Fedeltà oltre il silenzio: La storia di Fëdor, unico amore tra pettegolezzi di paese e il destino di una famiglia italiana dopo la perdita di Zina, tra sospetti, vecchie passioni e il coraggio dei figli gemelli nel cuore della campagna

MONOGAMO

Il giorno del funerale di sua moglie, Pietro non versò nemmeno una lacrima.
Hai visto? Te lavevo detto che non amava mica la Gina, sussurrava Rosetta allorecchio della vicina, Assunta.
Abbassa la voce Ormai che cambia? I bambini sono rimasti orfani con un padre così, ribatteva Assunta.
Vedrai che si sposa con la Caterina, assicurava Rosetta.
Ma che dici con Caterina? Lei che centra? La vera passione di Pietro era la Glafira. O hai dimenticato come si inseguivano per i fienili? Caterina non si abbasserebbe mai rispose Assunta. Ha una famiglia, si è dimenticata di lui.
E tu che ne sai?
Ovviamente so. Il marito di Caterina è un gran lavoratore, stimato da tutti. Perché dovrebbe cambiare tutto per Pietro e per i suoi figli? Lei è una donna concreta. Invece Glafira, con quel suo marito Michele che la fa penare Quella sì che potrebbe ricascarci insisteva Rosetta.

Gina fu sepolta. I bambini si tenevano forte per mano.
Mario e Paolina avevano appena compiuto otto anni. Gina aveva sposato Pietro per amore, ma lui laveva mai amata veramente? Nemmeno lei lo sapeva, e nemmeno gli abitanti del piccolo paese tra le colline umbre.
Dicevano che si era sposata perché era rimasta incinta. E infatti, la loro prima figlia era nata prematura, visse poco e dopo ci fu un lungo vuoto nella casa di Pietro e Gina.
Pietro era sempre cupo, taciturno. Lo chiamavano “il Lupo Solitario”. Non sprecava parole, e ancor meno gesti di tenerezza. Gina lo sapeva meglio di chiunque altro.
Ma un giorno il cielo la benedisse: dopo mille preghiere silenziose, Gina diede alla luce due gemelli.
Paolina e Mario. Mario era tutto sua madre, gentile e premuroso; Paolina invece aveva preso dal padre: silenziosa, imperscrutabile, chiusa come una cassaforte. Nessuno capiva cosa avesse per la testa. E proprio per questo era quella più legata al padre: stavano fatti della stessa pasta.

Quando Pietro lavorava nellofficina, segava o inchiodava qualcosa, Paolina gli girava sempre intorno. Era Pietro a insegnarle la vita, a modo suo.
Mario invece era lombra della madre: la aiutava come poteva, portava lacqua con il secchiello, spazzava i pavimenti. Gina amava entrambi, ma capiva solo Mario, mentre Paolina le restava estranea.
Quando stava per morire, Gina chiamò Mario:
Figlio mio, presto sarò via. Tu rimarrai il capo. Proteggi tua sorella. Sei un ragazzo, è tuo dovere difenderla. Lei è una bambina, più fragile, avrà sempre bisogno del tuo aiuto.
E papà? chiese Mario.
Cosa?
Anche papà ci proteggerà?
Non so, figlio mio. La vita ci dirà.
Allora non morire, mamma come ce la caviamo senza di te? piangeva.
Ah, se fosse nelle mie mani, sospirò Gina, spegnendosi allalba.

Pietro sorvegliava il corpo di Gina, le teneva la mano. Gli occhi asciutti, la schiena curva, la faccia scavata e scurita dal dolore. Tutto qui.

La vita pian piano riprese il corso. Paolina si assunse la responsabilità di fare la padrona di casa: cucinava e puliva, ma era una bambina. La zia di Pietro, Natalina, la aiutava in tutto e le insegnava a tenere la casa.

Zia Natalina un giorno domandò Paolina. Papà adesso si risposerà?
Non saprei, ragazza mia. Lo sai che tuo padre non parla mai con nessuno dei suoi pensieri, rispose Natalina, che aveva casa piena di figli e un marito, Basilio, sempre pronto ad aiutare. La loro famiglia era felice.

E se succede qualcosa, ci prenderesti con te? chiese ancora Paolina.
Non dire sciocchezze. Tuo padre vi ama. Non permetterebbe a nessuno di farvi del male.

Intanto nel paese i pettegolezzi correvano veloci: si sussurrava che tra Pietro e Glafira fosse tornata la fiamma di un tempo.

Ma quella Glafira ha perso la testa, mormorava Rosetta. Si è rimessa dietro a Pietro e la sua famiglia non la pensa più.
Povera stupida, si dicevano le donne davanti al negozietto.
Su, sparpagliatevi, finiamola con queste chiacchiere! le interruppe il presidente della cooperativa agricola, Massimo Leonardi.
Sempre a parlare di gente che non conoscete davvero! rimproverò, difendendo Pietro.

Glafira e Pietro, sì, avevano avuto una storia forte, da romanzo. Poi lui era stato mandato a lavorare in Emilia per aiutare con la semina, e Glafira si era lasciata consolare da Michele.
Quando Pietro tornò, lo scoprì e per poco non ammazzò Michele. Da allora tra lui e Glafira era finita.
Lei sposò Michele, uomo perso dietro alle donne e il vino, e ne ha versate di lacrime lei, che non aveva saputo tenersi stretto un uomo serio come Pietro, uno lavoratore, mai alticcio, solo taciturno.

Fu allora che si cominciò a notare che Pietro guardava Gina con occhi diversi. Lei rifiorì. Che miracoli fa lamore, pensava la gente.
Gina era stata innamorata di Pietro da sempre, ma tacque.
Alla fine si fidanzarono, in silenzio, poi un giorno si sposarono al municipio.
Era una cerimonia semplice: Pietro aveva solo la sorella Natalina, Gina una madre anziana.
La mamma di Gina lha avuta tardi, figlia di una storia di cui si parlava poco ma tutti sospettavano che il padre fosse proprio il vecchio capovillaggio, Basilio Proietti. Bella donna, Oksana, eppure nessuno la voleva: aveva la fama di rubare i mariti, sempre allegra, sempre fuori. Gina però non somigliava a lei. E i figli non devono pagare per i genitori.

La gente provava pena per Gina, specialmente dopo il matrimonio:
Povera donna, vivrà una vita di sacrifici, lui non la amerà mai, sospirava Nunzia Perugini.
Ma Pietro, strano a dirsi, fu sempre fedele. E in paese era impossibile nascondere i segreti! Quindici anni insieme senza mai una lite. Alla fine i pettegolezzi si placarono, fino a quando Gina si ammalò gravemente durante un inverno tremendo. Malattia senza scampo.

Pietro tornava dal lavoro.
Piero, se vuoi, passo da te stasera, facciamo due chiacchiere, ho portato i biscotti per i tuoi figli, lo fermava Glafira con un cestino in mano.
Glafira, grazie, ma Natalina ieri si è già preoccupata di portarci dei biscotti.
Ma io ci ho messo il cuore, Piero.
E anche mia sorella ci mette il cuore.
Allora vuoi venire al mulino stasera? Per parlare come ai tempi nostri, insisteva lei.
Perché?
Non ti ricordi più quello che siamo stati? gli chiese tremando.
Quello che è stato è sepolto da tempo. Ora ci sono i miei figli. Amo Gina.
Ma ormai non puoi riaverla… sussurrò lei.
Lamore non muore, rispose Pietro.
Non lhai mai amata, lhai sposata solo per fare un dispetto a me, lo sfidò Glafira.
Vai a casa, Glafira, mormorò Pietro.
Accelerò il passo, lasciandola sola sotto il tramonto, mentre i suoi figli lo aspettavano a casa.

Passarono gli anni. I ragazzi crebbero. Zia Natalina ogni tanto passava a trovarli e ora sapeva che suo fratello era fatto per amare una sola volta.
Paolina, mi dicono che ti si vede spesso con Giorgio Varonese, le disse la zia entrando in casa.
Sì, e allora? rispose Paolina, ormai donna. Che bella che è cresciuta, pensò Natalina.
Così, per dire, sta attenta però.
A cosa?
Sai cosa, la vita è la vita, la ammonì.
Zia, io lo amo. Per tutta la vita.
Stai attenta, ti sembra così ora.
Non mi sembra, lo so.
Magari tu sì, ma Giorgio?
Se lui mi tradisce, non amerò mai più nessun altro.
Quello lo posso credere, sospirò la zia.

Quella sera, Mario e Paolina aspettavano il padre di ritorno dal lavoro.
Papà sta facendo tardi, osservò Mario.
Oggi è venerdì.
E allora?
Va sempre sulla tomba della mamma il mercoledì, il venerdì e la domenica.
E tu come lo sai? chiese Mario, sorpreso.
Sei proprio uno sciocco se ancora non senti il cuore di papà.

Uscirono di casa in silenzio, Paolina guidò Mario per una scorciatoia fra gli orti.
Guarda là, sussurrò, indicando la figura scura del padre sul vialetto del cimitero.

Mario tese lorecchio. Pietro parlava con la moglie morta.
Ecco, Gina, è così. Paolina presto avrà marito Le ho preparato la dote, Natalina mi ha aiutato. Va tutto, più o meno Scusami, Gina, se in vita ti ho parlato poco. Ma il mio cuore ti ha detto mille parole. Per me val più il cuore delle parole, sussurrò Pietro, e si diresse lentamente verso il cancello.

Paolina guardò Mario. Il fratello aveva le lacrime ferme negli occhi.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × 1 =

Fedeltà oltre il silenzio: La storia di Fëdor, unico amore tra pettegolezzi di paese e il destino di una famiglia italiana dopo la perdita di Zina, tra sospetti, vecchie passioni e il coraggio dei figli gemelli nel cuore della campagna