Figlio mio, ti prego, abbi cura di tua sorella malata. Non puoi abbandonarla!” – sussurrò la madre.

Figlio mio, ti prego, abbi cura di tua sorella malata. Non puoi abbandonarla! sussurrò la madre, con voce tremante.
Figlio mio, avrai la casa. Ma ti supplico, prenditi cura di tua sorella. Non lasciarla sola! Le parole le strappavano il cuore.
Ascoltami, figlio mormorò, quasi senza fiato.
Ogni parola era una tortura. La malattia la consumava senza pietà. Era sdraiata nel letto, fragile, quasi trasparente. Lorenzo non la riconosceva più. Una volta era stata forte, sorridente, piena di vita. Ora
Lorenzo, ti prego, non abbandonare Mariangela È fragile. È diversa, ma è nostra. Promettimelo La madre gli strinse la mano con una forza inaspettata. Da dove veniva tanta energia, si chiese lui.
Lorenzo fece una smorfia. Lo sguardo gli scivolò verso la sorella maggiore, Mariangela, che giocava in un angolo del loro piccolo appartamento a Palermo. Aveva superato i quarantanni, ma ancora si divertiva con le bambole, canticchiando parole senza senso. Sorrideva, come se davanti a sé non ci fosse la morte della madre, ma una festa.
Lorenzo aveva la vita sistemata: unimpresa edile, un SUV costoso, una grande casa vicino al lago di Como. Ma lì non cera posto per Mariangela. I suoi figli ne avevano paura, e la moglie, Isabella, la chiamava pazza. Eppure Mariangela era tranquilla, innocente, sempre intenta a giocare.
Be sai ho una famiglia e Mariangela è balbettò lui, cercando di liberare la mano dalla stretta della madre.
Figlio, la casa di tuo padre è tua Ma per Mariangela ho lasciato un appartamento di tre stanze. È tutto in regola.
Da dove vengono i soldi?! Lorenzo e Isabella si scambiarono uno sguardo stupito. I loro volti si illuminarono di cupidigia.
Ho assistito la mia vecchia maestra Le portavo da mangiare, le medicine Era buona con me. Non credevo che mi avrebbe lasciato lappartamento. Lho intestato a Mariangela, perché avesse un tetto. Ma tu veglia su di lei, ti prego Un giorno sarà dei tuoi figli. Chissà quanto vivrà
Quella notte, la madre morì.
Mariangela sembrava non capire di essere rimasta orfana. Lorenzo la portò subito a casa sua e iniziò a ristrutturare lappartamento.
Perché servono tre stanze a Mariangela? Può stare qui. Troveremo degli affittuari.
Isabella non obiettò allinizio. Mariangela non dava fastidio: passava le giornate a giocare, ridacchiando. Ma i suoi strani comportamenti spaventavano Isabella. Oggi è tranquilla, ma domani?
Abbi ancora un po di pazienza, la pregò Lorenzo. Ma, dopo sei mesi, con laiuto di un notaio amico, trasferì la casa paterna e lappartamento della sorella a suo nome. Fece firmare Mariangela senza spiegarle nulla.
Allora cominciò linferno.
Quando Lorenzo era al lavoro, Isabella tormentava Mariangela: la insultava, la rinchiudeva in camera, a volte le dava da mangiare cibo per gatti. La trovava in lacrime, terrorizzata. Un giorno, Isabella la colpì. Mariangela, impaurita, si bagnò addosso.
Non solo sei scema, ma ti fai pure la pipì addosso?! Fuori di casa mia!
Le gettò le sue cose in una borsa e la cacciò via.
Dovè Mariangela? chiese Lorenzo quella sera, stendendosi a letto.
Se nè andata! urlò Isabella. Si è bagnata, poi si è chiusa in camera. Quando ho aperto, è scappata con la borsa. Non corro dietro a una pazza!
Lorenzo tacque. Poi disse: Va bene, se se nè andata e accese la televisione. A proposito, ho trovato gli affittuari.
La notte gli sembrò interminabile. Pensò a Mariangela. Dovera finita? Era come una bambina indifesa. Solo al mattino si addormentò, sognando la madre:
Ti avevo pregato, figlio disse lei dalla bara, minacciandolo con un dito.
Il sogno lo tormentò per settimane. Non resistette più. Dopo due mesi, chiamò la sua madrina, Anna:
Che cè, Lorenzo, ti rode la coscienza? rispose lei fredda. Per fortuna sono passata da tua madre. Ho trovato Mariangela terrorizzata, lho presa con me. La tengo io. Non mi serve il suo appartamento. Tu viviti la tua vergogna!
Madrina mormorò lui, riagganciando. Si sentì sollevato: Mariangela era al sicuro.
Ma morì due mesi dopo, della stessa malattia della madre. Lorenzo non andò al funerale aveva un impegno urgente.
Passarono dieci anni. Ora Lorenzo era malato, tormentato dai dolori e dai rimorsi. Isabella viveva con un altro uomo. I figli venivano raramente, lamentandosi: Puzzi di malattia
Un giorno, Isabella entrò con dei documenti:
Firma, dobbiamo sistemare limpresa.
Lui firmò. Più tardi capì: era la donazione della casa. Poi dellazienda. Troppo tardi. Si ricordò della madre e di Mariangela. Le lacrime gli rigarono il viso.
Perdonatemi sussurrò nel vuoto che lo inghiottiva.
E così imparò che lavidità e lindifferenza portano solo solitudine, mentre lamore e la compassione sono lunica eredità che vale la pena lasciare.

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