Caro diario,
Oggi mio patrigno era raggiante: Martina, non puoi capire! Io e Federico abbiamo deciso che lanno prossimo torniamo ancora in Sardegna! si illuminava mentre lo diceva Vuole proprio quellalbergo con la vista sul mare. Che posso farci, è il mio figlio di sangue.
Mi ha colpita come lha specificato figlio di sangue.
Mi fa piacere per voi, gli ho risposto, ma nel cuore mi tornava in mente quanto eravamo sereni, prima che Federico sbucasse da chissà dove. Figlio di sangue Tu però mi hai sempre detto che siamo una famiglia. Che tra figli naturali e figli adottivi non cè differenza.
Lo diceva davvero. Che ero sua figlia, e non importava se lo fossi di sangue o no.
Di nuovo questa storia, Martina Dai! Sei mia figlia, non si discute! Lo sai che ti voglio bene come se fossi la mia. Però Federico
Nemmeno si rendeva conto che mi stava dando ragione.
Federico è il figlio, ho sussurrato. E io sono semplicemente una conoscente.
Ma che dici? Per me sei quasi una figlia!
Quasi Ma mi ci hai mai portata tu al mare? In quindici anni che mi chiami figlia, ma
Mai portata. Davide, mio patrigno, ripeteva sempre che per lui tra me e Federico non cera alcuna differenza. Io, però, ogni volta che vedevo quanto faceva per Federico, la sentivo quella differenza. Eccome.
Non cè mai stato modo, Martina. Lo sai che i soldi una volta non cerano. Sei grande, capisci cosa costa stare due settimane in un resort a cinque stelle costa.
Certo, capisco. Le spese. Troppo caro portare me. Però per Federico, che hai conosciuto solo sei mesi fa, stai già pensando di aiutarlo con un mutuo, così può prendere casa per quando metterà su famiglia. Magari queste sono spese di poco conto, quando si tratta di un figlio naturale?
Non sto comprando casa, chi te lo ha detto?
Amici che ti vogliono bene.
Di a questi amici di non diffondere sciocchezze.
Allora, in quel momento, sono quasi rinata.
Davvero, non stai prendendo casa?
Certo che no! Ah, indovina dove andiamo io e lui sabato? E non mi dà nemmeno tempo di rispondere: Kart! Lui alluniversità faceva anche delle gare, io più per la compagnia.
Kart ho ripetuto. Devessere emozionante.
Eccome!
Posso venire anchio? Mi è sfuggito prima che potessi fermarmi.
Davide, che proprio non ci teneva, ha iniziato a balbettare:
Ehm Martina ti annoieresti. Sul serio, è un passatempo da uomini, si parla di cose da padre e figlio.
Come fa male
Cioè… a voi può interessare e a me no?
Non proprio È che proviamo a recuperare il tempo perso sai, non ci siamo mai visti finora. Vorremmo andarci da soli. Mi capisci?
Quante volte ho dovuto capire, io. Capire era la parola che andava di moda tra noi, ormai. Bisognava capire che il sangue conta più delladozione. Bisognava capire che ora il mio posto era fuori dal cancello.
E Federico era davvero in gamba. Orfano di padre, perché la madre non aveva mai detto nulla a Davide, era cresciuto da solo e, nonostante tutto, era riuscito in qualsiasi cosa: intelligente, gentile, bello.
Papà, ho aiutato a sistemare i box dei cani al canile.
Papà, lo sai che ho preso la laurea con lode?
Papà, guarda, ho riparato il tuo cellulare.
Non era solo figlio. Era il figlio perfetto.
Quella sera, dopo che Davide se nè andato, mi sono persa tra le vecchie foto Il matrimonio tra mia madre e Davide (mamma che ormai se nè andata da cinque anni, lasciando solo noi due). Noi in campagna E io il giorno del diploma
Nulla tornerà più come prima.
***
Martina, dormi? Devo chiederti una cosa. È urgente. Davide si è presentato alle otto di mattina.
Che urgenza cè?
Mi sono sistemata la frangetta e ho acceso la moka.
La storia della casa per Federico.
Allora è vero? ho sussurrato.
Mi dispiace, sì è vero.
A me hai mentito.
Solo perché non volevo farti soffrire. Ma mi serve un consiglio. Bisogna sbrigarsi. Si sposerà, prima o poi e da giovane deve avere almeno un posto suo. Anchio ero in difficoltà a quelletà
E allora fai un mutuo, ho detto a denti stretti. Non ne potevo più di parlare della casa per Federico. Sistemato proprio bene, sto Federico!
Sì, sì, lo so. Ma lo sai che la mia storia bancaria non è il massimo Ma Federico va aiutato. Se lo merita un gesto così, dopo uninfanzia senza padre.
E quindi?
Mi dai una mano? Se ti chiedo un favore?
Dipende.
Spiego subito. Io ho centomila euro da parte. Basta per lanticipo. Ma la banca non mi dà il mutuo. A te lo concederebbe, hai la fedina pulita. Intestiamo a te, facciamo il mutuo insieme. Pago io, ovviamente.
Lillusione che non cè differenza si è spezzata del tutto. La differenza cera. E non veniva certo sacrificato Federico.
Quindi: a Federico la casa, a me il debito? Mi pare chiaro.
Davide mi ha guardata offeso, come se fossi io la traditrice.
Ma che dici! Pago tutto io Non ti chiedo soldi, solo di metterlo a nome tuo. Pensaci
Davide, non sto pensando se accettare il mutuo. Sto pensando che ormai non mi consideri più figlia. Ora hai un figlio. Che conosci da sei mesi. Io sono qui da quindici anni, ma per te questo non conta, conta solo il sangue.
Non è vero! ha sbottato, Vi voglio bene allo stesso modo!
No, Davide. Non è lo stesso modo.
Martina, non è giusto. Lui, però è mio figlio vero.
Sipario. Non ero mai stata la sua figlia. Solo accettata, utile, fino a quando non ha trovato il figlio vero.
Capisco, ho cercato di essere gentile, No, Davide, non posso. Prima o poi la casa dovrò comprarla anchio. Un altro mutuo non me lo danno.
Mi è sembrato che per la prima volta si ricordasse che anche io non avevo una casa.
Ah, già anche tu hai bisogno Però ora potresti aiutarmi, solo per un paio danni, ho già centomila euro, il resto è poco.
No, mi dispiace, non me la sento di intestarmi nulla.
Sapevo che Davide non capiva.
Va bene, ha concluso, Se non puoi aiutarmi come figlia, mi arrangerò.
Chissà se lo sono mai stata, sua figlia. Ora poco importa. Per me, ora, Davide esisteva solo nelle foto.
Un giorno, scorrendo i social, mi sono imbattuta in questa foto.
Allaeroporto: Davide e Federico. Stessa giacca chiara, Davide col braccio sulle spalle del figlio, la scritta Voliamo a Dubai! Famiglia è tutto.
Famiglia.
Ho appoggiato il telefono sul tavolo.
Mi è tornata in mente una scena dellinfanzia. Molto prima che mia madre sposasse Davide. Avevo cinque anni. Vivevamo con poco e si era rotta la mia bambola preferita, quella che mi aveva regalato la nonna. Piangevo, e mio padre quello vero mi aveva detto: Martina, ma che piangi per una sciocchezza? Non mi scocciare!
Non bisognava mai scocciarlo. Aveva interesse solo per la bottiglia. Di fatto un padre non lho mai avuto. Pensavo fosse stato Davide a sostituirlo
Poi ci ha provato ancora a convincermi.
Martina, dobbiamo lavorare sul tuo risentimento
Quale risentimento, Davide? Ti ho detto chiaramente: no.
Non hai capito la situazione. Federico non mi ha mai conosciuto. Ora devo recuperare. È grande, ha bisogno di una casa. Da te non chiedo niente, solo la firma, te lo garantisco.
E i miei di vuoti?
E lì si è arrabbiato davvero.
Martina, basta! Non voglio scenate. Ti voglio bene, davvero! Ma capisci Federico è la mia famiglia vera. Quando avrai figli capirai. Sì, vi voglio bene in modo diverso, ma non significa che tu non sia importante per me.
Importante. Come risorsa.
Martina, calmati! Esageri
In sei mesi hai cambiato tutto, Davide. Non ti chiedo di scegliere. La scelta lhai già fatta. Hai detto la verità: Federico è tuo figlio. Io non lo sono mai stata.
Sono passati sei mesi. Nessuna telefonata.
Un giorno, scorrendo la solita bacheca, ne spunta unaltra.
Davide e Federico, davanti alle Dolomiti. Davide con lattrezzatura da sci nuova di zecca. Sotto: Federico mi insegna lo snowboard! Sarò anche vecchio, ma con mio figlio tutto si può!
Lho fissata a lungo.
Stavo tornando al mio lavoro, quando il cellulare ha vibrato. Numero sconosciuto.
Ciao Martina, sono Federico. Papà mi ha dato il tuo numero perché lui non riesce a chiamarti. Voleva farti sapere che ha risolto il discorso della casa senza di te. Si preoccupa per te e vorrebbe tanto che venissi da noi a maggio. Dice che non sa spiegare perché, ma glielo chiede il cuore.
Ho iniziato mille volte a rispondere. Poi ho finalmente scritto:
Ciao Federico. Dì a Davide che sono felice per lui. Penso a lui anchio. Ma non verrò. Ho già altri piani per maggio. Vado al mare.
Non cera bisogno di specificare che i biglietti li avevo comprati da sola, e che il mare non era la Sardegna dei ricordi, ma la Liguria. E che ci sarei andata con unamica, non con mio padre.
Ho inviato.
E ho capito che, anche senza di lui, potevo essere felice anchio.






