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La moglie, Maria, è in trasferta per lavoro, la figlia Ornella è a casa dei genitori, e Vincenzo resta da solo. È una situazione un po insolita.

Maria solitamente non viaggia, ma questa volta una collega si è ammalata e ha dovuto sostituirla per firmare un importante contratto della sua azienda. Lui capisce subito la pressione: da anni è nel mondo degli affari, quindi la accompagna alla stazione e poi torna a casa.

Mentre guida, si ricorda che stasera non ha nulla da preparare per cena. Maria è via, quindi tocca a lui organizzare il pasto. Potrebbe passare dai genitori, ma allora Ornella vorrebbe tornare a casa, con i compiti, le corse e i giochi senza la supervisione della madre, e lui non ha voglia di perdere il tempo, soprattutto con londata di lavoro prenatale.

Allinizio pensa di ordinare una consegna, ma poi decide di fermarsi al supermercato. Anche se non ama il trambusto dei negozi, la confusione lo irrita. Le persone riempiono i carrelli, si dirigono frettolosamente verso le casse e attendono impazienti il loro turno. Vincenzo si inserisce in fila con il suo carrello mezzo pieno di provviste e un paio di lattine di buona birra scura.

La serata tranquilla prevede un po di dolce far niente, un vero relax passivo. Davanti a lui cè una signora anziana, minuta, avvolta in un vecchio cappotto scuro e una sciarpa arancione che gli scivola di continuo dal collo, ma lei la aggiusta con pazienza.

Arriva il suo turno. Sul bancone compaiono un filone di pane, una confezione di zucchero, una confezione di formaggio spalmabile, un paio di pacchetti di riso e tutto il resto. La signora posa i soldi sul piccolo banco, e il cassiere, con unespressione stanca, li conta.

Mancano venti euro! sbotta finalmente.

La donna fruga nervosamente nelle tasche, preoccupata.

Arrivo subito, cara

Non sono cara, sbrigati! Stai rallentando tutta la fila.

Il cassiere si incurva leggermente, guarda la cliente con un velo di disprezzo. Vincenzo non sopporta la scena, prende la differenza e la lancia al cassiere con tono secco:

Facciamo in fretta, alla fine.

Il piccolo litigio sembra chiuso, ma la signora, dopo aver preso la spesa, si gira verso di lui e dice:

Grazie, ragazzo, ma ho…

Il cassiere, alzando la voce, la interroga:

Va, andate via, signora!

Umiliata dal cassiere e dal suo stesso impaziente, la signora esce goffamente sul pavimento bianco e consumato. Vincenzo prova un senso di pietà.

Ah, la gente non troviamo mai un attimo di compassione pensa, e il suo umore si offusca un po.

Finalmente esce dal caos, ma alla porta lo attende la vecchietta, sorridente.

Ecco, ho trovato qualche moneta nel portafoglio. Prendi, le porge un mazzetto di spiccioli.

Il rimorso lo colpisce di nuovo e risponde:

Non cè bisogno, davvero. Sono solo spiccioli. Scusi per la mia impazienza, sono molto stanco.

Prende allora da lei una borsa leggera, un po sgangherata, che sembra uscita dagli anni 70.

È lontano? Posso accompagnarti a casa tenta Vincenzo di rimediare.

No, abito proprio dietro langolo. Arriverò da sola, ragazzo.

Ma lui insiste a caricarla. Camminano insieme finché non arriva il parcheggio. Il traffico è più lento a piedi, ma la signora accetta laiuto. Durante la passeggiata chiacchierano:

Vivi da sola? Hai qualcuno che ti assiste? chiede Vincenzo.

Solo io. Sono rimasta sola, risponde con voce tremante. Avevo un nipote, simile a te, intelligente e buono, che mi aiutava sempre. Lavorava in unofficina meccanica, mani doro. Lho cresciuto dal quinto anno, quando i genitori non cerano più.

Un silenzio cala; sembra difficile per lei parlare. A Vincenzo suona un ricordo, come un campanello nella testa.

Lanno scorso è morto il mio amico Sergio al fronte. Solo due sono sopravvissuti, e sono rimasti disabili

Il ricordo si intensifica: il compagno di classe, Sergio Procopio, era stato al suo fianco, partecipava alle feste, e tutti sapevano che viveva con la nonna. Lei lo accoglieva con il tè, lo ricordavano tutti in quelledificio a cinque piani!

Vincenzo afferra il nome:

Nadia Pavlina! esclama ad alta voce.

Sono la signora Pietro, ragazzo, la signora Pietro. Come lo conosci?

Racconta di essere stata compagna di classe del figlio di Nadia, che frequentava la sua officina. Lei, allora, era in ospedale con un problema al cuore, temeva di non superare il dolore.

Arrivano alla sua casa, salgono al secondo piano, e Nadia Pietro la invita dentro.

Vieni, prendiamoci un tè, se non sei di fretta.

Accetta, e lei lo conduce in una cucina antica. Dispone sul tavolo tutto ciò che ha: salame, burro, una lattina di sardine, una confezione di biscotti, banane e succo di mela. Gli chiede di prendere quello che vuole; non accetta rifiuti.

Quella è stata la sua prima, ma non lultima, buona azione. Inizia a visitare spesso Nadia, chiedendo se ha bisogno di riparazioni o di un tecnico. Lei lo ringrazia, accetta solo piccole cose, e durante il tè le racconta la sua vita:

Sono nata nel 1938, ho avuto un fratellino. Il padre era al fronte, la madre ci ha cresciuti da sola, poi è morta. Ho vissuto in un carro, raccoglievo chi era rimasto senza famiglia. Poi un orfanotrofio, e un parente ci ha portato qui, a Milano. Il papà non è mai tornato. Mi sono sposata, ma la famiglia è sparita. Il marito è morto per una grave malattia, la figlia e il genero sono andati al mare, una tempesta li ha travolti, la figlia è annegata, il genero è sparito. Io sono rimasta sola.

E i tuoi parenti? chiede Vincenzo.

Nessuno. Il fratello è emigrato allestero, mi manda soldi su una carta, ma io non riesco a usarla, non ricordo i numeri. Ho paura di perderla.

Vincenzo propone di chiamare il fratello per confortarla.

Lo troviamo? chiede.

Lei fruga in un vecchio armadietto e gli porge un taccuino con il numero di Alexei scritto. Vincenzo compone subito; la voce al telefono è vivace.

Buongiorno, sono Vincenzo, compagno di scuola di Sergio. Siamo qui con sua sorella Nadia. Le volevo parlare

Passa il telefono a Nadia, che piange di gioia.

Verrà presto! Grazie, Vincenzo, sei una brava persona. Non sentivo il fratello da tanto, il telefono è costoso per me. A volte il vicino chiama, lo invita

Vincenzo si sente parte di una vita che non era sua, ma lo commuove.

Quanta sofferenza ha sopportato questa donna fragile! Il destino le ha riservato troppo dolore riflette.

Da allora visita più spesso Nadia, le compra un semplice cellulare Samsung, inserisce i propri numeri e quelli del fratello, le ricarica il credito e le insegna a usarlo. Così evita che le cassiere impazienti le chiedano di contare le monete.

Maria loda la sua gentilezza e invita Nadia a pranzo più volte. Vincenzo la porta, la signora allinizio è timida, poi stringe amicizia con la solare Maria. Lanziana non vede più la nonna, ma prova un affetto sincero verso questa nuova amica.

Piccole cure, un po di attenzione: è tutto ciò che un anziano solo necessita. Basta sapere che cè qualcuno pronto a rispondere, a dare una mano, a sostenere.

Mentre esce dalla casa di Nadia, sente spesso:

Che Dio ti protegga, caro. Grazie di tutto.

***

Nadia Pietro non è più tra noi. Questa narrazione è dedicata alla sua memoria e a quella di tutte le persone sole. A volte basta voltarsi, perché forse qualcuno ha bisogno di aiuto senza che ce ne accorgiamo.

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