– Hai già compiuto cinquant’anni, a chi puoi ancora servire? – scherzava il marito. Ma Lucia ha deciso di scoprirlo

Ma chi ti vuole ormai che hai compiuto cinquantanni? rideva il marito. Ma Lucia decise di verificare.

Il marito di Lucia, Gennaro Pietro Corvino, era luomo delle teorie. Non una sola, chiaro. Ne aveva almeno una ventina, tutte ugualmente granitiche. Tipo che il vero ragù si fa solo col manzo, che i gatti sono più intelligenti dei cani, che la TV deve stare a volume quarantadue, né uno in più né uno in meno. Ma la sua teoria principale era questa: una donna, dopo i cinquanta, non interessa più agli uomini.

Lo diceva in mille modi, a seconda dellumore.

A volte con aria da professore: è la natura, Lucia, niente di personale.

Altre filosofico: questa è la vita, inutile opporsi.

E spesso, soprattutto quando Lucia si metteva un abito nuovo o un rossetto, semplice e colloquiale: ormai hai cinquantanni, chi vuoi che ti guardi?

Senza punto di domanda. Un dato di fatto.

Lucia aveva cinquantadue anni. Lavorava come contabile in una ditta edile di Milano, la mattina ginnastica, la sera libri, nel weekend sfornava crostate che Gennaro divorava senza mai domandarsi chi potesse desiderare il cuore di chi le preparava.

Ventisei anni di matrimonio. In tutto questo tempo Gennaro era ingrassato, aveva perso i capelli e perfezionato le sue teorie. Lucia no. O almeno, a modo suo, aveva scelto altro.
La prima ad accorgersene fu la sua amica Tiziana.

Luci, le disse una volta al bar davanti a un caffè, scrutandola con quello sguardo che annuncia una rivelazione un po folle. Ma lo sai di essere bella?

Ma va là, rispose Lucia abituata.

Sul serio! Ma davvero-davvero. E senti, perché non ci iscriviamo su un sito di incontri? Così, per gioco. Per vedere che succede.

Lucia poggiò la tazzina.

Sei matta?

Dai, facciamo solo il profilo. Scoviamo una bella foto. Vedrai

Non succede niente, rispose Lucia. Ho già passato i cinquanta. Chi vuoi che mi noti.

Mentre lo diceva, si fermò: erano proprio le parole e il tono di Gennaro Pietro Corvino.

Tiziana era una donna concreta. Di convincere la gente non era capace, semplicemente agiva costringendo gli altri a seguirla moralmente. Quella sera arrivò da Lucia col portatile, una bottiglia di Chianti e laria di chi ha già scelto per tutti.

Senti, disse posando il vino. Adessoil profilo lo facciamo subito. Facile, veloce, senza storie.

Aspetta Lucia non aveva ancora tolto il grembiule. Che profilo?

Sul sito di incontri. Te lho già detto.

Lhai detto. E io ho detto di no.

Hai detto chi vuoi che mi noti. Che è ben diverso.

Lucia la fissò. Tiziana ricambiò con lo sguardo di chi è certo di essere dalla parte giusta, in attesa che il resto del mondo capisca.

Tizi, ho cinquantadue anni.

Lo so, ti conosco da trentanni.

E allora?

E niente. Siediti.

Si sedette. Non perché avesse ceduto, solo perché le gambe erano stanche. Giornata lunga, relazione in ufficio, traffico. Si sedette solo per riposare.

Dammi una foto, disse Tiziana aprendo il computer.

Quale foto?

Una bella. Ce ne avrai di belle?

Lucia rifletté. Le ultime erano alla cena aziendale. Lei in un angolo, calice in mano, di lato, lo sguardo lontano perché Gennaro quella sera aveva già telefonato tre volte per chiedere quando sarebbe tornata.

Ho una del Capodanno tentennò.

Fammela vedere.

Gliela mostrò. Tiziana osservò a lungo.

Bella. No, davvero, sei proprio bella qui. Come mai nella vita sei sempre curva e qui invece sei dritta?

Nelle foto non mi vede nessuno, rispose Lucia, restando sorpresa delle sue stesse parole.

Tiziana la fissò ancora per un secondo, poi stappò il vino.

Compilarono il profilo con calma. In realtà, Tiziana scriveva e Lucia obiettava, sempre su tutto.

Obiettivo dellincontro? Metti amicizia.

Io non voglio fare amicizia.

Scrivi lo stesso.

Parlaci di te. Tizi, cosa scrivo? Contabile, brava col ragù, sto con un tizio dalle teorie bizzarre sulle donne adulte?

Scriviamo: Dinamica, curiosa, ama leggere e viaggiare.

Io non viaggio mai.

Ma vorresti?

Lucia ci pensò.

Sì, vorrei.

E allora non è una bugia.

La foto scelta era proprio quella, del Capodanno. Lucia in abito rosso, capelli raccolti, nello sguardo qualcosa di vivace. Gennaro quellabito non laveva mai notato: quella notte dormiva già al suo ritorno.

Fatto, disse Tiziana chiudendo il pc. Il profilo è online.

E adesso?

Adesso aspettiamo.

Cosa aspettiamo?

Vedrai.

Lucia si versò un calice di vino. Guardava fuori: sera, lampione, un ramo spoglio di platano. Niente di speciale. Una serata qualunque. In salotto, Gennaro guardava la TV con volume esatto a quarantadue. Borbottava col telegiornale. Tutto nella norma.

E va bene, pensò Lucia, profilo sia. Tanto, finirà in niente.

Bevve il vino, andò a lavare i piatti.

Il mattino dopo Lucia non pensò affatto al sito.

Andò al lavoro, passò metà giornata sui bilanci, a pranzo un minestrone insulso alla mensa del piano terra, alle tre del pomeriggio sorprese se stessa a contare i piccioni sulla grondaia.

Il cellulare era in borsa.

Alle cinque lo prese, solo per vedere se cera un messaggio di Gennaro. Niente da lui. Invece cera una notifica dal sito. Un cerchietto rosso, col numero.

Undici.

Undici messaggi. In un giorno.

Lucia fissò il telefono. Il telefono fissò lei. Lo rimise in borsa, restò tre minuti così, poi lo riprese.

Undici.

Devono essere spam, pensò.

Aperse. Nessuno spam. Undici uomini con nome, foto, tutti messaggi reali. Alcuni solo: Ciao, profilo interessante. Altri scrivevano di più. Uno, Sergio, cinquantaquattro anni, le scrisse tre paragrafi sui libri, su quante poche donne dallo sguardo come il suo avesse incontrato, e sul fatto che adora viaggiare.

Lucia lo lesse due volte.

Io ho scritto che amo viaggiare, ricordò. E si sentì un po in colpa. Ma solo un po.

La sera chiamò Tiziana.

Sono undici disse invece del buongiorno.

Già?! Tiziana era entusiasta. Te lavevo detto!

Uno parla di libri.

Rispondi.

Non ci penso proprio.

Lucia.

Che cè? Ho cinquantadue anni, sono sposata.

Rispondi.

Lucia non rispose. Quella sera lavava i piatti pensando a Sergio e ai suoi paragrafi.

Fuori di testa, si disse.

Ma la mattina dopo aprì comunque lapp. La cifra nel cerchio rosso non era più undici.

Ventotto.

Lucia si sedette sul bordo del letto. Gennaro ancora dormiva.

Ventotto persone le avevano scritto, durante la notte.

Scorreva i messaggi con attenzione, quasi temesse di spezzare qualcosa. Andrea, quarantotto anni, ingegnere, foto buffa col gatto. Michele, cinquantasei, serio, in cravatta, scriveva: Sei una donna affascinante. Poi cera Diego qui Lucia si arrestò quarantuno anni, foto sulle Dolomiti, semplicemente: Ciao, raccontami di te.

Quarantuno. Undici anni meno di lei.

Lucia chiuse il telefono. Poi lo riaprì.

A fine del secondo giorno, i messaggi erano più di cinquanta.

Cinquantaquattro. Anzi, cinquantacinque mentre contava.

Seduta in cucina, sorseggiava tè sfogliando i profili con la faccia di chi entra in panetteria e trova un tesoro. Ecco Vittorio, cinquanta anni, imprenditore, ha inviato una poesia non sua, ma fa piacere. E Nicola che ha scritto solo: Mi hai colpito, mi piacerebbe conoscerti meglio. E il Diego delle montagne, che le aveva scritto ancora, perché lei non aveva risposto, ed era stato gentile: Se sei occupata, va bene.

Lucia fissava quellultimo messaggio.

Gennaro stava discutendo con la televisione. Andavano molto daccordo.

Chi vuoi che ti guardi, si ricordò Lucia.

Cinquantaquattro persone in due giorni. Alcuni suoi coetanei, altri più giovani. Uno aveva mandato dei versi, un altro aspettava una risposta, gentile, senza insistenza.

La teoria di Gennaro Pietro Corvino scricchiolava. Piano, come il parquet vecchio, ma cedeva.

Lucia finì il tè. Ripose la tazza nel lavandino. E, per la prima volta da tanto, si fermò a guardare davvero il suo riflesso nella vetrata buia della cucina. Non di sfuggita, ma con attenzione.

Lì, dietro il vetro, cera una donna di cinquantadue anni. Dritta. Occhi luminosi. Una a cui, in due giorni, hanno scritto cinquantaquattro che la trovano interessante.

Mica male mormorò Lucia al suo riflesso.

Lo specchio sembrò essere daccordo.

Il telefono era sul comodino.

Gennaro allungò la mano verso gli occhiali che ci stavano accanto e, proprio in quellistante, lo schermo del cellulare si illuminò: nuova notifica. Gennaro prese il telefono con lindifferenza di chi non si aspetta niente. Guardò. Aggrottò la fronte.

Poi riguardò meglio.

Sul display cera scritto: Diego: Buongiorno! Stavo pensando a te

Gennaro Pietro si tirò su a sedere, lentamente. Come chi ha appena ricevuto una notizia importante ma non sa se sia buona o cattiva.

Lucia, chiamò.

Lucia era in cucina, preparava il caffè. Sentì, ma non si affrettò.

Lucia!

Arrivo.

Entrò in camera con la tazzina in mano. Con calma. Gennaro teneva il telefono come se avesse catturato qualcosa di vivo e non sapesse se lasciarlo libero o trattenerlo.

E questo da dove salta fuori? chiese.

Lucia guardò lo schermo. Poi suo marito. Bevve il caffè.

Una notifica, disse.

Lo vedo che è una notifica. E chi è questo Diego?

Dal sito dincontri.

Silenzio. Bello, carico.

Da quale sito dincontri?! Gennaro si alzò. Ti sei iscritta davvero?

Sì.

E perché?!

Lucia appoggiò la tazzina sul comodino. Guardò suo marito, senza rabbia e quasi incuriosita, come davanti a un indovinello di cui già conosce la soluzione.

Ho voluto testare la tua teoria, disse.

Quale teoria?

Quella sulle donne sopra i cinquanta. Te la ricordi? Chi vuoi che ti guardi.

Gennaro restò a bocca aperta. Poi si rigirò verso il cellulare ancora tre messaggi in attesa, ricevuti mentre era lì.

Ma quanti sono questi non finì la frase.

Cinquantaquattro, precisò Lucia. In due giorni.

Cinquantaquattro ripeté Gennaro piano. Come se misurasse la parola e gli stesse troppo larga.

Alcuni sono pure più giovani di me, aggiunse Lucia. Recuperò la sua tazzina e tornò in cucina.

Gennaro Pietro Corvino rimase in mezzo alla stanza, telefono in mano. Fuori, il giorno procedeva normale: il lampione spento, il platano nudo, i passeri che facevano la solita confusione sulla grondaia. Tutto come sempre. Solo che la teoria, adesso, non funzionava più.

La vita non smette mai di sorprenderci, neanche quando pensiamo di aver già visto tutto. Bisogna solo avere il coraggio di guardarsi davvero, prima che siano gli altri a farlo per noi.

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