Fiori di Camomilla per il Nonno

12 ottobre 2025

Oggi, di nuovo, mi ritrovo a scrivere sul quaderno che tengo accanto al vecchio tavolino della cucina, come se le parole potessero dare senso a questi giorni che scivolano lenti ma inesorabili. Vivo alla fine di Via delle Rose, in una casetta di pietra e legno che mio padre, Giuseppe, costruì con tronchi di pino spesso quandero ancora un bambino. Le pareti, ora scure per il tempo, reggono ancora con la stessa tenacia di un tempo. Il tetto, un po sprofondato verso est, non lascia filtrare una goccia di pioggia, ma il portico è ormai storto, come se chiedesse una mano che non ho più. Ho ormai ottantanni, ma la terra mi chiama ogni mattina; non è più necessità, è abitudine.

Quando il sole appena accarezza i rami delle mele, afferro la zappa o lirrigatore, a seconda del caso, e mi avvio verso le aiuole. Patate, cipolle, carote, cetrioli crescono in file ordinate, proprio come le voleva Costanza, la mia cara moglie, che amava lordine più di ogni altra cosa. La pensione mi basta, e i figli mi mandano qualche euro di tanto in tanto, ma non potrei mai abbandonare quel pezzo di terra che sembra ascoltarmi in silenzio.

I figli si sono sparsi. Il figlio vive a Palermo, la figlia a Napoli; chiamano di rado, e quando lo fanno è quasi come se il tempo si accorciasse per un attimo. Costanza è morta cinque anni fa; una mattina si è alzata e non si è più svegliata. Giaceva a letto con gli occhi chiusi, le labbra leggermente azzurrate, e il silenzio mi ha avvolto come una coperta troppo stretta. Da allora continuo a lavorare il terreno, come se lei potesse ancora uscire di casa e chiamarmi: Guglielmo, vieni a cena!. Talvolta il vento muove la tenda della cucina e penso di sentire la sua voce; mi giro, ma non cè nulla.

Accanto, dietro il pergolato, vive la giovane famiglia Rossi. Sergio, alto e con gli occhiali, è sempre impegnato a sistemare qualcosa: ripara il recinto, costruisce una panchina. Laura, snella e veloce, passa le giornate tra il cucito e il bucato steso al sole. La loro piccola Luna, cinque anni, è una tempesta di energia: corre dietro le galline, strappa fiori nel mio orto, i suoi due codini sfoggiano una vivacità che ricorda le risate di Costanza. Si sono trasferiti qui un anno fa, cercando la quiete della campagna, lontano dal frastuono di Milano e dal traffico di Roma.

Lunedì scorso Luna è passata sotto il filo di cinta e si è avvicinata alle mie margherite. Nonno, posso prendere i tuoi fiori? ha chiesto con gli occhi spalancati. Ho quasi alzato la voce, perché quelle margherite le aveva piantate Costanza, ma i suoi sguardi ardenti mi hanno fatto cedere. Raccogli, ma non strappare le radici, le ho detto. Ha annuito felice e ha cominciato a staccare i fioretti con cura, quasi temesse di rovinare un tesoro.

Mi è sembrato di vedere Costanza in quel piccolo viso: vivace, curiosa, con le lentiggini sul naso. Luna ha piegato la testa, un codino si è spostato di lato; lha sistemato con destrezza e ha continuato a raccogliere, mormorando a sé stessa: Per mamma, per papà, per me. Poi, con un sorriso birichino, ha chiesto: E per me?. Le ho risposto, quasi per scherzo: Anche per me, se vuoi. E così, senza esitazione, ha riempito le mie mani di un mazzo profumato.

Grazie, ho sussurrato, mentre il profumo delicato delle margherite mi ricordava le vecchie giornate in cui Costanza le metteva in un vaso dacqua sul tavolo della cucina, accanto alla finestra. Luna, curiosa, ha chiesto: Perché hai così tanti fiori?. La moglie li amava, ho risposto, senza aggiungere altro. Dove è tua moglie? ha proseguito. Ho esitato; spiegare a una bimba di cinque anni cosa significhi è morta è difficile. Era una donna che amava i fiori, ho detto infine. Luna ha annuito, poi ha accarezzato la mia mano: Ora è in cielo, vero?. Sì, ho mormorato. Anche la mia nonna è lassù, è diventata una stella, ha aggiunto, guardando verso lalto. Ho annuito, senza sapere cosa dire, e lei, improvvisa, è corsa via, inseguendo una farfalla.

Nel pomeriggio, Laura è venuta con una teglia di crostata di mele. Ha notato i fiori sul tavolo e si è fermata un attimo, come se qualcosa la trattenesse. Grazie per averci invitato a cena, nonno, ha detto, poi ha aggiunto, Luna ha raccolto i fiori?. Sì, è una brava bambina, ho risposto. Laura ha sorriso, ma nei suoi occhi cera una luce di comprensione. Ti senti solo?, ha chiesto. A volte, ho ammesso. Anche noi allinizio temevamo il silenzio di questo paese. In città cè sempre qualcuno dietro le porte. Ci abitueremo, ho risposto.

Laura ha proposto: Domani venite a cena da noi, Sergio farà le salsicce alla griglia. Allinizio volevo rifiutare, ma il ricordo della voce di Luna che gridava Tutti i fiori sono per te! mi ha spinto a dire: Ci sarò. Lei ha sorriso e, mentre usciva, ho guardato dalla finestra il fuoco del loro camino e Luna che saltellava nella casa dei Rossi, con Sergio che le parlava ridendo.

La notte, il silenzio della mia casa non è più così pesante. Le margherite nel vaso sembrano custodire una piccola speranza. Ho spento la luce e mi sono coricato, sentendo il canto dei grilli fuori dalla finestra.

Domani mattina, il campanello è suonato da una piccola figura in stivali di gomma enormi, i tipici stivali di papà. Luna, con gli occhi brillanti, ha esclamato: Nonno, la mamma ha detto che verrai al nostro barbecue! Abbiamo già il legno da ardere!. Ho rimembra­to linvito di ieri sera e, con un sorriso incerto, ho accettato. Dopo pochi minuti mi trovavo sul tavolo dei Rossi, a guardare Sergio gonfiare il carbone in una vecchia botte trasformata in griglia. Il sole caldo scaldava la terra, ma sotto il grande albero di mele cera una frescura piacevole.

Laura mi ha chiesto consigli sulla cottura della carne: Che ne pensa, nonno, il carbone è pronto? Ho annuito, indicando il bianco velo di cenere. Lì, tra il profumo dellaglio e del rosmarino, ho raccontato a Luna una storia di guerra, di giorni di fame e di una patata trovata gelata che, per me, era stata la più grande ricompensa. Luna mi ha ascoltato a bocca aperta, poi mi ha afferrato le mani e ha detto: Ti darò tutta la mia patata! e ha riso.

Verso sera, mentre le stelle iniziavano a comparire, Sergio mi ha accompagnato alla porta. Grazie, nonno. Per Luna è stato importante. Ho risposto con un semplice Figurati. Ho promesso di insegnargli a piantare le patate la prossima settimana. Il suo orto è quasi sommerso dallerba, ma la sua voglia di imparare è contagiosa.

Tornato dentro, mi sono fermato davanti alla foto di Costanza. Vedi, ti temeva di sparire senza di me, ho sussurrato, sentendo il fruscio dei grilli e le risate di Luna che provenivano dalla casa dei Rossi. Ho spento la luce, mi sono sdraiato e, per la prima volta da molto tempo, la notte non mi spaventa più.

Scrivo queste righe per ricordare che, anche quando la vita sembra ridursi a un silenzio, i piccoli gesti un fiore raccolto, un invito a cena, una risata di una bambina possono riaccendere la luce dentro di noi.

Guglielmo.

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