Lanno scorso, una vecchia amica, Lucia Bellini, mi chiamò nel cuore della notte, la sua voce al telefono sembrava provenire da unaltra dimension e mi pregò intensamente di ospitare per una settimana i suoi migliori amici a casa mia, che si trova in un piccolo paese sulla costa ligure, tra pini e ulivi, proprio dove il mare si confonde con il cielo. Avevano deciso, così allimprovviso, come si fa nei sogni, di rilassarsi nella nostra cittadina, dove tutto profuma di focaccia e limoni.
Mi sembrava strano rifiutare, un rifiuto che si avvolgeva come nebbia sulle montagne, così accettai. Però spiegai subito:
Il periodo è pieno di turisti, non posso offrire una camera gratis. E allo stesso tempo, non mi sento a mio agio chiedendo soldi agli amici dei miei amici.
A queste parole, Lucia rispose, quasi cantilenando: Tranquilla, cara, pagheranno. I soldi non sono un problema, hanno solo paura degli imbroglioni, sai, quelli che prendono gli euro in anticipo e poi non lasciano entrare nessuno o buttano fuori gli ospiti a metà vacanza.
Così mi sono lasciata trascinare in questo vortice onirico. Se avessi immaginato quanto mi sarebbe costata questa vacanza surreale, non avrei mai accettato.
Sentivo un disagio, come se avessi sabbia nelle scarpe, e così pensai di fare loro uno sconto generoso. Hanno avuto la stanza a metà prezzo, 350 euro invece dei soliti 700.
Il giorno dellarrivo fu strano: invece della famiglia promessa, arrivò una adolescente una ragazza che si chiamava Marilena insieme al fratello minore di dieci anni, Paolo. Essendo amici, li accettai ma erano come sardine nella cameretta di tre posti!
Lincontro parve cordiale, un abbraccio lento come in un film, e provai a cucinare una cena saporita, pasta al pesto e pesce del mare. Dopo cena, passeggiammo tra le piazze, nella strana luce gialla dei lampioni, e mostrai loro gli scorci del paese. Li salutai ed andai alle mie lezioni di ceramica.
Il secondo giorno fu come una scena da un sogno bizzarro: Paolo, armato di una pistola ad acqua, spruzzò il vecchio televisore mentre era acceso. I genitori erano lì, ma sembravano di cartapesta. Si scusarono, promettendo di pagare la riparazione, ma il televisore smise di funzionare (ancora oggi aspetta di rinascere). Presi un televisore nuovo dalla stanza accanto. Pensavo: Cosa farete la sera?
Poi la simpatica famiglia bruciò il bollitore elettrico la adolescente dimenticò lacqua. Come se lo dimenticasse in un sogno.
Come se la stanza fosse un castello in miniatura, iniziarono a ridisegnarla: troppo piccola! Si ruppero due piedi, uno del comodino e uno della tavola, tutto avvenne in modo surreale. Per loro fu buffo: Ah ah, tanta roba, aggiustiamo con nastro adesivo, e il comodino lo mettiamo su un cuscino. Nessun problema!
Il culmine fu una festa rumorosa, piena di grida e risate ubriache, fino alle due di notte. Quando chiesi, alle undici, di abbassare la musica, mi sentii dire: Riposati, dai, per quello che paghiamo! Alla fine abbassarono la musica, dopo una seconda richiesta.
Discutere con persone sognanti e ubriache era inutile, così decisi di aspettare il giorno dopo. Fu un confronto sincero: spiegai che il loro comportamento non era accettabile, non erano soli in vacanza. Chiesi anche maggiore attenzione per gli elettrodomestici.
Gli amici si strinsero nelle spalle, scontenti: Abbiamo pagato. E mi arrabbiai: Vi ringrazio, siete qui solo perché siete amici di Lucia, altrimenti non sareste qui!
Dopo queste parole, si comportarono in modo più discreto, e finalmente lattrezzatura non si ruppe più. Però la nostra amicizia finì.
Alla fine, smettemmo di parlare. Ma questo non impedì loro di prendere i regali e i souvenir che avevo preparato per loro e per Lucia. Come in un sogno, sparirono dalla stanza anche due grandi asciugamani di spugna e un lenzuolo bianco di cotone.
Devo dire che questi erano i migliori amici di Lucia, con cui avevamo condiviso lintero liceo, finché lei si sposò e si trasferì a Torino. Mi raccontava di loro come di persone educate e gentili. Se fosse stato vero, avrebbero potuto venire ogni estate.
Così è andata. Lucia è rimasta in silenzio a lungo, ma un giorno, durante una conversazione vellutata, mi disse che i suoi amici non avevano gradito la vacanza: Dicevano che ero troppo severa e rovinavo latmosfera. Nonostante avessero pagato un mucchio di soldi!
Peccato, con quello che hanno pagato non riesco a comprare nemmeno un televisore nuovo, un bollitore, un tavolo, un comodino, lenzuola e asciugamani. In più, si aggiungono la mia stanchezza e il malumore degli altri ospiti. E tutto riflette sullimmagine della casa; lanno prossimo i turisti potrebbero scegliere un altro posto.
Ma ho imparato una grande lezione: a volte è meglio dire semplicemente di no, proprio come nei sogni in cui tutto svanisce quando ci si rialza.






