Figlia o solo una conoscente? Quando la famiglia si divide: la storia di Lena, del figliastro Matteo e di un padre che sceglie il “suo sangue”

Vale, non puoi immaginare! Io e Matteo abbiamo deciso che lanno prossimo torniamo in Sardegna! il mio patrigno aveva gli occhi che gli brillavano dalla gioia. Dice che vuole di nuovo quellhotel con vista mare. Ma che ci posso fare con il figlio di sangue?

Come se volesse ribadire che proprio di sangue era figlio suo.

Sono felice per voi ho risposto io, pensando a come stavamo bene prima che questo Matteo comparisse allorizzonte. Di sangue… Eppure mi hai sempre detto che siamo una famiglia. Che non importa se si è figli veri o adottivi.

Diceva così. Che ero sua figlia, e che non importava se davvero o no.

Dai, Valeria, non cominciare… Tu sei mia figlia, questo non si discute! Lo sai che ti voglio bene come a una vera figlia. Ma Matteo…

Nemmeno si è accorto che ammetteva quello che sentivo.

Matteo è figlio. Io, evidentemente, solo una conoscente.

Ma Vale, che dici? Ti ho detto cento volte che per me sei come una di famiglia!

Come una… Ma a me mi hai mai portata al mare? In questi quindici anni in cui ti sei sempre definito mio padre?

Mai una volta. Arturo ripeteva che non cera differenza tra me e Matteo, ma io sentivo quanto si sbatteva per suo figlio la differenza era enorme.

Non ci sono mai riuscito, Vale. Sai comera con i soldi prima E non sei una bambina, capisci quanto costano due settimane in un cinque stelle sul mare È caro.

Capisco ho annuito. Spese. Non conveniva portare anche me. Però a Matteo, che hai conosciuto solo sei mesi fa, vuoi già prendere casa con il mutuo, così avrà dove portare la moglie. Quello, immagino, non conta come spesa, se riguarda il figlio?

Non sto mica prendendo una casa! Chi te lha detto?

Gente gentile.

Fai sapere a questa gente gentile di farsi gli affari propri.

Quasi mi scappava da ridere.

Davvero non stai prendendo una casa?

Certo che no! Ah, indovina dove andiamo sabato io e lui? E subito, senza aspettare, risponde: Kart! Sai che quando era alluniversità correva anche in qualche gara? Io vado solo per compagnia.

Kart ripeto. Sembra divertente.

E come!

Posso venire anchio? La domanda è uscita prima che potessi fermarmi.

Arturo, già nel panico, ha iniziato a balbettare:

Ehmmm… Vale… ti annoieresti di sicuro. Dai, è una cosa da uomini, noi e Matteo… Dobbiamo parlare delle nostre cose da padre e figlio.

Che pugno.

Quindi per te potrebbe essere interessante, ma per me no?

Non proprio… si agita, sai, io e lui, dopo tanto tempo senza vederci… adesso vogliamo recuperare. Una giornata così, solo noi due. Capisci, no?

Capisci. Capisci è diventata la parola più sarcastica del nuovo vocabolario di casa. Capisci che il sangue viene prima di tutto. Capisci che il tuo posto è fuori dalla porta.

Devo dire che Matteo era davvero in gamba. Cresciuto senza padre, perché sua madre aveva scelto di non dirlo ad Arturo, nonostante tutto si era costruito da solo; intelligente, bello, gentile.

Pa, oggi ho dato una mano al canile. Ho sistemato le gabbie.

Pa, lo sai che mi sono laureato col massimo dei voti?

Pa, guarda, ti ho sistemato il telefono.

Non era solo figlio: era il figlio perfetto.

Quella sera stessa, dopo che Arturo se nera andato, mi sono persa a riguardare vecchie foto Il matrimonio di Arturo e mia mamma (mia mamma, che se n’è andata cinque anni fa lasciandoci soli me e lui). Noi alla casa di campagna… Io che finisco il liceo…

Niente sarebbe più stato come prima.

***

Vale, sei sveglia? Ho una cosa urgente Arturo era venuto a casa mia alle otto di mattina.

Urgente? Cosè successo?

Mi sono sistemata la frangia con una forcina e ho acceso la macchinetta del caffè.

La storia della casa a Matteo.

Allora era vero? quasi sussurro.

Mi dispiace, sì… è vero.

E a me hai mentito.

Non volevo farti stare male. Ma devo chiederti un consiglio! Penso che il momento sia giusto. Lui si sposerà, prima o poi: meglio prendere una casa ora, che è giovane. Guarda me comero messo

Fai il mutuo, allora ho detto fredda, perché proprio non avevo voglia di parlare di questo ben sistemato Matteo.

Lo so, ma la situazione… lo sai che la mia storia col credito è pessima. Ma a Matteo devo dare una mano. Se la merita una casa da suo padre, visto che glielho negata per tutta la vita.

E dove vuoi arrivare?

Mi aiuti? Se te lo chiedo?

Dipende da cosa.

Te lo spiego. Ho 100.000 euro. Bastano per lanticipo. Ma la banca il mutuo non me lo dà. A te sì, perché a te va tutto bene. La casa la intestiamo a te, il mutuo lo pago io. Solo questione di carta.

Ecco, la favoletta che non cè differenza tra te e Matteo si spezza per sempre. La differenza cera eccome. Peccato che a rischiare non era Matteo.

Quindi, la casa va a Matteo e il debito a me? Così va?

Arturo mi guarda come se fossi io a volergli rifilare una fregatura.

Dai, che dici! Pago io… Tu non tiri fuori un euro. Mi serve solo lintestazione. Pensaci

Sai, Arturo, io non sto pensando al mutuo. Sto pensando che tu ormai non mi consideri più tua figlia. Hai il figlio che volevi, che conosci da sei mesi, mentre io sono qui da quindici anni, ma conta solo che lui è di sangue.

Non è vero! si è acceso. Vi amo allo stesso modo!

No. Non allo stesso modo.

Ma Vale, non è giusto! Lui almeno è figlio mio…

Sipario. Non ero più sua figlia. Solo la conveniente, la figlia buona… finché non è spuntato quello vero.

Ho capito ho cercato di essere gentile. Non posso, Arturo. Ho pure io bisogno, prima o poi, di prendermi una casa. Un secondo mutuo non me lo daranno di certo.

E sembrava solo ora essersi reso conto che pure io non avevo casa.

Ah già, pure tu avrai bisogno… si mette a guardare lorologio. Ma intanto che non la prendi, potresti aiutarmi. Ho 100.000 euro, non serve aggiungere molto. È questione di un paio danni.

No, non intesto niente.

Tanto sapevo che non lavrebbe mai capito.

Va bene ha detto. Se non puoi aiutarmi come figlia… allora farò da solo.

Dopo tutto, poco importava se mi avesse mai considerata davvero figlia sua. Ora, però, per me Arturo esisteva solo nelle fotografie.

Una sera, scorrendo i social, la vedo. Una foto in aeroporto. Arturo e Matteo, entrambi con giubbotti chiari. Arturo con la mano sulla spalla di Matteo. Sotto la foto: Si vola a Dubai con papà. La famiglia è tutto.

Famiglia.

Ho appoggiato il telefono.

Mi è tornato in mente un momento da piccola, prima che mia madre sposasse Arturo. Avevo forse cinque anni. Vivevamo con poco e si era rotta una bambola che mi aveva regalato la nonna. Piangevo e mio padre, quello vero, mi aveva detto: Vale, ma che piangi per queste sciocchezze? Non mi disturbare!

Non si poteva mai disturbare. Gli interessava solo il vino. In realtà, come padre, non cl’avevo mai avuto. Pensavo che Arturo avrebbe riempito quel vuoto…

Tempo dopo, ci ha riprovato.

Vale, dobbiamo risolvere questo problema di fiducia che hai con me…

Quale fiducia, Arturo? Ti ho già risposto: no.

Ma non capisci la situazione. Matteo… lui non mi ha mai conosciuto. Serve che io ora gli dia ciò che non ha mai avuto. Un tetto, una casa. Non ti costa niente, giuro che pagherò tutto io.

E chi si prenderà limpegno di compensare il mio di vuoto?

E la cosa lha fatto imbestialire.

Valeria, basta! Non voglio litigare. Ti voglio bene, davvero! Ma devi capire… Matteo è la MIA famiglia. Quando avrai dei figli tuoi, capirai anche tu. Certo che vi amo diversamente, ma non significa che tu non mi serva.

Servo. Come appoggio.

Vale, calmati! Esageri.

In sei mesi sei passato tutto a lui, Arturo ho detto. Non ti chiedo di scegliere. Tanto la scelta è già chiara. Lhai detto tu: Matteo è il tuo figlio vero. Io… non lo sono mai stata.

Mezzo anno di silenzio. Arturo mai più chiamato. Nemmeno un messaggio.

Una volta scorrendo Instagram vedo quella foto.

Arturo e Matteo, sulle montagne. Arturo in pieno outfit da sci. Sotto: Insegno a papà lo snowboard! Sarà anche vecchio, ma con suo figlio fa tutto!

Ho fissato la foto.

Mi sono rimessa alla scrivania, quando arriva un messaggio da un numero che non conosco.

Ciao, Valeria. Sono Matteo. Papà mi ha dato il tuo numero. Mi ha chiesto di scriverti: ha trovato un modo di risolvere con la casa senza di te, però è preoccupato per te. E vorrebbe che venissi a trovarci per il ponte di maggio. Non sa spiegarlo, ma ci tiene tanto.

Ho scritto e cancellato mille volte.

Ciao, Matteo. Dì ad Arturo che sono felice per lui. Anche io ogni tanto penso a lui. Ma non verrò. Ho già altri piani per maggio. Vado al mare.

Non ho specificato che il viaggio me lo sono pagata da sola, e che invece della Sardegna questa volta andrò alla Riviera con una mia amica.

Ho premuto invia.

E ho capito che posso essere felice anche senza di lui.

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