Ha portato il mio ex marito al limite

28 ottobre 2023

Caro diario,

Luca, resta almeno un paio dore con Michele, ti prego gli lanciai, stringendo lo sguardo a un tono di esasperazione. Devo andare dal dottore.
Non posso si alzò di scatto dal divano, irritato. Ho un appuntamento con i ragazzi, tra poco devo uscire.
Dai, sono seria. Ho mal di testa che non passa e la schiena mi fa male. Dopo il parto è tutto un caos, non riesco più a stare in piedi.
Fiorenza, devo dirti unaltra volta? sbuffò Luca, fissandomi con unespressione di chiusura. Non è possibile. Spostiamola a un altro giorno; ho già organizzato tutto.

Luca indossava la giacca, controllava le tasche, pronto a uscire.

Non posso rimandare, lappuntamento è da tre settimane.
Allora aspetta altre tre settimane scrollò le spalle come se fosse una cosa da nulla. Non succederà nulla di grave.

La porta sbatté. Dal corridoio si udì un pianto appena accennato: Michele si era svegliato di nuovo. Stanchezza mi avvolse mentre prendevo il cellulare, comporre il numero del policlinico, ascoltando le musichette di attesa che sostituivano il solito segnale di linea. Dopo un attimo, finalmente la mia voce passò.

Buongiorno, devo cancellare la visita di oggi

Scivolai sul divano. La salute dopo il parto era diventata una lotteria: la schiena si irrigidiva al punto da non poter piegarmi, la testa pulsava come se qualcuno mi battesse con un martello dentro. I medici alzavano le spalle: serve una visita approfondita, ma ci vorrà tempo. E poi chi si farà carico del bambino?

A Luca non importava nulla. Negli ultimi due anni era cambiato completamente.

Durante la gravidanza lo avevo davvero supportata: lo portavo in braccio, trasportavo le borse pesanti, cucinavo, gli facevo massaggi ai piedi prima di dormire. Mi diceva che ero la donna più bella del mondo e che la sua felicità era completa. Io gli credevo, pensavo di aver trovato il marito dei miei sogni.

Poi è arrivato Michele. E tutto è crollato a pezzi.

Urla, pannolini infiniti, notti in bianco è stato il punto di rottura per Luca, che sotto una maschera nascondeva un uomo diverso. Urlava contro di me quando non riuscivo a tenere in ordine la casa, sbraitava contro Michele quando piangeva di notte, lanciava oggetti, sbatteva porte, usciva dai bar con gli amici per poi tornare a mezzanotte.

Guardati! mi urlava puntandomi il dito. Ti guardi allo specchio? Dove è finita la mia bella moglie? Una bestia!

Io vedevo le occhiaie profonde, i capelli disordinati, la vecchia maglietta macchiata di pappa, i chili in più che non volevano andarsene, nonostante mangiassi appena due volte al giorno. Ma dove trovare tempo per me stessa quando Michele aveva la febbre, i denti che gli facevano male o il pancino gonfio?

Pensi solo al bambino, è il tuo tesoro mi sbatté, tirandosi su gli stivali. Che senso ha ancora averti?

Rimasi in silenzio, senza sapere cosa rispondere. Sì, il mio pensiero era sempre su Michele. Come non pensare al figlio? Era il mio bambino!

La stanchezza mi aveva portata al limite: volevo semplicemente sdraiarmi e non alzarmi più. Eravamo rinchiusi tra quattro mura con un bambino che piangeva e un marito che si credeva la vittima più grande della famiglia.

Il lavoro non cera più. Lazienda dove lavoravo era chiusa, il proprietario era fuggito con i debiti, lufficio era stato sbarrato e i dipendenti licenziati. Ero in congedo di maternità, quindi non mi colpì direttamente, ma Michele compì tre anni. Sapevo che avrei dovuto cercare un nuovo impiego, e non sarebbe stato facile: tre anni di vuoto sul curriculum e un bambino piccolo non erano graditi ai datori di lavoro.

Sognavo, però, di portare Michele allasilo, uscire di casa, prendere la metropolitana e arrivare in ufficio. Volevo parlare con persone vive, non con un neonato che capiva solo i cartoni animati. Volevo ricordare chi ero prima.

Il terzo compleanno di Michele lo organizzai da sola. Il bimbo correva per lappartamento in una tutina nuova, felice e rosato.

E Luca non cera.

Fiorenza, dovè Luca? chiedeva la madre di Luca, Sonia, guardandosi intorno come aspettando che il figlio apparisse da dietro la tenda.
Non lo so risposi forzando un sorriso. Probabilmente è in ritardo.
In ritardo? intervenne il padre, Giovanni, corrugando la fronte. È il compleanno di suo figlio!

Scuotei le spalle. Gli avevo chiamato quasi una decina di volte, mandato messaggi, ma niente risposta.

Gli ospiti si scambiavano sguardi, ma non dicevano nulla ad alta voce. La madre mia, Vera, mi strinse la mano sotto il tavolo: un supporto silenzioso che però non cambiava nulla

La festa fu tesa. Michele era felice, gli altri fingevano normalità.

Tagliavo la torta, versavo il tè, sorridevo agli invitati. Dentro, però, qualcosa si spezzava lentamente, in piccoli frammenti che non si potevano più ricomporre.

Gli ospiti se ne andarono verso sera. Michele si addormentò subito, senza nemmeno aspettare di essere cambiato. Lo posai nella sua culla, sistemai la coperta e tornai in salotto. Il caos regnava: piatti sporchi, pezzi di carta dimballaggio, palloncini sgonfi.

Iniziai a pulire meccanicamente, senza pensare a nulla. Raccolsi i piatti, li misi nel lavandino, spolverai il tavolo.

Il suono delle chiavi nella serratura mi fece fermare. Guardai lorologio: mezzanotte. Guardai il corridoio.

Luca era lì, appoggiato sullo stipite, gli occhi rossi, la camicia stropicciata, un profumo di profumo economico e dolce, un segno di rosso lucido sul mento da rossetto. Quando mi vide, rimase immobile.

Fiorenza, non è quello che pensi la voce di Luca balbettò, rauca. Ho bevuto whisky, mi sono confuso è stato un momento di follia non succederà più, lo giuro!

Espirai lentamente, sentendo un brivido di gelo dentro di me, come se unonda di freddo mi avesse inondato lanima.

Dove eri? sussurrai.
Io uscivo con gli amici. Siamo entrati in un bar, cerano delle ragazze, e
Il giorno del compleanno di tuo figlio lo interruppe, la voce tremante. eri con unaltra ragazza quando Michele ha compiuto tre anni!
Fiorenza, perdonami! Luca fece un passo avanti. Non lho voluto! È successo per caso!
Per caso? la mia voce si incrinò. Traditore. Ingannatore. Ti ho dato la mia fiducia al cento per cento. Avevamo una famiglia. Avevamo un bambino! Pensavo non ti sarei mai tradito!
È colpa tua! scoppiò Luca. Guardati! Ci sono donne belle ovunque, ma quando torno a casa ti trovo qui. Naturalmente mi sento attratto! Sono un giovane uomo, ho bisogno damore!

Mi voltai e corsi nella stanza dei bambini. Luca mi chiamò, ma non mi voltai. Chiusi la porta, mi misi sul letto stretto accanto a Michele, lo accarezzai e fissai il buio.

Al mattino presi le cose mie e di Michele. Luca cercò di fermarmi, afferrandomi la mano, parlando di perdono e di una seconda possibilità, ma non cederei. Presi un taxi, carichi i bagagli, e mi diretti da mia madre.

Le prime settimane furono dure. Michele non capiva perché ora vivevamo da nonna, piangeva, chiamava papà. Lo abbracciavo, lo baciavo sulla testa, sussurrando che tutto sarebbe andato bene, anche se non ci credevo.

Gradualmente la vita si stabilizzò. Vera mi aiutava con Michele, lo accudiva mentre cercavo lavoro. Dopo un mese trovai un impiego niente di spettacolare, ma uno stipendio stabile e un capo ragionevole. Avviai il divorzio. Luca non opponeva resistenza, chiedendo solo di vedere il figlio. Io acconsentii. Michele amava il padre.

Qualche mese dopo affittai un monolocale. Piccolo, ma mio. Lo arredai con il minimo indispensabile: era il nostro piccolo nido. Luca iniziò a venire a trovarci. Prima di rado, poi più spesso. Riparò una perdita, montò un mobile, passeggiò con Michele. Lo accettai, non per me, ma per il bambino. Michele rideva con il papà, saltava sul suo collo, e io non potevo sottrarglielo.

Sei mesi dopo il divorzio, Luca si risposò. Lo scoprii per caso, vedendolo al centro commerciale con la nuova moglie: una donna alta, slanciata, sempre impeccabile, capelli lunghi, trucco curato, vestito corto. Lo descriveva sempre come una casalinga modello, sempre pulita, sempre elegante.

Io annuivo, ma dentro bruciava la rabbia. Anche dopo il divorzio Luca trovava il modo di ferirmi.

Poi mi venne unidea. Un piano piccolo, subdolo, ma giusto.

Cominciai a chiamarlo spesso, per qualsiasi motivo.

Luca, ciao. Michele vuole uscire, puoi venire?
Luca, la cucina perde, mi aiuti?
Luca, Michele sente la tua mancanza, quando torni?

Luca veniva ogni volta. Scoprii che bastava invitarlo a stare con Michele per fargli apprezzare il nostro legame. Passeggiavamo, chiacchieravamo, prendevamo un tè. Le conversazioni si allungavano, raccontavo della scuola di Michele, ridevo, gli facevo domande. Luca sembrava affamato di quel contatto.

E la nuova moglie, Vicky, lo rimproverava sempre:

Luca, sei di nuovo con lei? Smettila!

Luca scrollava le spalle, ma sentivo il suo disagio.

Passarono altri mesi. Una sera Luca arrivò senza preavviso. Aprii la porta e lo trovai con il volto stanco, i capelli disordinati.

Ci lasciamo, disse, entrando.
Chi? chiusi la porta e mi appoggiai contro di essa.
Vicky se nè andata. Non ha più retto.
Che cosa non ha retto?
Noi. mi guardò negli occhi. La nostra relazione.

Sorrisi, cinica e fredda.

Che relazione? chiesi.
Luca, sai come è. Passiamo tanto tempo insieme. Credevo che
Che ci fossimo di nuovo? incrociai le braccia. No, Luca. Ho una nuova storia da un mese. Sono felice.

Luca rimase immobile, il volto contorto.

Cosa? Con chi?
Con chiunque, basta non essere con te.
Fiorenza, ma io pensavo
Pensavi che io ti aspettassi? scoppiò a ridere. Davvero?

Allora nutrirai gli alimenti di quel tuo figlio? urlò, furioso. Mi hai ingannata! Ti ho aiutato, ti ho dato tutto, e tu
Non ho promesso nulla, rimasi calma. Sei stato tu a correre verso di me, come un cane. Hai provato a rientrare nella famiglia, ma non ti servivo più. Nemmeno per paga puoi mantenere un gatto, figuriamoci un uomo.

Tu tu
Cosa? mi avvicinai alla porta, spalancandola. Vai via, Luca. Non tornare più senza avvisarmi.

Non sei donna! afferrò la giacca e sbucò verso luscita. Serpente meschino!
Forse, scrollai le spalle. Ma tu stesso mi hai reso così.

La porta si chiuse di colpo. Mi appoggiai al telaio, chiusi gli occhi. Non cera gioia né sollievo, solo un vuoto gelido.

Sapevo di aver agito male. Ma Luca mi aveva distrutto prima, aveva frantumato il mio orgoglio, la mia fede, il mio amore. Ho risposto con la stessa moneta.

Andai nella stanza di Michele. Era addormentato, le braccia aperte. Mi sedetti accanto, gli accarezzai la testa, e per la prima volta sentii che, nonostante tutto, la vita poteva ancora offrirmi un futuro, anche se incerto.

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