Esci dalla mia casa! dissi alla suocera, mentre iniziava ancora una volta a insultarmi.
Lunica cosa che ho sempre temuto nella vita era lira della mia suocera, quella che una volta mi aveva appena dato il nodo al dito per il matrimonio. In quel senso, forse ho avuto fortuna. Il mio primo marito era un ragazzo degli orfanotrofi, senza genitori. Con Alessandro non è andata bene; ci siamo lasciati dopo cinque anni di matrimonio, e io ho chiesto il divorzio. Ci eravamo sposati mentre studiavo allUniversità di Bologna. Dopo un anno Alessandro ha iniziato a bere, si è indebitato, e le sue responsabilità hanno cominciato a gravare anche su di me. Ho dovuto abbandonare gli studi per lavorare e ripagare i debiti.
Il mio matrimonio mi aveva messo solo una catasta di problemi. Quando mi sono separata da lui, ho respirato un sollievo profondo. Finalmente sembrava che i guai fossero finiti.
Per due anni sono rimasta sola, ho ricostruito le forze passo dopo passo. Poi ho incontrato Roberto, un uomo mai sposato né legato da relazioni serie. Le cose sono accadute in fretta. Mi ha chiesto di sposarlo, io ho detto sì. Siamo andati a casa sua, dove mi aspettava la madre, la signora Giulia.
Appena varcata la soglia, ho colto il volto irritato di Giulia. Mi ha lanciato un ciao secco e si è chiusa in unaltra stanza. Allinizio non ho capito cosa stesse succedendo; forse qualcosa nei miei vestiti non andava. Ma no, indossavo un abito molto riservato. Al tavolo la suocera mi fissava in silenzio. Quel sguardo mi metteva a disagio e, arrossita, lei ha spezzato il silenzio con voce tagliente.
Ah, allora sei qui, senza laurea? ha detto, sorridendo con disprezzo. Ho esitato un attimo, poi ho risposto calma, sorseggiando il mio tè.
Sì, il mio percorso di studi è incompleto; la vita mi ha impedito di finirlo, ma ho intenzione di riprenderlo.
Giulia ha brontolato forte.
Intendi finirlo, eh? E quando diventerai moglie, cosa farai? Allevare i figli, cucinare per tuo marito, pulire la casa? Sei una principessa ha riso, bevendo un altro sorso di tè e posando la tazza. Ti dirò una cosa: mio figlio non ha bisogno di una vergine come te.
Lei è nella media, per aspetto e figura, e non ha ancora cervello, ha aggiunto, con un tono che mi ha ferito profondamente. Mi sono alzata di scatto, sono corsa al bagno e ho iniziato a piangere. Una donna sconosciuta mi insultava senza motivo, e mio marito taceva. È stato un sollievo lasciare presto quella casa.
Non volevo più mettere piede lì. Però Giulia continuava a comparire a casa nostra, cercando sempre un modo per ferirmi con parole pungenti.
Mi sono rivolta a uno psicologo per capire cosa fare. Dopo qualche seduta ho realizzato che Giulia era una manipolatrice tipica e io ero la vittima, perché lavevo permessa di insultarmi. Quando ha ricominciato, lho subito mandato via: Esci dalla nostra casa!
Da allora non la vediamo più, e non mi importa più. Anche Roberto non ha nulla da dire su questa faccenda.
Allimprovviso, la scena si è dissolta in un mare di nuvole rosa, e il suono di un campanile lontano trasformava le parole in eco di un sogno che non voleva finire.




