Gruscenka – Il fascino misterioso della protagonista di Dostoevskij

Peregrina

Cera una volta un padre che aveva tre figlie. Due erano di una bellezza straordinaria, Elisa e Marina le chiamavano: gli occhi di tutta la città erano sempre su di loro. La terza, invece, si chiamava Peregrina: era piccolina, magra e leggermente gobba, solo gli occhi le brillavano come due stelle sul volto. Nei campi non riusciva a lavorare come le altre e neppure in casa teneva il ritmo delle sorelle: le era tutto più faticoso.

Per Elisa e Marina i pretendenti non mancavano: ogni giorno bussavano alla porta, portando fiori e anelli, e corteggiavano senza sosta, tanto che i genitori non sapevano più a chi dar retta. Ma per la piccola Peregrina nessuno aveva uno sguardo o una parola. Tanto che le sorelle, tra il serio e il faceto, avevano deciso: Finché non sposiamo Peregrina, noi restiamo nubili!e così dicevano anche ai genitori.

Il tempo passava e, nonostante i tentativi, nessuno chiedeva la mano della terza sorella. Le sorelle le provavano tutte: la vestivano con abiti ricamati, le mettevano il più bel rossetto rosato, ma tutto era inutile. Persino le amiche ormai scherzavano: Rischiate di invecchiare tutte e tre ad aspettare un marito per Peregrina!

Peregrina sentiva ogni parola, e il cuore le si stringeva. Non per sé, ma per le due sorelle che tanto lamavano. Finché una notte, con una determinazione sconosciuta, decise tra le lacrime: Non voglio più essere il peso della loro vita! Meglio partire, lasciare loro la felicità. Andrò a Firenze, magari troverò lavoro presso qualche signora.

Aspettò che tutti dormissero, raccolse i suoi pochi averi in un fazzoletto e sinfilò fuori in punta di piedi. Camminò per tutta la nottela luna splendeva tra le vigne e le strade bianche della Toscana non le facevano paura. Arrivata al limitare di un folto bosco, il cuore le batteva forte: e se tra quegli alberi si nascondevano i cinghiali? Ma raccolse il coraggio ed entrò, seguendo il sentiero racchiuso tra i noccioli.

Quando lalba albeggiò tra le foglie, Peregrina era stanca e il cammino per Firenze ancora lungo. Si sedette dietro un cespuglio per riposare, mise il fagotto come cuscino e si addormentò, avvolta dal proprio scialle. Quanto dormì, non avrebbe saputo dire: di colpo si svegliò sentendo un colpo secco, come dascia su legno.

Si levò di soprassalto: proprio accanto a lei un ramo secco cadeva pesante al suolo! Balzò in piedi, pronta a scappare, ma vide un vecchio: non molto alto, robusto, con una grande barba bianca e lascia ancora nellimpugnatura ferma.

La paura la gelò, ma il vecchio sorrise: Non tremare, nipotina, non ho alcuna intenzione di farti del male.

E tu chi sei, nonno? domandò Peregrina tremante Potevi farmi molto male!

Io sono il guardaboschi di qui, abito poco distante. Vengo a tagliare solo gli alberi secchi. Ma tu che ci fai da sola in mezzo al bosco?

La ragazza raccontò la sua triste storia. Il vecchio la ascoltò a lungo, accarezzando la barba, poi disse: Hai il cuore dolce e umile, si vede subito. Rimani con me nella mia casetta di guardaboschi: per me sarai come una nipote. Se un giorno vorrai cambiare, sarò io stesso ad accompagnarti in città.

Peregrina accettò sollevata e fu così che cominciarono a vivere insieme. Il guardaboschi passava le giornate tra i cipressi e i castagni, Peregrina si prendeva cura della casa. Le faccende erano poche e leggere: il tempo non le mancava.

Il vecchio era buono, spiritoso, sapeva raccontare ad arte tutte le storie del contado. A poco a poco insegnò a Peregrina a conoscere le erbe, le radici, le bacche, quando raccoglierle e come essiccarle, a preparare tisane e infusi miracolosi. Tutto ciò che sapeva, lo trasmise senza nulla nascondere.

Giunse il giorno in cui il vecchio si sentì vicino alla fine. Peregrina pianse, ma lui la consolò: Non piangere, figlia mia, tutto nella vita ha il suo tempo. Quando sarò andato, seppelliscimi e torna alle tue care sorelle. Ti ho insegnato ogni segreto utile a vivere e aiutare il prossimo. Io ho servito la natura, tu dora in poi servirai gli uomini.

Quando lui morì, Peregrina lo seppellì tra i fiori selvatici e, asciugate le lacrime, fece ritorno al paese. Elisa e Marina erano ormai sposate con due fratelli: vivevano insieme in una casa grande e luminosa a pochi passi dal fiume Arno. Trovarono Peregrina viva e in salute e ne furono così felici che la accolsero subito nella nuova casa, sistemandole una stanza tutta per sé.

Peregrina aiutava le sorelle con consigli e rimedi: come arricchire la terra, guarire le malattie dei bambini e degli animali, scacciare le erbacceogni segreto imparato dal vecchio. I raccolti erano abbondanti, il bestiame sano; in casa, nessuno si ammalava più. Vivevano tutti così felici che la notizia cominciò a diffondersi.

La gente del paese iniziò a bussare alla loro porta: venivano da Peregrina chiederle aiuto e consigli per ogni problema. Lei ascoltava tutti e mai si faceva pagare, se non con un po’ di miele, delle uova fresche o un fazzoletto ricamato. Ai più poveri, non chiedeva niente.

In quel paese viveva anche la vecchia Bertilla la Fattucchiera. Sapeva molte cose, ma i paesani non si fidavano della sua magia, la temevano. Quando Peregrina cominciò ad aiutare tutti, la gente smise di rivolgersi a Bertilla, passando alla larga dalla sua casa. Bertilla covava rancore e meditava vendetta.

Un giorno si presentò da Peregrina, zoppicando e sospirando: Buongiorno, Peregrina cara! Ho un dolore alla mano che non mi dà tregua, aiutami tu, figliola!

Peregrina la fece accomodare, tastò la mano e poi laltra: Ma sei proprio sicura che ti fa male questa mano, nonnina?

Oh, mi fa malissimo, non mangio né bevo dal dolore! gemeva Bertilla.

Peregrina scosse la testa: Non cè dolore nella tua mano, non vedo traccia di male

Se tu lo dici sarà solo che parlare con te mi fa già sentire meglio, sospirò Bertilla, porgendole uno specchietto dargento. Tienilo tu, giovane donna: è tempo di guardarti, sei fiorita!

Grazie, nonna, che tutto si trasformi in bene come la tua parola dice! rispose Peregrina.

Ma lo specchio era stato stregato! Passarono i giorni, e piano piano, Peregrina si trovò il dorso diritto, la gobba sparita, le gambe leggere. Ogni volta che si guardava nello specchio, vedeva una nuova bellezza, e si sentiva felice. Ma Bertilla, vedendo che gli incantesimi non facevano effetto, si ripresentò, questa volta con la scusa dei dolori alla schiena. Ma più cercava di fare, più lei stessa peggiorava, e la malattia la consumava.

Peregrina le diede un mazzo di radici e spiegò come cucinarle. Bertilla però lasciò un altro regalo: un pettine dosso lavorato. Prendilo, cara, la bellezza vuole cure, e tu ora sei la più bella! disse.

Peregrina accettò: Voglio credere solo nellamore che auguri, nonnina!

Da allora, Peregrina diventò sempre più affascinante: il volto si colorò di rosa, la treccia si fece folta, gli occhi brillavano come non mai. Al contrario, la povera Bertilla invecchiava ogni giorno, rattrappita e secca come un legno vecchio: ormai, neanche le gambe la sostenevano, e rimase a letto, sola e dolorante. Un giorno mandò a chiamare Peregrina al capezzale.

Elisa e Marina la scongiurarono: Sorella, non andare! La sua casa è piena di ombre e veleni!

Non temete, sorelle, rassicurava Peregrina, il mattino porta consiglio.

Allalba, si lavò col primo getto dacqua, indossò il vestito più bello e mise in un cestino le sue offerte: miele selvatico, mele rosse del giardino, erbe profumate di collina.

Quando arrivò davanti alla casa di Bertilla e cercò di aprire la porticina, questa le si chiuse di scatto davanti: impossibile aprirla.

Nonna! chiamò, Apri, sono venuta a visitarti e portarti i miei doni!

Dalla casa si sentivano rumori inquieti e voci strane: Non lasciarla entrare! I suoi sortilegi non funzionano, il male la evita, la parola cattiva si trasforma in bene con lei!

Peregrina bussò ancora. Nonna, come stai? Lasciami entrare, ti ho portato il miele, le mele, le erbe. Posò il cestino oltre la siepe.

Allimprovviso dalla casa uscì un fumo nero e denso, corvi spiccarono il volo dalle finestre, e la casa si annerì come carbone. I paesani accorsero a secchi e grida, pensando a un incendio. Proprio allora il sole spuntò da dietro una nuvola: appena il primo raggio toccò la cenere, ogni traccia di fumo svanì. Della casa rimase solo una manciata di carbone, e nulla arse.

È stata la malvagità di Bertilla a divorare tutto! mormorarono i paesani. Voleva distruggere Peregrina, ma la sua bontà lha salvata. Il male le è ritornato addosso!

Di lì in poi, Peregrina divenne più radiosa che mai, irriconoscibile! E finalmente anche per lei arrivò lamore: un giovane del paese le chiese la mano, ed ebbero un matrimonio benedetto, senza ombra di litigio. Elisa e Marina erano al colmo della gioia per la loro sorellina.

Là dove sorgeva la casa di Bertilla, proprio sul luogo dove Peregrina aveva lasciato i doni, crebbe un folto roveto di lamponi: grandi e profumati, talmente abbondanti che tutta la regione venne a raccoglierli, e nessuno più temeva quel posto. Si dice che ce ne fossero così tanti che il villaggio fu battezzato Lamponella per riconoscenza a Peregrina e alla sua bontà.

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