Finché vendiamo lappartamento, vai a stare in una casa di riposo pronunciò la figlia, con voce che non ammetteva repliche.
Giovanna aveva trovato marito molto tardi. Per tutta la vita la sorte le era stata avversa, e ormai, superati i quarantanni, non sperava più dincrociare, secondo lei, un uomo allaltezza.
Achille, quarantacinquenne dallaria affaticata, non era proprio un principe azzurro. Aveva divorzi alle spalle e tre figli, ai quali il tribunale aveva imposto di lasciare la sua abitazione.
Così, dopo mesi trascorsi saltando da un affitto allaltro, Giovanna convinse il marito a trasferirsi nellappartamento della madre, la sessantenne Maria Grazia.
Appena varcò la soglia, Achille storse il naso con repulsione, facendo capire a tutti quanto lo disturbasse quellodore pesante.
Si sente odore di roba vecchia borbottò con disprezzo. Qui ci vorrebbe una bella aria fresca.
Maria Grazia sentì ogni parola, ma preferì ignorarlo, fingendo di non aver capito.
Dove sistemeremo tutte le nostre cose? sospirò Achille, guardando con disgusto i mobili vecchi.
Giovanna si agitò subito, preoccupata di piacere al marito, e prese la mamma da parte.
Mamma, io e Achille prenderemo la tua camera le sussurrò, tu per ora dormi in quella più piccola.
Quella stessa sera Maria Grazia fu relegata senza tanti complimenti in uno stanzino angusto, neanche adatto a viverci davvero.
A spostare le sue cose dovette pensarci da sola: Achille si rifiutò di aiutarla.
Da quel giorno iniziò un calvario. Achille si lamentava di tutto: il cibo, la pulizia, persino il colore delle pareti.
Ma ciò che lo irritava più di tutto era lodore in casa. Sosteneva che quella puzza di antico gli provocasse allergia.
Ogni volta che Giovanna rincasava, Achille faceva rumorosi colpi di tosse esasperata.
Non si può andare avanti così! Bisogna prendere una decisione! tuonava contro Giovanna.
Non abbiamo abbastanza soldi per affittare unaltra casa sussurrava lei, sconfortata.
Trova un modo per mandare da qualche parte tua madre ringhiava lui, stringendo i pugni. Così non si può più respirare.
Ma dove la mando?
Non lo so, arrangiati! Questa casa è irrecuperabile ormai. Bisogna venderla e prenderne unaltra sibilò Achille. Ecco, sì! Parla con tua madre!
Cosa dovrei dirle? balbettò, pallida, Giovanna.
Qualcosa ti verrà in mente! Tanto dopo la sua morte questa casa sarà tua. Acceleriamo solo i tempi rispose lui con incredibile freddezza.
Non mi sembra giusto…
Ma chi conta di più per te? Io o lei? Io ti ho scelta quando nessuno voleva una zitella di quarantanni la schiacciava emotivamente Achille. Se ti lascio, resti sola: non credere che qualcuno vorrà mai occuparsi di te.
Giovanna, con il cuore pesante, andò nella stanzetta della madre.
Mamma, qui non ti trovi bene, vero? iniziò con voce tremante.
Posso tornare nella mia camera? chiese Maria Grazia, speranzosa.
No, ascolta… tanto questa casa prima o poi sarà mia, giusto? indagò Giovanna.
Sì, certo.
Allora vendiamola subito! Così possiamo comprarne una nuova, più bella e grande.
Ma magari basterebbe ristrutturare questa…
Meglio puntare a qualcosa di meglio!
E io dove andrò, figlia mia? le labbra di Maria Grazia tremavano.
Nel frattempo potresti stare un po in una residenza per anziani annunciò Giovanna, quasi con sollievo. Solo finché non sistemiamo tutto. Poi vieni a vivere con noi, te lo prometto.
Davvero? implorò Maria Grazia, cercando conforto nello sguardo della figlia.
Certo, ci penso io, mamma Giovanna le strinse la mano, sentendo la propria voce spezzarsi.
Maria Grazia non ebbe scelta. Firmò e cedette lappartamento.
Quando tutto fu pronto, Achille si fregò le mani soddisfatto.
Prepara le sue valigie! La accompagniamo in casa di riposo.
Così, subito? domandò Giovanna, sentendosi trafitta dalla colpa.
Senza perdere tempo! Ormai non serve più. I suoi problemi sono più dei benefici. Ha già vissuto abbastanza, ora deve lasciarci vivere decretò Achille, glacialmente.
Ma la casa non è neanche venduta…
Fa come dico io, o ti ritrovi di nuovo da sola minacciò lui, senza possibilità di replica.
Due giorni dopo, con il cuore in frantumi, Giovanna e Maria Grazia lasciarono casa. Lungo il tragitto Maria Grazia piangeva in silenzio, senza che la figlia se ne accorgesse.
Achille non le accompagnò: disse che doveva arieggiare casa da quello sgradevole odore.
Allarrivo, Maria Grazia fu ospitata nella residenza, e Giovanna, a testa bassa, si congedò in fretta.
Torni davvero a prendermi? domandò ancora, con voce rotta, Maria Grazia.
Certo, mamma… sussurrò Giovanna, distogliendo lo sguardo.
Sapeva bene che Achille non le avrebbe mai permesso di riportare la madre nella nuova casa.
Quellappartamento fu venduto in un lampo, e col ricavato ne comprarono uno nuovo. Ma Achille intestò tutto a sé stesso, sostenendo che Giovanna non era affidabile.
Passarono i mesi. Un giorno Giovanna tentò di parlare della madre; la reazione di Achille fu violenta.
Se la nomini ancora ti butto fuori! sbottò, con occhi di ghiaccio.
Giovanna tacque per sempre. Solo qualche volta pensava di andare a trovare Maria Grazia, ma il pensiero delle sue lacrime la bloccava.
Per cinque lunghi anni Maria Grazia aspettò ogni giorno il ritorno della figlia.
Ma quella speranza si spense: spossata dalla solitudine, lasciò questa terra.
Solo dopo un anno Giovanna lo venne a sapere, cacciata di casa da Achille. Ed è allora che la colpa la schiacciò talmente da spingerla a rifugiarsi in convento, cercando pace e perdono per il suo peccato.




