A CUORE APERTO
In quella famiglia, ognuno si faceva la propria vita.
Il padre, Marco, oltre alla moglie, aveva sempre una donna del cuoree spesso non era neanche la stessa. La madre, Lorenza, intuendo i tradimenti del marito, non dava certo esempio di onestà: anche a lei piaceva passare il tempo fuori casa, tra le braccia di un collega sposato. I due figli, Matteo e Davide, crescevano praticamente abbandonati a sé stessi.
Nessuno si prendeva a cuore la loro educazione. Così, il più delle volte, i ragazzi passavano intere giornate a bighellonare senza meta, tra i cortili assolate e le strade del quartiere. Lorenza sosteneva che la scuola dovesse occuparsi di tutto, e che i genitori non avessero responsabilità una volta chiusa la porta di casa.
La domenica era lunica eccezione: tutta la famiglia si radunava intorno al tavolo della cucina, giusto il tempo di divorare il pranzo in silenzio, per poi sparire di nuovo ciascuno verso le proprie occupazioni.
Chissà come sarebbe continuata, quella storia, con i suoi compromessi amari, se un giorno non fosse accaduta una tragedia irreparabile.
Quando il più giovane, Davide, aveva appena dodici anni, il padre per la prima volta lo portò con sé in garage, per farsi dare una mano tra attrezzi e barattoli. Mentre Davide osservava curioso i vecchi cacciaviti e chiavi inglesi, Marco si allontanò un attimo per scambiare due chiacchiere con altri appassionati di motori lì vicino.
Allimprovviso, dal loro garage, si levarono dense nuvole di fumo nero; poi, subito dopo, le fiamme. Tutti rimasero impietriti. Solo in seguito si scoprì che Davide aveva fatto cadere una vecchia lampada a benzina accesa sopra una tanica di carburante. Nessuno sapeva cosa fare, il panico si diffuse, il fuoco divorò ogni cosa in pochi istanti. Gettarono un secchio dacqua su Marco, che si lanciò subito dentro tra le fiamme. Ne uscì portando tra le braccia il corpo inerte del figlio. Davide era gravemente ustionato, solo il viso era illesochissà, forse se lera protetto istintivamente con le mani. Non aveva più addosso indumenti; tutto era bruciato.
Qualcuno chiamò subito i vigili del fuoco e il 118. Davide fu trasportato durgenza in ospedale. Era vivo.
Lo portarono subito in sala operatoria. Dopo ore di attesa interminabili, venne il medico a parlare con i genitori: Stiamo facendo il possibile, e anche limpossibile. Ora è in coma. Le possibilità di sopravvivenza sono minime, uno su un milione. La medicina non può fare altro. Se Davide vorrà davvero vivere, potrà succedere il miracolo. Siate forti.
Marco e Lorenza, senza pensarci due volte, corsero alla chiesa più vicina. Fuori cominciò a piovere a dirotto, ma loro, infreddoliti e disperati, avanzavano veloci tra la folla, sperando solo di salvare il figlio.
Entrarono bagnati fradici, senza mai aver messo piede prima in una chiesa. I presenti erano pochi, tutto taceva. Scorsero il parroco, don Sergio, e si fecero incontro a lui sommessamente.
Padre, nostro figlio sta morendo! Ci aiuti! singhiozzò Lorenza.
Il sacerdote sospirò: Eh, quando arriva la tempesta tutti cercano Dio, vero? Ma ditemi la verità, quanta strada tortuosa avete fatto nella vostra vita?
Marco arrossì: Non abbiamo fatto nulla di grave non siamo criminali.
Il parroco li scrutò e ribatté: Avete forse ucciso lamore, piuttosto. State insieme solo nel nome, ma tra le vostre anime ci passa un fiume. Davanti a Dio non si può bleffare Dovete pregare per la salute di vostro figlio davanti a San Nicola, con forza e con il cuore. Ma ricordate che tutto è volontà del Signore! E Dio, a volte, scuote i cuori in modo doloroso, per far rinascere ciò che state lasciando morire dentro di voi. Solo lamore salva tutto.
Marco e Lorenza erano come due pulcini bagnati, davanti alla sincerità tagliente di don Sergio, mentre ascoltavano il verdetto che nessuno mai vuole sentire.
Lui indicò la grande icona di San Nicola.
Marco e Lorenza si inginocchiarono, singhiozzando, e pregarono come non avevano mai fatto, promettendo e giurando di cambiare, di rinascere come famiglia.
Fu così che ogni relazione extra fu stroncata, dimenticata per sempre. Ricominciarono tutto daccapo, ricucendo la propria vita, pezzo dopo pezzo.
La mattina dopo, arrivò la telefonata: il medico annunciò che Davide si era risvegliato dal coma.
Marco e Lorenza si sedettero accanto al letto del figlio.
Davide aprì gli occhi, cercò di sorridere, ma la sofferenza si leggeva sul suo volto come una maschera adulta.
Mamma, papà, promettetemi che non vi separerete mai sussurrò.
Ma che dici, piccolo? Noi siamo qui insieme, disse Lorenza, accarezzandogli la mano calda e ancora debole. Davide si ritrasse per il dolore.
Io lho visto, mamma E quando avrò dei figli darò loro i vostri nomi, aggiunse Davide.
Marco e Lorenza si scambiarono unocchiata: pensavano che delirassequali figli? Lui non poteva nemmeno camminare! Limportante era cercare di farlo guarire, tutto il resto sarebbe venuto dopo.
Da allora però, Davide migliorò giorno dopo giorno. Vendettero la loro vecchia villetta in campagnala casa in Riviera Ligure era andata completamente persa con il garage e lAlfa Romeo, tutto bruciato quellinfausto giorno. Limportante però era che il figlio fosse vivo. Nonni, zii, cugini: tutti si unirono per aiutare come potevano.
La famiglia si raccolse intorno alla loro disgrazia comune.
Anche la notte più lunga finisce.
Passò un anno.
Ormai Davide era al centro di riabilitazione nelle colline di Firenze: camminava, si prendeva cura di sé.
Lì conobbe una ragazza, Ginevra, della sua età, anche lei sopravvissuta a un incendio. Ginevra aveva il viso segnato dalle ustioni. Aveva subito tanti interventi. Si vergognava di sé, dei suoi segni: non si specchiava mai.
Davide sentì per lei una luce profonda. Ginevra aveva una saggezza e una dolcezza fuori dal comune, e lui sentì che doveva proteggerla. Passavano insieme ogni minuto libero, uniti dalle stesse esperienze, gli stessi dolori, le stesse paure, ma anche la stessa forza di resistere e andare avanti.
Il tempo passò
Quando furono pronti, celebrarono un piccolo matrimonio in chiesa, circondati solo dai più cari. Ebbero due splendidi bambini: la primogenita, Antonella, poi, dopo tre anni, nacque Andrea.
Dopo un periodo di serenità, Marco e Lorenza decisero di separarsi definitivamente. Lintera storia, segnata dalla sciagura di Davide, li aveva tanto provati da rendere impossibile continuare insieme. Nessuno li aveva mai visti così esausti: cercavano solo un po di pace.
Lorenza si trasferì dalla sorella in provincia di Siena. Prima di andare via, entrò unultima volta in chiesa: voleva ricevere il benedizione da don Sergio. Negli ultimi anni gli aveva spesso chiesto consiglio e ringraziato per averli aiutati nel momento più buio.
Ringrazia il Signore, non me, Lorenza! la ricordava spesso il prete.
Lui non approvava la separazione: Se proprio non ce la fai, vai. A volte la solitudine fa bene allanima. Ma ricorda: marito e moglie sono una sola cosa davanti a Dio!
Marco restò solo nella casa vuota. I figli avevano ora le loro famiglie.
Gli ex coniugi, quando si trattava di andare a trovare i nipoti, si organizzavano per non incrociarsi mai.
Così, chiudendo ogni conto col passato, ognuno trovò finalmente il proprio angolo di tranquillità sotto il cielo italiano.






