Fino alla Data del Cambiamento: Cronaca di una Funzionaria tra Silenzi, Riorganizzazioni e la Lotta per le Piccole Certezze nell’Italia dei Servizi Pubblici

Molti anni fa, al terzo piano del municipio di una piccola città del Piemonte, Antonella chiuse la cartellina degli arrivi e mise il timbro sullultima domanda, prestando attenzione a non sbavare linchiostro. Davanti a lei, sulla scrivania, cerano ordinate pile di carte: benefici sociali, ricalcoli, reclami. Dal corridoio cominciava a sentirsi il brusio delle voci, e Antonella sapeva ormai riconoscere quasi tutti: cerano quelli che vedeva ogni settimana, sempre con la stessa aria insicura o arrabbiata. Le piaceva che in quel lavoro il risultato fosse chiaro: un foglio diventava un sussidio, una firma significava un viaggio gratis sullautobus per unanziana, una domanda accolta significava che qualcuno non doveva scegliere tra pagare la bolletta o comprare i farmaci.

Scorse locchio allorologio a muro dal bordo dorato: mancavano quaranta minuti alla pausa pranzo, e ancora doveva confrontare il registro delle scorse settimane e rispondere a due lettere della Provincia. Dentro sentiva la stanchezza come una tensione costante tra le spalle, unombra che ormai aveva accettato come sottofondo. Il suo modo di non lasciarsi andare era la precisione, lordine, come se fosse lunico argine in un mondo che scivolava.

La sua stabilità, del resto, stava tutta nei numeri. Il mutuo del piccolo trilocale in periferia, dove viveva con il figlio dopo la separazione, si mangiava quasi metà stipendio. Poi cera la retta per listituto tecnico di Davide. E ancora, sua madre: dopo lictus servivano i farmaci e una badante per qualche ora al giorno. Antonella non si lamentava, faceva i conti e basta. Ogni mese era un bilancio: entrate, uscite, cosa si poteva mettere da parte, cosa doveva aspettare.

Quando la segretaria chiamò al briefing, Antonella prese il blocco appunti e la penna, spense il monitor e chiuse la porta a chiave. In sala cerano già il direttore, due vice e lavvocato comunale. Sul tavolo un brocca dacqua e bicchieri di plastica. Il direttore parlava sempre senza oscillazioni di voce, come se leggeva un comunicato prefissato.

Colleghi, questanno la Regione ci ha comunicato il piano di razionalizzazione. Dallinizio del mese prossimo avviamo una nuova modalità di servizio. Parte delle funzioni sarà accentuata nel Centro Unico. Il nostro sportello in via Verdi chiuderà: le pratiche per i benefici passeranno agli sportelli del Comune Unico e al portale. Sui pagamenti sarà applicata una nuova regolamentazione; per diverse categorie sono previsti riscatti e revisioni.

Antonella annotava ogni dettaglio, finché alcune parole non cominciarono a pesare. Chiude lo sportello in via Verdi: non era solo un indirizzo. Lì arrivavano le persone dai paesini, la gente che non aveva auto e faceva due autobus per un certificato. Revisione delle condizioni, sapeva bene cosa voleva dire: qualcuno avrebbe perso un diritto.

Aggiungeva lavvocato:

Queste informazioni sono riservate. Nessuna iniziativa personale prima dellavviso ufficiale. Uneventuale fuga di notizie sarà considerata violazione dei protocolli. Lo sapete, avete firmato le liberatorie.

Il direttore guardò lei più a lungo degli altri e concluse:

Abbiamo anche decisioni sul personale. Chi reggerà il ritmo e dimostrerà disciplina, potrà ambire a una promozione. Noi non lasciamo indietro i nostri.

Quelle parole pesarono come un sasso. Antonella sentì la bocca asciutta. Una promozione significava qualche euro in più forse meno paura di non arrivare a fine mese, di tirare avanti tra banca e farmacia. Ma le parole chiudere e revisione suonavano molto più forti.

Tornata in ufficio, trovò già nella posta interna la mail: Bozza di ordinanza. Non diffondere. In allegato, una tabella: date, elenchi, nuove regole. Scorrendo in fondo, una riga: Dal giorno primo sospensione accettazione domande a via Verdi e sotto la lista dei beneficiari soggetti a variazione. In un punto cera: In mancanza di domanda online il pagamento è sospeso fino a presentazione documenti. Sapeva che, per molti, sospeso voleva dire perso per un mese o due, perché mancavano praticità o nessuno spiegava cosa serviva davvero.

Antonella stampò solo la pagina con la data di avvio e liter generale e infilò subito il foglio nella cartellina riservati. Il calore della carta la faceva sembrare più viva del solito; chiuse il coperchio della stampante, come se così potesse nascondere tutto.

Prima di pranzo, la fila in corridoio era diventata compatta. Antonella riceveva in fretta, ma senza sbavature: ora guardava ognuno come possibile futuro escluso. Lanziana che portava la dichiarazione di reddito del figlio; il muratore con la richiesta rimborso viaggio per cure al Santa Croce; la mamma col bambino, che implorava il ricalcolo dopo che il marito se nera andato senza versare alimenti.

Conosceva volti e storie perché, nei piccoli comuni, la gente torna. Sempre gli stessi, a volte più stanchi, quasi mai più sereni. E adesso le chiedevano di tacere, mentre dietro la facciata la macchina cominciava a cambiare le etichette sulle porte.

Quella sera restò oltre lorario. Nel silenzio sentiva solo da lontano lo sbattere di una porta della sorveglianza. Riaprì il file dellordinanza cercando alternative, non per curiosità, ma per trovare uno spiraglio gentile: magari delle giornate con sportelli mobili nei paesi, un periodo di transizione, almeno qualche avviso stampato in più.

Alla voce comunicazione agli utenti tramite sito e avvisi agli sportelli comunali si fermò. Nessuna telefonata, nessuna lettera, niente incontri coi rappresentanti di condominio. Si gelò di fronte a quellindifferenza.

Il giorno dopo andò dal direttore, senza accuse, solo domande come al solito.

Posso chiedere qualcosa sulla transizione? lasciò il blocco chiuso sul bordo del tavolo. A via Verdi metà dei nostri non hanno uno smartphone o internet. Se le domande online diventano obbligatorie e le domande cartacee non valgono più, molti perderanno tutto. Forse potremmo mantenere entrambi i metodi per almeno un mese? O organizzare una giornata di sportello nei paesi?

Il direttore sospirò, massaggiandosi il naso.

Capisco, ma non dipende da noi. Bisogna ridurre i costi e portare più utenti verso il digitale. Non possiamo mantenere due sportelli. E le giornate fuori sede costano: trasferta, ore extra, rendiconti. Non ci sono fondi.

Allora almeno avvisare prima, visto che vediamo queste persone ogni giorno

La guardò diretto.

Lavviso sarà ufficiale, dopo decreto e comunicato stampa. Prima niente. Sai che succede, altrimenti? Lamentele, chiamate alla Regione. E a noi ancora il rendiconto da presentare

Sentì salire la rabbia, ma non era contro di lui solo. Anche lui era prigioniero degli stessi numeri, solo scritti più in alto.

Se perdono i benefici, torneranno qui. Da noi.

Torneranno, disse piano. E spiegheremo la procedura. Avremo le istruzioni. Sei forte, te la caverai.

In corridoio le colleghe parlavano delle ferie e che cambiano ancora tutto. Non disse nulla. Non perché fosse daccordo, ma perché non sapeva come farlo senza diventare il problema.

La sera, a casa, Antonella scaldò la minestra del giorno prima e mise i piatti per due. Davide rincasò tardi, cuffie al collo e occhi stanchi.

Mamma, per il periodo del tirocinio ci spostano. Forse mi mettono in unofficina diversa. Se non mi prendono, dovrò arrangiarmi da solo.

Antonella annuì, nascondendo lagitazione. Non era facile per lui: studiare, lavorare, e pensare già a come badare a loro due. A volte sentiva il suo sguardo come se aspettasse protezione da una muraglia.

Quando lui si chiuse in camera, Antonella chiamò la badante della mamma per confermare lorario del giorno dopo, poi ascoltò la voce lenta di sua madre al telefono.

Ricordati anche di te stessa, disse la mamma. Porti avanti tutto da sola.

Stava per rispondere il solito tranquilla, invece chiese:

Mamma, se ti dicessero che chiudono la farmacia sotto casa e per le medicine dora in poi bisogna andare in centro, avresti voluto saperlo prima?

Certo! rispose stupita la madre. Avrei fatto scorta o chiesto alla vicina di aiutarmi. Perché?

Antonella non rispose. La domanda era solo a metà.

Quella notte rimuginò sul significato di segreto dufficio: non era sicurezza, ma controllo. Così nessuno aveva tempo per organizzarsi o fare domande scomode. E anche i dipendenti dovevano restare obbedienti.

Alla terza mattina, al suo sportello arrivò una donna di un piccolo borgo: doveva rinnovare la pratica per lassistenza al marito invalido. Antonella notò come la cartella di documenti pareva lunica cosa a tenerla insieme.

Mi hanno detto che serve tutto da capo, sussurrò la donna. Portato tutto. Mi controlli bene che non sbaglino, per favore. Se sospendono, io non so come fare: non lavoro, ho solo mio marito allettato.

Mentre verificava, la data di avvio martellava in testa. Quella donna non avrebbe mai inviato una richiesta digitale, non per ostilità, ma per mancanza di mezzi e tempo.

Ha un telefono? Internet?

Solo un vecchio cellulare. Internet dai vicini, ma è raro: non ho tempo.

Antonella annuì, frenando la voglia di darle una risposta più vera.

Le inoltro tutto subito, come da procedura attuale. E questo, le diede un foglietto col nuovo sportello e gli orari che stavano distribuendo a tutti se succede qualcosa, venga di persona, non aspetti.

La donna la ringraziò come si ringrazia chi ti vede, non solo chi ti serve. Ma Antonella sapeva che quel venga subito rasentava linganno: il subito cadrebbe quando ormai sarebbe già tardi.

Quel giorno nel gruppo interno arrivò la nota dellavvocato: Ricordiamo la massima riservatezza sulle bozze. Violazioni saranno sanzionate fino al licenziamento. Qualcuno rispose con un ricevuto, altri con emoji. Antonella fissava lo schermo, sentendo la paura farsi quasi decisione.

La sera aveva sulla scrivania la lista degli sportelli che passavano al Centro Unico e le categorie di benefici mutati. Non avrebbe dovuto stamparla, eppure aveva una copia per verificare le pratiche correnti. Lo fissò: bianco e limpido, troppo. Chiuse la porta a chiave e posò le mani sul bordo del tavolo, pensierosa.

Le restavano ventiquattro o quarantotto ore reali. Due giorni prima del decreto, ma la data di avvio era già ufficiale. Se la notizia trapelava subito, almeno alcuni potevano anticipare la domanda, raccogliere la documentazione, farsi aiutare da un nipote. Se troppo tardi, sarebbero rimasti dietro una porta chiusa.

Riesaminò le opzioni: avvisare le colleghe? Sarebbe esploso tutto e lei sarebbe stata lunica colpevole. Scrivere sulla chat di quartiere? Svelerebbero subito la fonte. Chiamare personalmente gli utenti? Ne conosceva troppi, ma non tutti avevano nemmeno il numero.

Rimaneva una via sola, codarda e coraggiosa insieme: segnalare anonimamente a chi sapeva come diffondere senza clamore. Cera il circolo dei pensionati, le chat degli amministratori di condominio, ma soprattutto una giovane giornalista della Gazzetta Locale che scriveva di sociale con equilibrio. Laveva già conosciuta quando cercava spiegazioni su pratiche simili.

Antonella prese il foglio, fotografò solo il pezzo con data e indirizzo dello sportello. Niente nomi, niente numeri identificativi. Aprì il suo telefono, trovò il contatto della giornalista. Le mani tremavano, non per il rischio nobile, ma per la consapevolezza che, dopo, non ci sarebbe stato ritorno.

Scrisse e riselezionò più volte:

Verifica: dal primo chiudono via Verdi, una parte dei benefici solo allo sportello unico o online. Consiglio agli utenti di fare tempestivamente domanda. Puoi pubblicare senza nominare la fonte. Il documento è una bozza, ma la data è fissata.

Tagliò la foto in modo che non si vedessero annotazioni. Tolse il suono al telefono (magari così non resto visibile, pensò), fece invio, poi cancellò chat e foto dal telefono, dalla galleria e pure dal cestino. Tutto in automatico, come sul lavoro, ma stavolta per salvarsi.

Il foglio lo strappò e lo buttò nel bidone, che portò subito nelle immondizie comuni delle scale. Quando rientrò, si lavò le mani a lungo.

Il giorno dopo, nelle chat rionali già si discuteva: Chiudono via Verdi e circolavano foto di un avviso che nessuno aveva ancora affisso. In ufficio salì la tensione. Colleghi che mormoravano, il direttore che passava di stanza in stanza, lavvocato che raccoglieva dichiarazioni di estraneità. Antonella continuava ad accogliere la gente, ma nel frattempo sentiva che presto sarebbe stata chiamata.

E la gente venne in effetti. La fila si allungò, più nervosa, ma con una differenza: alcuni volevano arrivare in tempo. Il vicino di casa accompagnò la madre: era riuscito a farle la pratica online, ma voleva anche la ricevuta cartacea. La mamma col figlio chiese la lista dei nuovi documenti perché ho letto che poi non li accettano più. La donna del borgo chiamò per sapere se poteva presentare la domanda già ora. Antonella rispose di sì e la sua voce tremò di sollievo.

La sera il direttore la convocò. Sul tavolo aveva la stampa di uno screenshot dalla chat della zona: stesse parole che nella bozza.

Sai cosè questo? chiese lui.

Lei guardò il foglio e rispose, ferma:

Sì.

Questo è una fuga di notizie. La Regione vuole chiarimenti. Lavvocato chiede lindagine interna. Tu eri alla riunione, hai avuto accesso allemail. Sei qui da anni. Non voglio buttarti nel fango, disse a bassa voce, ed era più stanchezza che minaccia. Ma devo sapere se posso ancora contare su di te.

Dentro Antonella si irrigidì. Contare per lui significava non parlare. Avrebbe potuto mentire, negare tutto, forse lavrebbero lasciata stare. Ma sarebbe rimasta in un sistema costruito su piccole bugie.

Non ho diffuso documenti, scelse le parole. Ma credo che la gente dovesse sapere. E se è venuto fuori, forse era giusto così.

Il direttore restò in silenzio a lungo, poi concluse:

Lo sai cosa significa?

Sì.

Si lasciò andare sulla sedia.

Bene. Non farà scalpore. Ma la promozione salta. E ti trasferisco allarchivio. Nessun accesso ai benefici o alle pratiche. Formalmente per ridurre il carico. In realtà, per evitare rischi. Accetti?

Nel tono lei sentì più desiderio di salvare la faccia che vera punizione. Larchivio significava meno rapporti umani, meno senso. Lo stipendio era più basso, niente premi. Ma il mutuo restava quello.

Se non accetto?

Allora contestazione, audizione disciplinare. E dovrò firmare tutto di mio pugno.

Antonella uscì con la nota di trasferimento da controfirmare. In corridoio, le colleghe finsero di lavorare, ma sentiva gli occhi su di sé. A nessuno piace essere accanto a chi diventa pericoloso.

A casa restò sul tavolo della cucina, al buio. Davide entrò e, vedendo la sua espressione, chiese:

È successo qualcosa?

Lei spiegò solo i fatti: il trasferimento, i soldi. Lui ascoltò e poi disse:

Mi hai sempre detto che lunica cosa importante è non vergognarsi di quello che si è fatto.

Antonella sorrise, malinconica. Quella frase sembrava troppo giusta per essere vera, per una cucina così semplice.

Limportante è che possiamo ancora vivere rispose e che posso continuare a guardare negli occhi la gente.

Il giorno dopo firmò il trasferimento. La mano tremava, ma la firma restò dritta. Larchivio odorava di carta e polvere, file di scaffali e fascicoli. Le diedero le chiavi e lelenco dei compiti: riordino, sistemazione atti, controllo. Lavoro tranquillo e invisibile.

Dopo una settimana, fuori dallo sportello di via Verdi appesero lannuncio ufficiale. Nonostante i malumori, alcuni riuscirono a completare tutto in tempo. Lo venne a sapere da una collega che, senza guardarla negli occhi, le sussurrò in corridoio:

Alcuni ce lhanno fatta. Quelli nelle chat, le nonne accompagnate dai nipoti. Forse non hai fatto male.

Antonella annuì e proseguì, la cartella stretta tra le mani. Dentro si sentiva svuotata, eppure sapeva di aver fatto almeno un piccolo gesto vero.

La sera passò da sua madre, portò farmaci e spesa. La madre la studiò a lungo e disse:

Sei ancora più stanca.

Sì, rispose Antonella. Ma so perché.

Mise i sacchetti sul tavolo, si tolse il cappotto e andò a lavare le mani. Lacqua calda era lunica cosa allora sotto il suo controllo. Fuori la città continuava, e nel frattempo, da qualche parte, si avvicinava una nuova data cerchiata in rosso nei registri di qualcun altro.

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