Ha suonato il campanello, ho aperto la porta e ho trovato mia suocera in lacrime. Pare che l’amante di mio suocero l’avesse derubata.

Quando io e Alessandro ci siamo sposati ormai quindici anni fa, mia suocera mi fece subito capire che amiche non saremmo mai diventate. Ci sposammo, ma io e Alessandro per dieci lunghi anni non abbiamo avuto figli. Li abbiamo attesi con tutto il cuore, e solo dopo tanto tempo Dio ci ha voluto premiare dandoci un maschietto e una femminuccia.

In quegli anni di vita insieme, Alessandro se la cavava benissimo. Era direttore in una grande azienda, così potei dedicarmi completamente ai bambini durante la maternità. Era lequilibrio perfetto, almeno per me.

Mia madre viveva lontano, quindi non poteva aiutarmi e mia suocera, nei quindici anni passati, non ha mai cambiato atteggiamento nei miei confronti. Per lei sono sempre stata una sconosciuta, una paesana senza importanza che aveva soffiato il figlio. Lei avrebbe voluto per lui una donna più di valore, ma lui aveva scelto proprio me.

In un attimo quel mio piccolo mondo perfetto crollò.

Un pomeriggio, tornando a casa dalla passeggiata con i bambini, trovai un foglio di carta sul comodino. Entrando, mi accorsi che le cose di Alessandro non cerano più. Mi aveva lasciato, e sul biglietto, con una scrittura frettolosa, aveva scritto: Perdonami, ma mi sono innamorato di unaltra. Non provare a cercarmi, so che sei forte e te la caverai Fidati, è meglio così.

Provai subito a chiamare mio marito, ma sentii solo silenzio. Alessandro era sparito dalla nostra vita, lasciando me e i nostri figli da soli. Non sapevo niente: dove fosse, con chi fosse. Delusa e avvilita, telefonai a mia suocera.

È solo colpa tua mi disse con un tono quasi vittorioso Te lavevo detto che sarebbe finita così. Come pensavi che andasse?

Ero smarrito e confuso: dove avevo sbagliato io? Era così difficile da accettare e ancora più complicato pensare a come andare avanti. Alessandro non ci aveva lasciato nemmeno un euro, così mi ritrovavo senza alcuna risorsa per mantenere la famiglia.

Non potevo ancora lavorare, i bambini erano troppo piccoli per lasciarli a qualcuno. Poi mi ricordai che anni prima facevo lavoretti di scrittura per tesi universitarie: così ho cercato di tirare avanti con quello, riuscendo giusto a sopravvivere per altri sei mesi. In tutto quel tempo, da Alessandro nessuna notizia.

***

Una sera dautunno, bussarono tardi alla porta. Pensavo fosse un vicino, invece aprendo trovai mia suocera davanti alluscio. Appena la vidi, si mise a piangere e la feci entrare. Scoprii così che la nuova fidanzata di Alessandro era in realtà una truffatrice: gli aveva portato via tutto, lasciando anche la famiglia di lui in miseria. Ora riuscivano a malapena a tirare avanti. Mia suocera mi ha chiesto in lacrime se poteva restare a vivere con noi. E io, ora, non so che fare: perdonare, oppure ripagare con la stessa indifferenza con cui loro mi hanno trattato di recente, e chiuderle la porta proprio come loro fecero con me?

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