Festa d’Amore per Due

Festa per due

Fin da piccola, Fiorenza, accompagnata dai genitori, aveva assistito al matrimonio di una cugina a Napoli. Allinizio tutto sembrava affascinante, poi la giovane vide lo sposo e la sposa, stanchi e affranti per gli interminabili urli di amaro, seduti al tavolo senza neppure un sorriso. Intorno, gli invitati saltellavano, ballavano, cantavano e urlavano.

Quella confusione la stancò; a soli dieci anni decise che non avrebbe mai voluto una cerimonia del genere. Provava pietà per gli sposi.

«Se mai mi sposerò forse è meglio non farlo affatto»

Il tempo passò, Fiorenza divenne adulta e, quando incontrò il suo Luca, dimenticò quei dubbiosi propositi. Accanto a lui il mondo svaniva: cerano solo lui e lei.

«Che fortuna avere accanto una persona che con una mezza frase, o anche con un solo sguardo, mi capisce», ripeteva mentre si addormentava. «Grazie al cielo ho incontrato Luca.»

Capiva di amare Luca da tempo, riconosceva quellemozione come vero amore: lo amava per la sua fedeltà, per il modo in cui la adorava e le spazzava via ogni granello di dubbio.

«Con Luca cè fiducia reciproca», confidava alla sua amica Alessia, «e una comprensione totale. Ma soprattutto lo adoro per il rispetto che ha per le mie opinioni, anche quando non coincidono con le sue.»

«Sei felice, Dink, non capita spesso di trovare così tanto accordo», commentava Alessia. «Io e Matteo siamo unaltra storia: ognuno con le proprie complicazioni, incapaci di cedere. Non so neanche se voglio sposarlo.»

«Ci penserai, il tempo mette le cose al loro posto», le consigliava Fiorenza. «Non è ancora il momento di decidere.»

«Sì, lo so, ma mia madre non vuole affrettare le cose; non le piace il nostro Matteo», concluse la ragazza, triste.

Lintesa tra Fiorenza e Luca li condusse facilmente alla registrazione al comune, quasi come fosse una cosa scontata.

«Fiorenzina, penso che sia il momento di sposarci», le propose Luca una sera, accompagnandola a casa. «Che ne pensi?»

«Che ne penso? Lo vedo chiaro, non ho dubbi: è ora. Dubito solo su come organizzeremo la cerimonia. Non voglio invitare una folla immensa», rispose, ricordando il matrimonio infantile a Napoli che laveva spaventata.

Luca rise, comprendendo il suo timore.

«Capita», disse. «Ma cosa ti preoccupa? Forse la nostra unione sarà diversa.»

«Mi piacerebbe una cerimonia solo per noi due. Non voglio quel caos di urla e grida.»

«Anche a me non piacciono le folle», replicò Luca, poi la spinse gentilmente verso lingresso. «Vai a dormire, ne parleremo domani.»

Fiorenza non riuscì a prendere sonno. Aveva davvero deciso di non volere una festa rumorosa. Con i suoi ventisette anni e i ventotto di Luca, entrambi erano adulti consapevoli. Dopo il lavoro, seduti in un bar di Firenze, ripresero a parlare.

«Luca, insisto, voglio una cerimonia solo per noi due», disse Fiorenza.

«Solo per due, che romantico», esclamò Luca. «Immagina una grande sala, tavoli imbanditi, solo noi. Tu in abito bianco, io in smoking, candele accese, musica soffusa e brindiamo al nostro futuro.»

«Stai scherzando, ma io sono seria», ribatté Fiorenza. «Come convinceremo i nostri genitori?»

«I miei genitori sono tradizionali, temono che il figlio unico sia lunico erede e tu sei lunica figlia della tua famiglia», osservò Luca.

«Esatto, la nostra vita, ma decidono loro», rispose Fiorenza, irritata.

«Le tradizioni sono parte della vita», concluse Luca con tono filosofico.

«Tradizioni, a me non servono. Vorrei sposarci in una chiesa sperduta tra le Dolomiti, lontano da tutto», sognò Fiorenza.

«Allora faremo anche la benedizione», rise Luca.

«È il mio sogno, Luca.»

«Allora, seriamente, firmiamo i registri e poi partiamo per una luna di miele in Grecia. Saremo soli», propose lui.

«Una luna di miele non è una cerimonia. Voglio la cerimonia per due», ribatté Fiorenza.

«Va bene, una cerimonia per due», sorrise Luca. «Potrai indossare il tuo abito bianco, anche se fosse una maglietta e jeans, e io il mio smoking. Ma le tradizioni»

«No, niente jeans! Voglio labito bianco, e tu in smoking. Immagina: ci sposiamo al comune, mi sollevi in braccio e su uno yacht!» esclamò.

«E allora, qual è il piano?», rise Luca.

Una settimana dopo, segretamente dai genitori, presentarono domanda al comune. Manca ancora qualche mese al matrimonio, ma non avevano ancora deciso il formato. Speravano di trovare una soluzione entro allora.

Una sera, nella stanza di Luca, la pioggia batteva contro i vetri. Entrò la madre, Anna, con un sorriso intrigante.

«Ciao giovani», disse. «Stavate programmando una festa? Ho sentito parlare di champagne.»

«Sì, stiamo celebrando il terzo anniversario della nostra conoscenza», rispose Luca.

«Pensavo vi steste per sposarvi», osservò Anna, notando il modulo al comune. «Ecco, avete già presentato la domanda.»

«Mamma, come fai a sapere tutto? Hai le orecchie in città», chiese Luca.

«E tu, pensavi di vivere con me?», rise Anna.

«Va bene, ammettiamolo. Abbiamo chiesto il matrimonio, ma non abbiamo ancora deciso la festa», disse Fiorenza.

«Che cosa pensare? Lasciate fare a noi genitori, comprate labito, gli anelli e il completo di Luca», ordinò Anna, decisa.

«Mamma, non vogliamo una festa sontuosa, vogliamo solo noi due», mormorò Luca.

«Non si può. Una cerimonia è una cerimonia», insistette Anna.

Allora entrò il padre, Romano, con tono burbero.

«Ho perso qualcosa? Parliamo di matrimonio? Finalmente»

«Papà, vogliamo una cerimonia per due», disse Fiorenza, il cuore in gola.

«Non è nella nostra tradizione. Come potete non volere che i parenti siano presenti nel giorno più importante? È il nostro unico figlio Non possiamo infrangere le usanze», ribatté Romano, alto volume.

«E perché dobbiamo fare come volete voi e non come vogliamo noi?», ributtò Luca.

«Perché», interruppe Romano, e uscì dalla stanza.

Quando Luca accompagnò Fiorenza fuori, disse: «Ora tocca a te dire ai tuoi genitori della cerimonia, vediamo cosa diranno.»

«Diranno le stesse cose che diconi tu»

A casa, la madre di Fiorenza la accolse preoccupata.

«Mamma, cosa ti succede? Hai di nuovo il cuore?»

«No, è lanima. Anna mi ha telefonato, dice che non volete la nostra cerimonia e che avete già chiesto il matrimonio di nascosto Cosa avete immaginato? Una festa per due.»

«Capivo che avreste potuto sostenerci, ma»

«Figlia mia», intervenne il padre. «Le tradizioni non si possono infrangere. Non siete i primi a sposarvi, né gli ultimi.»

«Papà, non voglio rovinare il giorno più importante della mia vita», implorò Fiorenza.

«Allora così sarà, non rovineremo nulla.»

«Papà, voglio una cerimonia per due e uno yacht.»

«Chi si oppone? Avrai lo yacht e il viaggio dopo la festa, ma prima una festa normale», dichiarò Romano.

Fiorenza capì che Luca aveva ragione: i genitori avrebbero imposto le loro regole, con invitati, fiori e lunghi tavoli. Nessuno li aveva sostenuti. Luca raccontò il progetto al suo amico Sergio, che rispose deluso:

«Pensavo avremmo potuto fare come si deve»

«Non è ancora definitivo, i genitori hanno la meglio», disse Luca, e Sergio gli diede una pacca sulla spalla.

Il giorno del matrimonio si avvicinava. I genitori chiedevano: «Che fiori, bianchi o rosa? Quanti invitati?»

Duecento persone erano state contate. Fiorenza e Luca si guardavano con gli occhi sgranati, increduli per la mole di ospiti.

«Contavamo su un evento intimo», osservò Luca.

«Piccolo, certo. Non preoccupatevi, ci occuperemo di tutto. Dopo la cerimonia vi porteremo allaeroporto e vi diremo verso la costa», promise il padre. «Così sarete solo voi due.»

Il matrimonio si svolse in un elegante ristorante di Roma, nella sala decorata di fiori bianchi. Prima della cerimonia Fiorenza si sentiva stordita; i genitori non la preparavano a nulla, lasciandola in balia del grande spettacolo.

Il giorno arrivò. Quando Fiorenza uscì dal vestibolo, vestita di abito bianco, Luca attendeva in smoking, imponente. Latmosfera di festa la avvolse, e il suo cuore esplose di gioia.

«Quanto amo questenergia», pensò, osservando parenti, amici e amiche intorno a sé.

Il ristorante era splendente, i tavoli scintillanti, le voci che esaltavano amaro!. Fiorenza era felice, e Luca altrettanto: se lei sorrideva, anche lui sorrise.

Verso lora di pranzo, già erano a bordo di un aereo, sognando il viaggio che li attendeva.

«È stato tutto così veloce e meraviglioso» conclusero, pronti a partire verso il loro futuro.

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