Fuori da casa mia! – disse mamma con calma — Fuori, — disse con assoluta tranquillità la madre. Ari…

Fuori di casa mia! disse la mamma

Fuori, ripeté con un tono quasi calmo la madre, mentre le ombre sulle piastrelle parevano ondeggiare come campi di grano sotto il vento dagosto.
Caterina abbozzò un sorriso storto, abbandonandosi contro lo schienale della sedia; era sicura che la madre si rivolgesse allamica.
Fuori dal mio appartamento! Silvia si girò verso la figlia.
Lucia, ma hai visto quel post? lamica irruppe in cucina come una folata di bora senza togliersi il cappotto. La Caterina ha partorito! Tre chili e quattrocento, cinquantadue centimetri.

Uguale al padre, con quel nasino allinsù. Ho già girato tutti i negozi e le ho preso dei vestitini favolosi. Ma tu, perché hai quellaria da funerale?

Auguri, Silvia. Sono felice per voi, sorrise Lucia, alzandosi per versare il tè allamica. Siediti, togli almeno il cappotto.

Ora non posso stare troppo, Silvia si appollaiò in bilico sul bordo della sedia. Il tempo vola. Caterina è una meraviglia, fa tutto da sola, si sbatte come una pazza.

Il marito è un santo, hanno preso casa con il mutuo, stanno finendo i lavori. Sono fiera della mia ragazza. Lho cresciuta proprio bene!

Lucia mise una tazza davanti allamica, in silenzio. Bene, sì Peccato che Silvia non sapesse

***

Esattamente due anni prima, la figlia di Silvia, Caterina, le era piombata in casa senza preavviso, con gli occhi gonfi e rossi di pianto e le mani tremanti.

Zia Lucia, ti prego, giuralo che non lo dirai alla mamma. Ti supplico! Se lo venisse a sapere, sarebbe la fine, gemette Caterina, torcendo un fazzoletto bagnato tra le dita.

Calmati, Caterina. Spiegami con calma. Cosè successo? Lucia allepoca si era davvero allarmata.

Io io al lavoro Caterina singhiozzò. Dalla borsa di una collega sono spariti dei soldi. Cinque mila euro.

Le telecamere mi hanno inquadrato mentre entravo nellufficio vuoto. Non sono stata io, te lo giuro su tutto!

Ma mi hanno detto: o riporti i cinquemila euro entro domani, o fanno denuncia.

Dicono di avere una testimone che sostiene di avermi vista mentre mettevo via il portafoglio.

È una trappola, zia Lucia! Ma chi mi crederebbe?

Cinquemila euro? Lucia aggrottò la fronte. E perché non sei andata da tuo padre?

Ci sono andata! Caterina iniziò a piangere di nuovo. Mi ha detto che è colpa mia, che non mi avrebbe dato niente, che sono una cretina.

Mi ha consigliato di andare dai carabinieri, così almeno imparo qualcosa. Non mi ha nemmeno aperto la porta, urlandomi dietro.

Zia Lucia, non so più a chi rivolgermi. Ho duemila euro messi da parte, me ne mancano tremila.

E Silvia? Perché non glielo dici? È tua madre.

No! Mia madre mi ucciderebbe. Dice sempre che la faccio vergognare, figurati dopo una cosa del genere

Lavora a scuola, la conoscono tutti.

Per favore, prestami tremila euro, ti prego. Giuro che ti restituisco tutto, due o trecento euro a settimana. Ho già trovato un altro lavoro!

Ti prego, zia Lucia!

Lucia a sentirla fu trafitta da una pietà dolorosa. Ventanni, tutta la vita davanti e già questombra addosso.

Il padre non aveva voluto saperne, la madre le avrebbe fatto una scenata tremenda

Chi non sbaglia mai? pensò allora Lucia.

Caterina continuava a singhiozzare.

Va bene, disse lei. Ho quei soldi. Erano per i miei denti, ma aspetteranno.

Promettimi che è lultima volta. E non dirò nulla a Silvia, se proprio hai così paura.

Grazie! Grazie, zia Lucia! Mi hai salvato la vita! Caterina le gettò le braccia al collo.

La prima settimana Caterina riportò davvero duecento euro. Raggiante, disse che era tutto sistemato, nessun problema con la polizia e che nel nuovo lavoro si trovava benissimo.

Poi poi smise di rispondere ai messaggi. Un mese, due, tre. Lucia la incrociava alle feste in casa di Silvia ma Caterina si comportava come se fossero quasi estranee un freddo buonasera e basta.

Lucia non insisté. Pensava:

È giovane, si vergogna, per questo scappa.

E decise che tremila euro non valevano la pena di rovinare unamicizia di anni con Silvia. Cancellò il debito e lo dimenticò.

***

Mi senti, almeno? Silvia sventolò la mano sotto gli occhi di Lucia. A cosa pensavi?

Niente, Lucia scosse la testa. Ai miei pensieri.

Senti, Silvia abbassò la voce. Ho visto Claudia, ricordi la nostra ex vicina? Ieri mi ha fermata in panetteria. Era strana.

Mi continuava a chiedere di Caterina, come va, se ha restituito i soldi, non ho capito che voleva dire.

Le ho risposto che Cate è indipendente, si fa tutto da sola. Claudia mi ha fatto una specie di smorfia ed è andata via.

Ma tu lo sai, Caterina le aveva chiesto dei soldi?

Lucia sentì tendersi qualcosa dentro di sé.

Non so, Silvia. Forse qualche spicciolo.

Va bene, vado. Devo passare in farmacia, Silvia si alzò, le baciò la guancia ed uscì come una rondine.

La sera, Lucia non resse più. Cercò il numero di Claudia e chiamò.

Cla, ciao. Sono Lucia. Senti, hai visto Silvia oggi? Perché le chiedi dei debiti di Caterina?

Allaltro capo del telefono, solo un sospiro pesante.

Ah, Lucia pensavo lo sapessi. Tu sei la più vicina a loro.

Due anni fa, Caterina venne di corsa da me. Piangeva, aveva gli occhi pesti. Raccontò che la accusavano di furto al lavoro.

Diceva che doveva ridare tremila euro, sennò la denunciavano. Mi pregava di non dire nulla alla madre.

Io, scema, le detti quei soldi. Mi aveva promesso di restituirli entro un mese. Poi è scomparsa

Lucia strinse il telefono.

Tremila euro? chiese ancora. Proprio tremila?

Certo. Diceva che era quanto le mancava. Dopo sei mesi mi ha restituito cinquecento euro, poi sparita.

Poi ho scoperto da Laura del terzo piano che anche lei era stata soccorritrice di Cate.

E Laura le ha dato quattromila euro.

E pure la professoressa Garbini, la loro ex, stessa storia: aiutare la povera Caterina per non farla finire nei guai. Lei le ha dato addirittura cinquemila.

Aspetta Lucia scivolò sul divano. Vuol dire che Caterina chiedeva sempre le stesse cifre? Sempre la stessa storia?

Esatto, la voce di Claudia si era fatta dura. La ragazza ha raschiato soldi a tutte le amiche della madre. Da tutte tremila, quattromila euro.

La storia del furto era inventata, ci faceva pena. Volevamo bene a Silvia, nessuna voleva dirle niente.

Ma poi su Facebook sono comparse foto di Caterina in Grecia, dopo un mese.

Anche io le ho dato tremila euro, mormorò Lucia.

Ecco, vedi? rispose Claudia, amara. Siamo almeno in cinque o sei così. È un mestiere.

Non è più uno sbaglio, è truffa. E Silvia? Non ne sa nulla. Va in giro fiera della figlia, la bella Caterina. Ma la figlia è una ladra!

Lucia chiuse la chiamata. Le pulsava la testa. Non era per i soldi li aveva già mentalmente salutati.

Era il pensiero di quanto calcolo e freddezza potesse avere una ventenne nel turlupinare donne adulte sfruttando la fiducia.

***

Il giorno dopo Lucia andò da Silvia. Di drammi non voleva farne. Solo guardare negli occhi Caterina.

La trovò proprio lì, Caterina, appena tornata dallospedale e, visto che nella casa in mutuo stavano finendo i lavori, era rimasta dalla madre.

Oh, zia Lucia! sorrise stirata Caterina, vedendola sulluscio. Venga pure. Un tè?

Silvia trafficava tra pentole e fornelli.

Lucia cara, siediti. Perché non mi hai avvisata?

Lucia si sedette di fronte a Caterina.

Cate, iniziò calma. Ho visto Claudia. E Laura. E la professoressa Garbini. Ieri sera abbiamo parlato a lungo. È quasi un circolo di vittime da aiutare.

Caterina si irrigidì, divenne pallida e gettò uno sguardo rapido verso la madre, ancora di spalle.

Di che parli, Lucia? Silvia si voltò.

Domanda giusta, Lucia guardava fisso la ragazza. Ti ricordi, Cate, quella brutta faccenda di due anni fa?

Quando hai chiesto a me tremila euro? Poi a Claudia tremila. A Laura quattromila. Alla Garbini persino cinquemila.

Eravamo convinte, ognuna di noi, di essere le uniche salvatrici della tua vita.

La mano di Silvia tremò, il bollitore schizzò acqua bollente sulla cucina, sfrigolando.

Quelli che soldi? domandò lentamente Silvia. Caterina? Hai preso soldi alle mie amiche? Persino alla Garbini?!

Mamma non è come Caterina balbettava. Ho ho quasi restituito tutto

Non hai restituito nulla, Caterina, tagliò Lucia. Hai portato solo duecento euro per salvare le apparenze e poi via.

Hai raccolto da noi quasi ventimila euro con una storia inventata. Abbiamo taciuto per pietà verso tua madre.

Ma ieri ho capito che la pietà avremmo dovuto averla per noi stesse.

Guardami Caterina. Hai spillato soldi alle mie amiche? Hai inventato tutta quella storia per derubare la gente che viene a trovarmi a casa?

Mamma, avevo bisogno di soldi per andarmene! urlò allora Caterina. Non mi avete mai aiutata!

Il babbo non mi ha dato manco un centesimo, dovevo pur cominciare da qualche parte!

E poi, loro quei soldi non li sentiranno certo mancare! Non li ho mica derubati dellultimo euro!

Lucia sentì lo stomaco rivoltarsi. Ecco come stavano le cose

Va bene così. Silvia, scusami di avertelo buttato addosso adesso, ma non potevo più tacere.

Non intendo essere complice di queste sue abitudini. Questa ragazza ci prende tutti in giro!

Silvia era rimasta col volto grigio, le mani appoggiate al tavolo. Le spalle scuotevano lievemente.

Fuori, disse con una calma glaciale.

Caterina sorrise sfrontata, appoggiandosi alla sedia sicura che la madre ce lavesse con Lucia.

Fuori dal mio appartamento! disse allora Silvia rivolgendosi alla figlia. Prendi la tua roba e vai da tuo marito. E che io qui non ti veda più!

Caterina sbiancò:

Mamma, ho un bambino! Non posso agitarmi!

Tu una mamma non ce lhai più, Caterina. Ce laveva quella ragazza che pensavo onesta. Tu sei solo una ladra.

Professoressa Garbini Mio Dio, mi chiamava ogni giorno per sapere come stavo, e mai una parola come potrò più guardarla negli occhi?

Caterina afferrò la borsa, strappò dallo schienale il telo.

Tenetevi i vostri soldi schifosi! urlò. Vecchie streghe! Andateci tutte e due!

Si precipitò nellaltra stanza, afferrò la culla col bambino e uscì in un lampo.

Silvia crollò sulla sedia e si coprì il volto. Lucia si sentì svanire dalla vergogna.

Scusa, Silvia

No, Lucia sono io che devo scusarmi. Per aver cresciuto una così. E io che credevo fosse davvero una che si era fatta da sé Che vergogna

Lucia accarezzò la spalla dellamica, e Silvia scoppiò a piangere.

***

Dopo una settimana, il marito di Caterina, pallido e smunto, passò da tutte le creditrici, scusandosi con gli occhi bassi. Promise che avrebbe restituito i soldi a ciascuna.

E in effetti, arrivarono le prime somme cinquemila euro per la Garbini li pagò Silvia stessa.

Lucia non si sentiva colpevole. Chi truffa merita quello che viene. O no?

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