Alessandro, resta con Matteo almeno un paio dore, Ginevra gli lancia uno sguardo broncio. Devo andare dal dottore.
Non posso, salta in piedi dal divano. Ho lappuntamento con i ragazzi. Sto per uscire.
Dai, sul serio. Ho un mal di testa che non passa e la schiena fa i capricci. Dopo il parto è scoppiata una cascata di dolori
Ginevra, devo ripetere? la guarda irritato. Non è possibile. Rimandalo a un altro giorno. Ho già fissato lappuntamento.
Alessandro si infila la giacca, controlla le tasche.
Non posso rimandare. Le visite si prenotano con tre settimane di anticipo.
Allora aspetti tre settimane, scrolla le spalle come se fosse una cosa da nulla. Non ti succederà nulla di grave.
La porta sbatte. Dal camerino il pianto fioco di Matteo: è di nuovo sveglio.
Ginevra sospira, prende il cellulare, compone il numero della clinica, ascoltando la musica di attesa che ha sostituito il classico segnale di occupato. Finalmente arriva la sua chiamata.
Buongiorno, devo annullare lappuntamento di oggi
Cade sul divano. La salute postpartum è diventata una lotteria: a volte la schiena si blocca, a volte la testa scoppia come se qualcuno la martellasse dentro. I medici alzano le mani, dicono bisogna fare degli esami, ma gli esami richiedono tempo. E chi si farà prendere cura del bambino?
Alessandro, invece, non se ne cura più. Negli ultimi due anni sembra che lo abbiano cambiato a mano.
Durante la gravidanza lo portava letteralmente in braccio, faceva la spesa, cucinava, anche un massaggio ai piedi prima di dormire. Le diceva che era la donna più bella del mondo, che era felice fino allosso. Ginevra gli credeva, pensava di aver avuto la fortuna di una vita con lui.
Poi è nato Matteo. E tutto è crollato a pezzi.
Urla, pannolini infiniti, notti senza sonno: hanno strappato ad Alessandro la maschera di marito premuroso, rivelando un altro tipo di uomo. Gli scoppiava contro Ginevra quando non riusciva a tenere lappartamento in ordine, sparava contro Matteo quando piangeva di notte, buttava oggetti, sbatteva porte, usciva dai ragazzi e tornava a casa dopo mezzanotte.
Guardati nello specchio! le urla, con il dito puntato verso di lei. Dove è finita la mia bella moglie? Una coccodrilla!
Ginevra osserva: occhiaie scure, capelli spettinati, una vecchia maglietta macchiata di pappa, chili di troppo che non vogliono andare via nonostante mangi a malapena due volte al giorno. Ma come trovare tempo per sé quando Matteo ha la febbre, i denti che gli fanno male, lo stomaco che brontola?
Pensi solo a lui, è il tuo mondo intero le sbotta Alessandro, allacciandosi gli stivali. Io serva a qualcosa?
Lei tace, senza sapere cosa rispondere. Sì, Ginevra pensa a Matteo. Come non pensarci? È suo figlio!
Ginevra è esausta. Ha raggiunto quel punto in cui vorrebbe semplicemente sdraiarsi e non alzarsi più. È rinchiusa tra quattro mura con un bambino che piange e un marito che si crede la vittima della propria famiglia.
E non cè lavoro in vista. Lazienda dove lavorava è chiusa; il proprietario è scappato col debito, lufficio è stato chiuso, i dipendenti licenziati. Ginevra era in congedo di maternità, quindi leffetto è stato minore, ma Matteo avrà tre anni presto e Ginevra capisce che dovrà cercare un nuovo impiego. Tre anni di vuoto nel curriculum e un bambino piccolo non sono cosa che gli HR di Roma amano.
Eppure sogna: portare Matteo allasilo, uscire di casa, prendere la metropolitana, arrivare in ufficio, parlare con gente vera, non solo con un neonato che si interessa solo a cartoni animati. Vuole ricordare chi era prima.
Il terzo compleanno di Matteo è organizzato da Ginevra in casa: il bambino corre felice in un body nuovo di zecca, rosso di gioia.
Alessandro è assente.
Ginevra, dovè Alessandro? chiede la madre di lui, Silvana, guardandosi intorno come se aspettasse il figlio dietro una tenda.
Non lo so, risponde Ginevra con un sorriso forzato. Forse è in ritardo.
In ritardo? interroga il padre, Giovanni, corrugando la fronte. È il compleanno del figlio!
Ginevra alza le spalle. Ha chiamato Alessandro una decina di volte, ha mandato messaggi, ma nessuna risposta.
Gli ospiti si scambiano sguardi, ma non dicono nulla ad alta voce. La madre di Ginevra, Vera, le stringe la mano sotto il tavolo: un sostegno silenzioso che non cambia nulla.
La festa è tirata su con tensione. Matteo è felice, gli altri fingono normalità.
Ginevra taglia la torta, serve il tè, sorride agli invitati. Ma dentro qualcosa si spezza lentamente, in piccole schegge che non si riescono più a raccogliere.
Verso sera gli ospiti se ne vanno. Matteo cade addormentato subito, senza neanche aspettare di essere cambiato. Ginevra lo mette nella culla, aggiusta la coperta e torna al salotto. Il caos regna: piatti sporchi, carta da imballaggio sparsa, palloncini sgonfiati.
Inizia a pulire, meccanicamente, senza pensare a nulla. Raccola i piatti, li mette nel lavandino, pulisce il tavolo.
Il rumore di una chiave nella serratura la ferma. Guarda lorologio: mezzanotte. Apre la porta del corridoio.
Alessandro è lì, appoggiato alla porta, gli occhi rossi, la camicia stropicciata, un profumo di profumo economico e zuccheroso, una traccia di rossetto brillante sulla guancia. Lo vede e si blocca.
Ginevra, non è quello che credi, la sua voce è rauca. Ho preso un whisky, mi è venuto un attacco Un demone mi ha posseduto Una volta Non succederà più, lo giuro!
Ginevra espira lentamente. Dentro si raffredda, come se un ghiaccio lavesse inondata.
Dove eri? sussurra.
Io uscivo con i ragazzi. Siamo entrati in un bar, cerano delle ragazze, e una
Il giorno del compleanno di tuo figlio, la interrompe. Eri con unaltra ragazza quando Matteo compiva tre anni!
Ginevra, scusa! Alessandro fa un passo avanti. Non volevo! È successo per caso!
Per caso? la voce di Ginevra trema. Traditore. Ingannatore. Ti ho dato il 100% di fiducia. Siamo una famiglia, abbiamo un figlio! Pensavo non saresti capace di tradire!
Sei colpevole tu! esplode Alessandro allimprovviso. Guardati! Ci sono donne belle in giro, ma torno a casa e ti trovo così! Certo che mi guardo intorno! Sono un giovane marito! Ho bisogno damore!
Ginevra si gira e corre nella cameretta. Alessandro la chiama, ma lei non si volta. Si chiude nella stanza con Matteo, si sdraia sul letto stretto accanto a lui e resta a fissare il buio.
Il mattino dopo raccoglie le cose: le sue e quelle di Matteo. Alessandro tenta di trattenerla, le afferra la mano, parla di perdono e di seconde opportunità. Ma Ginevra non cede. Chiama un taxi, carica le valigie e parte verso la madre.
Le prime settimane sono dure. Matteo non capisce perché ora vivono da nonna, piange, chiama papà. Ginevra lo abbraccia, lo bacia sulla testa, sussurra che andrà tutto bene, anche se non lo crede.
Pian piano la vita si sistema. Vera lo aiuta con Matteo, lo tiene mentre Ginevra cerca lavoro. Dopo un mese trova qualcosa non è un miracolo, ma uno stipendio stabile e un capo ragionevole. Fa il divorzio. Alessandro non oppone resistenza, chiede solo di vedere il figlio. Ginevra accetta. Matteo ama il papà.
Qualche mese dopo affitta un monolocale, ma è suo. Ginevra lo arreda al minimo, è il loro nido. Alessandro comincia a fare visita. Prima poco, poi sempre più spesso. Ripara il rubinetto, monta mobili, porta a spasso Matteo. Ginevra lo permette, non per sé, ma per il figlio. Matteo ride con il papà, salta sul collo, e Ginevra non può togliere loro questa gioia.
Sei mesi dopo il divorzio Alessandro si sposa. Ginevra lo scopre per caso, lo vede al centro commerciale con la nuova moglie: una donna alta, slanciata, capelli lucenti, vestito corto e trucco perfetto.
Ma Alessandro continua a venire, più spesso di prima, e ogni volta loda la nuova moglie.
Vika è una casalinga modello, dice. Casa sempre in ordine, cena pronta, sembra una modella.
Ginevra annuisce, ma dentro ribolle la rabbia. Anche dopo il divorzio Alessandro riesce a colpirla.
Poi le viene unidea. Un piccolo, meschino, ma giusto piano di vendetta.
Inizia a chiamare Alessandro per qualsiasi scusa.
Alessandro, Matteo vuole fare una passeggiata, puoi venire?
Alessandro, il rubinetto perde, mi aiuti?
Alessandro, Matteo sente la tua mancanza, quando torni?
Alessandro arriva ogni volta. Si scopre che bastava passare del tempo con il figlio per farsi amare di nuovo. Passeggiate, chiacchiere, tè. Le conversazioni di Ginevra e Alessandro si allungano a unora, poi due. Lei racconta storie dellasilo, ride, fa domande. Alessandro risponde volentieri, come se gli mancasse quel contatto.
E allora appare la voce irritata di Vika:
Alessandro, stai di nuovo parlando con lei? Basta!
Alessandro scrolla le spalle, ma Ginevra sente il risentimento nella voce della moglie. E le sembra più leggera.
Passano altri mesi. Una sera Alessandro bussa senza preavviso. Ginevra apre e lo trova con la faccia stanca, il cappotto scompigliato.
Divorziamo, dice, entrando.
Cosa? chiude la porta e si appoggia.
Vika se nè andata. Non ha più sopportato
Cosa non ha sopportato?
Noi. Alessandro la fissa. Il nostro legame.
Ginevra sorride amaramente.
Che legame, Alessandro?
Ginevra, lo sai. Passiamo tanto tempo insieme. Pensavo che che
Che volevi che succedesse? incrocia le braccia. No, Alessandro. Da un mese esco con qualcuno. E sono felice.
Alessandro resta immobile, il volto deformato.
Cosa? Con chi?
Non importa con chi. Importa che non sia con te.
Ginevra, ma io pensavo
Che dovevi aspettare? ride. Sul serio?
Allora dovrò pagare i tuoi alimenti a un estraneo, vero? il tono di Alessandro si alza. Mi hai ingannato! Ti ho aiutato, come un cane, e tu
Non ho promesso nulla, risponde Ginevra, calma. Tu sei venuto da sola. Come un cane, cercando di rientrare nella famiglia. Ma non ti serviamo più. E neanche il tuo mantenimento potrà nutrire un gatto, figuriamoci un uomo.
Tu tu
Cosa? si avvicina alla porta e la spalanca. Vai via, Alessandro. Non tornare più senza preavviso.
Non sei una donna! le strappa, afferrando la giacca e correndo fuori. Piccola, vendicativa, serpe!
Forse, risponde Ginevra con una spalla alzata. Ma lho fatto così perché mi hai fatto diventare così.
La porta sbatte. Ginevra si appoggia, chiude gli occhi. Dentro non cè né gioia né sollievo, solo vuoto.
Sa di aver agito male, ma Alessandro laveva distrutto: aveva frantumato la sua dignità, la sua fede, il suo amore. E lei ha risposto con la stessa moneta.
Si dirige verso la stanza di Matteo, che dorme con le braccia spalancate. Si siede accanto a lui, gli accarezza la testa.
Questo capitolo è chiuso, per sempre. Sì, dovrà ancora vedere Alessandro, perché Matteo adora il papà, e non ha intenzione di ostacolare quel legame. Ma ora è lei a guardare lex con lo sguardo del vincitore, a ricordare con un sorriso amaro come lha vendicato.






