Fuori di casa mia!” – dissi a mia suocera, quando ricominciò a offendermi.

«Fuori di casa mia!» dissi a mia suocera quando, per la terza volta, iniziò a insultarmi.

Lunica cosa che ho temuto in tutta la vita è stata la collera di quella donna, la stessa con cui mi ero sposata una volta. Per fortuna, il destino non è stato così crudele. Il mio primo marito era un orfanello di Napoli, senza genitori né sostegno. Il nostro matrimonio durò solo cinque anni; alla fine chiesi il divorzio. Allepoca ero ancora studentessa allUniversità di Bologna. Dopo un anno, il compagno cominciò a bere, a contrarre debiti e le sue difficoltà si rifletterono anche su di me. Abbandonai gli studi per cercare lavoro e pagare le sue pendenze in euro, sacrificando il mio futuro.

Con quel matrimonio mi sarei messa solo una montagna di problemi. Quando finalmente sciolsi i legami, tirai un sospiro di sollievo: lorizzonte sembrava finalmente sereno.

Passarono due anni di solitudine, durante i quali mi ripresi e ricominciai a ricostruire la mia vita pezzo per pezzo. Fu allora che incontrai Roberto, un giovane milanese mai sposato né mai coinvolto in una relazione seria. Le cose avanzarono in fretta: mi propose e io accettai. Decidemmo di andare a trovare sua madre.

Appena varcata la soglia del suo appartamento a Milano, notai subito lespressione accigliata di sua madre. Mi lanciò un cenno frettoloso e si ritirò in unaltra stanza. Allinizio non capii il motivo del suo gesto; forse era il mio vestito, forse qualcosa di più. Al tavolo, la suocera mi fissò in silenzio, un sguardo che mi mise a disagio. Quando arrossii, lei si scagliò con parole taglienti.

«Allora, sei qui senza studi?», commentò con un sorriso sprezzante. Esitai un attimo, poi risposi calma, sorseggiando il mio tè. «Sì, il mio percorso di studi è rimasto incompleto; le circostanze mi hanno impedito di laurearmi, ma ho intenzione di tornare sui banchi.»

La suocera brontolò forte. «Intendi finire gli studi, ma quando sarai moglie, cosa farai? Quando cresceranno i figli, chi cucinerà per tuo marito e pulirà la casa? Sei una principessa! rise ancora, beccando un altro sorso di tè e posando la tazza sul tavolo. Ti dirò una cosa: mio figlio non ha bisogno di una vergine come te.

Guardandoti, sei solo nella media, sia di aspetto che di figura, e non hai neanche un briciolo di cervello.»

Quelle parole mi trafissero come lame. Saltai in piedi, corsi al bagno e scoppiò in lacrime. Una donna sconosciuta mi insultava senza motivo e il mio futuro marito taceva. Fu un bene che lasciassimo subito quellabitazione.

Non volevo più mettere piede in quella casa, ma la suocera continuava a farsi trovare a casa nostra, cercando in ogni occasione di ferirmi e umiliarmi.

Decisi di consultare uno psicologo per capire come reagire. Dopo alcune sedute compresi che la suocera era una manipolatrice abituale e che io ero rimasta vittima perché le avevo permesso di ferirmi. Quando riprese gli attacchi, la cacciai fuori di casa in ununica frase: «È ora che tu esca dalla nostra vita.»

Da quel giorno non ci rivediamo più; non mi importa più, e Roberto non ha nulla da dire su questa faccenda. Ho imparato, però, che chi vive sotto lombra altrui rischia di perdere se stesso. Meglio custodire la propria dignità e, come dice il proverbio, chi semina vento raccoglie tempesta, ma chi pianta rispetto raccoglie serenità.

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Fuori di casa mia!” – dissi a mia suocera, quando ricominciò a offendermi.