GUARDANDO NEL VUOTO
Luca e Giulia si sposarono a diciannove anni. Non riuscivano a vivere, né a respirare, uno senza laltra. Era una passione cieca, quasi un sortilegio. Così, i loro genitori decisero senza indugio di sistemare la faccenda: meglio un matrimonio che qualcosa fuori legge…
Fu una festa grande, indimenticabile, come quelle che si vedono solo nei sogni. Cerano tutte le tradizioni: la bambola decorativa sul cofano della vecchia Fiat, cascate di fiori, fuochi dartificio, il salone strapieno, i brindisi, e mille voci che gridavano tra i cori: Bacio! Bacio!
I genitori di Giulia, però, non misero un centesimo nella festa ormai la pensione bastava appena per pane, un po di pecorino e… il vino rosso della casa. Tutte le spese furono coperte dalla madre di Luca, donna dal nome lunghissimo: Alessandra Alessandrini. Consapevole che fosse troppo difficile per tutti, chiedeva invece di chiamarla Sandra Sandra.
Sandra Sandra, instancabile e lucida come poche, aveva sempre sconsigliato al figlio di prendere moglie in casa dove il vino scorreva più dellacqua. Ma chi può fermare il cuore di un diciannovenne? Il giovane Luca assicurava la mamma che Giulia avrebbe spezzato qualsiasi maledizione che il loro amore avrebbe vinto pure gli spiriti ereditari più cupi.
Sandra Sandra provò a metterlo in guardia, con un detto del paese:
Luca, dal fico non nascono limoni… E se il vostro amore fosse più corto del becco di un passero?
Giulia e Luca erano sulla soglia di una felicità senza nuvole. Pensavano che il futuro fosse solo gioia, risa e abbracci infiniti. Il mondo, ai loro piedi.
Ma la vita, si sa, racconta le sue fiabe. Sandra Sandra e suo marito, come dote nuziale, regalarono un piccolo appartamento nella periferia Vivete e godetevelo, figlioli!
Iniziò tutto bene: casa calda, serenità, e due figlie arrivate quasi subito Caterina e Chiara. Luca era pazzo di loro. Si sentiva finalmente un uomo di valore, con una famiglia sotto le mani.
Ma non erano passati cinque anni che Giulia iniziò a svanire nel nulla. Ritornava a notte fonda, e il profumo del vino le danzava addosso. Luca la supplicava di spiegarsi. Giulia, prima muta, poi, improvvisamente, gelida: non aveva mai amato davvero Luca, era solo una cotta da adolescente.
Ora aveva trovato il vero uomo dei suoi sogni e stava per lasciarlo poco importava che questi avesse moglie e tre figlie. Luca cadde nel silenzio. Una nebbia gli pesava nellanima. Si sentì tradito proprio dalla donna che amava più della sua stessa ombra.
Giulia fuggì allora con lamante in una remota frazione tra i vigneti. Diceva, ridendo: Dove si ama, anche la paglia è soave; dove non si ama, ti sembra stretto anche il campo aperto. Le figlie rimasero sospese nel vuoto.
Sandra Sandra, donna guizzante come languilla, non ci pensò due volte: prese con sé Caterina e Chiara e le allevò con laffetto ruvido degli antichi nonni toscani.
Luca, senza più moglie e con il cuore svuotato, si agganciò disperato a una piccola comunità religiosa di provincia, su consiglio di un vecchio amico. Lì lo sposarono in tutta fretta con una vedova Claudia madre di due figli, Oliviero ed Ettore. Lo celebrarono anche col rito strano del loro gruppo.
Da quel giorno Claudia gli caricó mille problemi sulle spalle. Alla prima parola sulle sue figlie, lei tagliava corto:
Luca caro, anche loro hanno una madre! Devi pensare a Oliviero e ad Ettore, non giocare al padre di doppio turno.
Luca ubbidiva senza protestare. Dentro, però, continuava ad amare Giulia, anche se sapeva che la strada per tornare a lei era ormai più deserta che le strade di Ferragosto.
Passarono sette anni. Un pomeriggio, improvvisa come pioggia destate, Giulia bussò alla porta di Sandra Sandra. Stringeva la mano di una bambina di quattro anni.
Sandra Sandra squadrò la donna con occhi implacabili.
Ti vedo, Giulia, la vita ti ha presa a schiaffi. Questa è tua figlia?
Sì, si chiama Maria. Ci potremmo fermare qui da voi? balbettava Giulia, nervosa.
Eh, non mi aspettavo questi ospiti… Sei stata sbattuta fuori?
No, sono scappata io. Non sopporto più: quello lì mi picchia e beve, beve sempre, si lamentava Giulia.
Ma te lo sei scelto tu, il marito! Nessuno ti ha trascinata! E perché non sei andata dai tuoi genitori?
Mi mancavano le mie figlie… volevo almeno vederle. Me lo permetterai, vero? tentennava Giulia, sapendo che Sandra Sandra aveva cuore grande, dopotutto.
Guarda, ti sei ricordata delle figlie! Sei una cucù, Giulia…
Ma il campanello troncò la discussione. Entrarono Caterina e Chiara, ormai due adolescenti. Riconobbero la madre, ma nei loro occhi cera solo diffidenza e amarezza. Orfani di genitori vivi, pensava spesso nonna Sandra, triste. Ma accolse comunque Giulia e la piccola Maria non si lascia la gente per strada!
Ma lo stupore non finì lì. Dopo appena un mese, Giulia sparì come nebbia. Si seppe che era tornata dalluomo dei suoi disastri, lasciando Maria ai nonni. E così, ora erano tre nipotine sotto il tetto di Sandra Sandra e marito.
Le bambine adoravano e proteggevano i nonni. Crescevano casa e affetto: rispetto, calore, tenerezza. E il tempo scorreva, inflessibile.
Gli anni presero con sé prima nonna Sandra, poi il nonno. Restarono solo le ragazze.
Caterina si sposò, ma non ebbe figli. Chiara rimase sola, capelli lunghi e argentei. Maria, a diciassette anni, buttò il cuore oltre lostacolo, mise al mondo un figlio (padre sparito nel nulla) e sparì a sua volta, andando a vivere con la madre in un altro paesino lontano.
La giovinezza se ne andò senza mai voltarsi; la vecchiaia arrivò senza nemmeno bussare.
Giulia da tempo viveva sola, il compagno era stato portato via dalle figlie, diventato ormai un malato cronico. Le ragazze la accusavano: Quel che è successo a papà è solo colpa tua! E, in ultimo, le consigliarono: “Non ficcare il naso tra l’erba degli altri!”
Nel paese la chiamavano la svergognata dellAglianico, sempre col bicchiere in mano. Daltronde, si sa, in quei paesini i muri sono di vetro e le voci rimbalzano come palline. Il suo nome circolava con una tristezza pesante.
Luca, nel frattempo, era scappato da Claudia e da quella setta strana. Si ritrovò solo, come un fico in un campo brullo. Viveva nellappartamento che era stato della madre, cercando di sopravvivere tra caffelatte e pane raffermo. La notte si stringeva ai suoi tre gatti, unici compagni nei sogni irrequieti. E fu tutto lamore che ebbe.
Ma la felicità, una volta, aveva bussato alla porta di Giulia e Luca. Eppure, tutto era svanito, come in un sogno che si dissolve allalba, lasciando solo il vuoto.




