoi cenare? Scaldo io qualcosa. E ora chiudiamo la questione. Se vuoi aiutare i tuoi parenti, fallo con il tuo stipendio.
La casa resta affittata, nessuno sarà sfrattato. Punto.
Va bene. Hai ragione. Nemmeno io sarei contento se i tuoi andassero in villeggiatura dai miei a dire: Fateci un po di posto, restiamo qui una decina danni.
Dopo la cena, mentre Marcello era in doccia, guardai di nuovo il cellulare. Cera un altro messaggio da Tommasina:
«Giulietta, ma così non si fa. Valeria si è ammalata dallo stress. Porta loro almeno della spesa, qualcosa che basti per un paio di settimane. Carne, verdure, frutta e cioccolatini. Caffè, tè, prodotti per ligiene personale, olio doliva. Magari anche un po di pesce, niente scatolame che Valeria non lo mangia. Lindirizzo è…»
Bloccai anche sua madre. Che se ne stiano per un po nella lista nera.
***
La notte passò tranquilla niente telefonate da quei parenti.
Valeria si presentò la mattina seguente, alle sette in punto. Bussò forte che quasi sobbalzai.
Marcello dormiva, quindi dovetti aprire io.
Appena mi vide, mi investì:
Dormi calda e comoda, eh? Sotto il piumone, nel letto pulito?
Non vuoi sapere come abbiamo passato la notte io e Angelica?
Terribile, se vuoi saperlo! Gli scarafaggi ci cadevano in testa, la camera è ghiacciata, il pavimento gelido!
A destra qualcuno ha intonato O sole mio tutta la notte, a sinistra litigavano urlando.
Non ti vergogni? Davvero lasceresti dei parenti vivere in condizioni tanto disumane?
Cara, io non cerco lite. Non vuoi mandare via i tuoi inquilini? Non importa! Allora io e Angelica ci trasferiamo da te!
Avete una casa con tre camere, una stanza ce la destini di sicuro. Magari la più grande, siamo in due!
Non preoccuparti, tanto restiamo poco, tre o quattro mesi, forse mezzo anno. Poi, quando la ragazza si sistema, ce ne andiamo.
Rimasi sbalordita.
Dimenticate come si arriva qui! Se volete evitare di rompere del tutto i rapporti.
Preferite che chiami la Polizia? Lo faccio volentieri, che problemi posso avere io?
Valeria arrossì di colpo per un attimo mi spaventai.
Ma tu Tu Ti maledica la tua avarizia di romana arrogante!
Che tua figlia lavi pavimenti tutta la vita!
Guarda che ti ricorderò questa!
Il mondo è piccolo e scivoloso!
Arriverà il momento che dovrai venire tu a chiedermi qualcosa, e io non ti perdonerò mai quello che hai fatto!
Senza risponderle, chiusi semplicemente la porta in faccia alla lontana parente. Rimase qualche minuto a gridare sulle scale e poi se ne andò.
***
Il litigio con Valeria irrimediabilmente incrinò i rapporti anche con Tommasina mia suocera non volle più parlarmi.
Marcello però continuò ad andare a trovarla, la aiutava e qualche volta portava anche la nipote da lei, ma in casa nostra Tommasina non mise più piede.
A dirla tutta, quasi ne fui sollevata un problema in meno.






