Gli amici arrivano a mani vuote davanti a una tavola imbandita e io chiudo il frigorifero – “Mario, sei sicuro che tre chili di arista di maiale bastino? L’ultima volta hanno spazzolato tutto, persino la mollica con la salsa. E Laura si è fatta pure preparare un contenitore per il cane, ma poi su Facebook ha postato la foto del mio brasato come se l’avesse cucinato lei.” – Una serata tra vecchi amici, troppe pretese e la scoperta che a volte la generosità va riservata solo a chi la merita davvero

Gli amici sono arrivati a mani vuote davanti al tavolo apparecchiato e io ho chiuso il frigorifero.

Marco, sei sicuro che bastino tre chili di coppa di maiale? Lultima volta hanno spazzolato via tutto, persino la mollica del pane lhanno raccolta col sugo. E poi la Lucia ha pure chiesto un contenitore per il cane, ma poi ha pubblicato la foto del mio arrosto sui social, spacciandolo per sua creazione.

Mi chiamo Claudia e stamattina sono in piedi dalle sei. Prima il giro al mercato di Porta Palazzo a Torino, a scegliere la carne più fresca, poi al supermercato per un Brunello e le prelibatezze. Ho trascorso la mattina a tagliare, bollire, friggere: la mia cucina, a ora di pranzo, sembra un campo di battaglia. Marco, mio marito, è accanto al lavandino che pela patate con tanta calma da sembrare già irritato per questo pranzo, anche se fa di tutto per non darlo a vedere.

Claudia, ma cosa vuoi di più? sospira risciacquando unaltra patata. Tre chili di carne per quattro ospiti e noi due? Neanche fossimo a una festa di paese. Poi hai preso il salmone, il crudo, i vassoi di insalata russa Guarda che è solo un pranzo di benvenuto nella casa nuova, anche se con mesi di ritardo.

Non capisci gli rispondo mescolando il sugo nella padella. Sono Lucia e Gabriele, poi Martina e Tiziano! Amici storici, non li vediamo da una vita. Addirittura arrivano da Santena apposta Mi scoccerebbe se il tavolo sembrasse povero. Direbbero che abbiamo comprato la casa e siamo già tirchi.

Ho sempre avuto questa paura, lho imparata dalla nonna: sapeva sfamare un reggimento con una cipolla, e per lei un tavolo scarso era vergogna. Settimane a cercare ricette, risparmiare sulla busta paga per quel Barolo che piace tanto a Gabriele, per il prosecco francese che vuole Lucia.

Sarebbero potuti arrivare con qualcosa anche loro borbotta Marco. Per il compleanno di Tiziano ci siamo presentati con torta fatta da te e bottiglia da sessanta euro. Quando siamo stati da loro, invece, ci hanno dato tè deteinato e biscotti del discount.

Marco, non fare il solito taccagno gli dico con una smorfia dolce. Avevano appena preso il mutuo, erano pieni di problemi. Ora sono tranquilli: Gabriele ha la promozione, Martina si è comprata la pelliccia nuova magari ci portano qualcosa anche loro, una torta, della frutta. Ho pure accennato a Lucia che il dolce spettava a loro.

Alle cinque la casa brilla, il salotto sembra la vetrina di una gastronomia del Quadrilatero. Al centro, la lingua in gelatina fa capolino tra insalate alla piemontese (con gamberi e lingua, niente mortadella da supermarket!), insalata russa, salmone affumicato con uova di lompo, salumi e arrosto fatto in casa. Nel forno la coppa di maiale cuoce lenta con patate al rosmarino e porcini. In frigo si raffreddano un Vodka Belvedere, brandy vecchio di dieci anni e tre bottiglie di Brunello di Montalcino.

Mi preparo un poco stravolta ma orgogliosa nel mio vestito color vino, sistemo la piega, mi siedo in attesa del campanello.

Sono in ansia ammetto a Marco, che si infila la camicia bianca. È il primo pranzo qui… vorrei che tutto fosse perfetto.

Alle diciassette in punto suona il campanello: puntualissimi.

Vado io ad aprire. Eccoli: Lucia con la nuova pelliccia di visone che costa quanto il parquet della sala , Gabriele in giacca di pelle, Martina con trucco da passerella e Tiziano già un po alticcio.

Evviva, i nuovi padroni di casa! urla Lucia, irrompendo nel corridoio e inondandomi di profumo Dolce&Gabbana.

Si spogliano rumorosi, lanciando cappotti e sciarpe sulle braccia di Marco, che riesce a stento a gestirli tutti. Io sorrido accanto alla porta, ma continuo a sbirciare le loro mani.

Le hanno vuote. Nemmeno una bottiglia, zero scatole, niente dolce, neppure una tavoletta di cioccolato.

Ma… balbetto, poi mi blocco. Sforzarsi troppo sarebbe brutto. Magari hanno lasciato qualcosa in auto? O nascosto nei borsoni?

Claudia, sei dimagrita! esclama Martina, dandimi un bacio senza neanche togliersi le scarpe, e si catapulta a ispezionare la casa. Il parquet, però tutto minimal. Pare un ufficio, io preferisco la carta da parati damascata!

A noi il minimal piace, replica Marco, trattenendo a stento un ghigno. Venite che il tavolo è pronto.

La compagnia si fionda nel soggiorno. Gabriele, vedendo la tavola, brilla negli occhi:

Oh, che festa! Claudia, sei super! esclama. Meno male che siamo venuti a digiuno: avevo promesso a Lucia che tu avresti fatto il tuo famoso arrosto.

Mi precipito in cucina per portare le cocottine di funghi gratinati, intanto spero: magari regaleranno soldi, come si fa ai battesimi?

Quando torno, sono già tutti colmi di insalata russa, nessuno aspetta i brindisi.

Mmm, insalata da urlo! mugugna Tiziano tra un boccone e laltro. Marco, versa qualcosa, siamo assetati!

Marco serve Vodka agli uomini, vino alle donne.

Alla nuova casa! brinda Gabriele. Che vi porti fortuna, che i tubi non scoppino e i vicini non allaghino nulla!

Svuota il bicchierino di colpo, si tampona la bocca col polsino anche se ci sono tovaglioli di lino e si avventa su salmone e caviale.

Senti, Claudia dice subito ma la vodka è calda! Dovevi metterla nel freezer.

Era in frigo, Gabriele, cinque gradi come vuole tradizione rispondo, già sento salire unirritazione sorda.

Bah, ok, va bene. E il brandy cè? Mi farebbe piacere.

Cè annuisco. Ma mangiamo, prima?

Non cè incompatibilità! ride Tiziano.

La cena diventa tesa. Il cibo sparisce a ritmi allarmanti, sembrano in fame nera. Eppure non manca la critica.

Linsalata russa è asciutta commenta Lucia, servendosi la terza porzione. Hai risparmiato sulla maionese?

Lho fatta io, è più leggera, tento di difendermi.

Ma dai, Claudia! Meglio un tubo della Calvé dal supermercato. E il caviale… così fine. Non è quello di salmone, vero?

Guardo Marco. È rosso in faccia, tiene la forchetta come una clava.

Ma raccontateci: novità? chiede lui per cambiare aria. Lucia, sei stata a Dubai?

Altroché! finge di svenire Lucia. Hotel a cinque stelle, aragoste, champagne Ho comprato una borsa originale di Gucci, duemila euro! Gabriele sè lamentato, ma gli ho detto che si vive una volta sola.

Sono donne, spendaccione soggiunge Gabriele, versandosi il brandy. Sto per comprarmi un SUV, paghiamo in contanti! Non spendiamo in cavolate tipo ristrutturazioni!

Cioè, in cavolate? chiedo io, sorpresa.

Beh, i muri sono muri spiega Martina. Noi abbiamo ancora il pavimento della nonna, ma viaggiamo ogni estate e compriamo marche, mica vi annoiate a casa!

Apro una parentesi: ieri sera cena da “Da Vittorio”, sublime. Il conto? Duecento euro, ma ne vale! Non è come stare in casa a spadellare. Claudia, il secondo esce? La carne, non vedo lora!

Mi alzo e porto via i piatti sporchi mentre dentro ribolle frustrazione. Questi qui parlano di borse da duemila euro e cene gourmet, ma arrivano senza manco un panettone. Nemmeno una rosa.

In cucina, Lucia mi segue fingendo di voler aiutare, in realtà per chiacchierare.

Claudia, che tavola! Ma si vede che avete dato fondo alle energie. Il vino carino, ma forse troppo da supermercato. Noi una cosa così la beviamo solo al picnic in giardino. Potevi prendere qualcosa di più raffinato per gli ospiti.

È vino francese, costa cinquanta euro a bottiglia sussurro mentre carico la lavastoviglie.

Davvero? Ti hanno fregata fa proprio aceto. Senti, dimmi una cosa, mi dai qualcosa da portare via? Domani saremo in hangover, non avrò voglia di cucinare. Carne, insalate. Ne hai fatto tanto e tu e Marco non lo finite tutto. Tanto meglio che non si butti!

Rimango immobile con un piatto in mano. Mi giro lentissima verso Lucia.

Vuoi che ti prepari dei contenitori?

Certo, che cè di male? Risparmiamo! Ah, cè il dolce? Ho voglia di qualcosa di zuccherato. Hai fatto la tua torta?

Hai detto tu che il dolce lo portavi le ricordo sottovoce.

Io?! Mai detto! Sono a dieta, non compro dolci. Pensavo avresti fatto tu il millefoglie. Sei bravissima. O comprato qualcosa di speciale. Siamo venuti a mani vuote perché CONTEVAMO che tu avessi già tutto… oramai siete ricchi, con la casa nuova.

Appoggio il piatto con un rumore secco sul tavolo.

Quindi pensavate che avessimo già tutto che fossimo ricchi?

Beh, ovvio! Pagate il mutuo, fate i lavori… allora i soldi ve li tira dietro la Madonna! Noi invece poveri, sempre a risparmiare per le Maldive. Dai, porta fuori la carne che i ragazzi stanno battendo i piatti.

Mi scorre in mente tutto: i soldi prestati a Lucia per la vacanza lampo, restituiti a rate di venti euro ogni sei mesi. Gabriele che ha chiesto a Marco di aiutarlo col trasloco e nemmeno la benzina pagata. Sempre a presentarsi alle nostre feste e a divorare tutto, mai ricambiare.

Apro il forno. Il profumo dellarrosto di coppa, con erbe e aglio, mi punge le narici. Sul ripiano del frigorifero fa bella mostra il millefoglie con frutti di bosco, comprato da una pasticceria in centro, sessanta euro per fare un regalo a sorpresa.

Chiudo il forno. Spengo il gas. Tiro la porta del frigo ben stretta.

La carne non la servo dico a voce alta.

Cosa? È bruciata? chiede Lucia.

No. Non la servo e basta.

Rientro in sala. Gli uomini si sono riserviti e parlano animatamente di calcio e politica. Marco ha il muso triste.

Amici cari, annuncio con voce tesa la festa finisce qui.

Silenzio. Gabriele resta con il bicchiere a mezzaria.

Claudia, ma che dici? Non hai ancora portato il secondo! Avevi promesso la carne!

Promesso, sì. Ma ho cambiato idea.

In che senso? Stai scherzando?! sbotta Martina. Abbiamo fame! Le insalate sono antipasti, porta la carne!

La carne resta nel forno. E lì rimane. Ora vi vestite e andate a casa. Oppure vi fate un giro Da Vittorio che tanto spendete, lì sì che vi servono la carne.

Hai bevuto troppo? sbraita Tiziano. Marco, controlla tua moglie! Che scenata!

Marco si alza lentamente. Guarda me, poi loro. Capisce tutto: il mio tremore, gli occhi lucidi.

Claudia non ha bevuto dice ma si è semplicemente stancata. Siete venuti senza nemmeno mezzo filone di pane, avete criticato la cena, chiamato il nostro vino aceto, la casa un ufficio, e ora esigete la carne?

Ma scherzavamo! urla Lucia. Ma dai, non avete senso dellhumor? Abbiamo solo scordato il dolce, capita! Però la compagnia ve labbiamo portata!

Una compagnia che ingrassa alle spalle degli altri ribatto BASTA. Ho passato la giornata tra fornelli e mercato. Ho speso metà stipendio per questo pranzo. Volevo rendervi felici. Invece… vi siete comportati come parassiti. Fate vacanze di lusso, ma non spendete due euro per un cioccolatino da regalare.

Ah, così? Ci rinfacci il cibo? Gabriele si alza, rovescia la sedia. Sai che ti dico? Ce ne andiamo! Da voi non ci torno più!

Forza dice Marco con decisione, spalancando la porta e non vi dimenticate i vostri contenitori: sono vuoti.

Gli ospiti escono in malo modo, chi insultando, chi protestando per la serata rovinata.

Richiusa la porta, la casa è immersa in silenzio. Guardo la tavola devastata, piatti sporchi, vino rovesciato, tovaglioli sparsi ovunque.

Marco si avvicina e mi abbraccia.

Come stai? domanda piano.

Mi tremano le mani ammetto, Marco, sono stata troppo dura? Dovevo lasciar correre? Sono pur sempre ospiti…

No, Claudia. Hai fatto bene a rispettare te stessa. Sono fiero di te. Io li avrei cacciati molto prima. Hanno superato tutti i limiti.

Sorrido e mi stringo a mio marito.

E la carne? chiede dopo un attimo, con aria furbina. Cè davvero? Il profumino mi uccide.

Per la prima volta in serata, scoppio a ridere di cuore.

Certo che cè, Marco. E anche il dolce: un millefoglie gigante.

Ci sediamo tra le stoviglie ancora sporche, spostandole un po di lato. Tolgo dal forno larrosto ben dorato, dal frigo la torta. Verso il Brunello troppo acido, che in realtà è vellutato e favoloso.

Cin cin per noi brinda Marco. E che in casa nostra entrino solo chi ha un cuore aperto, non mani vuote e pance affamate.

Mentre gustiamo larrosto che si scioglie in bocca e la torta con panna e lamponi, la casa sembra più spaziosa, il silenzio caldo. È la cena più buona della nostra vita.

Poi, dopo unora, mi arriva un messaggio di Lucia: Sei proprio una vipera! Siamo al McDonalds, ci tocca mangiare hamburger per colpa tua! Almeno potresti chiedere scusa!”

Guardo il display, sorrido e premo Blocca. Stessa cosa per Martina, Gabriele, Tiziano.

La rubrica è più corta di quattro numeri, ma in casa cè più aria e dignità. Il frigo è ricolmo di cose buone che mangeremo io e Marco per una settimana intera. E nemmeno una briciola finirà a chi non se la merita.

Ho imparato che lamicizia vera non si pesa col piatto pieno né si misura in quantità di vino. E a volte, per difendere se stessi, basta chiudere il frigorifero e spalancare la porta.

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