Figlio di sangue
Elena, non puoi immaginare! Indovina un po, io e Matteo abbiamo deciso di andare di nuovo in vacanza in Sardegna lanno prossimo! Il patrigno Antonio era tutto un sorriso, radioso di felicità Dice che vuole assolutamente rivedere quellalbergo con la vista sul mare. Ma cosa posso farci, è pur sempre mio figlio
Aveva aggiunto mio figlio in modo involontario, ma che suonava come una nota stonata.
Sono felice per voi rispose Elena, ricordando comera la sua vita tranquilla prima che Matteo arrivasse allimprovviso Tuo figlio Ma tu mi hai sempre detto che eravamo una famiglia, che non importa se sono figlia tua di sangue o no.
Lo aveva detto, sì. Che lei era come una figlia e che non contavano i legami di sangue.
Dai, Elena Ma certo che sei mia figlia! Non si discute neanche! Sai che ti voglio bene come fossi mia. Ma Matteo però
Non si era reso conto che aveva appena confermato tutto.
Matteo è tuo figlio. E io? Forse solo una conoscente
Ma che stai dicendo, Elena? Sei come una figlia per me, lo sai!
Come una figlia Ma dimmi, mi hai mai portata al mare? In tutti questi quindici anni che ti fai chiamare papà?
No. Antonio diceva sempre che tra lei e Matteo non cera nessuna differenza, ma sentendo quanto faceva per il figlio, Elena capiva che la differenza era enorme.
Non cè mai stata occasione, Elena. Prima era più difficile, non potevo permettermelo. Capisci bene quanto costa stare quindici giorni in un cinque stelle al mare È caro.
Capisco annuì Elena Troppe spese. Sarebbe costato troppo portare anche me. E invece Matteo, che conosci da soli sei mesi, per lui già vorresti fare il mutuo per comprargli casa, così può sistemarsi con la moglie. Queste non sono spese troppo grandi, se si parla di un figlio?
Non sto comprando nessuna casa. Chi ti ha detto questa cosa?
Persone che hanno a cuore la mia felicità.
Dì a queste persone che non parlino a vanvera.
Elena sentì un piccolo sollievo.
Davvero non la compri?
Ovviamente no! Ah, indovina dove andiamo sabato io e lui? rispose Antonio, senza aspettare la risposta Andiamo ai go-kart! Alluniversità partecipava pure alle gare, è bravissimo, mentre io vado solo per stare insieme.
Go-kart ripeté Elena, cercando di sembrare interessata Devessere emozionante.
Ma certo!
Posso venire anchio? Le scappò di bocca, quasi senza pensarci.
Antonio, chiaramente a disagio, tentò di giustificarsi:
Eh Elena… Secondo me ti annoieresti. È una cosa da uomini, sai? Io e Matteo parliamo di cose nostre, questioni tra padre e figlio
Fa male
Quindi a te può sembrare divertente, ma a me no?
Non intendevo Antonio cercava le parole Non abbiamo mai passato tempo insieme, io e lui. Stiamo recuperando il tempo perso. Vogliamo un momento solo nostro, mi capisci?
Un capisci che pesava come un macigno. Bisognava capire che il sangue conta più dei legami daffetto. Bisognava capire che ora il suo posto era fuori dal cancello.
Matteo era davvero impeccabile. Cresciuto senza padre, la mamma non aveva mai raccontato ad Antonio di lui, ma nonostante tutto era diventato giovane di successo in tutto ciò che faceva. Intelligente, bello, gentile.
Papà, ho fatto volontariato al canile, ho rifatto i box per i cani.
Papà, sai che mi sono laureato con 110 e lode?
Papà, ho aggiustato il tuo telefono.
Era più che un figlio: era un figlio perfetto.
Quella sera, dopo che Antonio era venuto ancora a trovare Elena prima di tornare a casa sua, lei sfogliava vecchie fotografie Il matrimonio di Antonio e la mamma di Elena (scomparsa cinque anni prima, lasciando lei e Antonio soli). Un ferragosto in campagna tutti insieme La fine del liceo di Elena
Nulla sarebbe stato più come prima.
***
Elena, sei sveglia? Ho bisogno di parlarti, è urgente Antonio si presentò a casa sua già alle otto del mattino.
Cosè tutta questa fretta? domandò lei sbadigliando.
Elena si spostò il ciuffo con una fascetta e avviò la macchina del caffè.
È per la casa di Matteo.
Quindi è vero? sospirò lei.
Mi dispiace dirtelo, ma sì è vero.
E a me hai mentito.
Non volevo farti soffrire. Ma ho bisogno di un consiglio! Secondo me dobbiamo sbrigarci. Prima o poi Matteo si sposerà e deve avere una casa. Io non ho avuto questa fortuna da giovane
Allora fai il mutuo, sussurrò Elena, già stufa di questa conversazione. Matteo se la cavava fin troppo bene!
Sì, sì, lo so Ma sai che con la mia situazione bancaria non ottengo credito. A Matteo devo dare una mano. Se lo merita, dopo anni senza padre. Voglio che abbia una casa da suo padre.
Dove vuoi arrivare?
Mi aiuteresti? Se te lo chiedessi?
Dipende da cosa dovrei fare.
Ti spiego. Ho da parte centomila euro. Basterebbero per la caparra. Ma la banca non mi darà il mutuo. A te invece sì, perché non hai mai avuto ritardi. Lo facciamo intestare a te, il mutuo lo pago io Ti assicuro che non dovresti spendere nulla.
Si spezzò definitivamente lillusione che non cerano differenze tra voi. Le differenze invece cerano. E non si chiedevano certo a Matteo questi sacrifici.
Quindi a lui la casa, e a me il debito? È questo che proponi?
Antonio scosse la testa, sinceramente dispiaciuto, come se fosse stata una sua idea.
Ma dai! Pagherei tutto io mica ti chiedo di pagare, solo il tuo nome sul contratto. Pensaci su
Sai, Antonio, non penso nemmeno se accendere il mutuo o no. Penso che tu non mi consideri più tua figlia. Ora hai un figlio. E io? Dopo quindici anni, lui conta più di me, solo perché è tuo figlio di sangue.
Non è vero! Antonio scoppiò Vi voglio bene nello stesso modo!
Non è vero. Non è la stessa cosa.
Elena, non è giusto! Lui almeno è mio figlio di sangue
Sipario. Non era più sua figlia. Era stata una figlia conveniente, solo fino allarrivo di quello vero.
Capisco, Elena cercò di essere gentile Non posso, Antonio. Un giorno pure io dovrò comprare una casa, e di mutui non ne danno due alla stessa persona.
Antonio parve solo in quel momento rendersi conto che anche lei era senza casa.
Ah, già, anche tu ne avrai bisogno Si aggiustò lorologio Ma visto che ora non hai intenzione di comprarne una, davvero potresti aiutarmi. Ho centomila euro pronti. Mancano pochi soldi per la caparra. Solo per qualche anno.
No. Non intesto nulla a mio nome.
Neanche si aspettava che lui avrebbe capito.
Va bene disse Antonio a denti stretti Se non puoi aiutarmi come figlia allora troverò unaltra soluzione.
Che lavesse considerata davvero figlia o meno, ormai non contava più. Ormai Elena vedeva Antonio solo nelle foto.
Una sera, scorrendo la bacheca, vide una foto.
Allaeroporto. Antonio e Matteo, entrambi in giubbotto chiaro. Antonio con la mano sulla spalla di Matteo. Sotto la fotografia una scritta: Partenza per Dubai col papà. La famiglia è tutto.
Famiglia.
Elena mise via il cellulare.
Le tornò in mente un ricordo della sua infanzia, molto prima che sua mamma sposasse Antonio. Avrà avuto cinque anni. Vivevano in modo modesto e le si era rotta la bambola che le aveva regalato la nonna. Lei piangeva, e il suo vero padre le aveva detto: “Elena, perché piangi per queste sciocchezze? Non disturbarmi!”
Non bisognava mai disturbarlo. A lui interessava solo la bottiglia. Di fatto, Elena un padre non lo aveva avuto. Pensava che Antonio glielo avesse sostituito
Poco dopo Antonio ci riprovò.
Elena, dobbiamo parlare di questa tua mancanza di fiducia
Quale mancanza di fiducia, Antonio? Ti ho già risposto chiaro: no.
Non hai capito la situazione. Matteo Lui non mi ha mai avuto come padre. E ora devo compensare questa mancanza. Lui è già grande, ha bisogno di una casa. Da te, non chiedo niente, è solo una questione formale e ti giuro che non spenderai nulla.
Chissà chi potrà mai compensare le mie di mancanze…
Lui si infastidì.
Elena, basta! Non voglio discussioni. Ti voglio bene, davvero! Ma capiscimi Matteo è la mia vera famiglia. Avrai anche tu dei figli, un giorno capirai. Sì, vi amo in modo diverso, ma non significa che non conti per me.
Conto. Come opportunità.
Calmati! Stai esagerando.
In sei mesi hai cambiato tutto, Antonio, disse Elena Non ti chiedo di scegliere, anche perché la scelta ormai è fatta. Lhai detto anche tu: Matteo è tuo figlio. Io, invece, non lo sono mai stata.
Passò mezzo anno. Antonio non la chiamò mai.
Un giorno Elena, continuando a scorrere la bacheca, vide una nuova foto.
Antonio e Matteo sulle Dolomiti. Antonio in tuta da sci, sorridente. Sotto, la scritta: Sto imparando a sciare con mio figlio! Anche se non sono più giovanissimo, con lui è tutto possibile!
Elena si ritrovò a fissare la foto a lungo.
Si chinò a riprendere il lavoro, quando ricevette un messaggio. Numero sconosciuto.
Ciao Elena. Sono Matteo. Papà mi ha dato il tuo numero, non trova il coraggio di chiamarti. Mi ha chiesto di dirti che ha risolto per la casa senza di te, e che pensa spesso a te. E ti chiede se vuoi venire da noi il primo maggio. Non sa come spiegare, ma ci tiene.
Riscrisse la risposta più volte, cancellando e riscrivendo.
Ciao Matteo. Grazie. Dì ad Antonio che sono felice per lui. Anche io penso a lui, ma non verrò. Ho i miei impegni per il primo maggio. Vado al mare.
Non specificò che i biglietti li aveva comprati da sola, che non era la Sardegna e che sarebbe andata con unamica, non con il padre.
Elena premette invio.
E pensò, allimprovviso leggera, che la felicità non dipende da chi ci chiama famiglia, ma da chi ci sceglie ogni giorno davvero.






