Fuori da casa mia! disse mia madre.
Fuori, ripeté lei con una calma glaciale.
Non potevo fare a meno di sorridere. Ero convinta che mia madre si stesse rivolgendo alla mia amica.
Fuori dal mio appartamento! si girò invece verso di me.
Elena, hai letto il post? la mia amica bussò alla porta della cucina senza neppure togliersi il cappotto. Livia ha partorito! Tre chili e quattrocento, cinquanta due centimetri.
Identica al papà, con quel nasino allinsù. Ho già girato tutti i negozi, ho comprato una montagna di completini. Ma come mai sei così giù oggi?
Congratulazioni, Anna. Sono felice per voi, Elena si alzò per versare il tè allamica. Su, siediti e togliti almeno il cappotto.
Eh, non posso fermarmi troppo, si accomodò sul bordo della sedia. Ho mille cose da fare, mille pensieri. La mia Livia è proprio una ragazza in gamba, tutta sola, ce lha fatta con le sue forze.
Suo marito è doro, hanno appena preso casa col mutuo e stanno finendo la ristrutturazione. Sono orgogliosa di mia figlia. Lho cresciuta proprio bene!
Elena posò silenziosamente la tazza davanti allamica. Sì, proprio bene Se solo Anna sapesse
***
Esattamente due anni prima, Livia, la figlia di Anna, si era presentata da lei senza preavviso, con il volto gonfio di lacrime e le mani tremanti.
Zia Elena, per favore, non dirlo a mamma. Ti supplico! Se lo viene a sapere, le viene un infarto, singhiozzava Livia, tormentandosi un fazzoletto fradicio.
Livia, calmati. Raccontami tutto per bene. Che è successo? Allora Elena si era spaventata davvero.
Io… al lavoro… Livia singhiozzò di nuovo. Sono spariti dei soldi dalla borsa di una collega. Millecinquecento euro.
E le telecamere hanno ripreso che entravo io nellufficio quando non cera nessuno. Ma io non li ho presi, zia Elena! Te lo giuro!
Però loro hanno detto: o restituisco i millecinquecento euro entro domani a pranzo o fanno denuncia.
Dicono che cè anche un testimone che mi avrebbe visto nascondere il portafoglio.
Qualcuno mi ha incastrata, zia Elena! Ma chi mi crederà?
Millecinquecento euro? Elena si oscurò in volto. Perché non sei andata da tuo padre?
Ci sono andata! Livia scoppiò in un nuovo pianto. Mi ha detto che è colpa mia, che non mi darà un centesimo, che sono una sciocca.
Ha aggiunto: Vai dai carabinieri, così impari come si sta al mondo.
Non mi ha neanche fatto entrare in casa, urlava attraverso la porta.
Zia Elena, non ho nessun altro a cui chiedere. Ho messo da parte seicento euro, me ne mancano novecento.
E tua madre? Perché non ne parli con lei? È tua mamma.
No! Mamma mi distrugge. Mi dice sempre che la faccio vergognare, figurati adesso con unaccusa di furto…
Lavora pure a scuola, qui la conoscono tutti.
Per favore, prestami quei novecento euro, ti prego! Prometto che ti restituisco tutto, due-trecento euro a settimana. Ho già trovato un altro lavoro!
Ti prego, zia Elena!
Elena si impietosì. Venti anni, e la vita già così difficile addosso.
Il padre laveva allontanata, la madre le avrebbe davvero fatto una scenata terribile…
Chi non sbaglia nella vita? pensò allora Elena.
Livia non smetteva di piangere.
Va bene, disse. Io questi soldi li ho. Li avevo messi via dal dentista, ma i denti possono aspettare.
Promettimi solo che è lultima volta. E non dirò nulla a tua madre se hai così tanta paura.
Grazie! Grazie, zia Elena! Mi hai salvato la vita! Livia le si gettò al collo.
La prima settimana Livia portò davvero duecento euro. Era sollevata, disse che era tutto sistemato, niente denuncia, il nuovo lavoro andava bene.
Poi… poi smise di rispondere ai messaggi. Un mese, due, tre. Elena la vedeva alle feste a casa di Anna, ma Livia si comportava come se si conoscessero appena un freddo buonasera e via.
Elena non la incalzò. Pensava:
È giovane, si vergogna, normale che eviti.
Aveva deciso che nove cento euro non sarebbero mai valsi lamicizia di una vita con Anna. Cancellò il debito, lo dimenticò.
***
Mi stai sentendo? Anna sventolò la mano davanti a Elena. A cosa pensavi?
Oh, niente, Elena scosse la testa. Ai miei di problemi.
Senti, Anna abbassò la voce. Ho incontrato Carmen, ricordi la nostra ex vicina? Ieri mi ha fermata al mercato. Strana, eh.
Mi ha chiesto di Livia, come sta, se ha restituito dei soldi. Non ci ho capito nulla.
Le ho detto che Livia è indipendente, lavora sodo. E lei ha sorriso in modo strano ed è andata via.
Sai niente, Livia le aveva chiesto dei soldi?
Elena sentì un brivido dentro.
Non so, Anna. Magari poca roba.
Va bene, vado. Devo passare anche in farmacia, Anna si alzò, le diede un bacio sulla guancia e uscì come una folata.
Quella sera Elena non resistette. Trovò il numero di Carmen e la chiamò.
Ciao Carmen, sono Elena. Senti, oggi hai visto Anna? Perché le hai chiesto dei debiti?
Dallaltra parte un sospiro pesante.
Eh, Elena Pensavo che lo sapessi. Sei sempre stata la più vicina a loro.
Due anni fa Livia venne da me piangendo, con gli occhi rossi. Disse che lavevano accusata di furto al lavoro.
O restituiva novecento euro, o sarebbe finita nei guai. Mi implorava di non dirlo a sua madre.
Io, scema, glieli prestai. Prometteva di ridarmeli in un mese. E sparì
Elena strinse il telefono.
Novecento euro? Chiese. Proprio novecento?
Sì. Mi disse che era quella la cifra che le mancava. Dopo sei mesi mi ridiede cinquanta euro e poi basta.
Poi ho saputo da Paola del terzo piano che anche a lei Livia era andata con la stessa storia.
E Paola le ha dato milleduecento euro.
E perfino la professoressa Maria Grazia, la loro ex insegnante, salvò Livia da guai. Lei le diede addirittura millecinquecento euro.
Aspetta… Elena si accasciò sulla poltrona. Tu vuoi dire che raccontava a tutte la stessa storia? Sempre con la stessa cifra?
È così, il tono di Carmen divenne duro. La ragazzina si è presa una pequena tassa da tutte le amiche di sua madre. Da ciascuna novecento, milleduecento, millecinquecento euro.
Si è inventata la storia del furto, puntava sullaffetto che provavamo per Anna. E noi zitte, per non farla soffrire.
Poi, un mese dopo, ho visto le foto di Livia in vacanza a Mykonos sui social.
Anche io le ho dato novecento euro, sussurrò Elena.
Siamo almeno in sei ad averle dato dei soldi. Questa è una truffa bella e buona, Elena.
Non è più una sciocchezza da ragazza, questa. È solo truffa. E Anna non sa nulla. Se ne va in giro tutta fiera della figlia. E la figlia… Che vergogna.
Elena chiuse la chiamata. Le ronzavano le orecchie. I soldi non le dispiacevano li aveva già dati per persi.
La nausea era per come, con calcolo gelido, una giovane di ventanni avesse manipolato donne adulte, usando il loro affetto.
***
Il giorno dopo Elena si presentò a casa di Anna. Non voleva fare una scenata. Voleva solo guardare Livia negli occhi.
Proprio quel giorno Livia era tornata dalla clinica; in attesa che lappartamento comprato col mutuo fosse pronto, stava dalla madre.
Oh, zia Elena! Livia le sorrise tirata vedendola arrivare. Vieni, vuoi un tè?
Anna armeggiava ai fornelli.
Vieni, Ely, siediti. Perché non hai chiamato prima?
Elena si sedette davanti a Livia.
Livia, esordì calma. Ieri ho incontrato Carmen, e anche Paola e Maria Grazia. Abbiamo parlato a lungo. Direi che si è creato un club delle aiutanti disperate.
Livia si bloccò, impallidendo, poi guardò di sfuggita sua madre, che le dava le spalle.
Di cosa parli, Elena? Anna si girò.
Livia lo sa benissimo, Elena non toglieva gli occhi dalla ragazza. Ti ricordi quella brutta storia di due anni fa?
Quando da me hai chiesto novecento euro? E da Carmen novecento, da Paola milleduecento, da Maria Grazia millecinquecento.
Tutte ti abbiamo salvata da guai. Ognuna credeva di essere la sola a conoscere il tuo segreto.
Il bollitore nelle mani di Anna tremò, lacqua si rovesciò sulla stufa sfrigolando.
Quali millecinquecento euro? Anna posò lentamente il bollitore. Livia? Di cosa sta parlando? Hai preso soldi alle mie amiche? Anche alla professoressa Maria Grazia?!
Mamma non è come sembra Livia balbettava. Ho ho restituito tutto quasi
Non hai restituito nulla, Livia, Elena tagliò corto. Hai portato solo duecento euro e sei sparita.
Hai raccolto da noi tutte quasi seimila euro con una storia inventata. Noi non abbiamo detto nulla per non farti soffrire.
Ieri ho capito che era il caso di smettere di coprirti.
Livia, guardami. Hai veramente estorto soldi alle mie amiche? Ti sei inventata il furto solo per spillarci soldi?
Mamma, mi servivano per il trasloco! gridò Livia. Nessuno mi aiutava!
Papà non mi ha dato una lira, e io dovevo iniziare la mia vita!
E poi, loro questi soldi li avevano! Non ho mica preso tutto!
Ad Elena venne la nausea. Ecco dunque la verità
Ora è chiaro. Anna, scusa se ho tirato fuori tutto così, ma non posso più tacere.
Non posso continuare a incentivare questo comportamento. Ormai si è presa gioco di tutte noi!
Anna stava appoggiata al tavolo, le mani tremanti.
Fuori, disse fredda.
Livia sorrise sarcastica appoggiandosi allo schienale della sedia ancora convinta che la madre si rivolgesse a Elena.
Fuori da questa casa! Anna si voltò verso la figlia. Prendi le tue cose e vattene da tuo marito. Non voglio vederti più qui!
Livia si fece livida:
Mamma, ho un bambino! Non posso agitarmi!
Non hai più una madre, Livia. Tua madre era quella ragazza in cui credevo. Tu sei una ladra.
Maria Grazia oh Dio, mi chiamava ogni giorno, mai una parola come faccio a guardarla adesso negli occhi?
Livia afferrò la borsa, lanciò sul pavimento un asciugamano.
E tenetevi i vostri soldi! urlò. Siete solo delle vecchie ossute! Andatevene al diavolo!
Livia corse in camera, prese la culla del bambino e scappò fuori dallappartamento.
Anna si sedette e si coprì il viso. Elena si sentì piena di vergogna.
Scusami, Anna…
No, Elena Sono io che devo scusarti. Per aver cresciuto una ladra. Io davvero credevo ce lavesse fatta da sola. E invece Che vergogna…
Elena le accarezzò la spalla, e Anna scoppiò in lacrime.
***
Una settimana dopo, il marito di Livia, emaciato e sconvolto, fece il giro dei creditori, scusandosi senza mai alzare lo sguardo. Prometté che avrebbe restituito ogni euro.
E davvero cominciarono ad arrivare i bonifici: millecinquecento euro per Maria Grazia li saldò Anna di tasca propria.
Elena non si sentiva colpevole. Una bugiarda va punita, no?






