5 marzo 1998
Oggi, tornando dal mercato, con le buste della spesa ancora in mano, ho sentito un brusio insolito provenire dalla stanza di mio figlio e di mia nuora. Ho lasciato le buste sul tavolo e mi sono avvicinato piano. La scena che mi si è presentata davanti mi ha scosso: Lucia, la nuora che ho sempre trattato come una figlia, stava mettendo le sue cose in valigia. Era pallida in volto, gli occhi pieni di lacrime.
Lucia, dove stai andando? ho chiesto, cercando di mascherare la sorpresa.
Vado via, signora Teresa, non ce la faccio più! mi ha confidato singhiozzando, mentre piegava in fretta i vestiti.
Via? Dove pensi di andare? Che succede? ho domandato, stordito.
In silenzio, mi ha porso una lettera che tremava tra le sue mani. Lho aperta e il cuore mi si è gelato.
Mio figlio Marco aveva portato Lucia a vivere con noi appena sposati, qui nel nostro casale in provincia di Siena. Finalmente, dopo aver superato la soglia dei trentanni e avere fatto tutte le marachelle possibili, si era deciso a mettere la testa a posto. Un figlio unico, avuto al prezzo di tanti sacrifici la vita nei campi mi ha tolto la salute, dopo la perdita di mio marito. Ma almeno sapevo che in Marco avrei avuto un sostegno nella vecchiaia.
Ricordo ancora il sorriso di Lucia, quasi dieci anni più giovane del mio Marco, minuta e gentile. Mi ha ricordato me stessa da ragazza, con quella sua valigia piccola e la vita davanti. Era orfana; forse anche per questo, lho accolta e protetta come una figlia vera. La comunità mormorava: tutte le ragazze del paese avrebbero voluto Marco, ricercato e con buone prospettive. Ma lui pensava solo a tornare a casa, ogni sera, dalla moglie e poi dai tre figli che hanno riempito la casa di risate e caos: due maschi e una femmina.
Quando il grande aveva dieci anni e la piccola soltanto cinque, Marco mi ha detto che voleva andare a lavorare a Milano, insieme a un amico. Io ho provato a dissuaderlo.
Non ti bastano i nostri stipendi, la campagna, la pensione…? gli ho detto E qui chi bada alla fattoria?
Mamma, sono stanco di questa vita! Voglio andare in città, trovare qualcosa di meglio, magari portarvi tutti lì. È tempo di vendere. Ci vieni anche tu.
Lucia cercava di farlo ragionare: Abbiamo la scuola a due passi, Marco. I bambini sono felici qui.
Andiamo, tu sei di città. O almeno così dicono: sei cresciuta in un orfanotrofio di Milano, no? A città ti abituerai. E mia madre ci seguirà.
Ho visto le lacrime brillare negli occhi di Lucia ma non ha detto altro. Non aveva senso insistere.
Dopo la partenza di Marco, abbiamo fatto squadra, io e Lucia. In casa regnava la pace, e i bambini erano la nostra priorità. Lucia mi chiamava mamma ormai da tempo. Siamo diventate alleate nella vita quotidiana.
Marco spediva lettere e qualche soldo lire allora quando si ricordava. È tornato dopo sei mesi con doni per tutti, un po di contanti e la promessa di tornare presto. Ma ripartiva sempre troppo in fretta.
Un giorno, lamica della moglie del suo compagno davventura mi confidò che Marco viveva a casa di una donna benestante per cui lavorava. Ho taciuto a Lucia, sperando che fossero solo voci. Ma ben presto le chiacchiere si diffusero in paese. Lucia cominciò a spegnersi; una mattina la trovai a riempire le valigie.
Mi ha consegnato la lettera: poche righe spietate in una calligrafia riconoscibile.
Lucia, perdonami. Ho trovato unaltra. La casa vorrei tenerla per me, quando mamma non ci sarà più. Non perdere tempo, riparti da capo, che ce la farai. Ti lascio qualche soldo per incominciare. Da ora dovrai contare su te stessa. Marco.
Ho guardato Lucia negli occhi, distrutta, mentre cercava di spiegarmi che doveva andarsene.
Lascia perdere, cara. Marco se ne è andato, ma io non vi caccio. I bambini restano qui. Non andranno a vivere da estranei, te lo giuro. E io senza di voi non saprei che farmene di questa casa.
Passano gli anni, e poi è successo: un giorno Marco si è presentato in paese su una macchina nuova, con accanto la sua nuova moglie. Non si aspettava di trovare i figli in casa di sua madre. La più piccola, ormai dodicenne, gli corse incontro in lacrime. Il primogenito, cresciuto in fretta, lo guardò appena, prese la sorella per mano e la portò via. Il secondogenito li seguì senza una parola.
Ho visto Marco incapace di reagire. Ha guardato i ragazzi sgobbare nellorto, guidare il trattore. Erano cresciuti senza di lui, la casa e la fattoria erano più floride che mai. Lucia era diventata una donna elegante, curata, un vero piacere per gli occhi non la riconosceva più. Ho colto quasi un lampo di rimpianto nei suoi occhi.
Dove sta Lucia? Come mai l’hai lasciata sola coi figli? mi ha chiesto.
Non giudicare dalle tue azioni le altre persone, Marco. Lucia ora lavora. È una donna forte, leale risposi. E tu cosa ci fai qui?
Sono venuto a parlarti. Vogliamo che vendi la casa e vieni a stare vicino a noi, in città. Abbiamo trovato anche un compratore per la proprietà. Così sistemiamo tutto.
E i miei nipoti dove andrebbero? A Milano? Non credo ne abbiano voglia. Qui hanno la loro vita.
Pensaci, mamma. Ti aiutiamo noi, ti troviamo casa. Non tergiversare troppo.
Non cè bisogno di pensarci tanto replicai. Questa non è più casa mia.
A quel punto è rientrata Lucia. Elegante, sicura di sé, un taglio di capelli alla moda e gli orecchini ereditati dalla madre. Era una donna nuova, irraggiungibile, bella come il sole.
Marco restò un attimo in silenzio, impacciato.
Mamma, non prepari da mangiare per un ospite così importante? chiese Lucia, sarcastica.
Il nostro ospite aveva fretta, vero Marco? risposi guardandolo negli occhi. Meglio così. Grazie della visita. E arrivederci, se Dio vuole.
Marco lasciò un foglietto con il suo numero di telefono e se ne andò.
Con il tempo, è tornato solo per salutarmi, ormai anziana e acciaccata. I nipoti erano adulti, anche loro con figli. Con Marco non si sono più confidati, quasi fosse uno sconosciuto. La piccola, ormai donna, non gli ha nemmeno rivolto la parola.
Un giorno è venuto da me per reclamare la casa: Lucia, i figli sono grandi. Questa casa è mia. Voglio tornare qui, sono divorziato. Puoi restare, o andartene, decidi tu.
Con calma, Lucia ha preso i documenti dal cassetto e glieli ha messi davanti. Da anni ormai la casa era intestata a lei. Marco è rimasto in silenzio, poi se nè andato, senza nemmeno salutare. Tra loro due non cera più niente, nemmeno rancore. Io so solo che mio figlio ha perso un tesoro che è difficile trovare nella vita, e che la vera famiglia non si crea col sangue, ma con la lealtà e lamore quotidiano.
Oggi più che mai ho imparato una cosa: mai abbandonare chi conta su di te. E la felicità spesso è nel luogo dove proprio pensavi che fosse impossibile trovarla.






