15 giugno
A volte mi chiedo: esiste un dolore più profondo от това собствената ти дъщеря да ти плаща заплата, за да можеш да прегърнеш внука си? Esiste qualcosa di più amaro dellessere retribuita da tua figlia solo per poter stringere tra le braccia tuo nipote?
Sono diventata domestica a casa sua, ho accettato di indossare una divisa e di abbassare lo sguardo ogni volta che mi passava accanto, solo per restare accanto al suo bambino. Lei ha raccontato a suo marito che sono semplicemente una donna mandata dallagenzia. Ma ieri, quando il bambino mi ha chiamata nonna per errore, mi ha licenziata come una vecchia scopa ingombrante, solo per proteggere la sua menzogna.
Qui, in questa villa enorme con i soffitti affrescati e i pavimenti di marmo, il mio nome è soltanto Maria. Soltanto Maria, la tata. La donna che sterilizza i biberon, cambia i pannolini e dorme in uno stanzino senza finestre.
Ma il mio vero nome è Mamma. O almeno lo era prima che mia figlia decidesse di cancellarmi da viva.
Mia figlia si chiamava Fiorella. È sempre stata bella, troppo per i vicoli di Napoli dove siamo cresciute. E ha sempre odiato la nostra povertà. Disprezzava la casetta con il tetto di lamiera, il mio vendere lasagne nei mercati per poterle pagare la scuola.
A ventanni, è partita allalba, con una valigia troppo piccola e gli occhi pieni di sogni.
Devo trovami una vita vera, una vita che non sappia di pane e sudore, mi ha detto.
Non lho vista per tre lunghi anni. È rinata. Ha cambiato cognome, si è tinta i capelli di biondo, ha preso lezioni di bon ton. Ad una festa ha conosciuto Lorenzo, imprenditore di Milano, uomo buono ma tradizionale fino al midollo. Per poter entrare nel suo mondo, Fiorella ha costruito una favola triste: orfana, unica figlia di professori, morti in un incidente in Svizzera. Si presentava come donna sola, ben educata, senza ombre nel passato.
Quando è rimasta incinta, la paura lha sopraffatta. Non sapeva nulla di bambini, non si fidava di sconosciuti. Aveva bisogno di qualcuno che la amasse senza condizioni, ma anche che non tradisse il suo segreto.
Così, ha bussato alla mia porta.
Mamma, ho bisogno di te, mi ha detto, con il volto truccato e vestiti che valevano più del mio appartamento. Ma devi capire una cosa: Lorenzo non sa nulla di te. Se scoprisse chi è mia madre, mi lascerebbe. La sua famiglia è rigidissima.
Cosa vuoi che faccia, figlia mia?
Vieni a vivere con noi. Fai la tata interna. Ti pago. Così potrai stare con tuo nipote. Però devi promettermi che, in nessun caso, mai, dirai che sei mia madre. Per tutti sarai Maria, la donna dellagenzia.
Ho accettato.
Perché sono madre. Perché il solo pensiero di non vedere mai mio nipote mi spezzava più dellorgoglio.
Ho vissuto questa bugia per due anni.
Lorenzo è un uomo gentile.
Buongiorno, Maria, mi dice sempre. Grazie per come si prende cura del piccolo Matteo. Non so cosa faremmo senza di lei.
Ma Fiorella Fiorella è il mio carnefice.
Quando Lorenzo non è in casa, diventa fredda come il marmo.
Maria, non baciare il bambino, non è igienico.
Maria, non cantare quelle vecchie canzoni napoletane. Voglio che senta musica classica.
Maria, ritirati nella tua stanza quando ci sono ospiti. Non voglio che ti vedano.
Io taccio, abbraccio Matteo. Lui è la mia luce. Non conosce caste. Sa solo che le mie braccia sono rifugio sicuro.
Ieri è stato il suo secondo compleanno.
Festa in giardino. Palloncini, gente elegante. Risate e prosecco.
Io, nella mia divisa grigia, accanto al bambino.
Fiorella era raggiante, mostrava a tutti la vita perfetta.
Quanto avrei voluto che i miei genitori fossero vivi per vedere il loro nipote, ha confidato ad una signora.
Poi Matteo è caduto, sbucciandosi il ginocchio, e ha iniziato a piangere.
Fiorella ha provato a prenderlo, ma lui lha respinta.
Ha allungato le braccia verso di me, urlando, chiaro:
Nonna! Voglio la nonna!
Silenzio attorno.
Lorenzo si è irrigidito. Fiorella è impallidita.
Cosa ha detto il bambino? ha chiesto qualcuno.
Niente, ha risposto Fiorella in fretta. Così chiama la tata, per affetto.
Matteo si è aggrappato a me.
Nonna, bacio che passa.
Lho preso tra le braccia. Non ho resistito.
Sono qui, amore.
Fiorella mi ha fulminata con lo sguardo. Mi ha strappato Matteo dalle mani.
Dentro! E fai le valigie. Sei licenziata!
Lorenzo è intervenuto.
Perché la licenzi? Il bambino le vuole bene!
Perché si permette troppo! ha urlato lei.
Lui mi ha guardato dritto negli occhi.
Maria Perché Matteo la chiama nonna?
Ho guardato mia figlia. Pregava in silenzio.
Poi ho fissato il bambino.
Signor Lorenzo, ho sussurrato. Perché i bambini dicono sempre la verità.
Ho detto tutto.
Ho mostrato le foto, la verità è venuta fuori.
La delusione nei suoi occhi è stata peggio della rabbia.
La tua povertà non mi interessa, ha detto a Fiorella. Mi importa che tu abbia rinnegato tua madre.
Poi si è girato verso di me.
Questa è anche casa sua.
No. ho risposto. Il mio posto è dove il mio nome non è una vergogna.
Ho baciato Matteo.
E sono andata via.
Oggi sono a casa. Profuma di pane e di sole.
Mi fa male il cuore. Mi manca mio nipote.
Ma almeno mi sono ripresa il mio nome.
E questo, nessuno mai potrà portarmelo via.
Ma tu che ne pensi? È giustificabile una bugia così grande, se nasce dallamore, o la verità vince sempre?






