**Felicità a Tariffa Natalizia**
“Grazie, mamma.” Lorenzo si alzò dal tavolo e si stirò. “Vado a fare un giro. Non preoccuparti, sarò prudente, e di macchine in giro ormai ce ne sono poche.”
“Da quando hai comprato quell’auto, non fai altro che passarci il tempo. Eppure dovresti pensare a sposarti. Dicono che per un uomo la macchina venga sempre prima di tutto.”
“Mamma, non iniziare,” disse Lorenzo, avvicinandosi per abbracciarla. “Sai quanto ho sognato questa macchina. Lasciami godermela ancora un po’, poi penserò alla famiglia. Te lo prometto.”
“Va bene. Hai quasi trent’anni e giochi ancora con le macchinine.” Gli scompigliò i capelli. “Va’, allora.”
Uscì dal portone, si avvicinò alla sua Fiat e spazzolò via i fiocchi di neve dal parabrezza. La patente l’aveva presa da tempo, e suo padre gli permetteva di guidare la vecchia Alfetta, finché non l’aveva schiantata. Aveva esperienza, ma non si era ancora stancato del piacere di avere un’auto tutta sua.
Aveva risparmiato a lungo, scelto con cura, e ora ogni sera girando per Milano, a volte allungandosi fuori città. Se qualcuno faceva l’autostop, li portava senza chiedere un euro.
Si sedette, accese il motore e sorrise al rombo familiare. Alzò il volume della radio e uscì lentamente dal cortile.
I fiocchi di neve brillavano davanti ai fari. Quel dicembre era iniziato all’improvviso, e in pochi giorni si era accumulato un bel mucchio. Lorenzo guidava senza meta, finché non vide una donna con un bambino che faceva l’autostop. Abbassò la musica e fermò la macchina.
“Mi porterebbe fino a Via Garibaldi?” chiese la donna, chinandosi verso il finestrino.
Era giovane, carina.
“Salga,” fece lui, accennando al sedile accanto.
“Quanto mi chiede? È un po’ lontano,” insisté lei, senza muoversi.
“Non si preoccupi. Con le donne belle non prendo soldi.” Ma vedendola indietreggiare, aggiunse in fretta: “Dia pure dieci euro, se la fa stare tranquilla. Su, non mordo,” rise.
La donna aprì lo sportello posteriore e fece salire il figlio, un bambino di cinque anni, poi si sedé accanto a lui. Lorenzo riprese la strada.
“Quanti cavalli ha?” domandò il piccolo da dietro.
“Cavalli? Boh, non lo so.”
“Come fa a non saperlo?” insisté il bambino.
“Vedi, quando l’ho scelta, mi piaceva com’era fatta, comoda. La potenza non mi interessava. Tu invece sembri un esperto, eh?” disse Lorenzo serio.
“Lo sono!” ribatté il piccolo con aria importante.
“E come ti chiami, esperto di motori?”
“Matteo. E lei?”
“Ah, che bel nome. Io sono Lorenzo. Scusa se non ti stringo la mano, ma sono occupato.” Lo divertiva quel dialogo.
“Basta, Matteo, non disturbare il signore,” lo riprese la madre.
“Ma lascialo parlare. È un bravo ragazzo, Matteo… proprio un ‘matto’ simpatico!” Lorenzo la guardò nello specchietto e, quando i loro occhi si incrociarono, sentì una fitta di calore nel petto.
Milano scintillava di luci natalizie. Nei grandi centri commerciali, gli abeti già decorati luccicavano. Manca un mese a Capodanno, ma l’atmosfera era già quella.
“Fermi qui, per favore,” disse la donna.
“Posso accompagnarli sotto il portone?” propose Lorenzo, ma lei non rispose, evitando il suo sguardo. Si fermò davanti a un lungo palazzo.
La donna scese e aspettò il figlio.
“Matteo, sbrigati,” lo incalzò.
“Vieni a prendermi domani?” chiese il bambino con voce lamentosa.
“Ti riprendo domenica. E smettila di piangere, ti si chiude il naso. Esci.”
Matteo si mosse lentamente. Lorenzo uscì per aiutarlo.
“Ecco.” La donna gli tese una banconota da dieci euro.
Lui la piegò in due e se la infilò in tasca.
“La conserverò come un portafortuna,” disse serio, stringendo la manina di Matteo. “Ciao.”
“Ciao,” mormorò il bambino.
“Andiamo, la nonna ci aspetta,” lo tirò via la madre.
Dopo pochi passi, Matteo si voltò e Lorenzo gli fece un cenno. Poi vide un uomo avvicinarsi da un’auto parcheggiata, baciare la donna sulla guancia e porgere la mano al bambino, che la ignorò.
«Un appuntamento, e il piccolo è geloso», pensò Lorenzo. E l’idea lo rallegrò.
Rientrato in macchina, alzò il volume. Dall’altoparlante usciva la voce di Toto Cutugno: “L’italiano vero, l’amore è sincero…” Nell’abitacolo rimaneva una traccia del profumo di lei. Controllò lo specchietto, quasi sperando di vederla ancora lì. Ma non c’era.
Non aveva più voglia di guidare. Cambiò stazione radio. Quello sguardo gli rimaneva in testa. Era ordinaria, carina, ma perché l’aveva colpito?
Anni prima si era innamorato di una donna più grande, con una figlia. Le aveva chiesto di sposarlo e l’aveva portata a casa.
“È più vecchia di te, ha un figlio. Sei giovane, bello, potresti trovare una ragazza della tua età. Non farlo, Lorenzo…” lo aveva supplicato sua madre.
Poi si era pentita, credendo di avergli rovinato la vita. Lui non era riuscito ad amare nessun’altra. E ora…
Passava spesso davanti a quella casa, ma non li aveva più rivisti. Poteva chiedere in giro, ma cosa avrebbe detto? Forse lei stava bene con quell’uomo.
E intanto continuava a cercarla.
La vigilia arrivò. Sua madre, Antonietta, era in cucina da ore. L’albero luccicava, in TV trasmettevano “La Vita è Bella”, e il 31 dicembre cadeva di sabato. Lorenzo aveva dormito, aiutato a preparare i piatti, tirato fuori le posate buone. Ma al calar della sera, sentì il bisogno di uscire.
“Mamma, nevica, è magico. Faccio un giro, altrimenti crollo e non sento neanche il discorso del Presidente.”
“Dove vai? Mancano tre ore!”
“Torno subito, faccio un paio di giri. I tassisti vogliono festeggiare pure loro. Non preoccuparti.”
La neve aveva imbiancato la Fiat. Dentro era gelido. Accese il riscaldamento. Le strade erano quasi deserte, solo qualche ritardatario correva verso casa.
Sul ciglio della strada, un uomo in cappotto faceva l’autostop. Lorenzo si fermò. L’uomo salì pesantemente, il sacchetto con le bottiglie tintinnò. Alla fine, gli offrì venti euro per una corsa breve.
«Tutti generosi a Natale», pensò Lorenzo, prendendoli. Poi diede un passaggio a una coppia che litigava. Rifiutò i loro soldi, e loro, riconoscenti, se ne andarono mano nella mano.
Percorse la strada dove aveva incontrato lei e Matteo, fissando le finestre illuminate. Poi si diresse verso casa della nonna del bambino. Qualche petardo esplose in lontananza.
E all’improvviso li vide. Camminavano lungo il marciapiede. La riconobbe dal cLoro si avvicinarono, e mentre la neve scendeva lieve, Lorenzo capì che il nuovo anno gli aveva già regalato la speranza di un nuovo inizio.






