GIUSTO PER ESSERE PRONTA Vera lancia uno sguardo indifferente alla collega in lacrime e torna a digitare al computer. — Sei proprio senza cuore, Vera — esclama Olga, la responsabile. — Io? E perché mai? — Solo perché la tua vita sentimentale va a gonfie vele, non significa che per tutti sia uguale! Guarda quella poveraccia, invece di consolarla o darle un consiglio, resti di ghiaccio. — Io? Dare consigli a Nadietta? Ci ho già provato anni fa, quando veniva al lavoro con i lividi… Non era il suo uomo a picchiarla, inciampava da sola; appena quel tipo è sparito, niente più lividi: era già il terzo! Quando provai ad aiutare la collega, mi sono ritrovata io la cattiva della storia. Alla fine mi hanno spiegato che era tutto inutile, Nadya sa già tutto, meglio di tutti. Ai suoi tempi andava a farsi i legamenti d’amore, ora è più alla moda: va dallo psicologo per “lavorare sulle ferite”. Non le entra in testa di vivere sempre la stessa storia, solo cambiando nome al protagonista. Quindi scusate, ma fazzoletti e pietà oggi non ne porto. — Ma Vera, non puoi essere così… A pranzo, tutte parlano solo dell’ex di Nadya, “quel bastardo”. Vera mangia in silenzio, poi si ritira in un angolo con il caffè, navigando sui social per staccare la spina. — Vera — si avvicina sorridente Tania, oggi stranamente malinconica —, davvero non provi nemmeno un po’ di pena per Nadya? — Ma cosa volete da me, Tania? — Non darle retta — la difende Ira che passa accanto —, tanto Vera vive da favola con il suo adorato Vasilij, come può capire chi si trova sola e abbandonata con un figlio? Ora anche se vuole, chiedile gli alimenti a ‘sto padre modello… — Non doveva neanche farlo nascere, tanto più alla sua età e senza sapere da chi… — interviene Tatyana Ivanovna, la più anziana del gruppo, chiamata con affetto nonna Tatiana —. Vera ha ragione: Nadya piange sempre, anche da incinta lui le faceva il lavaggio del cervello; e prima ancora… lasciamo perdere. Le colleghe, intanto, fanno cerchio intorno alla Nadia inconsolabile, ognuna con una soluzione. Era ora di vedere la “forte e indipendente Nadya” tornare alla carica: stufa di piangere, chiama la mamma dal paese per aiutarla col figlio e con l’ennesimo ingrato di turno, si rimette in sesto: frangia nuova, sopracciglia tatuate, ciglia finte; il piercing al naso gliel’hanno sconsigliato tutte insieme. E via, di nuovo sul mercato. — Dai, Nadya, non temere, vedrai che sarà lui a piangere! — la rincuorano le amiche. — Ma no che non piangerà — mormora Vera tra sé, ma le allegre comari sentono e chiedono spiegazioni. — Perché non dovrebbe? — Perché no, a piangere non sarà lui. E Nadya, presto, troverà un altro uguale a lui… — Facile per te, Vera, tu con quel Vasilij perfetto… — Perfetto, già, il migliore del mondo: non picchia, non beve, non va con le altre, mi adora. — Ma dai! Sono tutti uguali, che non ti rubino il tuo Vasilij! — Non se ne va, tranquilla. — Io non ci giurerei! — Beh, provaci! Il bianchetto fa il suo effetto: le colleghe si surriscaldano. — Andiamo tutte da Vera a vedere se il suo “perfetto Vasilij” resiste alle nostre tentazioni! Hai paura, eh? — Ma che paura, andiamo pure! Eccole tutte da Vera in casa, ridono in cucina e corrono per preparare qualcosa per il ritorno di Vasilij. — Non vi date pena, con il cibo è difficile: mangia poco e solo quello che gli piace, ma sì, arriverà tra poco. Le risate si calmano, l’entusiasmo scema, le più impazienti se ne vanno a casa. Restano solo Nadya, Olya e Tania: tè caldo e chiacchiere tra donne, un po’ imbarazzate, in attesa del famoso Vasilij. Decidono di congedarsi piano piano. Quando, si sente la porta aprirsi. — Vasilij, tesorino mio! — chioccia Vera nell’ingresso. Le donne scivolano via a disagio, si fanno da parte e nella stanza entra… Un ragazzo alto e bellissimo. Ah, ecco dov’era il trucco: il marito di Vera è molto più giovane! — Ragazze, lui è Denis, mio figlio. Com’è? Che Denis? — si legge sugli occhi delle ospiti. — Figlio mio, Denis. Vasilij, come sta, Denis? — Tutto bene, mamma, per ora gli serve solo un po’ di riposo. Due giorni e correrà di nuovo in giro. L’importante è che non gli fai leccare la ferita… Le colleghe diventano paonazze. — Forse andiamo, Vera? — Aspettate! Vi presento Vasilij di persona, ma silenzio: ha appena subito un’operazione, Denis e sua moglie l’hanno portato dal veterinario. Io ero al lavoro. Era colpa sua se ha segnato le tende, per forza l’ho dovuto… Venite a vedere. Eccolo il mio Vasilij, dorme saporitamente. Ecco che le signore scoppiano a ridere: — Vera… ma è un gatto! — Certo, il mio Vasilij! Chi altro intendevate voi? — Ma tuo marito? — Ah, non ne ho. Una volta ho detto che ho un compagno meraviglioso, Vasilij, ma non ho mai spiegato chi… e vi siete fatte il film tutte da sole. Sono stata sposata giovane, la solita storia, primo amore, non ho finito gli studi, è nato Denis. Tre anni così così, poi basta. I miei mi hanno aiutata tanto. Secondo matrimonio: quasi trent’anni, lui persona a posto, tutto futuro, progetti, figli, ma Denis… beh, lui voleva parcheggiarlo chissà dove. L’ho spedito dalla sua mamma. Poi, per un po’, sola, fino al terzo tentativo. Lì, addirittura, mi ha fatto un occhio nero “per amore”. Ma Denis, oggi cintura nera, con me a duello in salotto… beh, ad alcune cose si impara! Dopo quell’Otello, ho capito che ne avevo abbastanza. Denis si è sposato, io ho preso il mio Vasilij felino: ora viviamo insieme. Cinema, vacanze: ciascuno per sé, nessuno obbliga nessuno. A volte preparo una bella cena, lui arriva, si sazia, nessuno lo stressa. Denis all’inizio non capiva come mai questa scelta. Ma perché, dico, se ognuno ha le sue abitudini, la sua vita? Altro è se stai insieme trent’anni come mio fratello, o i miei… Io, invece, no. Che senso ha crearsi una famiglia “per la facciata”? Sto bene così, io e il mio Vasilij. Vero, tesoro? Se continui a marcare, ti tolgo anche le tende nuove! Le ragazze tornano a casa pensierose, soprattutto Nadya. Ma per lei, non era destino. Dopo un mese, già celebrava il nuovo amore e riceveva mazzi di fiori in ufficio. Vera e nonna Tatiana se la ridevano sotto i baffi. — Allora, il tuo Misha? Sta bene? — Benone, Vera. Zoppicava, credo un graffio, ma ora tutto a posto, come nuovo! I nipoti vogliono portarlo alle mostre, ma lasciamo stare, non voglio umiliare l’animale… Vedo che a Nadya va tutto benissimo, invece. — Eh sì, Tatiana Ivanovna, c’è chi si prende un animale e chi cambia fidanzati… — Eh, dipende da cosa sei portata. Magari stavolta le va bene! — Speriamo… — Di cosa parlate? — Di te, Nadya, che tu possa essere finalmente felice! — Lo so, ragazze, sembra impossibile, ma io proprio non ci riesco a stare sola, non ci riesco… — Non ti devi giustificare, ognuno ha la sua vita. — Vera… — la chiama Nadya mentre esce per andare al parcheggio. — Se ci fosse bisogno… mi consigli tu come scegliere un gatto? Meglio maschio o femmina? — Vai, dai, che ti aspettano… se serve, si vede dopo… — ride Vera. — Era solo… giusto per essere pronta!

PER OGNI EVENIENZA

Sara guardò la collega in lacrime, fece spallucce e tornò a digitare velocemente al computer.
Sei proprio di ghiaccio, Sara, sentì dire dalla voce di Paola, la capoufficio.
Io? Che ti fa pensare questo?
Beh, perché magari nella tua vita privata fila tutto liscio, ma non è detto che sia così anche per gli altri. La vedi, vero?, si dispera Un gesto di conforto, un consiglio, due parole Da te che le cose ti vanno bene, magari le servirebbe davvero.
Dici a me di dare consigli a Lucia? Non credo che apprezzerebbe. Cho provato, sai? Circa cinque anni fa, quando veniva in ufficio che sembrava aver preso un palo in faccia Voi non ceravate ancora.
E no, non era il suo compagno a picchiarla; si faceva male da sola, inciampava malissimo. Poi, appena lui sparì dalla sua vita, i lividi da lampione scomparvero dal volto di Lucia era già il terzo che se ne andava a gambe levate.
Allora le ho dato una mano, ci ho provato. Indovina? Sono diventata io quella cattiva certo! Poi me lhanno spiegato le altre: tanto, Lucia la sa lunga. Nessuno le deve dire niente.
Ero solo una gelosa che metteva il bastone tra le ruote alla sua felicità.
Allepoca correva da streghe e fattucchiere per farsi legare luomo, adesso invece va dallo psicologo.
Lavora sui suoi traumi.
Però il copione è sempre lo stesso, cambiano solo i nomi.
Scusa, ma non sono il tipo da fazzoletti e compassione.
Dai però, Sara, non si fa così.
A pranzo, sedute tutte alla stessa tavolata, non si parlava che dellex di Lucia: che individuo, che farabutto.
Sara mangiava in silenzio; poi si prese un caffè, si mise in un angolo e scorreva il telefono per liberarsi un po la testa.
Sara, si avvicinò Giulia, morbida e sempre allegra, anche se stavolta era seria ma proprio un filo di compassione per Lucia non ce lhai?
Giulia, che vuoi da me?
Ma lasciala stare intervenne Elisa passando lì vicino tanto è sempre così, lei: cha il suo Simone, vive nel miele, mica può capire cosa vuol dire restare sola, con un bambino piccolo, senza aiuto, senza nulla. E poi vuoi vedere se riesce a prendere pure gli alimenti da quello lì?
Non doveva nemmeno mettersi a fare figli così, che già letà non cè più, sentenziò la signora Maria, la più anziana di tutte, che le ragazze chiamavano affettuosamente nonna Maria. Ci ha ragione Sara, Lucia piangeva già quando era incinta di quello là. E prima pure, lasciamo perdere.
Le donne, intanto, strette tutte intorno a Lucia che ancora singhiozzava, dispensavano i più disparati consigli.
E intanto, la nostra Lucia, che voleva sempre essere la forte e indipendente, sera stufata di piangere: ha chiamato subito la madre dal paese, per farsi dare una mano con il figlio e quellaltro, il benedetto. E piano piano ha iniziato a risollevarsi.
Taglio nuovo, ha fatto le sopracciglia semipermanenti, le ciglia finte, ha pensato pure di farsi il piercing al naso, ma il reparto al completo lha fermata in tempo.
E via, lanciata di nuovo.
Tranquilla, Lucia, la rincuoravano le ragazze vedrai che un giorno sarà lui a piangere.
Macché, sospirava Sara a voce bassa, più tra sé che altro, ma le altre, già un po brille, colsero e vollero sapere il perché.
Non piangerà mai, disse Sara. Né gli dispiacerà nulla. E Lucia domani trova un altro uguale.
È facile parlare così, tu chai Simone lui sarà diverso, no?
Diverso sì, il mio Simone è doro: non alza le mani, non beve, non va a donne, mi ama da impazzire.
Eh, ma sono tutti uguali, fidati.
Guarda che te lo soffiano, Sara.
Non succede, non è tipo.
Sarei meno sicura.
Sii pure scettica.
Ormai col vino a salire alla testa, sembrava una gara tra chi aveva la battuta più tagliente.
Dai Sara, portaci a casa tua, vediamo se Simone resiste a tutta questa bellezza O non vuoi perché hai paura che qualcuna di noi se lo porti via?
Andiamo pure.
Ragazze, tutte da Sara a vedere se Simone tiene il punto!, urlò Elisa.
Io no, disse la signora Maria a casa mi aspettava Armando Ma voi andate, divertitevi!
Così, tutte allegre, si riversarono a casa di Sara: chiacchiere in cucina, un su e giù di risate.
Su ragazze, mettiamoci ai fornelli, così quando arriva Simone trova qualcosa di buono.
Mah, inutile darsi da fare, mangia poco e poi è pure schizzinoso, sorrise Sara comunque sì, arriva a breve.
A poco a poco lentusiasmo si spense, la gente iniziava a ricordare di avere casa e impegni: restarono solo Lucia, Paola e Giulia.
Bevevano un tè nella accogliente cucina di Sara, chiacchierando sotto voce e guardando la porta con una certa attesa, nervose per la curiosità di conoscere finalmente questo benedetto Simone.
Proprio allora arrivò qualcuno.
Simone, amore di mamma, vieni qui dalla tua mamma, fece Sara uscendo in corridoio.
Le altre, tutte a posto, si sentirono un po fuori luogo vedendo entrare in soggiorno un ragazzone alto e bello.
Ah, allora ecco il trucco! si lesse subito negli occhi delle colleghe il marito di Sara è molto più giovane di lei.
Ragazze, vi presento mio figlio, Matteo.
Ma come? E Simone?
Sì, lui è mio figlio Matteo. Simone? Ah, Simone adesso non può farsi troppo vedere, si riprende domani, vero tesoro?
Certo mamma, ormai passa tutto, fra un paio di giorni potrà anche saltare di nuovo. Solo non fargli leccare lì la ferita
Le donne, tutte imbarazzate
Forse è il momento di andarcene?
Aspettate! Non vi ho presentato Simone piano però, che oggi è stato operato; Matteo e sua moglie lhanno portato, io ero al lavoro. Era diventato un disastro, segnava dappertutto venite.
Ed eccolo lì, Simone, che dorme beato sul divano.
Le donne dovettero trattenersi dal ridere mentre uscivano dalla stanza.
Ma è un gatto!
Certo che è un gatto! Cosavete pensato?
E il marito?
Ah, quello non cera. Siete state voi a fantasticare, una volta ho detto che avevo un uomo doro, Simone, e avete creduto chissà cosa Mai avuto fortuna. Sposata giovane per la storia della prima cotta, non ho finito luniversità, è nato Matteo. Dopo tre anni ci siamo separati, lui è tornato a casa della mamma. I miei mi hanno aiutata un sacco.
Riprovatoci verso i trenta: sembrava quello giusto, facevamo mille progetti lui ci teneva tanto ai figli, lerede, la bambina, però Matteo eh, magari a fare il militare. Lho rimandato dalla mamma, lui si è messo pure a protestare. Lei mi ha dato della stupida, come se i figli degli altri non li volesse nessuno, però guarda che pure suo marito era il secondo
Con Matteo siamo rimasti in due per anni, poi un altro tentativo e quello, già in fase di corteggiamento, mi mollò un occhio nero per gelosia. Io, che con Matteo praticavo judo da quando era piccolo, gli feci vedere un paio di mosse e lo cacciai via.
Intanto Matteo si è fatto la sua vita, si è sposato, io ho preso Simone, il gatto, e stiamo benissimo; andiamo insieme al cinema, in vacanza, nessuno chiede conto a nessuno.
A volte cucino qualcosa di buono, gli amici passano, tutti contenti, senza stress.
Allinizio Matteo non capiva: Perché non viviamo insieme, mamma? mi chiedeva.
A che scopo? Siamo adulti ormai, ognuno con le sue abitudini, se fossimo stati insieme dallinizio come i miei genitori o come mio fratello e sua moglie, allora sì loro dopo trentanni vanno pure a fare la spesa allunisono! Io non ce lho fatta, non fa per me. Per cosa dovrei far finta di nulla e dire che sono sposata così, tanto per?
Meglio vivere con il mio Simone.
Vero, piccolo mio? Te lavevo detto che se non smettevi di segnare tende e tappeti, ci saremmo giocati qualcosa
Le ragazze uscirono serie, soprattutto Lucia, che continuava a riflettere.
Però, non ce lha fatta a fare come Sara: dopo un mese era di nuovo entusiasta di un nuovo fidanzato, a lavoro riceveva mazzi di fiori da far invidia a chiunque.
Sara e nonna Maria si scambiarono uno sguardo divertito.
Allora, Maria, come sta il tuo Armando? Come va la zampetta?
Bene, Sara cara. In passeggiata lha punta qualcosa, ma è già guarito, grazie al cielo. I nipoti dicono che dovrei portarlo alle esposizioni, ma lascia stare, chi voglio prendere in giro? Va bene già così E Lucia mi sembra che ha rimesso insieme i pezzi, eh?
Eh sì, Maria, cè chi prende animali, chi cambia uomini
Eh, ognuno fa come può! Stavolta magari le va meglio!
Speriamo
Di che chiacchierate?
Di te, Lucia. Speriamo che stavolta sia quella buona.
Ragazze, lo so come sembro Ma io non riesco a stare sola, davvero.
E chi ti dice niente? Basta giustificarsi, ognuno ha la sua storia…
Sara, la sentì chiamare andando verso il parcheggio, era Lucia. Senti ma mi dai qualche consiglio? Sui gatti, dico. È meglio maschio o femmina?
Vai ora, ti aspettano. Se mai, poi ci pensiamo, le rispose Sara ridendo.
Era solo per ogni evenienza.

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GIUSTO PER ESSERE PRONTA Vera lancia uno sguardo indifferente alla collega in lacrime e torna a digitare al computer. — Sei proprio senza cuore, Vera — esclama Olga, la responsabile. — Io? E perché mai? — Solo perché la tua vita sentimentale va a gonfie vele, non significa che per tutti sia uguale! Guarda quella poveraccia, invece di consolarla o darle un consiglio, resti di ghiaccio. — Io? Dare consigli a Nadietta? Ci ho già provato anni fa, quando veniva al lavoro con i lividi… Non era il suo uomo a picchiarla, inciampava da sola; appena quel tipo è sparito, niente più lividi: era già il terzo! Quando provai ad aiutare la collega, mi sono ritrovata io la cattiva della storia. Alla fine mi hanno spiegato che era tutto inutile, Nadya sa già tutto, meglio di tutti. Ai suoi tempi andava a farsi i legamenti d’amore, ora è più alla moda: va dallo psicologo per “lavorare sulle ferite”. Non le entra in testa di vivere sempre la stessa storia, solo cambiando nome al protagonista. Quindi scusate, ma fazzoletti e pietà oggi non ne porto. — Ma Vera, non puoi essere così… A pranzo, tutte parlano solo dell’ex di Nadya, “quel bastardo”. Vera mangia in silenzio, poi si ritira in un angolo con il caffè, navigando sui social per staccare la spina. — Vera — si avvicina sorridente Tania, oggi stranamente malinconica —, davvero non provi nemmeno un po’ di pena per Nadya? — Ma cosa volete da me, Tania? — Non darle retta — la difende Ira che passa accanto —, tanto Vera vive da favola con il suo adorato Vasilij, come può capire chi si trova sola e abbandonata con un figlio? Ora anche se vuole, chiedile gli alimenti a ‘sto padre modello… — Non doveva neanche farlo nascere, tanto più alla sua età e senza sapere da chi… — interviene Tatyana Ivanovna, la più anziana del gruppo, chiamata con affetto nonna Tatiana —. Vera ha ragione: Nadya piange sempre, anche da incinta lui le faceva il lavaggio del cervello; e prima ancora… lasciamo perdere. Le colleghe, intanto, fanno cerchio intorno alla Nadia inconsolabile, ognuna con una soluzione. Era ora di vedere la “forte e indipendente Nadya” tornare alla carica: stufa di piangere, chiama la mamma dal paese per aiutarla col figlio e con l’ennesimo ingrato di turno, si rimette in sesto: frangia nuova, sopracciglia tatuate, ciglia finte; il piercing al naso gliel’hanno sconsigliato tutte insieme. E via, di nuovo sul mercato. — Dai, Nadya, non temere, vedrai che sarà lui a piangere! — la rincuorano le amiche. — Ma no che non piangerà — mormora Vera tra sé, ma le allegre comari sentono e chiedono spiegazioni. — Perché non dovrebbe? — Perché no, a piangere non sarà lui. E Nadya, presto, troverà un altro uguale a lui… — Facile per te, Vera, tu con quel Vasilij perfetto… — Perfetto, già, il migliore del mondo: non picchia, non beve, non va con le altre, mi adora. — Ma dai! Sono tutti uguali, che non ti rubino il tuo Vasilij! — Non se ne va, tranquilla. — Io non ci giurerei! — Beh, provaci! Il bianchetto fa il suo effetto: le colleghe si surriscaldano. — Andiamo tutte da Vera a vedere se il suo “perfetto Vasilij” resiste alle nostre tentazioni! Hai paura, eh? — Ma che paura, andiamo pure! Eccole tutte da Vera in casa, ridono in cucina e corrono per preparare qualcosa per il ritorno di Vasilij. — Non vi date pena, con il cibo è difficile: mangia poco e solo quello che gli piace, ma sì, arriverà tra poco. Le risate si calmano, l’entusiasmo scema, le più impazienti se ne vanno a casa. Restano solo Nadya, Olya e Tania: tè caldo e chiacchiere tra donne, un po’ imbarazzate, in attesa del famoso Vasilij. Decidono di congedarsi piano piano. Quando, si sente la porta aprirsi. — Vasilij, tesorino mio! — chioccia Vera nell’ingresso. Le donne scivolano via a disagio, si fanno da parte e nella stanza entra… Un ragazzo alto e bellissimo. Ah, ecco dov’era il trucco: il marito di Vera è molto più giovane! — Ragazze, lui è Denis, mio figlio. Com’è? Che Denis? — si legge sugli occhi delle ospiti. — Figlio mio, Denis. Vasilij, come sta, Denis? — Tutto bene, mamma, per ora gli serve solo un po’ di riposo. Due giorni e correrà di nuovo in giro. L’importante è che non gli fai leccare la ferita… Le colleghe diventano paonazze. — Forse andiamo, Vera? — Aspettate! Vi presento Vasilij di persona, ma silenzio: ha appena subito un’operazione, Denis e sua moglie l’hanno portato dal veterinario. Io ero al lavoro. Era colpa sua se ha segnato le tende, per forza l’ho dovuto… Venite a vedere. Eccolo il mio Vasilij, dorme saporitamente. Ecco che le signore scoppiano a ridere: — Vera… ma è un gatto! — Certo, il mio Vasilij! Chi altro intendevate voi? — Ma tuo marito? — Ah, non ne ho. Una volta ho detto che ho un compagno meraviglioso, Vasilij, ma non ho mai spiegato chi… e vi siete fatte il film tutte da sole. Sono stata sposata giovane, la solita storia, primo amore, non ho finito gli studi, è nato Denis. Tre anni così così, poi basta. I miei mi hanno aiutata tanto. Secondo matrimonio: quasi trent’anni, lui persona a posto, tutto futuro, progetti, figli, ma Denis… beh, lui voleva parcheggiarlo chissà dove. L’ho spedito dalla sua mamma. Poi, per un po’, sola, fino al terzo tentativo. Lì, addirittura, mi ha fatto un occhio nero “per amore”. Ma Denis, oggi cintura nera, con me a duello in salotto… beh, ad alcune cose si impara! Dopo quell’Otello, ho capito che ne avevo abbastanza. Denis si è sposato, io ho preso il mio Vasilij felino: ora viviamo insieme. Cinema, vacanze: ciascuno per sé, nessuno obbliga nessuno. A volte preparo una bella cena, lui arriva, si sazia, nessuno lo stressa. Denis all’inizio non capiva come mai questa scelta. Ma perché, dico, se ognuno ha le sue abitudini, la sua vita? Altro è se stai insieme trent’anni come mio fratello, o i miei… Io, invece, no. Che senso ha crearsi una famiglia “per la facciata”? Sto bene così, io e il mio Vasilij. Vero, tesoro? Se continui a marcare, ti tolgo anche le tende nuove! Le ragazze tornano a casa pensierose, soprattutto Nadya. Ma per lei, non era destino. Dopo un mese, già celebrava il nuovo amore e riceveva mazzi di fiori in ufficio. Vera e nonna Tatiana se la ridevano sotto i baffi. — Allora, il tuo Misha? Sta bene? — Benone, Vera. Zoppicava, credo un graffio, ma ora tutto a posto, come nuovo! I nipoti vogliono portarlo alle mostre, ma lasciamo stare, non voglio umiliare l’animale… Vedo che a Nadya va tutto benissimo, invece. — Eh sì, Tatiana Ivanovna, c’è chi si prende un animale e chi cambia fidanzati… — Eh, dipende da cosa sei portata. Magari stavolta le va bene! — Speriamo… — Di cosa parlate? — Di te, Nadya, che tu possa essere finalmente felice! — Lo so, ragazze, sembra impossibile, ma io proprio non ci riesco a stare sola, non ci riesco… — Non ti devi giustificare, ognuno ha la sua vita. — Vera… — la chiama Nadya mentre esce per andare al parcheggio. — Se ci fosse bisogno… mi consigli tu come scegliere un gatto? Meglio maschio o femmina? — Vai, dai, che ti aspettano… se serve, si vede dopo… — ride Vera. — Era solo… giusto per essere pronta!