“Hai indossato questo vestito in due occasioni, l’hai sporcato e ora vuoi restituirlo. Non possiamo accettarlo” – e proprio allora una fettina di mela è volata verso Sara.

Oggi, Chiara ha vissuto un episodio surreale al lavoro. Una fetta di mela è volata verso di lei, come lanciata de un vento strano. Tutti nel negozioclienti, colleghi, la responsabile, la direttricesono rimasti a osservare, immobili, mentre la scena si dipanava quasi come in un dipinto confuso.

Comè vestita, non avresti mai pensato che fosse fuori luogo, hanno bisbigliato gli avventori. La donna che aveva scagliato quellinsulto sembrava irreprensibile: indossava un tailleur elegante, una pettinatura fresca, la manicure rossa come il tramonto su Venezia. Ai piedi, tacchi altissimi e lucidi che riflettevano le luci del negozio. Cosera successo? I dipendenti lavevano vista lultima volta circa due mesi fa, quando aveva trascorso cinque ore intere tra i vestiti, scegliendo una gonna e una giacca.

Ma siete tutti così pigri e ignoranti?, aveva dichiarato allora, con voce fredda. Nessuno era stato maleducato, lei aveva comprato il completo, pagato 179 euro, e se nera andata svanendo tra i manichini. Fine della storia. Oggi era tornata, pretendendo di restituire il vestito. Si potrebbe pensare a un difetto, invece no: lo aveva indossato per due mesi, si era stancata del coloreun grigio perlato, troppo tenuee voleva il rimborso, anche se i termini di restituzione erano ormai passati. Chiara aveva risposto con gentilezza, spiegando che non era possibile.

Va bene, allora scrivete che cè un difetto, aveva sussurrato la signora, con stonature crescenti nella voce. Mi dispiace, non possiamo dichiarare un difetto senza valutazione. Se vuole, possiamo inviare il vestito da un esperto, ha spiegato Chiara. Non ho così tanto tempo. Fate come dico io, dichiarate un difetto e basta! Il tono della donna si era fatto acuto, come campane impazzite. Capisco, ma non possiamo mentire nel modulo, ha ribadito Chiara. Devo volare in un altro paese per cambiare il vestito? È una follia!

Chiara non riusciva ad afferrare questi collegamenti fra nazioni straniere e un vestito stanco; era come se la donna parlasse in un sogno. La signora ha cominciato a urlare, e la direttrice è uscita dal suo ufficio, attirata dalle voci che si intrecciavano tra gli scaffali.

Cosa succede? Lei è la direttrice? Non mi vogliono restituire i soldi! Mi dica la data dellacquisto, per favore. Perché siete fissati con le date? Il vestito è rovinato, cè una macchia! Sì, cè una macchia, ma non possiamo rimborsare senza una verifica. Dobbiamo stabilire se la macchia era già lì quando lha acquistato

Truffa! Frode ovunque! ha interrotto la signora gridando più di quanto era umanamente possibile. Chiara si è fatta avanti, sentendo un peso nello stomaco: Mi dispiace, lei ha indossato il vestito per due mesi, lo ha macchiato e ora vuole restituirlo. Non possiamo regalare la merce, non possiamo sostituirlo. E quel momento, quasi immobile, è stato quello in cui Chiara è stata colpita dalla fetta di mela. Nessuno aveva notato da dove fosse saltata fuori: forse dalla borsa, forse dal nulla. Chiara si è sentita profondamente ferita e ha lasciato il negozio, camminando piano come in una Venezia dinverno.

La signora ha continuato a discutere con la responsabile e la direttrice, la voce che si faceva più distorta ad ogni frase.

Ridatele i soldi e lasciamola andare, ha suggerito la responsabile in un sussurro singhiozzato. No, ha deciso la direttrice, cercando sempre larmonia, non danzeremo come ci chiede. È venuta qui per ingannarci, non cederemo alle sue manipolazioni. Così ha chiamato la polizia, che è arrivata, con passo lento, tra le vetrine dove tutto sembrava ancora sospeso, come un sogno che non si voleva svegliare.

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“Hai indossato questo vestito in due occasioni, l’hai sporcato e ora vuoi restituirlo. Non possiamo accettarlo” – e proprio allora una fettina di mela è volata verso Sara.