Ha partorito e ha lasciato il bambino in strada. Cosa è successo davvero?

15 ottobre 2024

Oggi il ricordo di quella notte mi è tornato in testa con la forza di un temporale di novembre. Marco, il mio amico di infanzia, mi ha chiesto di dargli dellacqua. Ho preso la bottiglia e lho porge­ta a Ginevra, una ragazza dal viso pallido ma dagli occhi pieni di speranza. Lha afferrata con le mani tremanti, è scesa dallauto e, senza una parola, ha cominciato a pulirsi il viso sul ciglio di una strada sterrata ai margini del bosco di Monza. Io sono rimasto al volante, ho acceso il motore e, senza nemmeno voltarmi, sono sparito via, lasciandola sola nella quiete del crepuscolo.

Ginevra aveva lasciato il suo piccolo paese di provincia, la Val dAosta, per studiare veterinaria allUniversità di Bologna. Era al terzo anno, con voti brillanti, e sognava un futuro lontano dalla povertà e dai genitori che passavano le serate al bar a bere grappa. Voleva lavorare con gli animali, sentire il loro respiro, ma anche guadagnarsi un tetto sopra la testa.

Quella sera, qualche compagna di corso laveva invitata a una festa organizzata da un cavaliere del dipartimento. Allinizio era titubante, poi ha deciso di andare per prendere una boccata daria. La casa era piena di gente, di musica alta, di chiacchiere rumorose non proprio il suo gusto. Così si è rifugiata sulla terrazza, con un bicchiere di succo di mela in mano, a guardare il lago di Garda scintillare sotto le luci.

A un certo punto Marco mi ha proposto di fare un giro in macchina per rinfrescarsi un po. Ginevra ha accettato, ma presto ha capito che era stato un errore. Mi ha spinto fuori città, lha costretta a sedersi sul sedile posteriore e quel ricordo rimane una ferita viva. Le immagini della corsa, dei rumori, dei muscoli che le bruciavano, tornano a lampeggiare nella sua mente. Non ricorda nemmeno come sia giunta al dormitorio. Si è chiusa nella sua stanza, è caduta sul letto e ha pianto fino a sprofondare in un sonno agitato.

Nei giorni successivi ha saltato le lezioni. Pensava a cosa fare: denunciare alla polizia? Ma nessuno laveva costretta in auto, era stata una scelta, per quanto ingenua, di una notte con uno sconosciuto. Rivolgersi alla madre? I genitori erano sempre altisonanti, tra una bottiglia di vino e laltra, a rincorrere lennesimo stipendio. Così è rimasta sola, con il dolore e lumiliazione.

Con il passare dei mesi è tornata quasi alla normalità: ha ripreso a studiare, ha chiacchierato con le compagne di dormitorio e ha cercato di non pensare a quella sera. Una mattina, però, un attacco di nausea lha colta di sorpresa. Ha dato la colpa al pranzo di una paninoteca, ma il sintomo si è ripetuto più volte. A diciassette anni ha capito che era incinta.

Non voglio questo bambino. Non voglio che mi ricordi quel giorno. Lo odio, ha pensato, cercando di distinguere paura da disgusto. Voleva liberarsene al più presto, così è corsa alla clinica.

«Piccola, è una cosa semplice», ha detto la dottoressa, ma con un tono che tradiva la sua difficoltà. «Sei minorenne, senza il consenso dei tuoi genitori e della polizia non potremo fare nulla.» Ginevra ha risposto: «Allora tornerò con mia madre domani.»

Sapendo che sua madre, anche se smaltita, non lavrebbe accompagnata, Ginevra ha accettato il destino di portare quel bambino in grembo. Ha detto a se stessa: «Aspetterò. Non lo voglio, ma quando nascerà, lo farò sparire.»

I mesi sono volati. Ha finito gli studi, è riuscita a tenere il pancione quasi invisibile durante il quinto mese, ha trovato lavoro in una piccola clinica veterinaria e si è trasferita in una modesta casetta ai margini di Firenze. Un giorno, una forte contrazione ha colto il suo corpo. «Non può essere, è ancora presto», ha pensato, ma il bambino è arrivato in pochi minuti. Un maschietto piagnucolante che, già dal primo respiro, sembrava capire che ogni suo pianto poteva irritare la madre.

Essendo veterinaria, ha gestito il parto da sola, senza chiamare lambulanza. Si è sdraiata sul letto, il piccolo avvolto in una coperta. Ha tentato di allattarlo, ma le mani le tremavano. Nelloscurità della notte il bambino dormiva sereno, avvolto nel suo piccolo mantello.

«Mi dispiace», ha sussurrato Ginevra al suo piccolo. Ha tolto il crocifisso che sua nonna le aveva regalato, dicendo: «Forse questo ti proteggerà.» Lha messo sul collo del bambino, sperando in una protezione che non sentiva più.

Sentendosi disgustata ma determinata a non arrendersi, ha avvolto il bambino più stretto e lo ha messo in un carrello da spesa, dirigendosi verso il supermercato più vicino. Lì lha depositato, senza voltarsi indietro. È tornata a casa, ha preso le poche cose, è corsa alla stazione e, in unora, era già su un treno che lha portata verso lignoto. Il suo obiettivo era fuggire da tutto ciò che le ricordasse quel trauma, cercare una nuova vita.

Dieci anni dopo, Ginevra ha realizzato quasi tutti i suoi sogni. È sposata da sei anni con Lorenzo, ha aperto una clinica veterinaria a Napoli e, a parte un piccolo ma, tutto sembra perfetto. Nonostante le continue visite e i trattamenti, non è riuscita a portare a termine una gravidanza con il marito, e questo la fa sentire una sorta di karma per gli errori del passato.

Un pomeriggio, tornando a casa, ha trovato Lorenzo in cucina con unespressione cupa.

«Lorenzo, che succede?» ha chiesto.

«Ginevra, devo dirti una cosa. Ho una donna è incinta.»

Il cuore di Ginevra è scoppiato. «Allora vai», ha risposto, quasi con una freddezza che non si aspetterebbe da sé. Mentre Lorenzo raccoglieva le sue cose, lei ha pensato a come il destino le avesse restituito la sofferenza che aveva inflitto a se stessa.

Il rintocco della porta che si chiudeva lha strappata dal pensiero. «Dottoressa Ginevra, ha il suo primo paziente alle nove,» ha annunziato lassistente, Marisa.

Dopo il saluto, è entrata nella sua luminosa clinica. Un uomo teneva in braccio un gatto spaventato; accanto a lui cera un ragazzino che lo accarezzava. Luomo si presentò: «Sono Igino, questo è il nostro Timoteo. Il gatto è il nostro compagno da quando la moglie è morta.»

Ginevra ha preso il felino, notando subito la stanchezza nei suoi occhi. «È stato trovato per strada, la mia exmoglie lo aveva preso. Da quando è andata via, non vuole uscire, è molto letargico.»

Mentre esaminava lanimale, il gatto è scappato di nuovo, correndo sopra i tavoli, finendo infine sotto la scrivania, dove ha iniziato a soffiare. Un ragazzino coraggioso, Matteo, ha osato avvicinarsi: «Posso provarci io, signora, non mi morderà.»

Nel frattempo, il crocifisso che aveva messo al collo del suo bambino anni prima è caduto dalla sua camicia, rotolando sul pavimento. Il suono ha attirato lattenzione di tutti.

«Guarda, Matteo! Timoteo è vivo!»

Ginevra, osservando la scena, non riusciva a togliersi dalla testa la domanda: «Da dove proviene quel crocifisso?»

Il proprietario dellambulatorio, il dottor Paolo, lha guardata con preoccupazione. Dopo una breve conversazione, Ginevra ha cominciato a raccontare la sua storia, dal tradimento di Marco, alla gravidanza forzata, al gesto di abbandono al supermercato, fino alla scoperta di quel piccolo segno di fede.

Paolo lha ascoltata in silenzio, poi ha detto: «Io anchio ho perso una moglie, ho adottato un bambino. Il suo nome è Gabriele, ha tre anni. Era orfano, ma ora è la luce della nostra casa.»

Le lacrime di Ginevra sono scese quando ha sentito la voce di Gabriele ridere in fondo al corridoio. Il dottor Paolo le ha offerto un posto: «Può venire quando vuole, può tenere il suo gatto, può parlare con Timoteo. La sua storia non è finita qui.»

Con il tempo, Ginevra ha iniziato a frequentare la clinica, a curare animali, a far crescere la sua reputazione. Ha capito che, nonostante il dolore, la vita può offrire nuove opportunità, anche se a volte le ferite del passato cercano di riemergere.

Due anni dopo, vedo Ginevra sorridere mentre Matteo presenta al piccolo Timoteo la sua sorellina, Giulia. Lorenzo è tornato in città un giorno, ma non per restare. Ginevra ha imparato a perdonare, a guardare oltre il proprio dolore e a trovare senso nel prendersi cura degli altri esseri viventi.

**Lezione personale:** ho capito che chi semina violenza e menzogne raccoglie solo più dolore; è nella gentilezza verso gli animali e le persone che troviamo la via per redimere i nostri errori. Il vero coraggio è rialzarsi, anche quando la vita ci ha gettati in fondo al pozzo.

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